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E già

educare

Riapro una ferita non ancora chiusa: i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per il diabete e non solo: come ormai è chiaro la lista di prestazioni decisa dal precedente governo è stata revocata da quello attuale; l’elencazione della diagnostica base per il diabete era vecchia di almeno dieci anni, e quella cassata dava un primo aggiornamento degli esami da fare ai pazienti con esenzione da patologia (013). Al di là della figuraccia fatta nei confronti degli utenti rimane vivo  e presente il dato della difficoltà in cui vive il servizio sanitario pubblico, di risorse e prospettive. Viene proprio da pensare e dire che il vecchio diritto alla salute, alla cura, sarà in prospettiva una possibilità non per tutti, e in parte già è così.

Crescere

crescere

In questa occasione voglio riprendere un argomento sul diabete (di tipo 1) che mi sta particolarmente a cuore, e che ancora una volta prende spunto dal recente fatto di cronaca della sedicenne morta a Firenze perché non si faceva l’insulina: il rapporto dei giovani diabetici con la malattia, e per giovani intendo tra i 14 e 20 anni di età. Questa riflessione la faccio sulla mia, e di altri miei coetanei diabetici, esperienza.

Quando ero adolescente non ho mai fatto cose azzardate o spericolate, del tipo mancare le iniezioni di insulina, ma all’epoca anch’io ho cominciato a rifiutare i controlli della glicemia, ed a mangiare, più o meno, quello che mi pareva. La fase della mia vita adolescenziale godeva del fatto che fisicamente, apparentemente, mi sentivo bene: non avevo più le crisi iperglicemiche con chetoacidosi (vomito, poliuria, disidratazione), e a parte qualche ipoglicemia “pesante” tutto sembrava filare liscio. Inoltre c’è da dire che in quel periodo i medici non riuscivano a trovare una soluzione terapeutica per un’adeguata compensazione glicemica del mio diabete.

Insomma per farla breve e dirla tutta: da un lato facevo quello che mi pareva e dall’altro avevo perso fiducia e speranza nella medicina, inoltre verso i vent’anni presi pure a cominciare col fumare le sigarette. Tirando le somme, oggi, con quelle mie azioni cominciavo a gettare le basi per future complicanze diabetiche (retinopatia, tia e via).

Per tutto questo mi sta a cuore l’approccio diabete e adolescenza: perché se un giovane diabetico viene lasciato solo, senza supporto educativo, psicologico, oltre a quello sanitario, si rischia di spianare la strada a tante difficoltà e comunque ad una vita difficile della malattia e nei rapporti umani. Quindi non restiamo soli, non lasciamo soli i ragazzi col diabete, con qualsiasi tipo di sofferenza.

Lab test

esami

Andando in giro per la rete ho trovato una cosa interessante: Lab Tests Online e riporto pari pari la presentazione dei realizzatori delle pagine.

In particolare, per superare il gap esistente fra la crescente numerosità e complessità degli esami di laboratorio e le conoscenze disponibili a tutti i potenziali utilizzatori, la Società Americana di Chimica Clinica (American Association for Clinical Chemistry-AACC) ha sviluppato un sito web chiamato Lab Tests Online (www.labtestsonline.org) che descrive oltre 200 esami di laboratorio, oltre 80 malattie di elevata prevalenza nella popolazione e collega fra loro queste informazioni al fine di suggerire “l’esame giusto per il paziente giusto, da richiedere per il quesito appropriato ed al momento appropriato”. Il cuore di Lab Test Online è rappresentato, quindi, da questa mole di informazioni, che nascono da un insieme di professionisti della disciplina ai quali l’AACC ha affidato il compito di descrivere lo “stato-dell’arte”, sottoposto a supervisione da parte di esperti, e di aggiornarlo continuamente.

I contenuti presenti in questo sito hanno un interesse spalmato su diverse patologie, tra cui il diabete, ed è una risorsa interessante da esplorare.

Ieri

siringa

Ieri, 27 luglio 2008, ricorreva l’87° anniversario della scoperta dell’insulina. Passaggio tratto dall’Università di Torino

Frederick Banting, e uno studente in medicina suo assistente, Charles Best, isolarono una sostanze che, iniettata ai cani resi diabetici (ricordiamo le precedenti esperienze di Minkowski e Von Mering), li riportava alla normalità, eliminando lo zucchero in eccesso dal sangue e dalle urine. John MacLeod, nel cui laboratorio dell’Università di Toronto i due lavoravano, fu molto interessato ai loro studi e suggerì anche il nome della nuova molecola. Poiché era prodotta dalle isole pancreatiche, regioni ben definite del pancreas che producono ormoni, consigliò di battezzarla insulina.
La sostanza ottenuta da Banting e Best nel cane fu estratta e purificata successivamente anche dal pancreas dei bovini. E proprio l’insulina bovina venne utilizzata per la prima volta nell’uomo. A fungere da cavia consenziente fu un amico di Banting, esasperato dal proprio diabete. Dopo le iniezioni di insulina la sua salute migliorò nettamente, dando il via a una nuova era nella terapia del diabete. Fino ad allora, infatti, l’unica cura possibile era la dieta, che doveva essere rigida e moderata. Gli accorgimenti di tipo restrittivo nell’alimentazione facevano migliorare il quadro clinico, ma non ottenevano grossi risultati, a lungo andare.
L’avvento dell’insulina cambiò il destino di tanti malati, trasformando la loro vita.
La scoperta dell’ormone era tanto importante da consentire a Banting e MacLeod, con il disappunto di Best, tagliato fuori dai due(ricordiamo che in seguito Banting decise di condividere il Premio con Best), di ricevere il premio Nobel per la medicina e la fisiologia due soli anni dopo la loro scoperta. Un record di rapidità rimasto ineguagliato, vista l’usuale lentezza degli accademici svedesi nel riconoscere il merito dei premiati.

