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Un salto

Quando il diabete è ben controllato, come capita a me, puoi permetterti qualche piccola trasgressione: e ribadisco piccola! Nel mio caso faccio le iniezioni di insulina (4 al giorno: a colazione la novorapid, a pranzo la novomix 70, a cena di nuovo la novorapid e a sera la lantus, con uno schema variabile in base al risultato da autocontrollo della glicemia) con la penna, mentre per chi usa il microinfusore il discorso è diverso. Or bene ieri mattina ero a casa dal lavoro con una giornata di ferie, e finalmente dopo tanto tempo sono riuscito a fare una bella dormitona: mi sono alzato alle 13.30 a seguito di una telefonata di mia moglie! A questo punto era saltata l’iniezione della colazione, con annessi e connessi; e di conseguenza sono passato direttamente al pranzo. Che ho fatto? all’autocontrollo della glicemia, delle ore 14, il dato era di 113 mg/dl, al quel punto mi sono fatto 8 unità di novomix 70/30 e assunto 72 grammi di carboidrati a pranzo. In conclusione cosa mi sono detto? Semplicemente ho tratto le seguenti considerazioni: in primo luogo è fondamentale mantenere il buon compenso della glicemia e il controllo della stessa; in secondo luogo è fondamentale non saltare l’insulina basale (nel mio caso la Lantus); e per finire se salti un pasto, e di conseguenza una iniezione di insulina rapida (novorapid) non è di certo la fine del mondo, sempre a patto che non diventi una regola, ovvero la cosa accada saltuariamente.

Acido

Scrivendo da un po di diabete in questo blog a tema mi sono accorto di non aver affrontato un tema particolare e grave del diabete, e nello specifico di quello giovanile o di tipo 1, il mio: la chetoacidosi diabetica. Di che si tratta? La chetoacidosi (o DKA) e una grave complicanza del diabete di cui sopra. Io nella mia lunga vita col diabete ne ho avute diverse tra i tre e venti anni di età, con vomito, diarrea, disidratazione, ecc.; e conseguenti ricoveri in ospedale. In quella fascia di tempo più volte ho rischiato di lasciarci le penne: perché la chetoacidosi se non affrontata in tempo porta al decesso del diabetico.

I sintomi e i segni clinici che all’inizio si riscontrano sono disidratazione, anoressia, dolore addominale, poliuria, vomito, nausea, febbre, sudorazione profusa, ipotensione, tachicardia, disfunzioni cerebrali, perdita della massa muscolare, Respiro Kussmaul e alito acetonemico. Una volta effettuate le analisi di laboratorio si mostrano anche chetosi, iperglicemia e acidosi metabolica.

È una grave situazione clinica che si verifica quando in mancanza di insulina, l’organismo comincia ad utilizzare massivamente gli acidi grassi per ottenere energia. La degradazione degli acidi grassi causa un accumulo di prodotti di scarto, detti corpi chetonici, che, se presenti in concentrazione molto elevata, determinano una serie di effetti che portano allo stato di ‘coma chetoacidosico’. La chetoacidosi è un emergenza clinica tipica del diabetico di tipo 1.

(da Wikipedia)

In quei anni avevo un ricovero d’urgenza per ipoglicemia e l’altro per chetoacidosi. Ed oggi? La traccia che resta dell’acetone nell’urina si manifesta con due situazioni particolari: quando la glicemia supera > 250 mg/dl appaiono inevitabilmente tracce, più o meno consistenti, di acetone nelle urine, con una sintomatologia più leggere rispetto a quella vissuta nell’infanzia e adolescenza; ed infine il reflusso gastroesofageo che, grazie ad anni di acidità acetonica e farmaci, si è presentato negli ultimi 15 anni della mia vita.

Fuori

Io mangio fuori casa, a pranzo, 7 giorni su sette, e so di essere in buona compagnia, perché sono sempre più le persone che non mangiano in casa, non solo a pranzo ma anche a cena, e addirittura a colazione. Io mi limito, mio malgrado, a farlo solo a mezzogiorno. E so bene che questo stile alimentare non è a costo zero per il diabete, anzi se non controllato il pasto fuori casa può rappresentare una serie minaccia per il compenso dello zucchero nel sangue, così da portare ad uno scompenso diabetico. Allora che faccio? La prima regola che metto in opera, quando mangio al self service (che per fortuna ha un menù vario per le più svariate esigenze) è prendere i piatti meno elaborati o sconditi, ad esempio: un risotto al pomodoro oppure ai funghi, verdure lesse da condire; ma anche formaggio e insalata con un pezzo di pane o un frutto. La seconda regola: se non ci sono piatti adeguati al mio stile alimentare, allora mi porto il mangiare da casa, che dal punto di vista nutrizionale è sempre la cosa migliore. E debbo dire che fino ad ora i risultati della mia emoglobina glicata (HbA1C), e di converso del mio compenso diabetico, mi hanno dato ragione.

