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Avete un evento, manifestazione (sportiva e non), convegno sul diabete o legato ad esso? Se la risposta è sì fatemelo sapere attraverso l'invio dei dati e iinformazioni scrivendole nel form presente all'interno della pagina Scrivimi del blog. Le iniziative predette saranno publicizzate all'interno di questo spazio gratuitamente e immediatamente. Grazie per il vostro interesse Roberto Lambertini

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Roberto

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Beato progresso

L’altro giorno Pietro un mio amico di ritorno da un viaggio a Sausalito mi raccontava come il diabete di tipo 2 è talmente propagato e diffuso che, proprio in quell’amena località della California su 7000 abitanti 6000 ne sono colpiti, ma il fatto aggiuntivo da prendere in considerazione è rappresentato da circa 500 abitanti colpiti dal diabete 1. La cittadina l’hanno soprannominata: Sugar Capitol, a buona ragione, e c’è un centro sanitario dedicato esclusivamente al diabete, anche se si sta cercando disperatamente di avviare un processo diagnostico e terapeutico con la telemedicina. Pensare che quando scoprirono a me la malattia manco si sapeva quasi cos’era. “Beato progresso che fa magnare star col culo al caldo e buttare la vita nel cesso” diceva Trilussa, mi sa che aveva ragione. E mentre la vita con la primavera a scandire l’ottimismo della bella stagione quatta quatta è arrivato il referto della emoglobina glicata fresca di giornata, l’esito è: 7,3; ma si non mi lamento un leggero aumento, debbo riprendere con maggior assiduità a registrare e analizzare i dati della glicemia per tenere sott’occhio le tendenze evolutive della medesima.


La settimana scorsa “indossavo” il sensore glicemico pret a porter e grazie all’angelo custode ho portato a sintesi una media glicemica pari a 150 mg/dl, senza registrare eventi ipoglicemici o iperglicemici degni di nota e questa settimana faccio senza sempre con la regola dell’alternanza come dal principio stabilita dai medici. Nei giorni scorsi sono stato colpito da una cervicalgia intensa, che già persisteva da alcune settimane e in aggiunta a questa si è bloccata pure la schiena. Lo stato di cui sopra per fortuna non ha influito sul buon compenso glicemico ed ora sto un poco meglio e senza aver abusato di antidolorifici e simili: meglio. Buona settimana a tutti.Tra due settimana si replica la visita di controllo presso il centro di diabetologia, e va bene. Ma debbo riprendere un poco il controllo della mia salute, e non solo sotto il profilo della glicemia, ma degli annessi e connessi: ovvero a cominciare ad esempio dalla visita oculistica e fluorangiografia. Ultimamente da quando mio padre ha cominciato a entrare a tutto tondo nella fase topica della demenza senile io stesso di riflesso sto rischio di inciampare lungo il cammino, perdendo qualche colpo e col rischio di veder tornare un ciclo depressivo apparentemente abbandonato. D’altronde non c’è molto d’aspettarsi in un ‘epoca, la nostra, dove il sociale sta diventando asociale e dopo le vacche grasse di biblica memoria, dove falsi poveri e falsi invalidi beneficiavano di provvidenze e previdenze si è passati alla stagione delle vacche magre con tutto quel che ne consegue.