Ritenevo e ritengo doveroso non dimenticare questa data. Per me, per tutti quanti i diabetici che, senza questa scoperta: l’insulina, non avremmo qui oggi la possibilità di parlarne, di vivere , più o meno bene, con il diabete. Grazie ad eterna memoria per l’opera di questi ricercatori e alla loro scoperta. Quindi sosteniamo tutti la ricerca.

Che combinazione

pasto

Già da alcune settimane sto verificando una distribuzione dei cibi, a pranzo, che mi sta dando ottimi risultati sotto il profilo della compensazione diabetica, glicemica. La combinazione l’ho chiamata formula tre.

Ovvero si tratta di questo: un piatto di pasta (circa 120 grammi); uno di verdura (circa 150 grammi) ed uno di frutta (100 grammi) molto idratata, tipo cocomero, ananas o melone.

Questo affresco alimentare ha dato i seguenti risultati nella gestione del mio diabete e della glicemia: prima del pasto 110 mg/dl; dopo pasto 99/100mg/dl.

Ritengo questo un buon risultato da condividere, anche se c’è di mezzo il fattore estate che da un aiutino in più al diabete. Quindi non resta che vedere l’effetto inverno sullo schema.

Di solo pane

pasto

E vero che di solo pane l’uomo non vivrà, ma qui, per quanto riguarda la pagnotta e la pasta, sembra che rischiamo qualcosa. Insomma si va verso una dieta forzata per i diabetici?

Tra allarmismi e dietrofront non si capisce bene dove si va a finire, e come al solito c’è qualcuno che sguazza nella confusione.

Comunque se la minaccia dovesse mai diventare realtà, spero proprio di no, le implicazioni prima di tutto di ordine pubblico, sarebbero inimmaginabili.

Lascia che respiro

fumo

Lo so noi diabetici non ci facciamo mancare niente e nei giorni scorsi ho letto una notizia che una volta conferma la cosa: il diabetico ha un maggiore rischio di contrarre la TBC (tubercolosi).

Il perché di questa ulteriore possibile complicazione è presto detto: chi è diabetico è più predisposto di altri al rischio di infezioni; e quindi si deve prestare maggiore attenzione anche in questo ambito, e non abbassare la guardia.

Limite

Diabete

Scorgendo in qua e la le notizie sul diabete emergono sempre con maggiore evidenza fatti e situazioni critiche circa l’assistenza medica verso i diabetici, ed in particolare quelli di tipo 2.

Risulta evidente come il fattore epidemiologico del diabete, la sua sempre più larga diffusione e tutte le correlazioni patologiche, stanno andando sempre più nella direzione di intasare, rendere critica la situazione per le strutture sanitarie ed i medici di base.

In giro sento sempre più lamentele circa la qualità, e soprattutto la tempistica del servizio verso i diabetici: e questo ci deve pur far dire qualcosa; visto anche i costi e la conseguente riduzione dei servizi e prestazioni in atto (e la prospettiva non sembra essere in miglioramento).

Valori fondativi

glicemia

I valori della glicemia: perché insisto tanto nel dire che bisogna tenerli sotto controllo? Semplice, perché il diabete richiede equilibrio per non peggiorare la situazione con altre malattie e complicazioni, e, soprattutto, la compensazione della glicemia porta ad un aggravamento della condizione diabetica, se mantenuta nel medio e lungo periodo.

La situazione è quanto mai presente e diffusa nella stragrande maggioranza dei diabetici, sia per mancanza di controlli nell’approccio allo stile di vita (cibo, attività fisica, ecc.), che nel monitoraggio della glicemia.

Le fasce di d’età maggiormente a rischio, col diabete, ovvero quelle fuori controllo, sono ricomprese tra i 14 e 20 anni e gli over 60. Ma la fascia che più desta attenzione è la prima, perché può portare conseguenze e complicazioni patologiche gravi per tutta la vita del diabetico.

Le mie affermazioni sono di chi ha fatto personalmente questo tipo di esperienza, e proprio per questo invito vivamente a non averle, ovvero a fare uno sforzo di volontà per cercare di affrontare il più possibile in positivo e senza stress il diabete.

Vediamoci meglio

occhio

Un nuovo dispositivo diagnostico può dare una tempestiva analisi nelle malattie degli occhi, soprattutto nel diabete (retinopatia diabetica).

Il dispositivo è in grado di catturare immagini dell’occhio che rivelano lo stress metabolico e danni nei tessuti, prima ancora che i primi segni e sintomi della malattia appaiono: questo secondo uno lavoro condotto da un team di ricercatori presso l’Università del Michigan. La tecnologia misura un fattore chiamato flavoprotein autofluorescence (FA), che è pensato per essere un indicatore affidabile dei problemi agli occhi.

Le persone con diabete avevano registrato elevati livelli di AF rispetto ai non diabetici.

Il gruppo di ricercatori ha misurato i livelli FA in pazienti con e senza retinopatia diabetica. La retinopatia diabetica è la più comune e diffusa complicanza del diabete, che può portare alla cecità.

“L’FA test è meno invasivo e più rapido dell’attuale fluorangiografia (il test in uso per controllare approfonditamente la retina), e dà il risultato entro cinque minuti,”. “E di complemento al test del glucosio e ci racconta la disfunzione del tessuto della retina, per monitorare la gravità della malattia, così facendo è anche indicativo della reazione fisica del nostro corpo.”

La tecnica oltre che per controllare la rentinopatia diabetica è utile anche lo screening del glaucoma e degenerazione maculare retinica.

Fonte: Il rapporto è pubblicato nel numero in luglio de: Archives of Ophthalmology.