A tutta polenta!
| POLENTA CON FUNGHI |
- Per la polenta
- farina gialla di mais g 300
- latte g 150
- olio extravergine
- sale
- Per il condimento
- carni miste tritate (manzo, maiale, vitello, prosciutto crudo all’osso), in tutto g 400
- odori a dadini (sedano, carota, cipolla), in tutto g 200
- funghi secchi, da ammollare, g 15
- una stecca di cannella
- farina
- prezzemolo
- grana grattugiato
- burro
- brodo vegetale
- olio extravergine
- sale
- pepe
- Polenta: portate a bollore un litro e mezzo d’acqua con il latte, 2 cucchiai di olio extravergine, un manciata di sale, quindi versiamo la farina a pioggia, mescolando con una frusta per evitare che si formino grumi; cuociamo la polenta a fuoco moderato, per circa 50′, giriamola spesso. Condimento: soffriggiamo gli odori in un velo d’olio, con la cannella, i funghi ammollati, sminuzzati e il trito di carni; facciamo insaporire bene, poi spolverizziamo il tutto con una cucchiaiata di farina da stemperare con l’acqua dell’ammollo dei funghi, attentamente filtrata, e tanto brodo da coprire la carne a filo. Saliamo, pepiamo e cuociamo il condimento per 30′: deve restare abbastanza cremoso. Scodelliamo nel piatto da portata la polenta cotta, quindi serviamola fumante con abbondante grana, burro fuso, il condimento e prezzemolo tritato.
Fondo Sociale Europeo
La settimana corrente la sto affrontando sui temi legati ai diritti del malato e nella fattispecie del diabetico. Prendo spunto dalla lettura degli interventi presenti nei gruppi sui social network circa le esperienze e difficoltà vissute da tanti diabetici circa l’accesso ai servizi, la riduzione delle prestazioni e presidi per il controllo della glicemia financo all’ottenimento di alcune tipologie d’insulina (lantus) e al microinfusore, sensore glicemico. Come già scritto in altre occasioni le difficoltà per un diabetico 1 sono ormai presenti sull’intero territorio nazionale, ma in alcune regioni ancor di più: Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Lazio, Liguria solo per citare le punte d’avanguardia del taglio alla fornitura ai diabetici. Poi il diabetico deve pagare non solo il deficit della sanità e la sua insolvenza debitoria, ma anche una discrezionalità del personale ASL e medico nel decidere se puoi beneficiare o meno di una determinata soluzione che può essere determinante per il buon compenso glicemico e la conservazione della salute stessa, così da non incappare in complicanze. Esempio pratico: perché si nega a un giovane diabetico tipo 1 di 19 anni con frequenti episodi ipoglicemici il sistema integrato medtronic Veo conn sensore glicemico, quando proprio questa tipologia di assistito ne avrebbe pienamente diritto in quanto persona responsabile e motivata? Come mai continuiamo a far passare le persone come sudditi e non cittadini? Perché nel bel paese continuano ad esistere figli e figliastri a pari condizioni? Non aspetto risposte perché mai ne avrò, ma voglio concludere con una proposta che può sembrare forse balzana, organizziamo una raccolta fondi permanente per garantire a tutti i diabetici il giusto quantitativo di strisce utili al controllo della glicemia, e a chi non viene dotato la fornitura di sensori glicemici da integrare al micro. Non ci vuole molto, ma siccome l’indifferenza e ignoranza verso i problemi reali li fa amplificare e ingigantire anziché ridimensionarli e risolverli, allora occorre lanciare “dei segnali forti” per rompere il muro del silenzio.