A rotoli

Rotolo di verdure
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Tipo ricetta: Pizze, Focacce e Torte salate
Autore: anonimo
Tempo preparazione: 90 mins
Tempo cottura: 45 mins
Tempo totale: 2 hours 15 mins
Porzione: 4 persone
La ricetta odierna anch’essa appartiene al novero dei classici e ben si attaglia alla stagione attuale. E’ un piatto ricco di nutrienti quindi a mio avviso nella dieta giornaliera del diabetico la collocherei senz’altro a cena, al posto del pane ad esempio, per quanti, come me, si esercitano nella conta dei carboidrati. Il rotolo di pasta stesa è una ricetta popolare emiliana, preparato con pasta casalinga arrotolata intorno ad un ripieno, generalmente di verdure e/o formaggio. Il rotolo si può affettare e consumare freddo, come antipasto.
Ingredienti
  • arina integrale -250 g
  • ricotta – 320 g
  • uova – n. 3
  • tuorlo d´uovo -n. 2
  • parmigiano grattugiato – n. 3 cucchiai
  • aglio – n. 1 spicchio
  • prezzemolo – n. 1 ciuffo
  • burro – n. 1 noce
  • olio di oliva – n. 2 cucchiai
  • sale – q.b.
  • pepe – q.b.
Istruzioni
  1. - Amalgamare la farina integrale con 100g di ricotta, 1 uovo, il sale e, se necessario, un po´ d´acqua
  2. - Lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo
  3. - Raccoglierlo a palla e coprirlo
  4. - Lasciare riposare in luogo tiepido
  5. - Tritare l´aglio e il prezzemolo
  6. - Mondare, lavare e sbollentare in acqua bollente salata le verdure
  7. - Scolare e tagliare a pezzi
  8. - Cuocerle con l´olio in una padella
  9. - Spolverizzare con il trito d´aglio e prezzemolo
  10. - Cuocere per alcuni minuti
  11. - Sbattere in una terrina 2 uova e il tuorlo
  12. - Condire con sale e pepe
  13. - Aggiungere setacciandola la ricotta
  14. - Unire il parmigiano, le verdure e mescolare
  15. - Tirare la pasta in una sfoglia sottile, dandole una forma rettangolare
  16. - Distribuire sopra il composto di verdure
  17. - Arrotolare su se stessa la sfoglia
  18. - Accendere il forno a 180°C
  19. - Sbattere il tuorlo d´uovo
  20. - Spennellarlo sui bordi del rotolo per saldarlo
  21. - Imburrare una placca da forno
  22. - Adagiare il rotolo di verdure
  23. - Spennellarlo con il restante tuorlo d´uovo
  24. - Cuocere in forno per 45 minuti
  25. - Servire caldo
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 524 Grassi: 26,8 Grassi saturi: 15 Grassi insaturi: 11 Carboidrati: 46,6 Zuccheri: 25 Fibre: 1 Proteine: 26,9 Colesterolo: 50

Nel tunnel

I segnali dell’avanzamento del tempo e del conseguente invecchiamento neuro-mnemonico cominciano a rappresentarsi in me sempre con maggiore evidenza. Sono stati comprensibili solo a chi appartiene alla mia fascia d’età o oltre, comunque sia avrò forse bisogno di farmi una elettromiografia? Non tanto per il recupero delle funzioni della memoria, ma per darmi una scossa attraverso il contatto dell’ago inserito in carne col nervo, altro che bondage! A parte l’ironia, l’altro giorno all’interno di un gruppo sul diabete presente in Facebook una donna poneva un quesito: essendo stata sottoposta ad una elettromiografia semplice agli arti inferiori e superiori dovette pagare un ticket perché nonostante l’esenzione per patologia, sembra fosse la medesima prevista solo per la parte inferiore della diagnostica. Erroneamente le confermai l’ipotesi, ma sbagliando clamorosamente in quanto tale esame è onnicomprensivo di ambo le parti articolari, anche se il medico richiede l’accertamento di una sola area. Fatto il mea culpa, memore dell’aver svolto tale controllo solo per la parte inferiore qualche decennio fa, ritorno al presente. Sapete perché, laddove siano presenti sintomi o condizioni che ne richiedano l’approfondimento diagnostico, è importante la elettromiografia? Oltre a verificare la presenza e lo stato dell’eventuale presenza di una neuropatia diabetica periferica alle gambe e piedi vi è un’altra importante complicanza generata dal diabete e ai più misconosciuta: si tratta della sindrome del tunnel carpale, ecco la ragione per cui fare l’accertamento anche agli arti superiori. Sotto questo profilo ne soffro anch’io e pensavo fosse legata all’artrite reumatoide, altra patologia di cui son colpito, poi vengo a sapere che si entra nel tunnel anche con il diabete, ahimè!

