Indolore

Il tempo passa con il diabete e tanti anni trascorsi con questa patologia possono avere effetti collaterali sullo stato di salute complessivo e la condizione piscofisica: tra questi elementi ci sono, ad esempio, diverse forme di neuropatia, e a lungo andare una sempre più insidiosa, latente, crescente insensibilità al dolore fisico, maggiore resistenza al medesimo. La percezione del male rispetto ad una persona “normale” e più ridotta: l’esempio classico riguarda la sensibilità alle punture nei polpastrelli, necessarie per il controllo domestico della glicemia; ricordo quando ero bimbo che mi facevano male e ne avevo paura, come dei prelievi ematici, ed oggi affronto tutte queste azioni senza particolari problemi. Il fatto ancor più evidente riguarda l’impatto con certe procedure diagnostiche invasive tipo: clisma opaco, colonscopia e simili, la cui soglia di tolleranza personale è aumentata rispetto al passato, così come le fasi chirurgiche post operatorie.

Ora il dato della perdita di sensibilità al dolore non è una bella cosa per tanti buoni motivi: il primo e più importante riguarda l’importanza di avvertire il male come campanello d’allarme per la nostra salute; il fatto che questo non avviene deve metterci in allerta e quindi raffinare meglio l’attenzione, ovvero non sottovalutare e sminuire segnali provenienti dal corpo. La riflessione fatta fin qui si rivolge al diabetico di lunga data, con vent’anni e più di cronologia vissuta con la patologia, quindi chi è giovane può passare oltre come anche coloro che sono riusciti a tenere ben controllato e compensato il diabete e la glicemia.

Una visita specialistica neurologica per capire il livello di conduzione elettrica del nostro sistema nervoso può essere utile dopo aver maturato un certa anzianità di malattia e dietro preliminare consulto con il nostro medico diabetologo.

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Reazione avversa

Il ritorno ad una dimensione realistica diventa necessario quando, nonostante l’impiego del microinfusore, vi sono delle impennate della glicemia a 374 mg/dl come è avvenuto ieri pomeriggio, ad esempio, ed è in queste occasioni che occorre sì ringraziare la tecnologia ma al tempo stesso impiegare la coscienza ed il ragionamento per riportare la situazione alla normalità. Il che fare nella situazione poc’anzi descritta è presto detto: ho iniettato quattro unità d’insulina rapida con la penna e contestualmente infuso un dosaggio in bolo prepasto di 5.5, aspettando 45 minuti prima di cenare, così da riportare alla normalità il quadro glicemico in serata e cercare, al tempo stesso, di evitare la comparsa di un’ipoglicemia.

La mia determinazione così articolata mi ha dato ragione nei fatti e prima di coricarmi la glicemia era posizionata a 179 mg/dl. La vicenda mi porta a concludere come siano sempre possibili nella vita con il diabete momenti imprevedibili di oscillazione e alterazione dei valori della glicemia, da qui l’importanza di tenere sempre sotto controllo la situazione proprio per le estreme fluttuazioni del tasso di zucchero nel sangue e gli effetti sulla mia, nostra salute. Piccolo particolare da aggiungere in coda a questa mia riflessione: al momento non avevo addosso il sensore glicemico, ma solo il microinfusore, e per fortuna la mia sensibilità organica mi è stata d’aiuto nel caso.

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Regole

L’uso del microinfusore nella vita con il diabete mi dall’opportunità di avere meno rigidità negli orari e quindi essere più libero durante la giornata, esempio: se il sabato mattina voglio dormire più tempo, lo posso realizzare senza dovermi poi arrovellare per far rientrare la glicemia se questa va fuori norma; poiché grazie all’infusione continua d’insulina non mi trovo con zone d’ombra, e la stessa cosa accade con la Lantus e Determir, le insuline basali che garantiscono una copertura di ventiquattro ore.

