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Interdipendenza

Un fatto certo nella mia vita con il diabete, acquisito e maturato nel corso degli anni, riguarda l’interdipendenza, la connessione tra loro di molti fattori concomitanti nella gestione, nell’equilibrio del compenso glicemico e nell’analisi della tendenza quotidiana dello stato di diabetico; avere consapevolezza dell’importanza di questi elementi è fondamentale poiché riesce così a governare la patologia in modo adeguato e con certa autonomia.

Ricordo un moto che mi disse uno dei miei primi medici diabetologi: dott. Luigi Bacci – il miglior medico del diabetico è lui stesso. Sì perché la dominanza quotidiana del diabete fa in modo che non ci possiamo permettere di avere un medico permanente come balia, per ovvie ragioni.

La sintesi del mio ragionamento porta a dire: la libertà nella responsabilità del vivere con il diabete va costruita e conquistata ogni giorno, ergo avanti tutta.

Ossario diabetico

Non abbiate paura oggi non scrivo di argomenti funerei o similari, anche se il tema può essere “toccante”. L’argomento che mi riguarda ma di cui non ho l’esclusiva è il rapporto ossa, sistema scheletrico e diabete: recenti articoli scientifici hanno ribadito che nei diabetici si può manifestare l’insorgere, con maggiori probabilità di rischio, dell’osteoporosi. Io, debbo dire la verità, ho anche questa patologia diagnosticata dopo l’insorgere dell’artrite reumatoide; ma non sapevo che potesse derivare anche dal diabete stesso.

Certo le ricerche anche nel campo dell’osteoporosi fanno passi avanti in positivo, quindi non c’è da preoccuparsi o agitarsi, ma la cosa interessante da considerare è come non ci sia parte del mio corpo derivata da stati provocati dal diabete.

In certi momenti viene da dire: meglio non leggere così si resta volontariamente ignoranti; ma a parte l’autoironia occorre essere fermi nel mantenere sana costanza e ottimismo nel guardare avanti e proseguire il cammino di vita che ci attende.

Neurosimpatia

Ieri ho fatto una visita neurologica per portare a sintesi gli esami svolti su prescrizione del neurologo (elettroencefalogramma e risonanza magnetica encefalica) per indagare sui sintomi da me testimoniati di brevi episodi d’assenza. Nella fase infantile del mio diabete mi avevano riscontrato “il piccolo male” una forma epilettica che tendenzialmente colpisce  nell’età pediatriche e regredisce con lo sviluppo puberale, ed è stato il mio caso.

I referti degli esami sopra citati hanno dato esito negativo, ma il medico ha affermato che la mia condizione va tenuta sotto controllo per due ordini di motivi:  l’anzianità diabetica e il delicato equilibrio su cui si poggia, lo stress psico-ossidativo che va ad interessare le mie fibre nervose.

Il fatto evidente in questo processo evolutivo della mia vita, su cui debbo avere sempre la coscienza attiva, che ogni parte del mio essere non va trascurata perché guadagnare tempo è l’unica azione che posso umanamente fare.

Reni contro

Un lato del diabete che mi ha colpito, ma per fortuna le conseguenze sono ancora oggi sotto controllo, riguarda i miei reni. La creatinina veleggia tra gli 1,2 e gli 1,3 e la microalbuminuria, ultimo dato, > 30. Questo organo del mio, nostro corpo, è uno dei più sensibili e reattivi ad un diabete mal gestito e controllato, e quando le cose non vanno bene comincia a dare segni di difficoltà in progressione. Più uno se ne frega e più rischia di andare incontro a percorsi esistenziali irti di difficoltà fino ad arrivare alla dialisi o al trapianto d’organo con tutto quello che ne consegue.

La cosa che noto in questo frangente della mia vita, e che interessa l’intreccio diabete e leggera nefropatia diabetica,  come con un piccolo accorgimento nutrizionale posso alleggerire il carico di filtraggio dei miei reni: semplicemente cercando di ridurre l’apporto di proteine animali nella mia alimentazione quotidiana, ovvero con una dieta leggermente ipoproteica.

