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Un desiderio, una certezza

Insulina

Caro lettore abituale di questo blog di un diabetico sul diabete, caro lettore occasionale o arrivato su questa schermata per caso, voglio condividere con te un pensiero, un desiderio, una certezza, se me lo consenti; tanto io non scrivo tanto, cerco di non portarti via molto tempo, perchè sò, purtroppo che viviamo un’epoca del mordi e fuggi.

La mia certezza riguarda il diabete, il fatto che le nuove generazioni non vivranno più con questa malattia, è solo questione di tempo, penso non molto, e per questo che occorre dare ancora più energia a sostegno alla ricerca, non solo una volta all’anno, per risolvere questo problema sempre più diffuso e urgente; questa considerazione la faccio perchè l’uomo spesso dimentica chi è, cos’è stato e che Roma non fu costruita in un giorno. E questa riflessione è fatta per ricordare, spero anche nel futuro, a chi potrà godere di buona salute, quanti sacrifici sono stati compiuti, sia in termini di persone che di mezzi, per migliorare la vita e le condizioni umane della nostra specie.  Quando ci facciamo una dose d’insulina o prendiamo un’aspirina diamo per scontata, dovuta la cosa in sé, invece non è così, nulla è dovuto, garantito, inesauribile. Ecco perchè di fronte a ogni componente del nostro vivere quotidiano dobbiamo avere più coscienza e rispetto.

Ed infine un desiderio: cerchiamo di essere un poco migliori ogni giorno, e quando dosiamo l’insulina pensiamo anche a dosare le nostre emozioni. Meglio un’ iperemozione che un’iperglicemia. Per noi diabetici ci vorrebbe oltre a  un microinfusore d’insulina un analogo di allegria, penso che ci aiuterebbe non poco.

A good night?

glicemia

E’ un argomento ricorrente nella mia vita che ormai ho acquisito da tempo, ma con il diabete quando si presenta una iperglicemia, faccio fatica ad avere un riposo notturno continuo, mi sveglio parecchie volte e in alcune occasioni passo anche la notte in bianco; nonostante assumo quando proprio me la vedo brutta un sonnifero, a volte manco questo fa effetto.

Negli ultimi tempi oltre ai problemi di glicemia nel corso della notte si presentano anche dei forti e dolorosi crampi al polpaccio e caviglia, che mi fanno da sveglia.

Insomma un situazione un poco tormentata. E come affronto la faccenda? Il lato pratico di tutta questa condizione si colloca in due fasi: la prima è quella di cercare l’assetto giusto nel dosaggio d’insulina, in modo da stabilizzare l’alterazione del diabete; la seconda più intellettuale, resto sveglio e mi metto a ordinare le mie carte, scrivo e leggo; così tutto questo mi aiuta a rilassarmi quel tanto che basta per cercare di non perdere il controllo personale.

La psicosi è di moda chi non l’ha ripudiato sarà

paura

La psicosi è rappresentata dall’influenza suina e il caso che rappresenta il panico in fase di generazione è dato dall’uomo morto a Napoli non a causa della sindrome influenzale del momento, ma per una forma gravemente trascurata di diabete.

Ora siccome in Italia come ormai in tutto il mondo le malattie sociali o di massa (diabete, reumatismi, cardiovascolari, ecc.) e coloro che ne sono colpiti, soprattutto anziani e piccini, possono correre un maggior rischio di contrarre l’influenza A in presenza di un fisico con già scarse difese immunitarie; ebbene in questi casi dire una cosa per un’altra, fare disinformazione rappresenta un vero e proprio atto criminoso e terroristico. E come sempre nel nostro territorio chi compie questi atti resta a lungo impunito (e non si parla di clandestini o dell’uomo nero che nella notte mette paura ai bimbi nel sonno).

Il mio è l’ennesimo grido nel deserto lo so, ma spero sempre nel soppravvento dell’intelligenza sulla superstizione.