Lo confesso pure io anni addietro ero un giovane diabetico indisciplinato, e non lo voglio di certo nascondere, ma con l’avanzare del tempo e degli anni ho preso consapevolezza che l’avere regolarità negli orari dei pasti e di conseguenza per fare la puntura aiuta nell’avere una vita meno alterata nei suoi ritmi sonno – veglia e nell’impatto con gli stress quotidiani. Oggi ricorriamo a sostanze lecite e illecite per cercare di essere più forti e resistenti ma questi prodotti oltre ad essere estranei al nostro organismo provocano risultati presto dannosi e invalidanti.

Le considerazioni che faccio traggono spunto dal vissuto quotidiano: nella frequentazione periodica di ospedali e centri diabetici ho visto giovani adulti con questa condizione patologica far uso di droghe e simili; non ho nessun ruolo di moralizzatore pubblico o titoli per insegnare ad altri cosa devono fare nella vita, ma essere senza regole, anzi averne in negativo rappresenta in primo luogo un danno irreparabile per se stessi.

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Asepsi

Nel diabete termini come disinfezione, asepsi sono importanti, fondamentali per una vita senza complicazioni aggiuntive. La prima raccomandazione che è rivolta a un diabetico, ad esempio, è di prestare la massima cura ai piedi e quindi evitare abrasioni, tagli così da impedire l’accesso a infezioni con conseguenze nefaste per gli arti inferiori. Le indicazioni preventive non si esauriscono qui: il primo punto d’attenzione da svolgere costantemente riguarda l’iniezione d’insulina: oltre ad essere sicuri delle condizioni conservative degli strumenti utili allo scopo (siringhe, penne e quant’altro), occorre disinfettare sempre bene il punto dove si farà la puntura, sia prima sia dopo l’impatto; sia per possibili perdite di sangue che microlacerazioni a livello epidermico.

La pelle è un punto molto delicato per il diabetico, sia per lato ferite e infezioni che per la sensibilità dei microvasi accentuata dalle variazioni estreme della glicemia: ricordiamoci che una persona “normale” il tasso di zucchero nel sangue oscilla tra 85 e 95 mg/dl; mentre nei diabetici e in particolare per quelli di tipo 1 le oscillazioni vanno in aumento e diminuzione di 200 mg/dl in pochissimi minuti, quindi per i vasi sanguigni in ogni momento c’è sempre uno stress ossidativo costante da affrontare, solo per fare un esempio.

I motivi per cui prestare attenzione all’igiene personale sono tesi a evitare l’ingresso di germi patogeni nel nostro organismo già reso debole nelle sue difese dal diabete, è una questione di buona pratica quotidiana da non dimenticare e sottovalutare.

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La settimana e poi

I giorni passati hanno visto il compenso del diabete regolarsi sui 150 mg/dl di media: ancora una volta quindi l’assetto della glicemia si mantiene lungo i binari della regolarità e questo è di conforto per il buon proseguimento nei prossimi giorni. Il periodo trascorso mi ha visto ancora una volta utilizzare assieme al microinfusore il sensore glicemico e quest’ultimo strumento si rivela importante per capire il flusso del tasso di zucchero nel sangue, così da regolare al meglio la quantità di bolo basale e pasti d’insulina da mettere in circolo. Gli appunti quotidiani del mio diabete mettono in luce la delicatezza della malattia e soprattutto la sensibilità della glicemia a proposito dei vari fattori possibili nell’arco delle ventiquattro ore, alcuni prevedibili e altri no.

La settimana intercorsa ha messo in chiaro e confermato ancora di più la bontà del microinfusore d’insulina nel rientrare da eventi ipoglicemici o ipeglicemici in tempi rapidi, e contestualmente poter alimentarsi in modo completo ed equilibrato senza vivere sempre sotto lo stress di dover combattere tra dosaggi d’insulina, controlli esasperati ed esasperanti della glicemia, e conseguente malessere generale per l’organismo, logoramento della vita individuale e sociale.