La conclusione: tra i vari passaggi da compiere nel monitoraggio del diabete vi è anche quello di tenere curata la salute dei reni e quindi di fare controlli periodici non solo della creatinina e microalbuminuria, ma anche una volta l’anno un ecografia addominale renale per non abbassare la guardia.

In agenda

La cosa rischia di essere noiosa, ma anche la settimana appena lasciata alle spalle continua a vedere mantenuto in buon equilibrio la glicemia e il mio diabete nel suo complesso. Bene: la media dei valori registrati tratti dall’autocontrollo glicemico è di 150 mg/dl. E manca una settimana esatta all’installazione del nuovo microinfusore Paradigm Veo Minimed della Medtronics. In questi giorni l’agenda dei miei “appuntamenti” sanitari prevede: domani visita neurologica e giovedì prossimo il reumatologo; insomma proseguono imperterriti i passaggi di controllo del mio sistema umano.

Mesi più e mesi meno, ci sono addensamenti di accertamenti e visite che portano ad ingorgare l’agenda: nei giorni scorsi è stato così; l’importante è cercare di viverli senza agitarsi e innervosirsi troppo. Un tempo ero un paziente poco paziente, soprattutto nella fase di attesa, oggi sono più tranquillo anche perché l’arrabbiamento non porta benefici alla salute.

E magari per rilassarmi posso ascoltare musica  con il microinfusore multifunzione: lettore mp3 e mp4 compreso; sarebbe una bella cosa se facesse ascoltare pure la radio, ma per intanto mi accontento dell’infusione d’insulina.

Problemi collaterali (concentrazione e diabete)

Un effetto collaterale che accompagna lo squilibrio e lo scompenso del diabete è rappresentato dalla difficoltà di concentrazione.  Lo stato in questione l’ho scoperto di recente con la lettura di articoli scientifici in materia, anche se debbo dire un poco l’avevo già capito di mio nel corso degli anni.

Ripercorrendo le tappe della mia vita e tornando alla fase di quando ero bimbo e ragazzo, capisco perché di fronte a determinate sfide della scuola avevo così grossi problemi di approccio. Se allora ci fosse già stato l’esame dell’emoglobina glicata questo mi avrebbe dato una valore superiore a 12.

La voglia di fare questo ragionamento è riferita ancora una volta alla necessità, sempre più motivata e profonda, di mantenere il diabete sotto controllo.

A mente fredda (pancreas artificiale)

Due settimane fa ho pubblicato un commento sulla ripresa degli investimenti relativi alla ricerca finalizzata al realizzazione del pancreas artificiale, subito le agenzie stampa ed i quotidiani hanno rilanciato la notizia. Bene. C’è un distinguo da fare: alla luce delle informazioni riportate questo “pancreas artificiale” non  è altro che l’evoluzione tecnico-biologica dell’attuale microinfusore d’insulina nel governo del diabete di tipo 1 (quello giovanile per intenderci).
Basta leggere il dispaccio dell’agenzia ANSA del 5/2/10 per avere la consapevolezza del passaggio evolutivo: A questo futuro si è avvicinato sensibilmente un prototipo di pancreas sintetico quasi del tutto autonomo che è stato testato con successo in tre trial clinici su giovanissimi pazienti. Secondo quanto riferito sulla rivista The Lancet, si tratta di un congegno cosiddetto ‘a circuito chiuso’ che misura in tempo reale la glicemia del paziente e permette di regolare il rilascio di insulina dalla pompa.

Questo commento a mente fredda l’ho voluto scrivere perché, come al solito, la scoperta dell’America non è ma si tratta del frutto dello sviluppo di una tecnologia già presente tra noi.

