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Momenti di riflessione

conti

Sta per finire un mese e cominciare un altro, in  questo arco di tempo le cose sotto il profilo del mio diabete non sono andate come volevo, per ragioni diverse non sono riuscito a governare bene la malattia. Sono stanco, non ho voglia di investigare sul perché, il per come di questa situazione; di autoanalisi ne ho già fatte anche troppe, adesso debbo prendere una pausa, aspetto venerdì quando vedrò la diabetologa per avere qualche soluzione fattibile ai problemi fin qui elencati ed espressi anche in precedenza nel corso di questo mese.

Un fatto è certo: l’avanzare dell’età, il logoramento psico-fisico del tempo che passa sono elementi concreti ed ineluttabili nella vita di un uomo, ed io con il mio trascorso di patologie ed evoluzione personale vado a sommare queste condizioni e al momento del conto sono problemi che pesano.

L’unica cosa che debbo cercare di fare in questo momento di riflessione è di recuperare la condizione mentale, lo stress accumulato, in una parola unica e univoca: rilassarmi; ritengo non ci sia altro da fare, anzi riuscire in questo sarebbe un grande risultato.

The winner is

Sangue

I preliminari in vista del prossimo controllo del diabete prevedono il solito rituale fatto in esami di laboratorio, questa volta ne avevo solo uno da fare: miracolo! Si trattava dell’emoglobina glicata (HbA1c). Fresco di ritiro del referto e impaziente di sapere l’esito scarto immediatamente la busta, apro il foglio e leggo il laconico dato: 7.5; un peggioramento sensibile rispetto al precedente controllo che era 7.

Naturalmente sentirò il parere del medico ma a questo punto l’occasione può essere valida per considerare il passaggio dalla penna al microinfusore d’insulina, transizione non immediata certo ma programmabile. Intanto in questo contesto cercherò di riprendere un monitoraggio più assiduo della glicemia per cercare di mantenere il più possibile equilibrato il diabete.

Le aspettative sono queste, non resta che aspettare il passaggio della settimana e poi avere un riscontro concreto a quanto riflesso.

Morire dentro e morire

tristezza

Ogni occasione è un pretesto per parlare di diabete direte voi che leggete questo blog: può darsi? Ma oggi mi preme affrontare un passaggio delicato della mia vita: cosa si prova quando ti viene a mancare una persona a cui ti sentivi molto, molto, moltissimo legato?

Io ho provato un grande senso di dolore nell’anima e nel fisico. La sofferenza dell’anima e inguaribile se non forse col tempo, ma questa e una cosa che dipende da ciascuno di noi, io avendo una memoria impressionata da vari traumi relazionali non riesco mai a riassorbire un trauma, un’emozione, e questo dato si riversa in modo pesante nel mio organismo, esempio: forte rialzo della glicemia e della pressione, pulsazioni. Non ci posso fare niente ormai sono così e resterà tale la mia condizione fino alla fine dei miei giorni.

Oggi ho voluto dedicare questo spazio della mia vita privata in modo pubblico perché penso che cercare di vivere la propria esistenza in armonia sia un buon obbiettivo, ma nel durante succedono cose inaspettate le quali ti stramazzano al suolo e fai fatica a rialzarti, o addirittura non ti rialzi più.

Cincischiare

cincischiare

Ci sono volte nella vita col diabete in cui si ha bisogno di consigli, altre in cui si fa di testa propria (nel bene e nel male), infine ci sono frangenti in cui uno cincischia, perde tempo, non agisce con prontezza immediata alla necessità di porre rimedio ad un glicemia alterata ad esempio.

Quest’ultimo caso mi autorappresenta, in pratica nei giorni scorsi quando ho avuto una glicemia incontrollata da un rialzo a causa di un’ipoglicemia, sarei dovuto intervenire subito attraverso qualche autocontrollo e iniezione d’insulina aggiuntiva. Invece ho perso del tempo prezioso, ma in questo caso centra il mio essere abitudinario che non mi fa diventare reattivo a determinate condizioni come quelle precedentemente indicate.

A mente fredda riesco a focalizzare il centro del problema, sarebbe bello cambiare atteggiamento operativo quando si impatta il sintomo.

Associazione diabetici dispersi

disperso

L’idea di formare la miliardesima associazione a tema diabete, centrata sul tema della dispersione dei diabetici, ovvero tradotto in parole quotidiane: coloro che se ne fottono della malattia, nasce dal mio vissuto e da quello di altri che come nella lunga “militanza” con la patologia, ed in particolare nella fase adolescenziale e fin verso ai trent’anni dell’esistenza, se ne sono fregati di come andava la glicemia e tutto resto, prendendo ad esempio il noto cantautore bohemien Vasco Rossi né “Vita Spericolata”.

Il dato dei diabetici dispersi non c’è e invece un’anagrafe di questa realtà sarebbe importante averla perché quelli che rifiutano un minimo di controllo, coloro che fanno in proprio, in giovane età e anche in fase adulta sono molti di più di quanto si pensa, per esperienza lo dico e ribadisco.

Fare da acchiappa diabetici dispersi potrebbe sembrare un compito oltre che improbo anche di carattere sociale, ed in parte è vero poiché i costi per la società, sia in termini economici che umani, sono e saranno sempre maggiori, con un aggravamento dei compiti per le strutture mediche preposte a far fronte al problema. Come si dice in questi casi: da qualche parte si deve pur cominciare.

Mi sono rotto!

Rotto

Lo so mi sono rotto di queste iperglicemie notturne che oltre a farmi sballare il diabete non riescono a farmi dormire: sto male con tutto il tratto digerente irrigidito e dolente, il carattere irascibile. Mi sono rotto e comincio a dare segni di insofferenza.

