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E qui la festa?

festa

Oggi compio 48 anni e festeggio l’evento anagrafico con il controllo per il diabete al solito centro sanitario del policlinico S. Orsola che frequento da 45 anni. Un compleanno alternativo, ma debbo affermare onestamente che quando mi hanno proposto questa data per l’appuntamento l’ho accettata senza grossi problemi, un po’ perché un giorno vale l’altro e poi debbo dire francamente la data della mia nascita mi mette sempre addosso della tristezza: sarà per il fatto che fin da piccolo non ho quasi mai festeggiato il mio compleanno? Può essere. Comunque per rinforzare il senso di tristezza e malinconia quale occasione migliore di far coincidere le due date: compleanno e controllo del diabete.

Sempre nella giornata odierna poi sono ancora più solo poiché la mia compagna è andata a riprendere gli anziani genitori dal soggiorno alpino, e quindi per recuperare questa assenza affettiva non potevo scegliere giorno migliore per farmi controllare il diabete.

E dopo quattro ore di soggiorno presso il centro sanitario andrò a mangiare qualcosa alla buona per strada e poi me ne tornerò a casa per il normale disbrigo delle faccende domestiche, e come tutti gli altri giorni aspetterò il calare della sera per andare a letto a dormire e attendere che cominci un nuovo giorno. Fine storia di un compleanno autarchico.

Cosa aspetti

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Nei giorni scorsi ha fatto notizia la dichiarazione del giovane Jonas, il quale ha detto di volersi candidare tra 40 anni alla presidenza degli USA. L’uomo in questione ha il diabete di tipo 1 ed è il front men di un rock band di grande successo tra i giovani del suo paese e comincia a farsi sentire anche in Europa.

Il dato importante, al di là della personale voglia di celebrità e affermazione del singolo, è come questo giovane ha mosso le acque sul tema diabete negli USA: in primo luogo ha già incontrato il presidente Obama e stimolato una ripresa dell’impegno nella ricerca della soluzione per il diabete attraverso le cellule staminali; in secondo luogo ha fatto prendere coscienza alla collettività del problema diabete, ed in particolare del tipo 1, quello di lungo corso.

In sintesi dentro un mondo pieno di luci e ombre la cosa che mi piace sottolineare e commentare come, a partire dall’esempio di quest’uomo, occorre riappropriarsi del tema diabete con sano pragmatismo e ciascuno di noi deve assumersi delle responsabilità per far smuovere le acque, in particolare nel nostro stantio ambito nazionale.

Ancora settembre

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Auspici, propositi, per un mese nuovo che comincia: per primo un ritorno all’equilibrio con la glicemia e una media dei valori più accettabile. Inoltre per quanto riguarda la gestione quotidiana del diabete cominciare ad entrare nell’ottica dell’impiego del microinfusore d’insulina, anche se il percorso per arrivarci non sarà breve l’importante e partire senno manco si giunge.

E dopo il recupero di sincronia con il diabete la conseguenza di tale risultato non può che essere la possibilità di alimentarmi senza dover fare difficili esercizi con il bilancino dei carboidrati e degli altri nutrienti da mettere nel piatto della bilancia; un impegno che alla lunga diventa frustrante e noioso quando non si portano a casa i risultati.

Da bravo vecchio scolaretto diabetico ancora una volta ce la metterò tutta per eseguire i compiti affidati, ma come si diceva una volta, se avessi qualche colore in più nell’astuccio potrei fare un dipinto migliore; quindi la veglia resta per qualche supporto aggiuntivo nella vita con il diabete.

Temperatura e diabete

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La settimana scorsa ho avuto una crisi ipoglicemica e durante il periodo  estivo episodi del genere si ripetono con maggiore frequenza; come mai? L’interrogativo me lo sono già posto in altre occasioni, anche su questo blog. A mio giudizio una possibile causa di queste cadute della glicemia è dovuta al caldo che incide su almeno tre versanti del diabete: un’elevata temperatura esterna aiuta la circolazione del sangue e riduce il livello di infiammazione delle pareti interne dei vasi; nello stesso momento c’è un più facile consumo delle calorie anche senza esercitare un’attività fisica eccezionale; ancora vi è l’effetto del maggiore grado di calore sull’insulina, sia in penna che nel microinfusore, un elemento questo spesso sottovalutato. Le statistiche sanitarie confermano che pure l’emoglobina glicata (HbA1c) registra livelli migliori di risultato in estate.

All’analisi delle informazioni presenti sulla rete e nella documentazione cartacea  in materia non si trova nulla corrispondente alle considerazioni testé fatte, sia in direzione affermativa come negativa.

