Dal fronte tecno
Prodotti tecnologici nuovi per la gestione del diabete. All’orizzonte appaiono due strumenti realizzati rispettivamente da: Medtronic e Asante Solutions, la prima è una delle più grandi e innovative aziende multinazionali del biomedicale made USA; la seconda invece, sempre a stelle strisce dalla California, è una nuova entrata nello scenario globale.
La Medtronic lancia un aggiornamento del sensore glicemico che accompagna la famiglia dei microinfusori Veo e al tempo stesso può funzionare come Holter a se stante, dal nome Enlite. Le novità annunciate dal produttore sono sostanzialmente due: un risultato delle glicemie che ci avvicina di molto a quelli rilasciati dai tradizionali glucometri, e se vero rappresenta veramente un significativo passo avanti nell’affidabilità dello strumento. Secondo passo evolutivo riguarda la riduzione delle dimensioni del sensore così da risultare più comodo. Chi, come me, aspettava una notizia del genere e sono certo che ogni anno usciranno ulteriori aggiornamenti tecnologici in questo campo, e vedere alla prova dei fatti come quale impatto ha la nuova versione del sensore sul diabetico.
L’Asante invece presenta in Europa il primo microinfusore con cartuccia d’insulina pre riempita, denominato Pearl. Il fatto che balza subito agli occhi del diabetico sta nella comodità dell’innovazione, come già stigmatizzato in altri post su questo blog. Infatti dover fare a meno di tribolare per espellere bolle d’aria una volta caricata la cartuccia, sarebbe un piccolo passo in avanti laddove ci si trova in condizioni disagevoli per effettuare tale operazioni.
Insomma il diabete è più che mai un terreno fertile per la produzione di nuovi gadget sia nel controllo della glicemia che nell’infusione insulinica, tendenze che si confermano nel tempo. Ecco lo strumento che vorrei veder sorgere presto è quello per cui tu ti controlli lo zucchero nel sangue senza bucarti il polpastrello: chissà?
Amarcord
Da ormai un anno seguo costantemente mio padre: a 76 anni d’età è colpito da una progressiva demenza senile che richiede vari momenti d’attenzione, compatibilmente con il mio stato di salute cerco di seguirlo e lo vado a trovare regolarmente almeno una volta a settimana, anche perché vive solo. La cosa che richiede più tempo in tutto questa fase è costituita dai passaggi burocratici per attivare l’assistenza domiciliare integrata. So che non è una novità: ma trovarsi soli ad affrontare tutta una escalation di scadenze non è facile.
Nella giornata di sabato mentre gli facevo visita e compagnia durante il pranzo ho riscoperto alcuni libri sul diabete che pensavo di aver perso risalenti alla metà degli anni 70, 1976 per la precisione. Fa una certa impressione ripercorre trentacinque anni a ritroso e leggere lo stato del diabete. Il primo testo ritrovato aveva come titolo: diabete e diabetici, scritto da Robert Klinger per i tipi di edizioni Tempo Medico (1976). L’autore era uno dei più noti diabetologi italiani e dirigeva il centro di diabetologia del Comune di Milano e leggendo circa le prospettive di cura del diabete fa sorridere degli esperimenti circa una sorta di “pacemaker” per distribuire l’insulina (l’attuale microinfusore che sarebbe uscito di lì a poco). Altro testo ancora più datato era: la cucina del diabetico, autori Pasquale Montenero e Enrico Guagnini, pubblicato da Edizioni Calderini (1969). Una cosa curiosa, ad esempio, di questo libro riguarda il consumo di calorie nel sonno: per gli autori di 42 anni fa l’uomo ne consumava 576 calorie e la donna 500.
In questo spazio dedicato all’amarcord, al mi ricordo, viene automaticamente da pensare e sorridere fra trenta o quarant’anni i nostri posteri leggeranno delle nostre “epiche” vicende odierne, si perché il presente è un attimo e già diventa passato.
Sempre in ordine
Il diabete è una malattia che richiede sempre ordine e equilibrio per conservare uno stato di salute normale e costruire una prospettiva di vita lunga, non andando incontro a complicazioni patologiche e altri disagi.
L’ABC del bravo diabetico si fonda su cinque capitoli fondamentali: controllare la glicemia, fare l’insulina, seguire una regolare alimentazione attraverso la conta dei carboidrati, contrastare la sedentarietà col movimento ed esercizio fisico, farsi controllare regolarmente dal medico diabetologo.
Nella puntata di oggi desidero soffermarmi sul glucometro. Un misuratore di glucosio nel sangue è la chiave principale per aiutare il diabetico a tenere la glicemia sotto controllo.
Ma l’apparecchio è inutile se non funziona correttamente. La precisione di questi gadget salvavita può essere compromessa se:
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è sporco.
