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Pochi lo sanno e ancor meno i diabetici: lo stato d’Israele è uno dei principali giacimenti mondiali nella ricerca e produzione biomedica a favore del diabete. E scavando tra le pieghe informative ho trovato questa interessante chicca circa uno strumento in fase ancora di studio: si chiama (al momento) InsuPatch, un congegno pensato sia per il microinfusore che iniezione tradizionale. Come si sa il caldo fa bene al diabete, non se è capitato di notare, stando per molto a tempo a mollo nell’acqua calda, che la glicemia comincia a scendere: quando la pelle si riscalda i vasi sanguigni si espandono favorendo la circolazione e incrementando l’impatto dell’insulina così da determinare l’abbassamento dei livelli dello zucchero nel sangue. I dati del primo studio clinico sull’efficacia e sicurezza del congegno, resi noti dal dalla Fondazione per la Ricerca sul Diabete Giovanile – JDRF – riportano che l’azione dell’insulina ha registrato un aumento del 30% in 51 pazienti durante la prima ora. Attualmente lo strumento si trova nel pieno della seconda fase dello studio clinico su 100 pazienti e dovrebbe essere terminata per il prossimo aprile.

InsuPatch nel caso del microinfusore funziona come un set d’infusione tradizionale, tranne che include un elemento di riscaldamento tale da scaldare la pelle attorno al sito d’applicazione a 38-39° gradi per aiutare l’assorbimento più veloce ed efficiente, Dura tre giorni ii uso continuo, e si collega al microinfusore con un adattatore. Invece per quanto riguarda gli utilizzatori della penna o siringa viene applicato un gel riscaldante prima dell’iniezione. Una volta definita l’efficacia della strumentazione appare evidente come il suo impiego nell’iniezione dell’insulina basale oppure in presenza di cattivo assorbimento della stessa, per fare alcuni possibili esempi.

Con le strumentazioni in corso d’opera occorre essere sempre prudenti e sorgono spontanee tante domande dubbi del tipo: è accettabile confortevole il riscaldamento della pelle, oppure rischia di provocare eritemi, abrasioni? L’elevazione della temperatura nel punto d’iniezione non rischia di abbassare la qualità dell’insulina iniettata? A questi interrogativi non si è trovata risposta. Circa la sua fattibilità resto scettico ma l’idea è originale e valeva la pena riportare l’informativa.

Ah dimenticavo un dato importante: l’azienda in questione si chiama Insuline con relativo link cui potete dilettarvi per trovare altre suggestioni.

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