Giallo

giallo

Quale colore corrisponde al diabete? Non so se qualcuno si è mai posto questo genere di domanda, ma oggi sono in vena di simili interrogativi.

Per me il colore che meglio si identifica con il diabete è il giallo; come questo pigmento è associato alla condizione diabetica? Secondo una lettura universale del colore in questione, il giallo tra le sue varie esemplificazioni rappresenta l’attenzione, e quindi non ci poteva essere migliora raffigurazione cromatica della malattia. L’occasione per fermarsi un attimo a ragionare sorge automatica, la patologia diabetica è talmente articolata su diverse angolature da richiedere una energia multipla di attenzioni, in primo luogo da parte del diabetico stesso e di converso da quanti lo circondano.

Una riflessione meglio concentrata porta a dire che altre colorazioni possono essere sempre riconducibili ad una osmosi con il diabete, come ad esempio il verde visto come tonalità rappresentante la pace  e l’armonia interiore, ma per me il giallo è il tono dominante. E se fosse solo questione di gusti?

Una giornata da ricordare

Insulina

Oggi 27 luglio ricorre la data convenzionale di scoperta dell’insulina, per la precisione è l’88° anniversario di questo basilare evento per cura del diabete e la sopravvivenza dei diabetici, in particolare di quelli col tipo 1.

Ricordare questo fatto è importante per tanti buoni motivi, a partire già dalla semplice e fondamentale ragione che sono vivo, fino a proseguire con l’evoluzione delle terapie per la cura e la gestione del diabete: tutta questa evoluzione è avvenuta in un arco di tempo breve, ovvero meno di un secolo.

Sempre per non dimenticare, e questo passaggio lo ricordano soprattutto i diabetici di lungo corso, l’insulina al principio era solo di un tipo e veniva ricavata dal pancreas dei bovini e  suini macellati, e l’efficacia della stessa era sì valida ma meno potente e immediata delle tipologie oggi distribuite; per non parlare poi del salto di qualità dall’insulina di origine animale a quella presente di sintesi umana, che si avvicina di molto all’ormone prodotto dagli individui non diabetici naturalmente dalle cellule del pancreas sano.

Ed altro ancora ci sarebbe da dire: come buon ultimo le nuove insuline basali, che fanno prolungare il loro arco d’azione nelle 24 ore (vedi la Lantus).

Lo sviluppo della ricerca in ambito biomedico e farmacologico deve far ben sperare sugli sviluppi futuri per la cura e guarigione dal diabete, per intanto ci vuole tempo e pazienza, nonché fiducia. L’azione da compiere oggi per ricordare l’evento della scoperta dell’insulina, ma anche tutti i giorni dell’anno, è di sostenere la ricerca per migliorare la vita a noi diabetici e chissà magari un giorno guarire pure dal diabete.

La condizione diabetica

Alti e bassi

I  giorni passati hanno visto il mio diabete mantenersi sul un livello medio – alto di compenso glicemico (175 mg/dl). Il fattore  che ha determinato questo genere di risultato è stato l’ennesimo evento ipoglicemico e quindi il conseguente sbalzo iperglicemico nei valori riportati dall’autocontrollo domestico. Che dire: una situazione che si ripresenta con regolarità nel tempo e non rappresenta di per sé una novità nel panorama del diabete e nella mia vita, anche se può far piacere ritrovare a livello medico – scientifico delle informazioni che già di mio avevo osservato sul campo ormai da molti anni in qua; e mi rifaccio ad un articolo a firma di Eugenio Müller dal titolo:  L’iperglicemia “ricordata” dal corpo – Le complicanze nel diabete e la “memoria metabolica”: alcune spiegazioni.; pezzo apparso nel supplemento “Repubblica – Salute del 2/7/09.  Da questo saggio desidero riprodurre un passaggio Una interpretazione della apparente discrepanza tra glicemia e incidenza e gravità di complicanze diabetiche è quella che è stata denominata “memoria metabolica,” il concetto, cioè, che l’iniziale (micro)ambiente glicemico venga “ricordato” negli organi bersaglio (occhio, rene, cuore, estremità). Cani resi diabetici e posti dopo 2 mesi sotto stretto controllo glicemico, dimostravano scarsa compromissione della retina; ma se il controllo della glicemia avveniva dopo 2,5 anni, i cani avevano retine fortemente deteriorate. Simili risultati si ottenevano nell’uomo, portando a concludere che il controllo metabolico precoce consegue effetti benefici sia nel diabete di tipo 1 che 2. In conclusione al momento l’unica via praticabile e percorribile per cercare di limitare i danni provocati dallo stress ossidativo dell’iperglicemia, rimane il controllo e l’autocontrollo della glicemia.