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Le strisce reattive non sono conservate a temperatura ambiente.
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Le strisce reattive sono troppo vecchie, scadute, nella confezione è riportata la durata.
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Il glucometro non è calibrato con le strisce reattive in uso.
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Il campione di sangue utilizzato è troppo piccolo.
A queste semplici indicazioni aggiungo che la lancetta pungi dito va sempre sostituita ad ogni prelievo del sangue sia per evitare infezioni che per rendere il risultato affidabile, in quanto l’impiego più volte dello stesso pungitore lascia sul metallo traccia delle precedenti glicemie. Il risultato può variare da quello reale anche di 30/50 mg.dl.
Aver cura delle strumentazioni in uso fa bene al diabete e alla nostra mente: pensiamoci e facciamolo.
Varie seccature
Puntuale ogni anno con l’allungamento delle giornate e la conseguente esposizione solare combinata al vento si ripresenta il problema dell’occhio “secco” e della fotofobia: due condizioni negli ultimi giorni diventano assai frequenti nell’arco della giornata, nonostante i mie accorgimenti pratici. Il primo vede l’applicazione della lacrime artificiali dalle tre alle quattro volte al dì, e tra queste somministrazioni faccio costanti “strizzamenti” delle palpebre per aiutare la lubrificazione degli occhi, oltre ad un leggera pressione con la punta del dito medio sulla ghiandola lacrimale. L’insieme di queste azioni porta a un breve sollievo da dopo poco la situazione si ripropone pari pari.
Come da precedenti post ho scritto l’occhio secco è un problema che si può presentare con l’avanzare degli anni e una lunga anzianità di diabete, lo stesso sintomo è legato all’artrite reumatoide, patologia autoimmune di cui soffro.
E mentre si rinsecchisce l’occhio da un anno a questa parte sono anche accompagnato da una ulteriore seccatura, se così posso definirla, originata dai piedi. Le mie articolazioni periferiche estreme, oltre ad avere subito importanti deformazioni sempre per via dell’artrite reumatoide, di recente sono sempre dolenti nelle falangi e nel plantare dell’arto. L’atto di camminare lo compio spesso con fatica e sforzo.
Il prossimo venerdì ho appuntamento per una visita dal medico fisiatra consigliata dal mio reumatologo, come gia sei mesi addietro mi venne certificato il piede diabetico dal medico specializzato. Al di là della sequenza di riconoscimenti e problemi vorrei tanto poter recuperare un poco di funzionalità articolare, ma non sono molto fiducioso in proposito.
Un brutto fatto
La vita è fatta di vari aspetti molti passano inosservati, altri invece positivi o negativi, a seconda dell’evoluzione dei costumi e della morale nel corso della storia. Leggendo la cronaca dei giornali si conoscono notizie sulla sanità e salute: strutture che funzionano, scoperte e risultati della ricerca migliorativi o risolutive per i malati; ma anche errori e negligenze.
Dalla Rassegna stampa dei giorni scorsi ho letto di un increscioso episodio accaduto a Pescia cittadina in provincia di Pistoia: un medico arrestato per peculato in quanto vendeva ai pazienti diabetici i glucometri che gli lasciavano i rappresentanti delle aziende produttrici gratuitamente. Li rivendeva a prezzi oscillanti tra i 10 e 50 euro apprendo dall’articolo pubblicato nel quotidiano toscano “La Nazione”.
Leggere queste notizie rattrista per due ordini di motivi: speculare sullo stato di salute, la malattia degli essere umani è non solo un reato ma eticamente, moralmente un errore imperdonabile.
Prendendo spunto da questa deprecabile vicenda, che potete approfondire leggendo per intero l’articolo sul quotidiano online, desidero ricordare, se ce ne fosse bisogno, che le strumentazioni per l’autocontrollo domestico della glicemia sono a completo carico del servizio sanitario, quindi i diabetici aventi diritto non debbono elargire alcun importo. Infine nelle confezioni di strisce, aghi pungi dito e glucometri appare l’etichetta: campione ospedaliero non vendibile.
La stagione delle libertà a tutto tondo purtroppo estende il fenomeno della corruzione a tutto tondo e investe il diabete, come in questo fatto di cronaca.
Mi attacco
La settimana precedente l’ho passata senza la magica conchiglia e nonostante tutto la situazione glicemica è trascorsa senza grossi problemi, ad eccezione di un evento ipoglicemico e una iperglicemia per par condicio, la strada dei valori ha mantenuto una buona marcia e la media si è assestata a 150 mg/dl.
Un dato ormai fisso nei miei sintomi legati alle fluttuazione della glicemia è costituito dall’acidità e reflusso gastrico, indifferentemente da che sia valori alti o bassi di zucchero nel sangue, e quindi di conseguenza mi attacco al Gaviscon per tamponare un poco il dolore nel tratto del tubo digerente.