E l’ulteriore gran rottura di sta complicanza del diabete è dovuta al fatto che, una volta operati il tunnel si ripresenta dopo un po’ di tempo, da qui la ragione per cui i medici sono restii a prescrivere l’intervento e lo stesso servizio sanitario pubblico non lo copre per chi è fuori dalle esenzioni patologiche o d’invalidità: la condizione di cui sopra è inoltre diffusa enormemente a livello globale e colpisce per l’80% le donne.

Comunque sia è uno stato patologico molto fastidioso e anche doloroso: la mia resistenza al dolore è abbastanza buona da far sì di evitare un impiego massiccio di antidolorifici, ma molti ne fanno uso e alla lunga coi tempi ciò determina effetti collaterali, in primo luogo all’apparato digerente, per cui occorre praticare la massima attenzione.

A chi?

La ricerca e il sociale ormai anche in Italia possono fondamentalmente contare sulla contribuzione dei privati cittadini, le campagne di raccolta fondi, le donazioni e elargizioni come avviene da sempre fuori dai nostri confini, USA e paesi di cultura anglosassone e protestante in primo luogo. Il problema nel nostro ambito nazionale è identificare organizzazione e istituzioni a cui devolvere il denaro in grado di garantire una base di serietà e resocontazione affidabile e certa delle risorse impegnate. La cosa non è facile amche se si va a scorrere l’elenco infinito di enti, istituti, università, centri di ricerca, onlus, associazione e molto altro ancora, ci si perde e non si torna più a capo. Sul versante diabete è la stessa cosa e a mio avviso anche peggio. A monte del mio ragionamento uso la formula: ABC, uguale, ampolla barella o carrozzina? Ampolla significa devolvere la sottoscrizione del 5 per 1000 a favore della ricerca scientifica nella lotta al diabete. Barella, ovvero sostenere le strutture sanitarie (pubbliche e private) nell’erogazione dei servizi ospedalieri e ambulatoriali. Infine Carrozzina, convogliare il contributo verso le associazione di volontariato e onlus impegnate nel sociale e nell’assistenza domiciliare integrata. Beh se non lo si avesse capito l’argomento di oggi è il 5 per mille che, attraverso la consegna la consegna dei CUD e modelli fiscali, è il temone di ogni anno. A chi lo do stasera, parafrasando il titolo di una celebre canzone degli anni 80.

Eh si sono veramente nel pieno del dilemma circa la scelta di cui sopra, anzi per la prima volta sono a chiedere un “concorso di idee” per dirigere in calce la firma da apporre nell’apposito modulo. Idee, suggerimenti, proposte saranno ben accette e valutate da parte mia e grazie in anticipo. A dimenticavo di esplicare i miei desiderata: voglio devolvere il 5 per mille ad una realtà nazionale che investa i fondi raccolti per proseguire e potenziare l’impegno a favore della ricerca scientifica che, come si sa, richiede un grande impiego di risorse e mezzi.

