Caldamente consigliato
| Zuppa di patate e porri |
- patate g 300
- porri g 300
- prosciutto cotto g 60
- burro g 50
- brodo di pollo l 1,500
- sale
- Mondiamo i porri, elimiamo la parte verde, spuntiamo e tagliamoli a rondelle. Sbucciamo, laviamo e tagliamole a dadoni le patate. Facciamo sciogliere il burro nella pentola a pressione e lasciamo appassire le rondelle di porro (meno una cucchiaiata, che ci servirà per la guarnizione). Uniamo i dadi di patata, lasciamoli rosolare per qualche secondo, poi irroriamoli con il brodo bollente. Chiudiamo la pentola e cuociamo per 10′ da quando va in pressione. Apriamo e frulliamo il tutto con il frullatore a immersione o con quello tradizionale. Assaggiamo e aggiustiamo di sale. Suddividiamo la zuppa fra 4 ciotoline individuali, guarnite con gli anelli di porro e il prosciutto tagliato a dadini; eventualmente, accompagnate anche con dadini di pane tostato.
Come passa
La neve fa compagnia in queste ore ma nonostante i disagi che porta nei centri urbani debbo dire con se da tanta allegria e gioia: penso a tanti bimbi e ragazzi che hanno modo per giocare e socializzare tra i prati e campi, strade innevate, affondandovi interamente dentro tanta qui da me (un metro). Ecco prendo spunto dalla vita di questi giorni e ore per riprendere un fatto dominante nel mio, e aggiungo, nostro essere diabetici: affrontare le difficoltà e problemi per il giusto verso, con un approccio umorale positivo. Arrabbiarsi è inevitabile serve a sfogarsi d’accordo, ma esaurito l’attimo si deve recuperare un livello di armonia e positività importanti non solo per la nostra mente ma anche per il diabete. Ci sono tanti momenti che aiutano non solo a mantenere uno stile ma a recuperare, tramite il freddo, gesti e situazioni ritenute scomparse e invece eccole qui sempre presenti e solo dimenticate. Spalare la neve non solo è fare cosa necessaria e utile ma contribuisce pure a consumare energia e tenere buoni i livelli della glicemia, un’attività aerobica valida sì ma ad esclusione di coloro che hanno problemi cardiaci per cui e meglio soprassedere. Poi ci sono altri bei momenti che aiutano ad armonizzare la vita in questi frangenti: riscoprire il piacere di fare da mangiare in casa per chi vogliamo bene oppure anche solo per noi stessi e provare a misurarci con la nostra creatività culinaria. Proseguendo, ci sono momenti di giocosità che fanno stare bene: spegnere il computer e fare una bella partita a carte, o ancora meglio (nel mio caso e mi piace tanto) una sfida a scacchi non ha paragone; solo per avanzare qualche esempio propositivo, ma anche leggere, guardare qualche bel film, insomma la panoramica è ampia e allora mettiamoci sotto. L’importante è raggiungere il porto dell’armonia e tenere al largo lo stress.
Sì o no, forse?
L’obiettivo di un diabetico che fa insulina è di riuscire a calcolare la giusta dose da iniettare o infondere in rapporto al propria glicemia e alimentazione, questo passaggio è utile solo se abbiamo uno schema di terapia insulinica variabile. Adeguare la quantità d’insulina da somministrare è un passo da non prendere mai alla leggera per tanti buoni motivi e tutti sempre di vitale importanza per la nostra salute di diabetici. Nell’affrontare la patologia non siamo tutti uguali: c’è chi ha dimestichezza con calcoli e e simili altri no, oggi dove circolano diverse soluzioni tecnologiche è importante prendere coscienza di come ogni mezzo informativo e tecnologico non può né deve sostituirci nel valutare e prendere decisioni circa noi stessi nella malattia.
