Entries in the '' Category

Post

post

Dalla prossima settimana vado per qualche giorno in vacanza, il che non significa che il blog “Diabete e…” resta scoperto.

Nei prossimi giorni ci sarà una specie di blog itinerante sul genere: Diabete… in vacanza; una sorta di diario mobile senza supporto di immagini, senza fili, dal mio palmare.

In poche parole un esperimento di continuità informativa fuori dalla solita sede casalinga, per raccontare le esperienze di un diabetico in “trasferta speciale”.

Una versione spartana sì, ma spero anche ricca di itinerari, menù, e compensazioni glicemiche da riportare.

La differenza

gap culturale

Cosa può fare la differenza nell’evoluzione della vita di un diabetico di lunga durata, di tipo 1? Quali sono i fattori che determinano una crescita ben governata della malattia, limitandone le difficoltà e le complicanze?

A queste domande le risposte possono essere diverse certo! Ma dal basso della mia esperienza di vita col diabete, e anche dalle risultanze delle tante ricerche fatte in proposito, risulta chiaro come ci sia un punto di discrimine tra l’origine sociale, la cultura di base e l’educazione ricevuta dai soggetti diabetici.

Insomma essere ben formati può fare la differenza, come anche essere incuranti o ignoranti lo fa. Tutte questi elementi possono apparire banali, ovvi e addirittura stupidi; ma dal mio osservatorio personale posso confermare che essere diabetico e figlio di muratore fa la differenza (sic!), che essere figlio di un dottore: parafrasando una celebre canzone di Enzo Jannacci.

Perché anche nel diabete ci vuole buona educazione…

Matto!

Il settimo sigillo

Quando ero ragazzo, qualche lustro fa, il gioco degli scacchi era tra i miei preferiti, peccato solo che non trovavo compagni con cui condividere la passione; e allora mollai la presa.

Ripensando alla strategia del gioco ricordo sempre con piacere la sfida tra la morte e il cavaliere, giocata a  scacchi, nel film: Il settimo sigillo di Bergman; e ripercorrendo le scene memorabili di quel capolavoro della cinematografia scorgo un legame col diabete.

Alcuni diranno: dove voglio andare a parare?

Semplice: nella filosofia degli scacchi leggo la lotta tra la malattia e me, noi, per la sopravvivenza, per guadagnare tempo alla inevitabile fine.

Gli scacchi cosa sono in fondo? Una metafora della vita, uno gioco che rappresenta il nostro continuo cercare di crescere a cospetto del cose. E anche difronte la malattia: il diabete; noi, alcuni di noi, accettano di giocare la partita per la vita cercando di andare o rimandare il scacco matto.

E’ importante accettare la sfida? Beh penso proprio di sì: almeno per vedere come va finire il film, il nostro.

A denti stretti

bruxismo

Tra i molteplici e diversi aspetti del diabete c’è l’ipoglicemia, questa manifestazione porta, oltre alla temporanea perdita di conoscenza, ad altri effetti indesiderati, tra questi il digrignamento dei denti o tecnicamente parlando: bruxismo .

Quando si va in ipoglicemia col diabete tutto il corpo neurologicamente va in blocco, si irrigidisce, compresa la faccia, bocca e denti. Capita spesso a chi assiste un diabetico in crisi ipoglicemica, di avere difficoltà a somministrare lo zucchero per via orale proprio per la rigida occlusione della bocca e dei denti.

Il ripetersi col tempo di queste manifestazioni ipoglicemiche comporta di fatto una usura dei denti e infiammazioni, dolori, a livello gengivale e mascellare che vanno seguiti e curati a livello medico specialistico (dentista), prima che i guai diventino irreparabili e costosi.

Quindi almeno una volta all’anno facciamo i controlli odontoiatrici, diciamo al dentista della nostra condizione diabetica, delle nostre eventuali ipoglicemie; per trovare un percorso di cura al problema oggetto di questo mio post.

Lo scrivo e le dico sulla mia pelle, poiché io rientro bellamente nella casistica e se posso evitare di fare proseliti ne sarei contento :)

Meno ospedale per tutti

tagli

Ho letto un articolo, a firma di Fassari, sul numero del settimanale “l’Espresso” del 28/08/08 dal titolo: “Meno ospedale per tutti”; dove si evidenzia un razionamento delle prestazioni, dei presidi (quindi anche per il diabete) forniti agli assistiti, e una revisione in riduzione della diagnostica fruita tramite i cosiddetti LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). Ancora non c’è niente di ufficiale in giro, ma a livello governativo hanno accesso la falciatrice e quindi probabile un processo di riforma complessiva del settore per il 2009.

Comunque sarà necessario, per chi può, fare ricorso sempre più alle assicurazioni sanitarie integrative.