L’unica prospettiva positiva è che manca poco all’appuntamento con il diabetologo e in quella occasione spero di riuscire a mettere in fila i problemi e trovare la soluzione, del tipo classico: cambio dello schema d’insulina; del tipo nuovo: passaggio al microinfusore.

Al di là di quale sarà lo scambio comunicativo con il medico di turno l’importante per me è venirne fuori da questa condizione di stallo e malessere.

Un dato che emerge chiaro da questo contesto riguarda la decisione di tornare a quattro controlli quotidiani della glicemia, dopo la riduzione per qualche settimana a tre.

Ah Amore

passione

Fai presto a dire diabete, glicemia, ma quando ti innamori non c’è controllo che tenga, l’amore si impossessa di ogni cosa compreso i livelli di zucchero nel sangue, almeno è quello che posso riportare nella mia esperienza e dei diabetici che ho conosciuto. La reazione e la battuta facile circa l’impatto emotivo dell’amore nella vita di un diabetico è pari a dolcezza e aumento degli zuccheri nel sangue.

Il fatto da considerare di fronte all’amore e all’innamoramento è che si tratta di uno stress bello, meraviglioso, stupendo nella vita di un diabetico, diabetica, ma sempre di uno stress si tratta; quella cosa che ti fa aumentare tutto: l’energia, l’adrenalina, le pulsazioni, la pressione arteriosa e anche la glicemia.

Almeno di questo sono consapevole e non voglio certo fare il rompi scatole su questo bel lato della vita umana, infatti ritengo che la cosa più bella da fare è di abbandonarsi a questo stato.

Poi quando ci saremo ripresi l’azione da intraprendere è molto semplice: incrementare un poco di più i controlli della glicemia e variare sotto consiglio medico lo schema delle iniezioni d’insulina.

E siamo qui

commiserazione

E siamo qui a piangerci addosso anche oggi, spero proprio di no! Un’abitudine ricorrente nel diabetico di età adulta o anziano è proprio quella di auto commiserarsi, che dire, cosa pensare? Non voglio fare una riflessione moralistica su questo argomento poiché credo che ognuno debba reagire come meglio crede e sente dentro di se, ma è indubbia la difficoltà a gestire i problemi restando immortalati dentro una cornice di tristezza e sconforto. Uno stato d’animo cupo e dimesso non solo rende precario un percorso di ripresa e miglioramento, ma poi alimenta l’isolamento e la depressione.

Io non piango più, in primo luogo perché da quando mi hanno trovato l’artrite reumatoide come conseguenza parallela ho il cosiddetto occhio secco, e inoltre ho imparato che questo problema emerge anche con il diabete; però cerco di singhiozzare e quando proprio non ce la faccio più mi auto schiaffeggio per cercare di porre rimedio a una congiuntura troppo favorevole. Che volete ognuno fa quello che può e poi in estate le cose vengono meglio.

Il mio nonno mi ha insegnato che di una cosa ci si deve preoccupare fino a un massimo di tre volte, dopo diventa una mania; ci saranno anche le eccezioni ma penso a come l’aspetto maniacale delle preoccupazioni prevale oggigiorno: è dura rilassarsi ma bisogna farlo anche perché c’è troppa tensione nell’aria.

Una palla

autocontrollo glicemia

A forza di essere auto controllato nei vari aspetti che interessano la vita con il diabete (glicemia, insulina e carboidrati), mi rendo conto a volte di poter essere una palla al cospetto degli altri; sarà una mia estemporanea fissa mentale, forse? Non fare e darmi la risposta per dirla alla Marzullo, ma qualche volta questo interrogativo emerge dai miei pensieri.

L’essere auto controllato può apparire per qualcuno come una forma di mania estrema, ma in fondo cosa m’importa quando ciò che conta è cercare di vivere la mia esistenza nel modo più decoroso possibile, e già questo sarebbe un gran bel risultato per me.

D’altronde nella vita con il diabete non ci sono al momento grandi alternative: o stai auto controllato, o stai fuori controllo; e la condizione di questa patologia che per essere monitorata richiede una presenza attiva e coerente del diabetico; ignorare queste semplici ma basilari regole significa mettere a repentaglio la propria crescita, perché questo ragionamento lo proietto verso i miei colleghi diabetici di tipo 1 in età adolescenziale o comunque giovani adulti.

Nel cuore della notte

sonno profondo

Domanda: può il diabete, in particolare l’avere difficoltà a dormire, convivere con un sonno disturbato, avere l’insonnia può incidere sul buon compenso della malattia, ovvero nel tenere a bada i valori della glicemia? L’interrogativo sorge dalle varie occasioni avute in questi ultimi anni di non dormire bene o per niente, e al mattino trovare la glicemia con valori alterati, quando al controllo prima di coricarmi gli stessi parametri si trovavano nella norma.

La questione si sposta invece quando nel corso del sonno interviene un forte iperglicemia, in questo caso la sintomatologia provocata da un elevato innalzamento dello zucchero nel sangue determina forti disturbi del riposo e certi risvegli come: frequenti andate in bagno a urinare, bisogno di bere, forte acidità con nausea, accentuata irritabilità; tutti elementi questi che fanno stare male e quindi restare svegli in attesa di fare magari un supplemento d’insulina per abbassare il livello della glicemia.

Con l’ipoglicemia capita più di rado di accorgersi nel sonno dell’approssimarsi di un evento di questa natura, personalmente le volte cui mi è capitato sono stato destato da una violenta vampata con iperidrosi che fortunatamente mi invitava a prendere subito acqua e zucchero per evitare problemi peggiori.