Entries in the '' Category

Cambio di stagione

Al di la dei dibattiti sui mutamenti climatici il cambio di stagione sento che può influenzare l’equilibrio del diabete; un po perché il freddo crea una vasocostrizione nel sistema circolatorio che va ad incidere sui valori della Hba1c, un po per la riduzione dell’attività fisica rispetto alla bella stagione. Se prendiamo coscienza di questa situazione possiamo assumere alcuni accorgimenti per affrontare al meglio la stagione invernale. Prima di tutto l’attività fisica si può fare in qualsiasi stagione (all’aperto come al coperto); poi si possono fare delle micro variazioni nell’alimentazione, tipo un leggero aumento dei grassi (vegetali, come l’olio di oliva in primis) a pranzo e cena, accompagnato da un leggero decremento dei carboidrati. Ognuno di noi ha la sua diversità, e cose che fa valgono per me non lo sono altrettanto per te; quindi la cosa migliore, e sempre da fare, e di controllare la glicemia in particolare durante i cambi e variazioni del clima. Solo con adeguato autocontrollo si può capire come andiamo e fare le necessarie correzioni al nostro regime di vita.

Sgrunt!

La cosa che più mi fa arrabbiare del diabete è l’ipoglicemia: quella manifestazione del malattia che ti fa perdere la conoscenza in vari modi e forme. Il fatto che difronte all’ipoglicemia mi irrita ancor di più riguarda la sua inspiegabilità quando tutte le procedure di gestione del diabete sono state fatte come “da manuale”. Nella fattispecie è quello che ho vissuto ieri sera: dopo cena in casa si è presentata un’istantanea ipoglicemia (40 mg/dl), con la classica ingovernabilità dei movimenti e la perdita di controllo. Per tutto il giorno ho avuto la glicemia sotto controllo, e ho fatto regolarmente l’insulina (con un dosaggio inferiore di due unità a cena di novorapid); per finire mi sono alimentato normalmente con un’attività fisica moderata. Quindi non mi sembra di aver fatto nulla di strano, tale da scatenare l’ipoglicemia. A questo punto l’unica ipotesi che viene in mente è legata all’incastro tra di loro delle varie tipologie di insulina (novorapid, novomix 70 e lantus) quale concausa dell’episodio oggetto di questo post. Ancora una volta la cosa che auspico prossima a realizzarla, a livello tecnologico, è uno strumento in grado di segnalare in anticipo l’arrivo di una ipoglicemia diabetica: sarebbe un bel passo avanti.

La differenza

La differenza: cos’è che fa diverso il diabetico di oggi da quello di ieri? Dopo tanti anni di vita col diabete qualche considerazione e certezza me la sono fatta sul campo. In primo luogo l’informazione: è di importanza vitale per un diabetico essere informato, sotto ogni aspetto, della propria malattia che in sé è complessa e richiede un quadro di dati fondamentali per rendere efficace la gestione quotidiana. Nel passato lo scambio di notizie e aggiornamenti sulla vita col diabete e la sua gestione era scarso e inadeguato. Nel presente la situazione è migliorata: ma il problema di fondo è legato alla selezione delle informazioni e alla loro personalizzazione. E in una realtà disorganizzata sul versante del diabete, come quella italiana, è importante fornire una voce unitaria sui fondamentali della malattia. L’altro aspetto comprimario nella vita col diabete è costituito dall’educazione alla gestione della malattia: un tempo la formazione diabetica non esisteva, oggi c’è ma non è sufficiente e troppo legata all’iniziativa volontaria, quando, semmai nella fase iniziale, andrebbe resa obbligatoria. Per concludere: quando si parla di informazione per il diabetico dobbiamo esigere non solo la terapia, il dosaggio dei farmaci, gli aspetti nutrizionali dell’alimentazione, la gestione dell’autocontrollo dei parametri del diabete (glicemia, glicosuria); ma anche delle giornate di formazione per la gestione organica della malattia, e per un contatto non solo episodico col personale sanitario.