Dal piccolo pensando in grande
Ci sono numeri analoghi circa il diabete: il 90% dei diabetici sono tipo 2 e il 10% tipo 1 (circa). All’interno del tipo 1 il 90% si somministra l’insulina con penna o siringa mentre il restante 10% utilizza il microinfusore. Ecco oggi mi soffermo su questo ultimo dato: per quali ragione esiste un differenziale così marcato tra impiego del micro e penna? So che giocano diversi fattori a contribuire nel disincentivare l’impiego del microinfusore: tra questi capeggiano il peso rilevante, in termini di costi per il sistema sanitario pubblico, dello strumento assieme a tutti i ricambi al cospetto della tradizionale siringa, poi l’elevata percentuale di rinunce al suo impiego dopo un certo lasso di tempo. Solo per citare i più frequenti. Resta un dato certo oggi: per un diabetico di tipo 1 con problemi ad ottenere un buon equilibrio e compenso della glicemia il microinfusore rappresenta una soluzione ottimale, la migliore per raggiungere lo scopo. E contestualmente appare chiaro come sono ancora tanti, troppi i diabetici 1 che ancora non riescono a governare in modo adeguato, soddisfacente la dinamica quotidiana della glicemia per tante ragioni: difficoltà a gestire le variabili, demotivazione, noncuranza solo per citarne alcune. Il punto vero della vicenda, al di là delle generalizzazioni, riguarda il percorso personale di ciascuno di noi con il diabete. Io sono molto pragmatico circa il tema pompa o non pompa. Lamia scelta di passare, o meglio ritornare dopo trent’anni al microinfusore è maturata dopo molto tempo, e a seguito del miglioramento tecnologico dello strumento, in quanto ho compreso come un passo del genere rappresentava e costituisce l’unica via possibile per mantenere a livello il diabete e allontanare o rallentare le complicanze patologiche legate alle alterazioni della malattia.
Come ho scritto in passato mettere, passare al micro non deve essere una moda o una curiosità per essere in linea con le nuove tecnologie, ma un passo verso il miglioramento della propria vita con il diabete in tutte le sue sfaccettature e prospettive.
E i nostri diritti?
Allora nei giorni scorsi sono apparse le prime indiscrezioni circa le possibili misure al vaglio del Governo e sede di confronto con le regioni per ridurre la spesa sanitaria. Tra le ipotesi ci sarebbe anche l’introduzione del ticket per i presidi di controllo dei diabetici, pannoloni e altri ausili socio-sanitari. Al momento non possiedo altre notizie ma un fatto è chiaro: già da mesi, a macchia di leopardo, emergono disparità di erogazione in questo genere di servizio da regione a regione, da AUSL a AUSL, e ripercorrendo i mie articoli presenti nel blog si possono leggere vari momenti e testimonianze circa le difformità evidenziate. Comunque nei prossimi giorni ne sapremo di più. A mio avviso occorre fare un ragionamento e delle scelte che da un lato non mettano a repentaglio la salute e qualità di vita dei diabetici, di tutti i malati cronici nel loro insieme e dall’altro campo stabilire dei canoni univoci nel settore. Nell’ormai lontano 1978 venne varata la legge di riforma della sanità pubblica con cui, a partire dal 1980, venivano chiuse le mutue sanitarie e assistenziali suddivise per categorie professionali e delegate alle regioni tutte le competenze in tale materia. Oggi a distanza di tempo si può senza ombra di dubbio affermare come l’assistenza sanitaria ha mantenuto la diseguaglianza di fondo cambiandone la conformazione: da ambito corporativo, lavorativo a quello geografico; a tutto ciò va ad assommarsi un altro aspetto di differenziazione come l’impiego sempre più preponderante di assicurazioni integrative private della Intramoenia o Extramoenia. Piano piano si sta sgretolando il servizio sanitario pubblico, a prescindere da diabete o altre patologie, non basta dire no a tutto questo, occorre fissare dei punti oltre i quali non si deve oltrepassare per un solo semplice motivo: non si può giocare sulla pelle delle persone, dei contribuenti.