30 anni

Sono cose della vita ma la vita poi cos’è? E me lo viene a chiedere a me che ne so meno di te. A te che prendi la finasteride per farti ricrescere i capelli poi magari viaggi in moto senza casco per sentire il vento sul bulbo. A te che dici di sentirti grassa, poi stai tutto il giorno seduta alla scrivania a mangiarti merendine, snack e molte altro ancora. Cos’è la vita? Una sommatoria di condensazioni e accumulo di elementi che atterrano sul suolo della nostra anima e formano la memoria. Non tutti accettano la memoria e ci sono diverse forme di rifiuto, in particolare per rimuovere le esperienze traumatiche e dirompenti. Alcuni annegano le proprie debolezze e fragilità nell’alcol, altri con l’impiego di stupefacenti e droghe, ma al di là delle esemplificazioni di massima il fattore costante riguarda la difficoltà ad accettare l’evoluzione, la crescita e la propria condizione, con l’aggiunta della perdita d’ogni speranza e sogno. Un diabetico attraversa anch’esso il mare della vita nelle sue più varie e articolate condizioni, imparando sempre fin dal principio che le incognite sono una costante di essa. E la memoria ci deve essere, sarebbe un errore grave rimuoverla o tentare di farlo, perché ci appartiene, è vita non un semplice elemento strumentale contenuto nel cervello. E’ memoria sapere che siamo un tassello dell’albero della vita e il veniamo da dove altri sono venuti, torneremo dove sono arrivati in tanti. La riflessione sulla memoria mi è sorta spontanea perché tra clamorosi annunci di novità provenienti dal mondo della ricerca, come di nuove soluzioni biomedicali e farmaceutiche, perdiamo di vista un passaggio importante: nulla è scontato e quando le diamo per tale dimentichiamo come le cose son frutto di conquiste lunghe a formarsi e definirsi.

Lo scorso 14 marzo ho appreso ricorreva l’anniversario della realizzazione dell’insulina umana, biosintetica (da DNA ricombinante), avvenuto nel 1982, quindi oggi ricorre il 30° anniversario di una tappa importante per il trattamento dei diabetici tipo 1 o comunque insulino-trattati. Si perché, occorre ricordarlo, le insuline somministrate in precedenza erano ricavate dai suini e bovini, con grossi problemi di stabilità e tollerabilità da parte dell’organismo umano e anche di allergie. Invece con il passaggio all’insulina umana modificata la qualità della stessa eleva il livello di allineamento molto simili a quella autoprodotta dall’organismo sano, riducendo effetti pericolosi provocati dall’ipoglicemia per esempio. Ancora una volta il diabete, attraverso l’insulina, ha fatto da apri pista nell’avanzamento umano a livello genetico, biomedicale e i tessuti prodotti in laboratorio son già realtà, come presto lo saranno il sangue a altri organi vitali; passo passo la ricerca va. Da “vecchietto” del diabete giovanile faccio da testimonial della storia diabetica e appuntamenti come questo non possono essere dimenticati.

Sarà bello

Che c’è di nuovo sotto il sole? Con questa primavera, o inizio estate in anticipo, lo sguazzo e il sollazzo sono evidenti almeno per chi, come me, solo fino a poco più di un mese fa si trovava sotto sessanta centimetri di neve ed ora quasi come in un film fantasy tutto sparito e piombati in tutt’altro clima. Comunque oggi sono di buon umore anche se le previsioni meteo lasciano percepire un abbassamento delle temperature tra domani e mercoledì. L’effetto e determinato dall’aver trascorso un sabato sera a Milano in compagnia di diabetici e loro familiari. Incontri come quello appena passato sono importanti non solo per il loro risvolto aggregativo e sodale, ma perché fanno ancora una volta capire come è delicato e pressante il compito del genitore con un bimbo e adolescente diabetico. Un esempio fatto qulche giorno fa l’ho ripreso nella storia dela piccola Ginevra e dei suoi genitori. Una volta si sarebbe definita una famiglia modello, oggi più propriamente lo chiamerei un nucleo familiare con forte senso civico e basi educazionali di primo livello. Faccio questa importante e impegnativa dichiarazione poiché in queste modeste pagine sulla rete da sempre, ancor prima di aprire il blog, sostengo come sia basilare nel diabete l’educazione permanente alla gestione e convivenza con la malattia, e al rafforzamento della personalità e carattere.