La maturazione ed evoluzione della mia esperienza di utilizzo del microinfusore riesce a farmi, anche per questa volta, tenere il diabete sotto controllo: ciò accade con il controllo glicemico attraverso il glucometro come per via dell’Holter. Inoltre un altro fattore determinante per la buona conservazione del compenso glicemico di questi giorni è anche dovuto dal clima locale: anticipo d’estate; che porta a muovermi di più e fa bene al diabete. Il caldo suscita un effetto ipotensivo e ipoglicemizzante, anche la pressione arteriosa raggiunge livelli accettabili col clima in corso.
L’unico aspetto problematico legato all’aumento delle temperature (a Bologna sabato cerano 32 gradi nel pomeriggio) è ancora una volta legato alla tenuta epidermica dell’adesivo fissante il catetere del kit d’infusione del microinfusore, che col caldo tende a staccarsi. Nella settimana entrate mi sono rimesso la magica conchiglia, alias il sensore glicemico, e così avrò modo di capire se anche queste resta attaccato a dovere con “l’estate pasqualina”.
Non bruciarsi
Quando ero giovane gli anziani mi dicevano: stai attento con l’eccessivo entusiasmo perché, poi, rischi di bruciarti; ed io giovine idealista d’allora poi mi sono in effetti bruciato e le ceneri ancor oggi mi cospargono il capo. Allora è proprio vero che non c’è niente di nuovo sotto il sole, a parte il fatto che, per darci un’aria di falsa sapienza e intelligenza denominiamo le cose con l’idioma inglese; quindi il bruciarsi diventa oggi burnout: molto figo.
E del bruciarsi o sindrome del burnout che dir si voglia oggi desidero scrivere in quanto è un aspetto della vita con il diabete che può investire le famiglie dei piccoli e giovani diabetici. Il fenomeno dell’esaurimento nervoso da impotenza difronte alle difficoltà provocate dai sintomi e condizioni della malattia si presenta solitamente con il pensiero spontaneo del: che faccio? A cui segue solitamente: chi trovo? E il crescendo di frustrazione sorge e cresce ancor di più quando la domanda resta senza risposta. L’esaurimento strutturale della famiglia diventa sempre più marcato quando mancano informazione e conoscenza adeguata sulla gestione della malattia, comprensione del problema e scarsa o assente condivisione nella coppia sui problemi, solo per citare alcuni casi.
Davanti alle difficoltà non ci sono sono soluzioni facili ma si possono costruire reti di collegamento tali da non lasciare sole le famiglie nella difficoltà. Come? Il primo passo fondamentale è dato da un numero, un telefono a cui rivolgersi in caso di bisogno, quando si presenta il che faccio? Faccio bene? Ecco in questi frangenti riuscire a dare una risposta vale più di tante altre medicine o terapie perché ci si sente meno soli.
Anche per questa volta
Come tutti gli anni siamo di nuovo nel periodo interessato alla dichiarazione dei redditi e quindi anche alla scelta per chi devolvere il 5×1000 a favore della ricerca in campo medico-sanitario. Come ho scritto qualche giorno fa le risorse impegnate a sostegno dello studio e ricerca nella lotta, cura del diabete in Italia, sono estremamente scarse: circa 400,000 euro e prevalentemente ricavati da donazioni di privati cittadini, nonostante il nostro paese “fornisca” i migliori ricercatori e studiosi a livello mondiale in questo campo.
A livello nazionale il punto di riferimento d’eccellenza nella ricerca sul diabete è rappresentato dall‘Istituto San Raffaele di Milano e come si legge dal sito “ad hoc” realizzato, liberiamoci dal diabete: La grande sfida dei ricercatori dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano è trovare le cause del diabete di tipo 1. Per questo motivo nascerà il San Raffaele Diabetes Research Institute (DRI): un centro di eccellenza internazionale per la ricerca sul diabete di tipo 1. Si tratta di un progetto ambizioso che solo per essere avviato richiede un budget di circa 8 milioni di euro. Il DRI, posto all’i nterno del Dibit1 del San Raffaele, potrà contare su uno staff di 50 tra medici, ricercatori e personale di supporto e avrà una superficie di laboratori di ricerca di circa 750 mq. L’istituto inoltre farà parte della DRI Federation, un’alleanza di diversi DRI nel mondo.
Ecco perché ancora una volta ho deciso si sostenere questa organizzazione e devolvere il mio 5×1000 in loro favore. Sia ben chiaro altre realtà sono presenti nel nostro territorio e voglio catalizzare risorse in tal senso, ma questa è l’unica, a mio avviso, con progetto organico e credibile, nonché un’esperienza riconosciuta anche a livello internazionale da meritare fiducia e riconoscimento concreti.