Tutto passa
Tutto scorre e il calendario non mente: sta per chiudere i battenti gennaio e battono anche i denti dal freddo, una certezza in questa settimana definita per tradizione popolare: i giorni della merla, ovvero i più gelidi dell’anno. Le previsioni meteo sembrano dare ragioni e nel nord-ovest ha nevicato intensamente a conferma. Il mio mese che si va chiudere non è stato dei migliori per tutto un insieme di ragioni. A parte la convalescenza causa bronchite dei giorni scorsi, resta fuori controllo la pressione arteriosa ed vado, su prescrizione del mio medico, ad effettuare la radiografia al torace per constatare la presenza o meno di edema polmonare, in relazione all’insufficienza ventricolare sinistra, e per giovedì prossimo effettuerò, in presenza del referto radiografico, un consulto cardiologico. Complessivamente non sono affatto preoccupato per queste scadenze. L’elemento critico di questo mese è per me un altro: il peggioramento del compenso glicemico e nei giorni della scorsa settimana il fattore di squilibrio si è riproposto in tutta la sua portata con una media valori di 200 mg/dl, nonostante l’impiego appieno del sensore glicemico. Tra lunedì e mercoledì il diario è stato nella norma ed in equilibrio più che soddisfacente, poi da giovedì il quadro è andato a deteriorarsi in modo progressivo. La ragione ancora una volta è legata a fattori emotivi e di stress: nei giorni scorsi ho fatto fronte alle esigenze assistenziali per mio padre, solo che da cinque anni il genitore è in una profonda crisi depressiva e fobica (paura di cadere e dei grandi spazi), così tutte le volte in cui c’è da effettuare una visita medica o semplicemente uscire da casa fa un dramma. Per me questo stato di cose sta cominciando a diventare insostenibile anche per una ragione semplicemente fisica: mio padre di peso è il doppio di me (120 kg). Tutto ecco che si scatena sulla glicemia ancora una volta a conferma della mia natura estremamente emotiva e sensibile. Come ho scritto ad una mia amica per concludere: passerà, tutto passa.
La meglio
| MINESTRA DI POMODORO E LEGUMI |
- pomodori g 600
- orzo g 150
- lenticchie g 100
- mezza cipolla bianca
- concentrato di pomodoro
- aglio
- basilico
- brodo vegetale
- olio extravergine d’oliva
- sale
- pepe
- Dopo aver tenuto le lenticchie in ammollo per circa 2 ore e prelessato l’orzo per 15′, prepariamo la minestra. Sbollentatiamo i pomodori, spelliamoli, svuotiamoli dei semi e tagliamoli a spicchi. Affettiamo a velo la cipolla, tritiamo uno spicchietto d’aglio e soffriggiamo il tutto in una casseruola con un filo d’olio e la polpa di pomodoro; dopo alcuni minuti uniamo un cucchiaino di concentrato, le lenticchie ammollate, l’orzo prelessato e risciacquato, un litro di brodo vegetale, sale e pepe; incoperchiamo, facciamo cuocere la minestra a fuoco medio per 25′, quindi serviamola con basilico fresco tritato e un filino d’olio crudo.
Ottenere il massimo dal nostro glucometro per fare un test della glicemia con precisone
Desidero con una certa regolarità riprendere alcune semplici raccomandazioni tese a mantenere giusta la rotta del nostro diabete.E ‘importante testare la glicemia accuratamente in modo da poter gestire i livelli di glucosio nel sangue. Mantenere la glicemia sotto controllo ti aiuta a sentirti meglio e riduce il rischio di danni come: cecità, malattie renali e nervose.
Sebbene la misurazione della glicemia è semplice da utilizzare, alcune cose possono andare storte. Allora ecco qualche suggerimento per ottenere risultati più accurati dal nostro glucometro.
Prepararsi alla prova
Leggere e conservare le istruzioni per lo strumento e le strisce reattive.
Fare pratica con utenti esperti di glucometro, un operatore sanitario: non avere paura di porre domande! Lavarsi sempre le mani prima: anche piccole quantità di cibo o di zucchero sulle dita possono influenzare i risultati. Leggi la confezione delle strisce reattive per assicurarti che le strisce funzionino con lo strumento. Non utilizzare le strisce reattive da una confezione rotta o danneggiata. Non utilizzare le strisce reattive che hanno superato la data di scadenza.