Parliamone: ovvero del diabete

Un aspetto pratico ed immediato del diabete riguarda la sua comunicazione: ed intendo come viene informato il diabetico dalle strutture sanitarie specializzate (gli ambulatori o centri diabetologici che dir si voglia). La comunicazione ha un’importanza pari a quella dell’educazione alla vita col diabete. Non so se sono solamente io ad avere questo tipo di problema, se sono un diabetico sfortunato o svantaggiato rispetto nella realtà in cuji mi trovo, ma da quanto osservo, soggiornando nelle predette strutture ho modo di constatare come nei confronti dei neofiti diabetici c’è una carenza di avvio nella comunicazione pratica di approccio alla malattia. E’ vero che di tasca nostra possiamo andare in libreria e comprarci un bel manuale sul diabete, o ancora meglio scaricarlo gratis da internet; ma tutt’altra cosa è uno stampato o pubblicazione digitale che offre le informazioni specifiche sulla patologia sì, ma anche le informazioni necessarie sul centro che ci assiste (medici, dietiste, orari, telefoni, email e via enucleando). E invece di tutto questo non ho mai visto traccia. Chissà perché? E dire che basterebbe poco per semplificare la vita delle persone…

Periodicamente

Tra una settimana vado a fare il controllo periodico del diabete, e sarà l’ultimo per quest’anno. Ritorno all’appuntamento senza grandi aspettative: la situazione del mio diabete è abbastanza stabile, l’emoglobina glicata ha un valore di 6.7, rispetto al precedente che era di 6.4; gli unici punti di attenzione critica riguardano la funzione renale, con un leggero innalzamento dell’urea e del potassio. Quindi nella settimana che mi separa dall’appuntamento sanitario, debbo fare un po mente locale su gli argomenti da porre all’attenzione del diabetologo, anche in funzione di percorsi nuovi nella gestione del diabete. I propositi in partenza sono sempre buoni, ma poi quando ti trovi la, nella lunga attesa che separa l’intervallo della visita (breve), il senso di noia e frustrazione supera le buone intenzioni. Siccome l’occasione della visita rappresenta un momento utile per ricevere l’aggiornamento diretto sulle eventuali novità, circa i percorsi ipotetici di remissione del diabete; posso cogliere “l’attimo fuggente” per avere ragguagli nel merito. Già in altre occasioni l’ho detto, e ancora una volta lo memorizzo in questo post: in prossimità di un appuntamento medico è sempre buona regola fare una scaletta, un sommario degli argomenti, interrogativi che riguardano la nostra salute e malattia, da avanzare al medico. Il comportamento è utile per ottimizzare i tempi e rendere più efficace la visita. Infine, senza esagerare nell’archiviazione, sarebbe utile conservare un tracciato delle ultime visite, per tenere una memoria dell’evoluzione della diagnostica e delle terapie intercorse,nonché delle sintomatologie.

Che fai?

Siamo in recessione: e lo sappiamo. Si taglia: è anche questo è risaputo. Per quanto riguarda la sanità sembra che l’appuntamento è rinviato al 2010; ma già in alcune realtà regionali (Lazio) si cominciano ad avere delle anteprime dello scenario prossimo per il resto dell’Italia. In particolare la prima regola, già in corso di gestazione, riguarda la riforma dei cosiddetti LEA (livelli essenziali di assistenza). Per chi non lo sapesse sono l’elenco di prestazioni sanitarie e diagnostiche effettuate a livello ambulatoriale, spesate dall’erario pubblico a favore di chi è esente per patologia o invalidità; quelle non ricomprese sono usufruibili o dietro pagamento di “ticket”, oppure a totale carico del cittadino. Al momento non conosco quale saranno le prestazione accessibili per il diabete e i diabetici, ma è chiaro che in questo campo si andrà ad una selezione. Un’altra tendenza alla riduzione riguarderà i “presidi diabetici”, ovvero quell’insieme di accessori utili al controllo del diabete e all’effettuazione delle iniezioni di insulina, come: aghi e siringhe, strisce per il controllo della glicemia e della glicosuria. E in particolare per questo aspetto della vita diabetica, sembra che l’orientamento sarebbe di garantirle gratuitamente solo ai pazienti con diabete scompensato o instabile. E’ presto per trarre delle conclusioni: staremo a vedere…

Ripetizione

Un anno fa scrivevo:

Il post di oggi viene dedicato all’italico piatto denominato: pizza; ovvero l’impatto del pasto sul diabete.