La conclusione di questa mia riflessione porta a dire che il microinfusore è importante per i diabetici con scompenso o alterazione ricorrente della glicemia, e motivati a recuperare stabilità patologica, senza problemi ad accettare e portare questo strumento; superata la prima fase di familiarizzazione lungo il percorso, i vantaggi e i miglioramenti sono tali da fare superare ogni altra remora: ma il fatto basilare è l’assunzione di responsabilità verso noi stessi.

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Mente

Le fasi di depressione incidono sul diabete? La risposta a questa domanda è si, in particolare di fronte ad uno stato depressivo bipolare, con sbalzi estremi d’umore che vanno da una marcata euforia a un profondo senso d’apatia. Le manifestazioni della condizione depressiva incidono molto nel governo del diabete e ne alterano l’equilibrio glicemico fino a portare lo scompenso; questa riflessione non dice nulla di nuovo rispetto a quanto già si sa in proposito, ma essere consapevole significa molto per gestire al meglio la situazione. Ora che ho il microinfusore, la situazione è notevolmente migliorata rispetto a quando facevo le iniezioni con la penna: allora, ad esempio, passavo anche quattordici ore di seguito a dormire saltando una o due punture d’insulina al dì, in particolare durante i fine settimana.

Il discorso depressione, stato psicologico e diabete sono, laddove si presentano, d’importanza vitale per non andare incontro all’aggravarsi della malattia con il facile esordio delle complicanze associate; io mi sono reso conto del problema tardi per via dei miei tabù e pregiudizi nel merito, per questi motivi desidero condividere la riflessione, solo così si può cercare di invertire la rotta.

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Di nuovo

Martedì scorso ho rimesso il sensore glicemico e manco farlo apposta è tornato il gran caldo: voglio vedere sta volta se il cerotto tiene, resta attaccato alla pelle, oppure con la sudorazione si stacca; intanto ho preso l’accorgimento di depilare il punto d’innesto dell’Holter, questo sembra essere utile allo scopo. La novità in quest’occasione è stata l’immediata sincronizzazione del sensore con il microinfusore, al primo colpo: sarà un caso? Le altre volte ho dovuto tribolare parecchio prima di riuscire a mettere in sincronia i due strumenti.

I giorni con il sensore mi consentono di stare più rilassato rispetto all’arrivo di un’ipoglicemia notturna, anche se poi quando succede, scatta l’allarme rosso e volente o nolente sbalzo dal letto: l’ultima volta ho avuto ben tre abbassamenti dello zucchero nel sangue nell’arco della stessa giornata; per ora tutto ciò non è accaduto e spero non succeda. Il calcolo del bolo d’insulina con l’assistente del microinfusore (un software che permette di fare il confronto tra glicemia e carboidrati, quindi fissare il dosaggio dell’ormone insulinico necessario) detto “bolus wizard”, nella maggior parte dei casi è stato utile a mantenere stabile il buon compenso glicemico del mio diabete: ma c’è sempre da migliorare, in particolar modo con l’impiego combinato dell’onda doppia o quadra secondo pasti ricchi di carboidrati e grassi, oppure di portate lunghe nel tempo.

Insomma non si finisce mai di imparare e aggiornarsi in tutti i campi, e nel diabete ogni giorno è una foglia che si aggiunge al catalogo della mia natura esplorativa, ma grazie al miglioramento delle tecnologie e comunicazioni ogni passaggio, un tempo arduo da vivere, nel presente viene facilitato, anche se poi sta in me fare il passo più importante: stare in cura.

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Situazioni che si presentano

Lo scrivevo poco più di un anno fa circa gli effetti svariati sul fisico delle alterazioni glicemiche: tra questi vi è l’emicrania un sintomo che si presenta sovente in me quando ho delle repentine alterazioni, sia verso l’alto che in basso, della glicemia. L’emicrania me la porto con me fin dall’esordio del diabete, era nel 1964, e alcune volte ho cercato di sopportare il dolore stoicamente senza prendere rimedi farmacologici, in altre occasioni assumevo degli analgesici della famiglia FANS, che oggi non posso più assumere per via dei problemi gastrici a seguito della terapia intensiva per contrastare il processo infiammatorio generato dall’artrite reumatoide.