Assicurati di aver inserito il corretto codice di calibrazione (se lo strumento ne richiede uno).
Le strisce possono sembrare simili, ma non sono tutti uguali, sono strumenti delicati hanno spesso rivestimenti chimici specifici, una striscia non idonea anche se entra nella fessura del glucometro può dare risultati errati.
Test della glicemia
Utilizzare giusta quantità di sangue. Se non c’è abbastanza sangue sulla striscia reattiva, lo strumento non riesce a leggere il livello di glucosio con precisione. Ripetere la prova in caso di dubbi.
Lasciamo che il flusso di sangue fuoriesca dal polpastrello liberamente: non stringere le dita, comprimendole si possono compromettere i risultati. Verificare che la striscia sia inserita bene nella fessura dell’apparecchio e mai riutilizzarla. Cambiare sempre la lancetta pungi dito ad ogni test, mai riutilizzare la stessa perché può falsare il risultato ed essere foriera d’infezioni.
Manutenzione del glucometro
Mantenere lo strumento pulito. Prova e calibrare il glucometro regolarmente con l’apposita soluzione di controllo. Tenere le batterie cariche e averne sempre una quantità di riserva pronte da sostituire in caso di necessità. Conservare lo strumento e le forniture in modo corretto: calore umidità possono danneggiare le strisce reattive. Chiudere subito il tappo del flacone subito dopo aver prelevato una striscia reattiva.
Prendete lo strumento con voi quando visitate il vostro medico in modo da poterlo confrontare con i risultati di laboratorio.
Parlate con il vostro medico o contattate il produttore tramite il numero verde o ordimario dell’assistenza se si hanno problemi con glucometro.
Nota sui test da siti alternativi
Alcuni misuratori della glicemia possono utilizzare campioni di sangue dal braccio, avambraccio, base del pollice, o della coscia. Ma occorre essere consapevoli del fatto che i livelli di glucosio nel sangue da questi siti non possono essere sempre più accurate della lettura dalla punta delle dita. Risultati dai siti alternativi differiscono da quelli presi dai polpastrelli delle dita in quanto i livelli di glucosio da quei punti cambiano rapidamente: come dopo un pasto, dopo l’assunzione di insulina, durante l’esercizio fisico o si è malati, sotto stress. Utilizzare il sangue dal polpastrello del dito piuttosto che da un sito alternativo, se: si pensa che la glicemia è bassa, non si hanno sintomi di regola quando la glicemia è bassa, o come ci si sente non corrisponde ai risultati dal sito alternativo.
Attenzione: non tutti i glucometri possono usare il sangue dai siti alternativi. Consultate il manuale del vostro apparecchio in proposito. Il test da sito alternativo non è per tutti. Parlate con il vostro medico prima di provare da un sito diverso dalla punta del dito, riconoscendo glicemia alta e bassa Alcune persone hanno sintomi riconoscibili della glicemia alta o bassa e altri no. L’unico modo affidabile per saperlo e testarlo mediante l’autocontrollo con il glucometro.
Per finire
Quando la glicemia è bassa, ci si può sentire debole, traballante, avere vertigini e confusione. Si può iniziare a sudare come avere mal di testa o cambiare comportamento all’improvviso.?Quando la glicemia è alta, i sintomi possono essere simili a quando il livello di glucosio nel sangue è basso. Si può avvertire vertigini o mal di testa, aver sete o un bisogno urgente di urinare. Ma molte persone non hanno sintomi con bassi o alti livelli ematici di zucchero. Altre persone hanno sintomi che cambiano nel tempo, in modo che non li riconoscono. Spesso in pazienti anziani o in persone che hanno avuto il diabete 1 da molti anni smettono di avere sintomi, o comunque riducono fortemente la loro sensibilità.?I glucometri ad impiego domiciliare non sono perfetti. Sebbene le misurazioni della glicemia sono generalmente affidabili e aiutano a gestire il diabete, non sono perfette. La tecnologia utilizzata utilizzata nei glucometri ad uso domestico per il controllo e misurazione della glicemia non è così precisa come le prove effettuate in un ospedale o da laboratorio. Il misuratore di glucosio nel sangue può dare una lettura errata se si è disidratati, si sta andando in shock, o abbiamo alto numero di globuli rossi (ematocrito). Anche un basso livello di glucosio nel sangue può causare una lettura errata.?Se si sospetta il livello di glucosio nel sangue è troppo basso, alto, chiamare il medico o andare al pronto soccorso subito … anche se il glucometro mostra che tutto va bene.