Erano mesi che non ne mangiavo una , dopo una lunga pausa temporale, ieri 9 dicembre ho fatto cena con una pizza vegetariana.

L’impatto sulla glicemia è stato evidente: 391 mg/dl; ho affrontato l’iperglicemia con una dose aggiuntiva di 4 unità di novorapid – aspart, e prima di cena mi ero iniettato 12 unità di aspart, ma evidentemente non sufficienti a supportare il caricico glicemico. Debbo dire che le precedenti occasioni di pasto con pizza sono quasi sempre state con valori iperglicemici; e questo è un dato che riflettere…

Il tempo passa ma le cose non cambiano, evidentemente, ma quanto pesa una pizza in termini di valori nutrizionali? Un pezzo intero di “margherita” ad esempio, equivale a: 2381 calorie, 294 grammi di carboidrati, 85 grammi di grassi, 14 di fibre e 107 di proteine. Una fetta di pizza: 271 di calorie, 33 grammi di carboidrati, 9 di grassi, 2 di fibre e 12 di proteine. Ad occhio direi che i dati si illustrano da soli. Ed ho voluto riprendere questo argomento proprio perché l’altro giorno ho mangiato una pizza (intera) e la glicemia è schizzata a 315 mg/dl. Acquisita definitivamente l’esperienza, la prossima volta passerò alla fetta anziché al pezzo intero.

Notizie dalla ricerca

Notizie dalla ricerca per quanto riguarda il diabete di tipo 1, da prendere ancora una volta con le molle:
Gleevec, un farmaco in uso per contrastare la leucemia e altri tumori, potrebbe avere un suo impiego nel prevenire, e addirittura curare le malattie autoimmuni, tra cui il mellito di tipo 1. Come al solito la sperimentazione è stata condotta sui topi. Per chi non lo sapesse il diabete di tipo 1 è di solito diagnosticato nei bambini e nei giovani adulti, ed è causato dall’incapacità del corpo di produrre insulina. Lo studio, sviluppato dai ricercatori dell’Università di San Francisco – California (USA), è stato pubblicato in settimana nella rivista on line del Proceedings of the National Academy of Sciences.. In questi casi la prudenza è d’obbligo, perché si deve verificare il grado di sicurezza di questo tipo di trattamento, alla luce della sua potenziale tossicità.

Cambio di gestione

Da circa una settimana ho fatto una piccola variazione nel contenuto del mio “palinsesto alimentare”, ed in particolare a colazione: anziché mangiare la frutta a cena, dopo che avevo registrato da ottobre in qua un picco di glicemia al mattino, ho spostato il frutto alla prima colazione, al posto di quattro fette biscottate ed assieme ad un bicchiere di latte.

Ebbene dopo una decina di giorni da questo genere di cambio ho potuto constatare un miglioramento ulteriore nella mia compensazione della glicemia e di converso del diabete: in pratica oggi la mia media di zucchero nel sangue oscilla su 104 mg/dl, e contestualmente ho dovuto abbassare la quantità di unità iniettate di insulina.

Ritengo questa variazione al mio schema alimentare sia proponibile per l’autunno e l’inverno, in quanto è in questo frangente di anno che si manifestano i problemi indicati in precedenza. Ma l’importante è trovare il rimedio.

Occhio col diabete

Riuscire a mantener sotto controllo la glicemia, il livello dello zucchero nel sangue, non solo fa bene al diabete, ma aiuta ad evitare l’arrivo di una grave complicanza legata alla malattia: la retinopatia diabetica.

Cos’è questa complicanza del diabete: è una grave malattia che danneggia la retina dell’occhio; qui di seguito ecco un esempio di una vista normale, e di uno con la retina danneggiata.

La retinopatia diabetica è la più diffusa complicanza del diabete di tipo 1, è gli ulteriori fattori di accelerazione del processo di comparsa, ed aggravamento della malattia sono, oltre allo scompenso glicemico, l’ipertensione arteriosa elevata e la presenza di proteine nell’urina (insufficienza renale cronica, nefropatia diabetica).

Ecco alcuni buoni motivi per tener d’occhio il diabete, e fare almeno una volta all’anno la visita oculistica completa con esame del fondo dell’occhio e della pressione intraoculare.