Presupposti mancanti nel nostro sistema, purtroppo, e a formare il giovane diabetico fin dall’esordio viene lasciata praticamente sola la famiglia come cinquant’anni fa. Nei giorni scorsi ho letto discussioni su Facebook relative all’uso strumentale da parte della famiglia della figlia mettendola in video e diffondendo in rete il filmato. Tutto perché le reti del gruppo Mediaset impiegheranno il clip per fare conoscere un lato oscuro e niente pubblicizzato del diabete: quello infantile e giovanile; mentre oggi assurge alle cronache esclusivamente il tipo popolare e diffuso, ovvero il 2 – mentre il primo sorge come una reazione autoimmunitaria dell’organismo contro se stesso, il secondo è frutto dell’eccesso dell’alimentazione e sedentarietà, obesità. A me quel che interessa è che si avvia veramente un processo culturale e sanitario in cui si renda obbligatorio il predetto percorso educativo nella malattia e non resti chuso nell’armadio delle chiacchere, naftalina. In fondo le rivendicazioni, per usare un linguaggio vetero-sindacale, non sono esagerate e neanche onerose. E per finire la mia predica la settimana lasciata alle spalle a visto la media dei valori glicemici attesta su 150 mg/dl, quindi bel tempo uguale bella glicemia, in attesa dell’arrivo ormai prossimo della Primavera!

I classici fan bene (quasi sempre)

Sogliola alla calabrese
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Tipo ricetta: secondo di pesce
Autore: anonimo
Tempo preparazione: 30 mins
Tempo cottura: 15 mins
Tempo totale: 45 mins
Porzione: 4 persone
Ritorno con una ricetta classica per le nostre tavole e naturalmente ben combinata come soluzione alimentare e nutrizionale a noi diabetici: lo si evince dalle calorie e tutti ggli altri componenti compresi. La sogliola è uno dei pesci più ricercati ed apprezzati per la bontà della sua carne. E´ un pesce di mare che vive in fondali profondi, è di forma appiattita ed ha gli occhi sul lato in cui la pelle è di colore bruno-verdastro. La parte inferiore del corpo è di colore bianco e solitamente è la parte che la sogliola adagia sui fondali. Dotata di carni magre e facilmente sfilettabili, la sogliola si presta con sicurezza all´alimentazione dei bambini e degli anziani. La sogliola è prevalentemente utilizzata in forma di filetto e viene sovente commercializzata in forma congelata. La sogliola è il pesce a cui la cucina europea dedica più ricette.
Ingredienti
  • sogliole – 600 g
  • cipolla – 1/2
  • aglio – 2 spicchi
  • peperoni dolci gialli – 250 g
  • pomodori pelati – 300 g
  • olio d´oliva extravergine – 1/2 cucchiaio)
  • sale – 4 pizzichi
Istruzioni
  1. - Lavare e pulire le sogliole (4 sogliole da 150 g)
  2. - Sventrarle e togliere loro la pelle
  3. - Affettare finemente la cipolla
  4. - Lavare e pulire dai semi i peperoni
  5. - Tagliarli a listarelle
  6. - Scolare e spezzettare la polpa di pomodoro
  7. - Soffriggere la cipolla con l´olio e 2 spicchi d´aglio in un tegame di coccio
  8. - Eliminare gli spicchi d´aglio
  9. - Unire la polpa di pomodoro e i peperoni
  10. - Salare e cuocere a fuoco lento per 15 minuti
  11. - Mettere le sogliole nel tegame e coprire
  12. - Cuocere a fuoco lento
  13. - Scuotere di tanto in tanto il tegame sino a completare la cottura
Dose per persone: 150 grammi Calorie: 107 Grassi: 3 Grassi saturi: 2,5 Grassi insaturi: 0,5 Carboidrati: 5 Zuccheri: 0 Fibre: 1 Proteine: 13 Colesterolo: 20
Note

Metodo cottura: brasatura.