Scotta!
Pochi lo sanno e ancor meno i diabetici: lo stato d’Israele è uno dei principali giacimenti mondiali nella ricerca e produzione biomedica a favore del diabete. E scavando tra le pieghe informative ho trovato questa interessante chicca circa uno strumento in fase ancora di studio: si chiama (al momento) InsuPatch, un congegno pensato sia per il microinfusore che iniezione tradizionale. Come si sa il caldo fa bene al diabete, non se è capitato di notare, stando per molto a tempo a mollo nell’acqua calda, che la glicemia comincia a scendere: quando la pelle si riscalda i vasi sanguigni si espandono favorendo la circolazione e incrementando l’impatto dell’insulina così da determinare l’abbassamento dei livelli dello zucchero nel sangue. I dati del primo studio clinico sull’efficacia e sicurezza del congegno, resi noti dal dalla Fondazione per la Ricerca sul Diabete Giovanile – JDRF – riportano che l’azione dell’insulina ha registrato un aumento del 30% in 51 pazienti durante la prima ora. Attualmente lo strumento si trova nel pieno della seconda fase dello studio clinico su 100 pazienti e dovrebbe essere terminata per il prossimo aprile.
InsuPatch nel caso del microinfusore funziona come un set d’infusione tradizionale, tranne che include un elemento di riscaldamento tale da scaldare la pelle attorno al sito d’applicazione a 38-39° gradi per aiutare l’assorbimento più veloce ed efficiente, Dura tre giorni ii uso continuo, e si collega al microinfusore con un adattatore. Invece per quanto riguarda gli utilizzatori della penna o siringa viene applicato un gel riscaldante prima dell’iniezione. Una volta definita l’efficacia della strumentazione appare evidente come il suo impiego nell’iniezione dell’insulina basale oppure in presenza di cattivo assorbimento della stessa, per fare alcuni possibili esempi.
Con le strumentazioni in corso d’opera occorre essere sempre prudenti e sorgono spontanee tante domande dubbi del tipo: è accettabile confortevole il riscaldamento della pelle, oppure rischia di provocare eritemi, abrasioni? L’elevazione della temperatura nel punto d’iniezione non rischia di abbassare la qualità dell’insulina iniettata? A questi interrogativi non si è trovata risposta. Circa la sua fattibilità resto scettico ma l’idea è originale e valeva la pena riportare l’informativa.
Ah dimenticavo un dato importante: l’azienda in questione si chiama Insuline con relativo link cui potete dilettarvi per trovare altre suggestioni.
Fare la differenza
Rifletto da diabetico quale sono delle costanti informazioni presenti ogni giorno su cosa bolle nella pentola delle diabete e cosa i vari cuochi (ricercatori, specialisti d’ogni ramo e nazione) stanno sperimentando o preparando per gli astanti del futuro, a me non importa cosa ne viene ma ciò cui tengo è che la strada non resti sbarrata e la fiducia non tramonti mai verso un domani costruito dai nostri oggi. L’uomo, il suo destino, è di essere perfettamente insoddisfatto di se stesso e di quanto lo circonda. E proprio qui risiede la sua bellezza. Penso: 90 anni or sono vene realizzata l’insulina dall’uomo e grazie a quella grande realizzazione tanti esseri umani sono vissuti e possono, potranno continuare a vivere. Nonostante questo grande passo non ci si è fermati, anzi la medicina, la scienza ha continuato e procede ogni giorno verso nuove conquiste e cure per i mali che ci colpiscono. La forza risiede proprio nella costante ricerca frutto del bisogno di migliorarsi e crescere nelle nostre conoscenze, e questo rende ogni giorno possibile cose e situazioni un tempo inimmaginabili. A fronte di cotanta evoluzione il contrappasso umano segna come ancora molti diabetici di tipo 1, anzi la maggioranza assoluta, ma poi il genere fa poca differenza, sono fuori da ogni controllo e rigettano il medesimo, salvo arrivarci quando suona il famoso allarme rosso. Intendo controllo sia medico che della glicemia e altri parametri clinici, come una noncuranza, trascuratezza nella somministrazione quotidiana dell’insulina. Cosa c’è dentro al ventre del malessere diabetico? Non l’accettazione della malattia medesima bensì altro: la volontà di guardare avanti e sentirsi imbrigliati tra lacci e laccioli.