Tutta sta predica la faccio a ragion d’un motivo: al principio si è cominciato con dei software, poi con delle apps per smartphone e tablet, ed ora anche nei glucometri di recente produzione viene messo in dotazione il cosiddetto assistente di bolo o dose da iniettare d’insulina; strumenti che, come era logico aspettarsi, assomiglieranno sempre più a dei palmari multifunzione. L’esempio ha un nome: Insulinx di abbott un glucometro appena localizzato per l’Italia anche se nel web sono reperibili le informazioni in lingua inglese, francese e non italiano, che offre la personalizzazione del calcolo dei carboidrati e in rapporto alla glicemia, e una volta che il medico diabetologo effettuerà il calcolo della nostra sensiblità insulinica l’apparecchio sarà in grado di indicarci la dose d’insulina consigliata, naturalmente solo quella rapida.
La mia esperienza dopo alcuni anni d’impiego di tecnologie simili: prima con l’utilizzo di un diario della glicemia su computer che includeva anche la funzione d’assistente di bolo o dose, poi ora con una apps per Iphone che svolge la medesima funzione per il micro, mi fa dire che l’aiuto serve in parte, ma quando ci si trova in condizioni di alimentazione ricca in carboidrati oppure dover fare delle correzioni aggiuntive nel dosaggio, beh allora preferisco affidarmi alla mia esperienza e fare un calcolo sul momento di mia iniziativa.
Freddare la glicemia
Nel cuore dell’inverno, e in questo momento di nome e di fatto, con la fatica di scrivere causa le dita fredde un poco per la temperatura rigida ed un po dovuto alla circolazione periferica, ma solo alle mani, faccio alcune riflessioni non sul tempo che scorre ma di come il diabete reagisce nel mutare del clima. L’inverno, secondo le statistiche sanitarie, comporta un leggero peggioramento dell’emoglobina glicata rispetto all’estate, ma una valutazione costante nei periodo invernale fa si che davanti a temperature rigide si registrano per simpatia con più frequenza situazioni d’ipoglicemia. La cosa l’ho riscontrata, oltre che su me stesso, nei confronti di buona parte di persone con diabete tipo 1 ad esordio della malattia durante l’infanzia e adolescenza. l’ipoglicemia non ha stagione è vero, ma la sua presenza si come dire più presente nelle stagioni estreme: estate e inverno, e mentre nella prima le possibili cause sono più facili da ricercare per via di un maggiore consumo di energia e movimento, nella seconda si possono fare delle ipotesi, del genere il freddo fa consumare con maggiore celerità le riserve di zuccheri nel fegato e quindi di converso porta a fare abbassare il livelli di glucosio nel sangue. Il fenomeno ipoglicemico comunque esso si manifesti è sempre incombente e pertanto va tenuto sotto controllo. Una buona forma di prevenzione, o almeno riduzione del fenomeno, è rappresentata dall’avvio della giornata: cominciare con una buona e ricca colazione porta tenere bene la glicemia durante la giornata e ad arrivare a sera con un atterraggio morbido. Da alcuni anni a questa parte la mia colazione ha un peso di carboidrati pari a quello del pranzo, in particolare lungo la settimana lavorativa, con una media di contenimento dei valori zuccherini presenti nel sangue buona. Un altro sistema per cercare di freddare la glicemia? Può essere ma nella guerra quotidiana con il diabete ogni mezzo è lecito.
Battiti palpiti e grafici
Giovedì scorso ho effettuato un controllo cardiologico fuori programma a seguito e su richiesta del mio medico di medicina generale di base, per via del perdurare dei livelli elevati registrati nella pressione arteriosa massima (> 160). Siccome la concomitante presenza di diverse patologie, oltre al diabete, e un precedente TIA richiedevano una certa attenzione al riguardo le ragioni per una consulenza specialistica a tal proposito ci stavano tutte. La radiografia al torace era nella norma e gli altri esami strumentali: elettrocardiogramma ed ecocardiogramma confermavano la situazione precedente: una iniziale ipertrofia ventricolare sinistra al cuore dovuta alla pressione e frequente nel diabete di tipo 1. Il medico ha confermato il mio assetto terapeutico attuale con una diversa articolazione del medesimo: anziché tre compresse tutte al mattino, il beta bloccante lo assumo alla sera per cercare di aiutare la pressione a non essere fuori regola la mattina. Insomma provo anche questa e poi tra dieci giorni torno a controllo questa volta dal medico di base.