A freddo

A proposito di cibarie, alimentazione e piatti collegati con il diabete, non so quale sia la vostra esperienza in proposito e l’impatto con la glicemia relativamente a certe ricette. Io ho scoperto, ad esempio, che certi piatti mi danno una risposta a basso carico di zuccheri nel sangue; tra questi annovero dei primi asciutti “freddi”, come: l’insalata di riso, quella di pasta e il cous cous; che a differenza della pasta tradizionale calda e condita non appesantiscono i valori della glicemia, anzi mi danno un risultato buono della stessa, tra gli 80 e 120 mg/dl, e senza ottenere a porzione dei grandi sforzi. Certo ognuno di noi ha i suoi gusti, e per quanto mi riguarda ho trovato lo stesso risultato sia d’inverno che d’estate. Oggi ad esempio mi sono alimentato con un bel piatto di cous cous col pesce, e dopo pranzo la glicemia era 74 mg/dl: non male come risultato. Almeno mi pare. Evidente che al diabete il primo asciutto piace freddo; e se a tutto questo ci aggiungi che questo genere di piatti e ricette è completo sotto il profilo nutrizionale (carboidrati, calorie, grassi, fibre e proteine), la soddisfazione e doppia, non vi pare?

Sotto pressione?

A proposito di diabete e pressione arteriosa: da quando sono passato alla terapia di contrasto dell’ipertensione arteriosa coi medicinali “sartanici” le condizioni di controllo dei livelli della sistolica sono di gran lunga migliorati. Inoltre sembra che i benefici terapeutici del trattamento si fanno sentire oltre che a livello pressorio, anche nella funzionalità renale e nella retinopatia diabetica; in quest’ultima i principi attivi del sartanico aiuterebbero a fermare il peggioramento della condizione della retina, almeno così ho captato dalle informazioni in rete. Naturalmente le cose fin qui dette vanno sempre lette sotto stretto controllo medico, e sotto autocontrollo personale: ovvero ognuno deve mantenere sotto verifica il proprio diabete, e se iperteso la pressione. E conseguentemente cercare di perseguire uno stile di vita sano: limitare il sale nell’alimentazione, non fumare e fare un poco di movimento, mantenersi aggiornati.

Aggiornamento in coda: contrariamente a quanto in un primo momento apparso sui canali di informazione specializzata, sembra che i “sartanici”, e nello specifico il condesartan, non portino ad evitare la retinopatia diabetica nel tipo II, e ad attutire l’aggravamento nel tipo I.

Un cicchetto

Un cicchetto, l’altra sera l’ho fatto, non so il perché ma l’ho fatto, mi sono bevuto un bicchierino di grappa, come nella foto di questo post. Di solito non bevo superalcolici, a parte tre dita di vino a cena, e debbo dire che l’effetto sul diabete, sulla glicemia del grappino è stato rapidamente mostruoso. In poche parole e minuti sono precipitato in una pesante crisi ipoglicemica, con valori tra 30 e 35 mg/dl; e ci sono volute tre bustine di zucchero per riuscire a riportare in mezz’ora a 50 mg/dl la mia glicemia. Bere vino con moderazione non guasta al diabete e aiuta la circolazione, e anche un dito di grappa non è (salvo controindicazioni) pericoloso; ma se esageri allora capita il peggio, con le conseguenze da me descritte poc’anzi. Quindi ognuno di noi deve essere consapevole di quello che gli può capitare, o che comporta per gli altri. E visto che viviamo in una società di eccessi la cosa mi deve far pensare, e non poco. Comunque fin quando si è qui a raccontare il lieto fine va sempre bene, ma non sempre è così…

Storia: ovvero quando ero giovane diabetico

Oggi desidero postare un episodio dell’epoca giovine del mio diabete, attorno al 1976. Nel periodo indicato non esisteva ancora l’esame dell’Emoglobina glicata (Hba1c), in quei anni c’era la glicemia, la curva da carico glicemico, la glicosuria normale e frazionata; ed è proprio su quest’ultima che voglio soffermarmi. Lo scopo dell’esame era quello di raccogliere campioni di urina in quattro volte: una alla mattina, l’altro al pomeriggio, poi la sera e notte; allo scopo di verificare la presenza di zucchero nell’urina e di corpi chetonici, al fine di visualizzare l’andamento del diabete e un primo step di controllo della funzionalità. All’epoca questo offriva la medicina, e la raccolta dei campioni con contenitori a scelta del diabetico. Io portavo il materiale biologico dentro a dalle bottigliette sanificate, tipo succo di frutta, ed oggnuno si sbizarriva come meglio li veniva. L’episodio più singolare avvenne quando un giorno, un agreste signore portò i campioni suddivisi in quattro bottiglie da un litro piene, colme, del “prodotto”; lascio immaginare la sorpresa del personale paramedico e degli assistiti…