Ancora una volta è di fronte all’evidenza di questo dato sommerso cui dobbiamo fare i conti e confrontarci. Dico sommerso perché manca una dato attendibile circa l’omessa cura da parte dei diabetici stessi, e le cifre fornite sono tutte approssimative per difetto. Si dirà: una volta che lo sai cosa ci fai? L’ignoranza crea mancanza senza la quale il divario avanza e diventa sempre più incolmabile, manifestare attenzione e fare azione per il recupero delle “pecorelle smarrite” serve anche, tra le altre cose, a ridurre l’impatto sociale ed economico della spesa sull’erario: e vista la situazione non mi pare poco.
Strategia d’uscita
Gli effetti sono come gli affetti più ti affretti e meno resistono col tempo e così il diabete dimostra tutta la sua portata virulenta proprio a causa della sua virulenza dimostrativa nelle fasi di interazione con i processi infiammatori interni al corpo umano, è evidente la commistione tra stato di malattia nella malattia e come questo, se non preso nelle dovute misure, crea un effetto domino per cui si rischia di perdere non il compenso ma il controllo del fattore glicemico con ricadute a trascinamento di medio periodo. Ricordo in passato come per un banale raffreddore il recupero di un decente equilibrio nei valori della glicemia poteva tardare ad arrivare tra i due giorni di minima ed i cinque di massima. Allora con un’influenza il processo di transizione verso il mare della tranquillità quanto tempo può impiegare? Anche in questo caso nel passato i tempi nel mio caso erano lunghi: a volte una settimana come minimo. Oggi grazie all’impiego fattore di sensibilità insulinica variabile combinato assieme al calcolo dei carboidrati il riequilibro avviene in giornata e al massimo nel giorno successivo. Ma come fare in caso di manifestazione di una sindrome influenzale con febbre, bronchite e via discorrendo? La prima cosa è controllare con maggiore frequenza la glicemia: mentre normalmente effettuo quattro controlli al dì, in queste condizioni passo da sei ad anche otto monitoraggi,l dipende dalla stato di gravità della condizione fisica. Poi oltre alla terapia farmacologica osservo una costante idratazione bevendo più acqua del solito ma anche succhi di frutta; e per finire osservo un’alimentazione leggera anch’essa ricca di liquidi come minestre umide, zuppe e creme di verdure e di fibre. Il maggiore controllo della glicemia consente di calibrare meglio le correzioni e aggiunte da effettuare nella somministrazione d’insulina alla luce delle possibile alterazioni verso l’alto che si vanno a manifestare.
Ecco alla luce di questa ampia premessa la settimana lasciata alla spalle proprio per la presenza di un attacco di bronchite cronica con leggero stato febbrile a comportato un leggero scostamento al rialzo della media glicemica, pari a 174 mg/dl; ma guardando i precedenti storici personali in condizioni analoghe posso affermare come quanto vissuto sia sta la mia migliore performance in cattive acque, e non solo perché utilizzo il microinfusore ma, come dicevo i principio, grazie ad un’ottimizzato calcolo dell’assistente di bolo tra sensibilità all’insulina e carboidrati. E per concludere spero per questo 2012 di non farmi più influenzare. Smile.





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