La prima visita

La prima visita di controllo del diabete del 2010 come è andata? La premessa è sempre la stessa: arrivo alle 10.30 a.m. e durante le due/tre ore classiche di attesa ho trascorso il tempo girovagando nei dintorni perimetrali del Policlinico S. Orsola Malpighi di Bologna curiosando tra vetrine di negozi e copertine di libri; siccome non potevo stare fuori tutto il tempo causa rigidità climatica; sono ritornato nel centro diabetologico ed ho passato la parte restante ad ascoltare i racconti di varia umanità dei diabetici anche loro in attesa. D’altronde si sa: il nervosismo dell’attesa fa, tra le altre cose, parlare, e qui da esternare c’è spazio.
Poi finalmente arriva il mio turno: il colloquio con il medico prevede il disbrigo delle pratiche consuete: registrazione del peso corporeo e della pressione arteriosa, analisi del diario glicemico. Il passaggio successivo e centrale è stato rappresentato dalla valutazione delle glicemie con lo schema d’insulina somministrato con il microinfusore (basale e boli dei pasti); poi ancora il cambio dell’apparecchio provvisorio con quello definitivo e la consegna del piano per l’erogazione dei presidi sanitari per il diabete. Sempre in questo contesto io ho consegnato alla diabetologa i referti delle visite specialistiche effettuate nel periodo intercorso tra una visita e l’altra (esempio: emoglobina glicata HbA1c a 6.8). A questo punto la conclusione: la situazione del diabete è tornata in buon compenso complessivo quindi l’assetto dei boli, basali e pasti, è rimasto sostanzialmente invariato. Il primo marzo avviene l’evento atteso: l’installazione del microinfusore defintivo, alisa il Minimed Paradigm Veo della Medtronics, per intenderci quello con l’holter e sensore glicemico; e la prossima visita è fissata per il 28 aprile. Bene, bene.

Incognita

Dove va l’assistenza per il diabete in Italia? La domanda sorge spontanea dopo che ripetutamente leggo informazioni provenienti da molte regioni del nostro paese di chiusura o difficoltà palesi delle strutture sanitarie di diabetologia e endocrinologia; l’ultima letta è questa: visite, stop alle prenotazioni a rischio il Centro anti diabete. Il fatto richiede una considerazione circa la tenuta dell’assistenza sul diabete a livello specialistico. A fronte di una domanda sempre più elevata l’incognita di fondo resta apertissima. Inoltre alcuni supporti necessari: come figure professionali preposte all’educazione permanente nella vita con il diabete; mancano, non sono previste nelle nostre realtà locali, regionali e di sistema.

Siccome siamo sempre in campagna elettorale e il prossimo turno interessa le regioni, enti su cui la sanità pesa per il 90% delle loro competenze e risorse economiche, l’appuntamento è quanto mai necessario per affrontare il tema della qualità dell’assistenza sanitaria sul versante del diabete e fare chiarezza sulle ombre presenti, per poi cominciare, credo, a trovare delle soluzioni.

Riflessione settimanale

Anche questa volta sono trascorsi sette giorni del mio tempo di vita, e ancora una volta sono qui a raccontare lo scorrere della mia strada con il diabete. La settimana lasciata alle spalle  è andata bene: la media dei valori glicemici si è collocata su 165 mg/dl; quindi, grazie al microinfusore d’insulina e alla costanza personale, non posso lamentarmi. E mentre scrivo queste righe del diario diabetico, sono preso un attimo da un interrogativo: fino a quanto ancora potrò contare su questo percorso “normale”? Un po’ la domanda delle cento pistole: chi lo sa! Va bene così punto a capo, mi godo l’attimo e rincomincio.

La cosa certa è che domani mi aspetterà la prima visita di controllo del diabete per il nuovo anno, e poi ogni evento nuovo va preso come un dono: ed io spero di poter conservare la forza di volontà e l’energia per poter affrontare le sfide quotidiane che mi attendono.

La cosa certa è che finché non dirò: non me ne frega più niente di tutto;  posso ancora avere un orizzonte su cui fondare lo sguardo.

A proposito: i parametri di laboratorio classici vanno benone. L’emoglobina glicata è 6.8 e  la microalbuminuria è pari 25 mg/l.