Darsi da fare

Allora per essere chiaro riprendo un argomento affrontato miliardi di volte, e che altri bilioni di miliardi di volte verrà ripreso: cosa fare per ridimensionare, ridurre, contenere, il dilagante fenomeno del diabete (tipo II)? Nella stragrande maggioranza dei casi si parla quasi esclusivamente del cibo, di limitare li consumo eccessivo, di fare la dieta, di ridurre i carboidrati, i grassi in eccesso. Va bene l’ho capito: il sovrappeso, l’obesità sono, assieme al diabete, situazioni che vanno affrontate di petto e non solo di pancia. Ma evidenziare solo l’aspetto alimentare è un modo errato di affrontare il problema dei problemi. Il punto centrale, per essere chiaro, è rappresentato, al primo posto, dal fatto che la stragrande maggioranza di noi fa una vita a consumo zero: la nostra attività, se così la possiamo chiamare, è di stare fermi. A partire dalla mobilità casa-lavoro (in auto, moto e simili), per poi arrivare al lavoro stesso , in massima parte automatizzato. E senza fare grandi ricerche di mercato basta guardarsi attorno, essere un poco osservatori, per avere conferma nei fatti della dimensione volumetrica del problema, e del perché il diabete è e sarà il problema in crescita esponenziale nel futuro.

Riflessioni

Riflessione tra me e me: quando ero piccino nei lunghi periodi di ricovero in ospedale per il diabete, non avendo da fare niente ed aspettando le “cure gioiose” dell’epoca, deliravo sull’aspirazione a diventare medico, per di più con la specializzazione in diabetologia, col desiderio infantile di risolvere in autarchia il problema della malattia. Ripercorro questi ricordi aggiornandoli al presente, con la lucidità dell’esperienza e della maturità: oggi non farei di sicuro il diabetologo. Sia ben chiaro ogni professione ha la sua dignità e ragion d’essere; ma debbo dire che non c’è niente di più frustrante e logorante che esercitare questa professione. Perché? Come tipo di mestiere è una via di mezzo tra il prevosto e il notaio; non lo dico per facile ironia ma alla luce di una semplice constatazione suffragata dai fatti. Nella stragrande maggioranza dei casi, dei diabetici sotto cura, rispetto alle indicazioni mediche vi è un rapporto simile a quello degli studenti col voto in condotta: pessimo; un individuo abituato ad avere una vita liberamente disordinata quando ad un certo punto si deve mettere “in ordine” (in primo luogo col cibo), al medico dice di sì ma poi va dove lo porta il cuore (par don lo stomaco su indicazione del cervello). Alla fine il ruolo del diabetologo, oggi, è quello di un internista – dietista frustrato, e, fatta salva una minoranza di diabetici, deluso dei risultati. Ma per fortuna c’è la ricerca ed altro a risollevare gli animi. E comunque di loro, i diabetologi, non ne possiamo fare a meno.

Che fare?

Anche quest’anno è partita la campagna di informazione per il vaccino contro l’influenza. Il diabete rientra tra le patologie soggette a vaccinazione “consigliata”, in quanto foriera di complicazioni ulteriori in caso di contrazione dell’influenza. Si dice diabete, ma è doveroso sempre fare dei distinguo: diabete tipo 1, tipo 2; età e condizioni degli interessati (bimbi, anziani, con complicanze o meno). Il vaccino è sempre bene farlo nel caso si rientri nel predetta casistica. Io, ad esempio, ho il diabete di tipo 1 (quello autoimmune per intenderci) e fino ai quarantanni di età non mi sono mai preso l’influenza e neanche vaccinato. Forse per il fatto che ho un firewall come sistema immunitario? Sta di fatto che dopo i quaranta ho deciso di farlo: della serie non si sa mai: perché andare a complicare una vita di suo già complessa; e anche se ho due milze al posto di una ho deciso che prevenire è meglio che esagerare. E siccome tra le complicanze possibili provocate dal diabete ci sono polmonite ed altre affezioni alle vie respiratorie, meglio un buco in più a fin di bene. Un’occasione in più per agire anziché aspettare. Il dato finale preoccupante, che emerge dai dati resi noti dall’ISS (Istituto Superiore di Sanità), mette in evidenza come solo il 25% dei malati cronici, quindi anche diabetici, si vaccina regolarmente ogni anno. Un dato che si illustra da sé.