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Frammento d’attimo

La lettura costante delle informazioni circolanti sul diabete e alimentazione ogni giorno di più mette in luce tutto un elenco di cibi che fanno bene alla vita diabetica: spinaci, pompelmo, anacardi e l’elenco si dilungherebbe all’infinito di questo passo, ma a cosa serve? La verità di fondo è molto semplice: quando usciamo da centro diabetologico viene fornita una cartella dietologica ricca di informazioni circa la rotta da seguire per avere una corretta educazione alimentare e così tenere sotto controllo glicemia e diabete.

I dati riprodotti nella cartella indicano anche quali sono i cibi da consumare senza problemi e quelli che da tenere sotto controllo, i valori nutrizonali di riferimento (calorie, carboidrati, proteine , grassi e fibre) e molto altro ancora. Il diabetico ha il diritto di avere tutte queste informazioni e di essere educato a riceverle, poi la responsabilità nel gestire le conoscenze ricevute è e resta sua. La parte dedicata all’alimentazione ed esercizio fisico, come dovremmo sapere, è basilare allo stesso modo del controllo glicemico e somministrazione d’insulina.

Le tre parole d’ordine quotidiane da seguire sono sempre quelle: controllo della glicemia, dosaggio e iniezione dell’insulina, conta dei carboidrati; questo per il diabetico di tipo 1; poi l’esperienza e le informazioni ricevute col tempo favoriranno una sempre maggiore autonomia e consapevolezza, una maturità tale da rendere il cammino sempre più lineare e aagevole.

Dimenticavo?

L’esposizione dei vari aspetti che circondano il mondo diabete e gli argomenti ad esso collegati oggi mi porta a riflettere su un tema poco descritto, così sembra scorrendo i sacri testi divulgativi e scandagliando la rete. L’argomento in questione riguarda l’effetto del diabete lungamente scompensato sui reni e ancor di più sulla vescica.

L’aver sempre, spesso l’iperglicemia, con valori superiori a 240 mg/dl, tra i vari effetti sull’organismo, oltre a orinare spesso (poliuria), causa un sforzo eccezionale per i nostri reni e i primi risultati del peggioramento renale sono dati da esami quali: creatinina e microalbuminuria che indicano, se valori sono fuori parametro, la presenza di una nefropatia diabetica e insufficienza renale cronica, quest’ultima è ancor più frequente con la concomitante coesistenza diabete e ipertensione arteriosa. A lungo andare se non si normalizzano i valori della glicemia la condizione renale può portare alla emodialisi.

Un altro effetto dello scompenso glicemico, con il passare degli anni, interessa la vescica e comporta una difficoltà del suo rilassamento e conseguente svuotamento. La vescica dolente è un punto frequente in questi casi e lo si può controllare assieme ai reni, ad esempio, con un’ecografia addominale. L’accumulo di residui urinari nella vescica favorisce la sedimentazione batterica e qundi l’accensione di processi infiammatori nell’organo frequenti come la comparsa di una cistite. La presenza di questi sintomi non è mai da sottovalutare e rinviare pena l’insorgenza di ulteriori complicanze e problemi per la nostra salute.

Limiti personali

L’emancipazione del diabetico, ovvero la possibilità di fare qualsiasi attività sportiva, fisica torna di attualità oggi dopo la performance ancora una volta epica e eccezionale di Monica Priore con l’attraversamento da Capri a Meta di Sorrento, 20 km fatti a nuoto, ma di esperienze analoghe in altri campi e settori ce ne sono un’infinità: ad esempio un ciclista americano che potrei definire il diabetico pedalante errante, il quale è sempre in giro monitorando continuamente la glicemia.

La domanda di fondo è: lo possono fare tutti? L’interrogativo sorge spontaneo per far tornare alla realtà e non mitizzare persone, situazioni molto terrene. La risposta a mio avviso e alltrettanto secca: tutti debbono fare attività e movimento, fa bene non solo al diabete ma all’organismo, mente e corpo; la differenza è sempre di saper capire i propri limiti e potenzialità, e per avere cognizione occorre provare e riprovare.