Quando è bello

positivo

Quando è bello stai meglio. Con questa lapidaria, banale e ovvia affermazione voglio affermare che una condizione di armonia e serenità d’animo giova a tutto il nostro organismo ivi compreso il diabete. Ma come raggiungere questo stato? Dal mio punto di vista serve cercare di innanzitutto di non chiudersi in se stessi ma bensì di aprirsi agli altri, di ascoltare e assorbire le forze positive che ci dona la vita.

Cogliere l’energia di una giornata luminosa, percepire i particolari, che magari altre volte non scorgevamo presi da una visione ottusa, aiuta ad assorbire un impatto bello e ricco del giorno nuovo e delle sfide che ci aspettano.

Un altro elemento imprescindibile della strada verso il miglioramento è l’amore da dare agli altri: un aspetto negativo della malattia è che esalta “l’egoismo della sofferenza”, per contrastare questo stato si deve amare di più, e in primo luogo noi stessi, la vita, senza che facciamo questo ogni passo successivo diventa inutile, sterile.

Allora armiamoci di positività e di amore, a questo punto ci sono le condizioni per costruire una strada nuova e sicura verso una vita migliore, un diabete equilibrato.

Cosa aspetti

jonas

Nei giorni scorsi ha fatto notizia la dichiarazione del giovane Jonas, il quale ha detto di volersi candidare tra 40 anni alla presidenza degli USA. L’uomo in questione ha il diabete di tipo 1 ed è il front men di un rock band di grande successo tra i giovani del suo paese e comincia a farsi sentire anche in Europa.

Il dato importante, al di là della personale voglia di celebrità e affermazione del singolo, è come questo giovane ha mosso le acque sul tema diabete negli USA: in primo luogo ha già incontrato il presidente Obama e stimolato una ripresa dell’impegno nella ricerca della soluzione per il diabete attraverso le cellule staminali; in secondo luogo ha fatto prendere coscienza alla collettività del problema diabete, ed in particolare del tipo 1, quello di lungo corso.

In sintesi dentro un mondo pieno di luci e ombre la cosa che mi piace sottolineare e commentare come, a partire dall’esempio di quest’uomo, occorre riappropriarsi del tema diabete con sano pragmatismo e ciascuno di noi deve assumersi delle responsabilità per far smuovere le acque, in particolare nel nostro stantio ambito nazionale.

Ancora settembre

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Auspici, propositi, per un mese nuovo che comincia: per primo un ritorno all’equilibrio con la glicemia e una media dei valori più accettabile. Inoltre per quanto riguarda la gestione quotidiana del diabete cominciare ad entrare nell’ottica dell’impiego del microinfusore d’insulina, anche se il percorso per arrivarci non sarà breve l’importante e partire senno manco si giunge.

E dopo il recupero di sincronia con il diabete la conseguenza di tale risultato non può che essere la possibilità di alimentarmi senza dover fare difficili esercizi con il bilancino dei carboidrati e degli altri nutrienti da mettere nel piatto della bilancia; un impegno che alla lunga diventa frustrante e noioso quando non si portano a casa i risultati.

Da bravo vecchio scolaretto diabetico ancora una volta ce la metterò tutta per eseguire i compiti affidati, ma come si diceva una volta, se avessi qualche colore in più nell’astuccio potrei fare un dipinto migliore; quindi la veglia resta per qualche supporto aggiuntivo nella vita con il diabete.

Morire dentro e morire

tristezza

Ogni occasione è un pretesto per parlare di diabete direte voi che leggete questo blog: può darsi? Ma oggi mi preme affrontare un passaggio delicato della mia vita: cosa si prova quando ti viene a mancare una persona a cui ti sentivi molto, molto, moltissimo legato?

Io ho provato un grande senso di dolore nell’anima e nel fisico. La sofferenza dell’anima e inguaribile se non forse col tempo, ma questa e una cosa che dipende da ciascuno di noi, io avendo una memoria impressionata da vari traumi relazionali non riesco mai a riassorbire un trauma, un’emozione, e questo dato si riversa in modo pesante nel mio organismo, esempio: forte rialzo della glicemia e della pressione, pulsazioni. Non ci posso fare niente ormai sono così e resterà tale la mia condizione fino alla fine dei miei giorni.