Cosa vuol dire…

muoversi

Cosa significa l’impatto di un poco d’attività fisica sul buon equilibrio nel diabete? Alla domanda a me risulta chiara la risposta: anche con poco sforzo, come 10 minuti di passeggiata a ritmo normale al dì, si può mantenere, almeno io ci riesco, un buon livello di compenso glicemico (media 140 mg/dl). Mentre se resto fermo il dislivello in crescita è di +50 mg/dl. Questo tracciato di dati incrociati è desunto dal mia database del diabete, rapportato a questi ultimi anni, ma chiunque facendo un poco di conti potrebbe avere un risultato analogo

Questa breve e “banale” considerazione la faccio di fronte ai tanti articoli, dichiarazioni che appaiono costantemente sui quotidiani e nei vari media, circa la necessità di fare movimento, ma spesso a dei livelli non  praticabili o realizzabili.

Insomma il motto potrebbe essere: col minimo sforzo un buon risultato.

Polmoni

tagli

Leggo dalle agenzie di una conferma proveniente dalla Danimarca: ci sono “forti prove” che il diabete è associato tra un 25 e un 75 per cento di aumento del rischio relativo di ospedalizzazione a causa di polmonite. Questi risultati “sottolineano il rischio dell’influenza e la necessità della relativa immunizzazione, in particolare per i pazienti con diabete di lunga durata, è l’importante  un migliore controllo glicemico per prevenire la polmonite connessa alla ospedalizzazione e non solo”.
Anche se la faccenda interessa tutti e due i tipi di diabete, quello 1 è a maggiore incidenza nel rischio di infezione polmonare.

Sempre dalla stessa area geografica: Svezia; arriva la notizia che rimangono alti i rischi di amputazione degli arti inferiori per i diabetici di tipo 1, comunque trattati con insulina, in età avanzata (oltre i 65). Gli addetti ai lavori fanno le consuete raccomandazioni: massima cura nell’igiene dei piedi e controllo con buon compenso del diabete e della glicemia.

FONTE: Diabetes Care, agosto 2008.

Se non avessi più te

libero

Non è il titolo di una canzone di Gianni Morandi. Ogni tanto lo sogno: se non avessi più il diabete che farei?

A quanti di noi capita di farlo?

Lo so il desiderio, il sogno, la speranza affiora più o meno episodicamente.

A me capita di rado ultimamente, anche dopo 44 anni l’abitudine, il quotidiano, la routine hanno preso il sopravvento. Comunque fosse cosa farei? Ai più sembra scontato, invece per me non lo è: non comincerei a mangiare come un forsennato; francamente il cibo in me rappresenta l’ultimo dei problemi. Quello che invece godrei sarebbe il fatto di non dover più fare le cose col bilancino: la conta dei carboidrati, delle glicemie e delle dosi di insulina, pensare di andare in ipoglicemia; insomma il dover vivere sempre come un ragioniere della mia vita. Infine poter essere libero di non subire l’angoscia, l’ansia di diventare cieco, di subire l’amputazione di un arto, di fare dialisi a causa del diabete.

Lo so sono condizioni estreme, che si presentano con un diabete a lungo fuori controllo e scompensato, ma essere comunque libero è un fatto e basta.

In certe situazioni le separazioni, anche solo sognate, possono essere benefiche: non trovate?

Vecchi diabetici

Cognizione di causa

I ricercatori della Mayo Clinic (USA) ha messo in evidenza come, chi è diabetico di lunga data (tipo 1?), fa insulina e ha vissuto molteplici episodi iperglicemici, nonché complicanze patologiche derivate dal diabete stesso, può correre il rischio di un subire lieve danno cognitivo.

I risultati sono stati pubblicati sul numero di agosto della rivista Archives of Neurology.

Quindi andando, per chi è fortunato, verso l’estrema età si corre il rischio di rimbambirsi: mah! Debbo dire dire che difronte a queste ricerche resto un poco basito, perplesso, incredulo…

Già trent’anni addietro il mio diabetologo (il fu dott. Luigi Bacci) mi disse che la ipotetica conseguenza, per un diabetico di tipo 1, che ha la possibilità di invecchiare, è costituita dai cosiddetti scampoli di assenza, in parte a causa degli alti e bassi delle nostre glicemie (sia iper che ipoglicemie).

La sfiga del compianto Bacci è che non poté pubblicare la sua ricerca su: Archives of Neurology…

C’è da dire che nell’oceano infinito di informazioni in arrivo ogni giorno, la stragrande maggioranza nuove non sono, anzi puzzano da molto (vedi questa). Il vero problema è riuscire a distinguere quelle valide, buone da quelle no.

All’ultimo minuto

Giornata mondiale del Diabete

Ieri l’altro ho ricevuto via posta elettronica dall’IDF (International Diabetes Federation) il notiziario col quale si ricordava che mancano circa tre mesi alla giornata mondiale di lotta al diabete. Nella missiva era riportato un primo elenco di città che avevano dato la loro adesione all’iniziativa; ad una scorsa completa di questa prima elencazione balzava subito evidente una cosa: non era presente alcuna realtà italiana.

Il fatto conferma una dato storico e attuale: in tutte le cose aspettiamo sempre l’ultimo munito per muoverci: chissà perché?

Forse è un modo per non passare inosservati, oppure c’è un eccesso di domande di partecipazione?