In questo periodo affronto l’emicrania con il paracetamolo in primo luogo: questo malessere apparentemente banale non va sottovalutato alla presenza di diabete e con ipertensione arteriosa e livelli di colesterolo elevati; giacché le predette condizioni possono essere portatrici di attacco cerebrovascolari (come l’ictus): Ecco perché diventa importante far presente al medico di base e allo specialista la presenza di questi sintomi e la loro periodicità, allo scopo di fare i necessari accertamenti diagnostici e prendere le contromisure del caso.

Se il mal di testa non è molto intenso, si può farlo rientrare senza l’impiego di farmaci ma con una tecnica di ginnastica posturale che a me ha portato un certo giovamento: l’esercizio consiste nella rotazione del capo a 360 gradi alternato a veloci ondulazioni della testa a sinistr verso destra e viceversa.

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Nonostante tutto

Nonostante il diabete resta ben controllato e l’artrite reumatoide sembra abbia smesso di ruggire, non mi sento come dire: a posto; in questi giorni sento le gambe deboli e le mani fanno fatica a prendere gli oggetti, a stringerli; non riesco a capire quale sia la causa di questo mio stato e francamente non m’importa saperlo poiché sono già troppi e tanti i passi di controllo ed esame della vita quotidiana che comincio ad averne abbastanza.

L’eccesso della diagnostica e delle terapie comincia a portarmi verso un rigurgito, un’intolleranza mentale ad affrontare il costante labirinto di procedure per “star bene”. Le giornate passate mi hanno visto nervoso, inquieto e apatico e noto che questo stato si presenta e radica in me nel fine settimana (dal venerdì alla domenica). Nonostante tutto questo riesco a mantenere il timone del diabete e di tutto l’affresco terapeutico nella retta direzione.

Avverto un cambiamento nella mia struttura psicofisica, ma la transizione non so, dove mi porterà, e forse manco interessa saperlo, in fondo certe volte è bello e meglio lasciarsi andare in balia del vento e delle onde.

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Dire Fare

Oggi lunedì comincio la settimana facendo alcune considerazioni sull’andamento del diabete nei giorni scorsi che trae spunto dai ricordi del recente passato per arrivare al presente: un anno fa stavo scrivere e lamentarmi delle iperglicemie notturne frequenti e inspiegabili in quel periodo. Il tempo è passato e ora la condizione del mio diabete è tornata governabile, stabile; nei giorni trascorsi la media dei valori della glicemia si è attestata su 160 mg/dl, quindi continuo a tenere sotto controllo la situazione.

La mia mente analitica mi porta ad aggiungere delle considerazioni circa i flussi ondulatori e ritmici della glicemia: noto che durante il periodo lavorativo facendo più movimento il tasso di zucchero nel sangue riesco a mantenerlo meglio livellato impiegando un poco meno d’insulina; viceversa nel fine settimana avviene l’incontrario. L’osservazione in concreto è molto semplice e conferma un fatto ormai consolidato nella coscienza di ognuno: fare movimento aiuta a stare in salute e ancor di più al diabete.

Un’altra analisi che voglio fare nei prossimi giorni, per finire, riguarda anche il cambiamento della mia dieta alimentare in questi anni, sia in termine di pietanze sia come nutrienti (carboidrati, grassi, proteine); poiché pure questo lato del mio quotidiano ha inciso e tuttora lo fa sugli effetti di stabilizzazione del buon compenso glicemico. L’ultimo lato della vita che influenza il vivere quotidiano è rappresentato dal fattore anagrafico: nonostante il diabete è ben gestito e controllato, ho maturato 46 anni di anzianità con la malattia e tra poco faccio 49 di età; sono cosciente e consapevole di come questi elementi contano e peseranno sempre più nel mio divenire.

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