Altro piccolo, ma non marginale punto di differenza: performance impegnative come quella della traversata a nuoto, non debbono essere mai affrontate da diabetici in solitaria, a meno che uno non voglia espressamente suicidarsi, anche perché se capita un’ipoglicemia o malore improvviso, e questo può succedere a tutti, diventa poi difficile poterlo raccontare. A questo punto sento che ci saranno altre imprese prossime a realizzarsi: la traversata oceanica solitaria in barca vela ad esempio. La strada è aperta per fortuna.

Periodo di prova

A sei mesi di distanza dall’impiego del sensore glicemico abbinato al microinfusore minimed Paradigm VEO della Medtronic quale bilancio trarre? Lo strumento ha tutti i limiti della prima tecnologia scesa in applicazione diffusa: le dimensioni del sensore sono ridotte ma ancora troppo grandi per poter dire di non essere palpabili; sono fequenti i problemi di sincronizazione del segnale emesso dall’Holter al microinfusore, tali da dover far ripetere l’innesto dello stesso; a volte appaiono errori inesistenti e peggio ancora lo strumento non comunica l’ostruzione della cannula.

Le tecnologie sono sempre in progressione, quindi le prossime versioni col tempo saranno più collaudate e i problemi che ho indicato verranno risolti ne sono sicuro; ma a tutt’oggi posso senz’altro dire per chi è indicato questo genere di strumentazione: a diabetici con frequenti ipoglicemie e valori instabili, pazienti e motivati, nonché in grado di affrontare, digerire tutta la manualistica e le istruzioni necessarie per utilizzare il sistema integrato di microinfusione; in primo luogo chi ha il diabete tipo 1 da bimbo e ragazzo.

I vantaggi oggettivi del sistema sono legati al monitoraggio continuo della glicemia e quindi la facile predisposizione delle infusioni d’insulina utili a mantenere in buon compenso il diabete, oltre alla segnalazione dell’evento ipoglicemico con arresto nella somministrazione insulinica, e questo è ancor più importante nella fase notturna o di riposo per il diabetico.

La scelta delle terapie per vivere al meglio il diabete deve sempre essere ben ponderata non solo in relazione a come la situazione procede lungo il cammino, ma anche con riferimento alla nostra personalità e capacità di tenuta con le biotecnologie.

Tempi rinfusi, composti e rimanenti

Sabato scorso ho compiuto gli anni, 49 d’età, al di là dell’evento che non festeggio più da tempo memorabile mi piace rammentare come l’evoluzione dei giorni fa essere diverso l’approccio allo stesso problema visto con gli occhi del passato e quelli nel presente: il riferimento al diabete non è casuale e manco si riferisce al miglioramento delle tecnologie e terapie in questo campo. La mia riflessione è molto più “esistenziale”: quarant’anni fa i medici dicevano ai miei genitori che le mie speranze di sopravvivenza sarebbero state poche, ovvero dovevo vivere pochi anni ancora. Il grosso problema che porto oltre al diabete è di avere una memoria traumatica molto radicata e forte, e l’episodio descritto poc’anzi non solo mi ha segnato per tutta la vita, in negativo, ma a quasi cinquant’anni posso affermare come certe previsioni si sono rivelate infondate, e non solo per me. La raccomandazione che faccio quando si parla di diabete giovanile tipo 1 è di dosare e soppesare bene le parole perché i loro effetti durano nel tempo delle persone.

La patologia in sé ha lasciato dei segni nell’organismo questo sì, e in buona parte dovuti a mia noncuranza, ma sono ancora qui a scrivere e parlare. La settimana appena passata ha visto il mio compenso glicemico attestarsi sui 203 mg/dl: è la prima volta da quando porto il microinfusore che il grafico s’impenna con valori superiori ai 200 di media; infatti, come avevo già scritto, ho avuto due giorni di alterazioni iperglicemiche, poi rientrate, con cui ho dovuto fare i conti. La cosa l’ho affrontata senza drammi anche perché prima o poi un episodio del genere dovevo metterlo nel conto ed ora tutto è tornato nella normalità.