Crescete e moltiplicatevi

Crescere e sempre una sfida e quando comincia una nuova giornata la scommessa è già cominciata. Annusi l’aria che respiri e capisci subito come sarà, questo diceva il capo indiano Felce Alata, quando correva con il suo fido destriero in lungo e in largo per le praterie sconfinate dell’attuale Colorado. E mentre anche per lui i soli e le lune correvano e giravano velocemente e regolarmente un dì arrivò l’incontro con Macigno che cammina. l’orso grizzly che sarebbe stato fatale per la sua esistenza. Ma Felce Alata sapeva che il destino era segnato e prima di essere aggredito e ucciso disse alla nuvole di passaggio in cielo: domani all’alba sarò con voi a pascolare perché è giunto il mio momento. Ecco è questo il segreto della natura e della vita: cogliere il momento e farlo proprio come fece Felce Alata per fare il grande balzo liberatorio e poter essere sganciati da lacci e laccioli per poter vivere una vita completa, almeno nelle funzioni base.

Quando ripercorro i mie giorni passati la cosa che manca lungo il percorso della vita è il non aver vissuto pienamente l’esistenza circondato dalle paure originate e inculcate nella mia personalità dalla famiglia d’origine, ora ne ho preso coscienza anche se è in buona parte tardi ormai, ma una riflessione del genere la pongo semplicemente a memoria presente e futura di chi, leggendo queste parole, avrà forse modo di capire come importante il contesto alla fonte e come in un film, l’ambiente dove si fanno “le riprese”. Tutto questo serve quando soli ci interroghiamo sull’amletica domanda: come posso vivere meglio io con il diabete? Fatta salva sempre la variabilità e imprevedibilità, a volte, della malattia, ci si deve ricordare che la condizione migliore per viverlo è la serenità personale, familiare e sociale. Capita spesso di accorgersi come già a partire dalla famiglia nascono i problemi, quando invece dovrebbero risiedere le soluzioni. Perché accade? Un motivo univoco alla base dell’incomprensione è costituito dall’incomprensione della malattia da parte dei nostri compagni di vita, e addirittura succede spesso la non accettazione della stessa da parte loro. La mia posizione a tal proposito è la seguente: il, la diabetica debbono, una volta acquisita la loro dimensione e libertà, garantirsi un ruolo dominante rispetto alla conservazione dello stile di vita legato alla malattia; questa è una condizione innegoziabile, incedibile, senza se e ma e fa da premessa a qualsiasi proseguo di rapporto. A tal proposito ritengo altresì evidente come non ci sia alcuna necessità di formulare spiegazioni o altro al riguardo.

Sono gocce di rugiada

Lo scarso sabato sono andato a ritirare il materiale di ricambio per il microinfusore d’insulina (kit d’infusione più sensori) e la dotazione utile all’autocontrollo domestico della glicemia come strisce e aghetti pungi dito, consegna e regolare la prossima fornitura sarà tra tre mesi. Nella dotazione ci sono anche tre confezioni di Keto – Diastix, strisce reattive per il controllo della glicosuria e della presenza di corpi chetonici (acetone) nell’urina. Un tempo quando non v’erano gli strumenti per il controllo a casa della glicemia l’unico modo di riuscire a capire se il diabete andava male o bene era attraverso il controllo della presenza dello zucchero nell’urina. Ciò avveniva dissolvendo nel campione contenuto in una provetta una pastiglia di reagente la quale, a seconda del colore che assumeva, blu andava bene, rosso andava male, indicava come ero messo. Oggi l’analisi delle urine,attraverso l’impiego delle menzionate strisce, per un diabetico è importante per due ragioni: primo a capire attraverso la presenza o meno della quantità di zucchero presente, l’impegno dei reni per filtrare il componente e così preservare gli stessi da nefropatia diabetica futura (una complicanza legata al diabete lungamente fuori controllo); secondo, la presenza d’acetone poiché anche questo è un ‘importante campanello d’allarme circa l’estremizzazione dello scompenso glicemico e l’aggravarsi della condizione. Un esame periodico del sangue per sapere ancora meglio lo stato dei reni nel diabetico è rappresentato dalla microalbuminuria: essa rileva la presenza nelle urine di una significativa quantità di albumina; e compare generalmente, ma non necessariamente, dopo un periodo più o meno lungo di microalbuminuria e indica un cattivo funzionamento dei reni. La microalbuminuria è una condizione patologica, transitoria o permanente, che può talvolta evolvere in proteinuria franca ed esprime un’alterazione della permeabilità dei glomeruli renali alle proteine.