Post scriptum: Nel mentre avevo di scrivere questa riflessione apprendo, dalla lettura del quotidiano “Il Corriere della Sera”, la notizia della crisi finanziaria e debitoria che ha investito il San Raffaele. I fatti non fanno cambiare l’opinione circa l’importanza e la qualità della ricerca in campo medico e nel particolare perciò che concerne il diabete.
W lo sciopero!
La necessità aguzza il movimento e così, grazie all’impiego del sistema integrato microinfusore più sensore, ho tenuto la glicemia sotto controllo a livelli stupendi e con il bolo basale sospeso praticamente per tutto il giorno. La media della glicemia nel giorni menzionato è stata di 99 mg/dl, senza ipoglicemia alcuna.
La prova provata che il movimento fa bene, e grazie allo sciopero ho potuto testare al meglio le mie potenzialità fisiche residue unite al fatto al clima del periodo in corso, nei fatti gia estivo con 25 gradi di giorno.. Contento del risultato raggiunto mi sto preparando per il prossimo sciopero: il 15 aprile venturo, quando affronterò la sfida in ambito provinciale, in quanto dovrò raggiungere il Comune di Castenaso (BO) a piedi partendo dal comune di Granarolo Emilia (BO) per sottopormi a visita dal fisiatra per i piedi deformati dall’artrite reumatoide. Così mi presento bello che rodato.
Le notizie provenienti dal mondo scientifico e dalla stampa specializzata fanno altresì notare altre due cose: svolgere cinque chilometri al giorno aiutano a tenere la glicemia sotto controllo senz’altro, come la pressione arteriosa e la salute del cuore. Dammi il cinque significa non correre o marciare solo, ma camminare con le proprie gambe, e per chi le ha ancora è un bel vantaggio. Leggo sempre che nello stato dell’Arizona (USA) è stata approvata un atto legislativo che punisce quanti assumono stili di vita “impropri” ovvero: fumatori, obesi, bevitori. L’atto in sé non è una novità sia recente che storica, e francamente risulta evidente l’azione vessatoria nonché inutile sotto il profilo preventivo e curativo. I problemi, per cercare di cambiare rotta, vanno risolti alla fonte: a cominciare dalla catena distributiva alimentare; oggi tutto è iper. Quindi la strada maestra è l’ipo? No ma il medio sì!
Non per tutti
Ogni tanto capita di apprendere notizie buone per noi diabetici, anche se non per tutti: una studio condotto presso lo Joslin Diabetes Center di Boston (USA) ha messo in luce come le complicanze derivanti dal diabete di tipo 1 (retinopatia diabetica per esempio) non sono inevitabili. La ricerca evidenzia come per una parte di questi diabetici ci sia una schermatura dalle patologie collegate alla scompensazione della malattia In un gruppo di persone che ha avuto il diabete di tipo 1 da più di 50 anni, quasi il 43 per cento è rimasto libero fa forme gravi di retinopatia diabetica, mentre circa l’87 per cento non ha mai sviluppato nefropatia, poi circa il 40 per cento erano esclusi da danni al sistema nervoso e più del 50 per cento erano liberi da malattie cardiovascolari, sempre secondo lo studio in questione.
“Abbiamo identificato un gruppo di persone che possono chiaramente vivere bene con il diabete da molto tempo”, ha detto il Dr. George King, direttore scientifico presso il Joslin Diabetes Center di Boston. “Ora, siamo in procinto di scoprire perché, e questa è la seconda, più complessa fase dello studio”. I risultati dello studio sono pubblicati nel numero di aprile di Diabetes Care .
Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca per errore le cellule che producono insulina nel pancreas. L’insulina è un ormone che è necessaria al nostro corpo e cervello per poter utilizzare gli zuccheri ricavati dai carboidrati come combustibile. Le persone con diabete di tipo 1 deve prendere insulina in sostituzione, attraverso iniezioni o una pompa per l’insulina, per tutta la vita.Senza insulina, o senza insulina a sufficienza, il corpo non può utilizzare lo zucchero e questo si accumula nel sangue. A lungo termine elevati livelli di zucchero nel sangue possono causare una serie di problemi gravi, tra cui la retinopatia diabetica negli occhi, danni renali, problemi nervosi e malattie cardiache, con danni gravi per salute.
Precedenti ricerche hanno dimostrato che un buon controllo dei livelli di zucchero nel sangue può aiutare a prevenire queste complicazioni. Ma è difficile mantenere ben controllata la glicemia senza incorrere a livelli molto bassi (ipoglicemia), una condizione potenzialmente pericolosa in sé.



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