Cosa ci vuole si dirà

ricerca

Da quando ho aperto questo blog e racconto della mia vita con il diabete (e non solo) ogni tanto penso a cosa posso fare per dare maggiore incisività e visibilità alla formazione di maggiore energia ed impegno con lo scopo di trovare massima forza nella ricerca per arrivare ad una soluzione operativa e concreta al problema diabetico. L’interrogativo è forte perché, come ho già scritto in passato, c’è veramente bisogno di più risorse finanziarie e tecnologie per raggiungere obiettivo e fare centro, come  di una più incisiva linea di marcia nella ricerca in questo campo che, francamente, nel nostro paese mi sembra un po’ sotto tono. La cosa che si dovrebbe fare per dare una cambio di velocità alla lotta per sconfiggere il diabete è riunire un maggiore cartello di forze sull’obiettivo precedentemente indicato, sia per raccogliere soldi che trovare persone e mezzi utili allo scopo. La sintesi è arrivare a qualcosa che assomigli ad un Telethon per il diabete o, per dirla all’americana, come il JDRF (la Fondazione per la ricerca sul diabete giovanile – tipo 1).  La mia quotidiana riflessione vuole essere uno spunto per pensarci un attimo e passare all’azione, e magari relegare nel bagaglio dei ricordi i miei innati pessimismi in materia.

I due lati della medaglia

giano bifronte

Cosa rende in fondo diverso il diabete di tipo 1 da quello di tipo 2 visto dal lato pratico del diabetico? Il primo è solitamente di lungo corso, dura tutta la vita poiché mediamente compare durante l’infanzia o l’adolescenza; inoltre presenta sintomi più o meno marcati come: l’ipoglicemia, la cheto acidosi, vomito ed altre manifestazioni fisiologiche. Il secondo tendenzialmente si appalesa in tarda età (anche se l’evoluzione sta cambiando rendendo più precoce l’esordio); dal punto di vista sintomatologico normalmente non da luogo a fastidi o dolori particolari, ed proprio questo il punto che fa differenza. Il diabete quindi come leggo dopo tanti anni di vita con questa condizione patologica? Semplice, la patologia diabetica e una malattia acida e conseguentemente corrosiva: nel diabete di tipo 1 se non tieni i valori dello zucchero nel sangue controllati la sua azione erosiva dell’intero organismo entra presto in azione, e  non solo con ipoglicemia, iperglicemia, cheto acidosi ma anche attraverso l’arrivo di altre complicazioni frutto della condizione di prima (vedi retinopatia, nefropatia, ecc.). Nel diabete di tipo 2 l’azione acido-corrosiva è ancora più subdola poiché essendo silente va quasi direttamente alla rottura del sistema (quando resta poco da fare nelle condizioni odierne) mediante la comparsa delle patologie legate alle stesse complicanze del diabete di tipo 1 (occhio, reni, cuore). Il paradigma testé espresso vuole cercare di rappresentare in modo semplice e chiaro cosa vuol dire e che comporta il diabete oggi.

Potrei anche cambiare idea

Microinfusore

Poco meno di un mese fa ho letto dei passi avanti fatti dai ricercatori USA per l’introduzione di un congegno meccanico che potrebbe avvicinarsi, per funzionalità e meccanismo, al cosiddetto pancreas artificiale. La ricerca di questo percorso è stata stimolata da tempo dalla JDRF (la Fondazione per la ricerca sul diabete giovanile – tipo 1), e l’annuncio fatto dall’ agenzia PR newwire circa la possibile messa in distribuzione per l’anno prossimo, di uno strumento in grado di fungere contestualmente da microinfusore dell’insulina, controllo continuo del livello di zucchero nel sangue ed in grado di arrestare l’infusione dell’ormone, nonché di allertare il diabetico circa l’insorgenza di un evento ipoglicemico; rappresenterebbe indubbiamente un bel passo avanti nella gestione quotidiana del diabete. Il punto di fondo al centro della notizia, pubblicata anche dai media italiani, è che resta sempre un annuncio  (peraltro fatto con largo anticipo) e siccome da un po’ di tempo in qua vedo molto vapore e poco solido la prudenza in questo caso è ancora d’obbligo. Ma qualora la tecnica diventasse veramente fruibile non nascondo il mio personale interesse a fare “da cavia”.

P.S.:In relazione alle notizie e commenti pubblicati da me lo scorso 29/6/09 (argomento lantus) posso cogliere l’occasione per anticipare i tempi circa il passaggio al microinfusore, visto che il 4/9/09 ho la visita di controllo del diabete.