Oggi ho voluto dedicare questo spazio della mia vita privata in modo pubblico perché penso che cercare di vivere la propria esistenza in armonia sia un buon obbiettivo, ma nel durante succedono cose inaspettate le quali ti stramazzano al suolo e fai fatica a rialzarti, o addirittura non ti rialzi più.

E siamo qui

commiserazione

E siamo qui a piangerci addosso anche oggi, spero proprio di no! Un’abitudine ricorrente nel diabetico di età adulta o anziano è proprio quella di auto commiserarsi, che dire, cosa pensare? Non voglio fare una riflessione moralistica su questo argomento poiché credo che ognuno debba reagire come meglio crede e sente dentro di se, ma è indubbia la difficoltà a gestire i problemi restando immortalati dentro una cornice di tristezza e sconforto. Uno stato d’animo cupo e dimesso non solo rende precario un percorso di ripresa e miglioramento, ma poi alimenta l’isolamento e la depressione.

Io non piango più, in primo luogo perché da quando mi hanno trovato l’artrite reumatoide come conseguenza parallela ho il cosiddetto occhio secco, e inoltre ho imparato che questo problema emerge anche con il diabete; però cerco di singhiozzare e quando proprio non ce la faccio più mi auto schiaffeggio per cercare di porre rimedio a una congiuntura troppo favorevole. Che volete ognuno fa quello che può e poi in estate le cose vengono meglio.

Il mio nonno mi ha insegnato che di una cosa ci si deve preoccupare fino a un massimo di tre volte, dopo diventa una mania; ci saranno anche le eccezioni ma penso a come l’aspetto maniacale delle preoccupazioni prevale oggigiorno: è dura rilassarsi ma bisogna farlo anche perché c’è troppa tensione nell’aria.

Una palla

autocontrollo glicemia

A forza di essere auto controllato nei vari aspetti che interessano la vita con il diabete (glicemia, insulina e carboidrati), mi rendo conto a volte di poter essere una palla al cospetto degli altri; sarà una mia estemporanea fissa mentale, forse? Non fare e darmi la risposta per dirla alla Marzullo, ma qualche volta questo interrogativo emerge dai miei pensieri.

L’essere auto controllato può apparire per qualcuno come una forma di mania estrema, ma in fondo cosa m’importa quando ciò che conta è cercare di vivere la mia esistenza nel modo più decoroso possibile, e già questo sarebbe un gran bel risultato per me.

D’altronde nella vita con il diabete non ci sono al momento grandi alternative: o stai auto controllato, o stai fuori controllo; e la condizione di questa patologia che per essere monitorata richiede una presenza attiva e coerente del diabetico; ignorare queste semplici ma basilari regole significa mettere a repentaglio la propria crescita, perché questo ragionamento lo proietto verso i miei colleghi diabetici di tipo 1 in età adolescenziale o comunque giovani adulti.

Segnalazione

ricerca

Da circa una settimana ho inserito una voce nel blog roll dei siti sul lato destro della pagina a video, si chiama: donare per la ricerca; sono collegamenti a pagine dove si può donare online a favore di istituti (italiani e no) che operano autorevolmente  a favore dello studio per trovare nuovi percorsi curativi nel diabete. Al momento ho pubblicato il link al sito Diabetes Research Institute di Miami, diretto dal prof. Camillo Ricordi e dal progetto Liberiamo il diabete promosso dall’Istituto San Raffaele – Monte Tabor di Milano. Nel corso del tempo spero di poter arricchire l’elenco con altre realtà, ma l’importante è cominciare, e da quello che ne le predette realtà al momento rappresentano le punte avanzate nella ricerca sul diabete; almeno questo riportano i miei dati.

Comunque al di là di ogni mero dato statistico l’importante è continuare a sostenere con forza la ricerca, come ho già sottolineato altre volte e non mi stancherò mai di ripetere. La ricerca è l’unica arma che possediamo per sconfiggere questa malattia: il diabete. Io non so se riuscirò a vedere il giorno della vittoria sul diabete, ma sono impegnato affinché le generazioni venute dopo di me possano vivere un’esistenza senza più questa patologia.