Da sabato ho rimesso il sensore glicemico così avrò la situazione ancor più monitorata sulle ventiquattro ore e la vita prosegue con il calendario di scadenze e cose di tutti i giorni

Indolore

Il tempo passa con il diabete e tanti anni trascorsi con questa patologia possono avere effetti collaterali sullo stato di salute complessivo e la condizione piscofisica: tra questi elementi ci sono, ad esempio, diverse forme di neuropatia, e a lungo andare una sempre più insidiosa, latente, crescente insensibilità al dolore fisico, maggiore resistenza al medesimo. La percezione del male rispetto ad una persona “normale” e più ridotta: l’esempio classico riguarda la sensibilità alle punture nei polpastrelli, necessarie per il controllo domestico della glicemia; ricordo quando ero bimbo che mi facevano male e ne avevo paura, come dei prelievi ematici, ed oggi affronto tutte queste azioni senza particolari problemi. Il fatto ancor più evidente riguarda l’impatto con certe procedure diagnostiche invasive tipo: clisma opaco, colonscopia e simili, la cui soglia di tolleranza personale è aumentata rispetto al passato, così come le fasi chirurgiche post operatorie.

Ora il dato della perdita di sensibilità al dolore non è una bella cosa per tanti buoni motivi: il primo e più importante riguarda l’importanza di avvertire il male come campanello d’allarme per la nostra salute; il fatto che questo non avviene deve metterci in allerta e quindi raffinare meglio l’attenzione, ovvero non sottovalutare e sminuire segnali provenienti dal corpo. La riflessione fatta fin qui si rivolge al diabetico di lunga data, con vent’anni e più di cronologia vissuta con la patologia, quindi chi è giovane può passare oltre come anche coloro che sono riusciti a tenere ben controllato e compensato il diabete e la glicemia.

Una visita specialistica neurologica per capire il livello di conduzione elettrica del nostro sistema nervoso può essere utile dopo aver maturato un certa anzianità di malattia e dietro preliminare consulto con il nostro medico diabetologo.

Reazione avversa

Il ritorno ad una dimensione realistica diventa necessario quando, nonostante l’impiego del microinfusore, vi sono delle impennate della glicemia a 374 mg/dl come è avvenuto ieri pomeriggio, ad esempio, ed è in queste occasioni che occorre sì ringraziare la tecnologia ma al tempo stesso impiegare la coscienza ed il ragionamento per riportare la situazione alla normalità. Il che fare nella situazione poc’anzi descritta è presto detto: ho iniettato quattro unità d’insulina rapida con la penna e contestualmente infuso un dosaggio in bolo prepasto di 5.5, aspettando 45 minuti prima di cenare, così da riportare alla normalità il quadro glicemico in serata e cercare, al tempo stesso, di evitare la comparsa di un’ipoglicemia.

La mia determinazione così articolata mi ha dato ragione nei fatti e prima di coricarmi la glicemia era posizionata a 179 mg/dl. La vicenda mi porta a concludere come siano sempre possibili nella vita con il diabete momenti imprevedibili di oscillazione e alterazione dei valori della glicemia, da qui l’importanza di tenere sempre sotto controllo la situazione proprio per le estreme fluttuazioni del tasso di zucchero nel sangue e gli effetti sulla mia, nostra salute. Piccolo particolare da aggiungere in coda a questa mia riflessione: al momento non avevo addosso il sensore glicemico, ma solo il microinfusore, e per fortuna la mia sensibilità organica mi è stata d’aiuto nel caso.

Regole

L’uso del microinfusore nella vita con il diabete mi dall’opportunità di avere meno rigidità negli orari e quindi essere più libero durante la giornata, esempio: se il sabato mattina voglio dormire più tempo, lo posso realizzare senza dovermi poi arrovellare per far rientrare la glicemia se questa va fuori norma; poiché grazie all’infusione continua d’insulina non mi trovo con zone d’ombra, e la stessa cosa accade con la Lantus e Determir, le insuline basali che garantiscono una copertura di ventiquattro ore.