Si osserva spesso microalbuminuria nella fase iniziale del danno renale conseguente ad ipertensione arteriosa e in quello della nefropatia diabetica. Inizialmente saltuaria e reversibile in seguito a terapia dietetica o farmacologica della condizione di base (in tale fase è dovuta prevelentemente all’iperfiltrazione renale), con il tempo tende a diventare permanente, esprimendo un danno strutturale dei glomeruli. In questo caso si può osservare il passaggio da micro- a macroalbuminuria (escrezione di albumina in quantità superiore ai limiti massimi sopra indicati). (fonte Wikipedia)

Ecco perché è altresì importante controllare la presenza di zucchero nelle urine e cercare di rimettere ordine alle cose dopo non molto tempo. Per finire giovedì e venerdì scorsi si è svolta la giornata mondiale del rene, per l’informazione e prevenzione delle patologie legate a questo importante e delicato organo. A Bologna l’iniziativa a avuto un enorme successo: quattrocento persone si sono sottoposte alla visita e molte che non avevano prenotato sono state rimandate indietro. Oltre i confini geografici e mentali di ciascuno di noi ricordiamoci di volerci bene dalla testa ai piedi con un colpo di reni ce la possiamo fare.

Ritrovarsi

Parlami di te sangue lungo le arterie e vene, raccontami di me e come sono cresciuto e cresco fino a quando passerò a te la vita per proseguirla avanti a me. Quante volte una goccia è uscita, tante gocce son state prese e ondate per diventare numeri e poi finire ovunque in questo spazio. Sangue. Il sangue fornisce le sostanze necessarie come nutrienti e ossigeno alle cellule corporee e trasporta i prodotti catabolici lontano dalle stesse. Ecco ogni giorno per quattro volte almeno raccolgo, raccogliamo, una goccia di sangue per leggere il valore dello zucchero presente in essa e mentre faccio per me una cosa che do per scontata, non rifletto di aver dentro quella parte infinitesimale di me dentro all’universo presente tante elementi che scorrono vanno si riformano, rigenerano all’infinito.

Tutto questo viaggio sul sangue perché? Rispondo perché un viaggio concatenato il nostro attraverso il moto del sangue noi possiamo muoverci e vivere, raccogliere le energie fisiche e mentali per evolvere crescere, conoscere, imparare.

Il sangue: non ne dobbiamo avere paura. Io ne avevo ora non più ho cambiato la mia forma mentale. Oggi ho rispetto del sangue, senza di esso la mia anima sarebbe arida e lui ha tanto da raccontare. Un diabetico queste cose le deve sapere proprio grazie alla glicemia controllata ogni giorno, ma anche al momento stesso in cui vado a ritirare gli esami di laboratorio so che le cifre scritte su quel foglio di carta riportano il racconto dal profondo del sangue, il mio.

Cosa significa allora non perdersi in una goccia di sangue? Dentro a questo modo di dire sento la netta esigenza di riuscire a fare la cosa giusta con il diabete attraverso il passaggio fondamentale ottenuto con la lettura del valore della glicemia. Le cifre raccolte durante la giornata sono sì tante, almeno quattro come affermo al principio, ma a me quella che interessa è la goccia di sangue appena prelevata, è li che debbo lavorarci subito per ordinare e compensare il problema. Poi la raccolta dei dati e informazioni servono a sintetizzare il processo giornaliero in seguito. Ecco la parola d’ordine da seguire è concentrarsi sulla goccia e ritrovarsi in essa per non perdere la rotta maestra.

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Il Diabete, come conviverci e saper gestirlo, possibilmente senza problemi e complicazioni. Una risorsa in più a disposizione. Roberto Lambertini

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