Lo confesso pure io anni addietro ero un giovane diabetico indisciplinato, e non lo voglio di certo nascondere, ma con l’avanzare del tempo e degli anni ho preso consapevolezza che l’avere regolarità negli orari dei pasti e di conseguenza per fare la puntura aiuta nell’avere una vita meno alterata nei suoi ritmi sonno – veglia e nell’impatto con gli stress quotidiani. Oggi ricorriamo a sostanze lecite e illecite per cercare di essere più forti e resistenti ma questi prodotti oltre ad essere estranei al nostro organismo provocano risultati presto dannosi e invalidanti.

Le considerazioni che faccio traggono spunto dal vissuto quotidiano: nella frequentazione periodica di ospedali e centri diabetici ho visto giovani adulti con questa condizione patologica far uso di droghe e simili; non ho nessun ruolo di moralizzatore pubblico o titoli per insegnare ad altri cosa devono fare nella vita, ma essere senza regole, anzi averne in negativo rappresenta in primo luogo un danno irreparabile per se stessi.

Asepsi

Nel diabete termini come disinfezione, asepsi sono importanti, fondamentali per una vita senza complicazioni aggiuntive. La prima raccomandazione che è rivolta a un diabetico, ad esempio, è di prestare la massima cura ai piedi e quindi evitare abrasioni, tagli così da impedire l’accesso a infezioni con conseguenze nefaste per gli arti inferiori. Le indicazioni preventive non si esauriscono qui: il primo punto d’attenzione da svolgere costantemente riguarda l’iniezione d’insulina: oltre ad essere sicuri delle condizioni conservative degli strumenti utili allo scopo (siringhe, penne e quant’altro), occorre disinfettare sempre bene il punto dove si farà la puntura, sia prima sia dopo l’impatto; sia per possibili perdite di sangue che microlacerazioni a livello epidermico.

La pelle è un punto molto delicato per il diabetico, sia per lato ferite e infezioni che per la sensibilità dei microvasi accentuata dalle variazioni estreme della glicemia: ricordiamoci che una persona “normale” il tasso di zucchero nel sangue oscilla tra 85 e 95 mg/dl; mentre nei diabetici e in particolare per quelli di tipo 1 le oscillazioni vanno in aumento e diminuzione di 200 mg/dl in pochissimi minuti, quindi per i vasi sanguigni in ogni momento c’è sempre uno stress ossidativo costante da affrontare, solo per fare un esempio.

I motivi per cui prestare attenzione all’igiene personale sono tesi a evitare l’ingresso di germi patogeni nel nostro organismo già reso debole nelle sue difese dal diabete, è una questione di buona pratica quotidiana da non dimenticare e sottovalutare.

La settimana e poi

I giorni passati hanno visto il compenso del diabete regolarsi sui 150 mg/dl di media: ancora una volta quindi l’assetto della glicemia si mantiene lungo i binari della regolarità e questo è di conforto per il buon proseguimento nei prossimi giorni. Il periodo trascorso mi ha visto ancora una volta utilizzare assieme al microinfusore il sensore glicemico e quest’ultimo strumento si rivela importante per capire il flusso del tasso di zucchero nel sangue, così da regolare al meglio la quantità di bolo basale e pasti d’insulina da mettere in circolo. Gli appunti quotidiani del mio diabete mettono in luce la delicatezza della malattia e soprattutto la sensibilità della glicemia a proposito dei vari fattori possibili nell’arco delle ventiquattro ore, alcuni prevedibili e altri no.

La settimana intercorsa ha messo in chiaro e confermato ancora di più la bontà del microinfusore d’insulina nel rientrare da eventi ipoglicemici o ipeglicemici in tempi rapidi, e contestualmente poter alimentarsi in modo completo ed equilibrato senza vivere sempre sotto lo stress di dover combattere tra dosaggi d’insulina, controlli esasperati ed esasperanti della glicemia, e conseguente malessere generale per l’organismo, logoramento della vita individuale e sociale.

La conclusione di questa mia riflessione porta a dire che il microinfusore è importante per i diabetici con scompenso o alterazione ricorrente della glicemia, e motivati a recuperare stabilità patologica, senza problemi ad accettare e portare questo strumento; superata la prima fase di familiarizzazione lungo il percorso, i vantaggi e i miglioramenti sono tali da fare superare ogni altra remora: ma il fatto basilare è l’assunzione di responsabilità verso noi stessi.