E tornando al diabete: la settimana lasciata alle spalle oltre ad essere contrassegnata dalle mie parti dalla imponente e duratura nevicata cominciata il 1 febbraio e continuata ininterrottamente fino a ieri, ma la cosa sembra non dare tregua e la precipitazione nevosa sembra tornare proprio mentre sto scrivendo questo articolo; la glicemia nei suoi valori medi ha ottenuto un buon risultato uguale a 160 mg/dl. Il compenso glicemico sembra tornato a farla da padrona ed io sorrido. Con la neve e il ghiaccio di queste ore e dei prossimi giorni sono andato a rimettere il sensore glicemico, spero non si congeli! A parte i timori termici nel corso dei prossimi giorni avrò modo di capire meglio la dinamica glicemica in condizioni ambientali e climatiche avverse come si comporta, attraverso la lettura costante e dettagliata della glicemia e la rappresentazione ottenuta tramite il grafico dal display del microinfusore.
A tutta polenta!
| POLENTA CON FUNGHI |
- Per la polenta
- farina gialla di mais g 300
- latte g 150
- olio extravergine
- sale
- Per il condimento
- carni miste tritate (manzo, maiale, vitello, prosciutto crudo all’osso), in tutto g 400
- odori a dadini (sedano, carota, cipolla), in tutto g 200
- funghi secchi, da ammollare, g 15
- una stecca di cannella
- farina
- prezzemolo
- grana grattugiato
- burro
- brodo vegetale
- olio extravergine
- sale
- pepe
- Polenta: portate a bollore un litro e mezzo d’acqua con il latte, 2 cucchiai di olio extravergine, un manciata di sale, quindi versiamo la farina a pioggia, mescolando con una frusta per evitare che si formino grumi; cuociamo la polenta a fuoco moderato, per circa 50′, giriamola spesso. Condimento: soffriggiamo gli odori in un velo d’olio, con la cannella, i funghi ammollati, sminuzzati e il trito di carni; facciamo insaporire bene, poi spolverizziamo il tutto con una cucchiaiata di farina da stemperare con l’acqua dell’ammollo dei funghi, attentamente filtrata, e tanto brodo da coprire la carne a filo. Saliamo, pepiamo e cuociamo il condimento per 30′: deve restare abbastanza cremoso. Scodelliamo nel piatto da portata la polenta cotta, quindi serviamola fumante con abbondante grana, burro fuso, il condimento e prezzemolo tritato.
Fondo Sociale Europeo
La settimana corrente la sto affrontando sui temi legati ai diritti del malato e nella fattispecie del diabetico. Prendo spunto dalla lettura degli interventi presenti nei gruppi sui social network circa le esperienze e difficoltà vissute da tanti diabetici circa l’accesso ai servizi, la riduzione delle prestazioni e presidi per il controllo della glicemia financo all’ottenimento di alcune tipologie d’insulina (lantus) e al microinfusore, sensore glicemico. Come già scritto in altre occasioni le difficoltà per un diabetico 1 sono ormai presenti sull’intero territorio nazionale, ma in alcune regioni ancor di più: Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Lazio, Liguria solo per citare le punte d’avanguardia del taglio alla fornitura ai diabetici. Poi il diabetico deve pagare non solo il deficit della sanità e la sua insolvenza debitoria, ma anche una discrezionalità del personale ASL e medico nel decidere se puoi beneficiare o meno di una determinata soluzione che può essere determinante per il buon compenso glicemico e la conservazione della salute stessa, così da non incappare in complicanze. Esempio pratico: perché si nega a un giovane diabetico tipo 1 di 19 anni con frequenti episodi ipoglicemici il sistema integrato medtronic Veo conn sensore glicemico, quando proprio questa tipologia di assistito ne avrebbe pienamente diritto in quanto persona responsabile e motivata? Come mai continuiamo a far passare le persone come sudditi e non cittadini? Perché nel bel paese continuano ad esistere figli e figliastri a pari condizioni? Non aspetto risposte perché mai ne avrò, ma voglio concludere con una proposta che può sembrare forse balzana, organizziamo una raccolta fondi permanente per garantire a tutti i diabetici il giusto quantitativo di strisce utili al controllo della glicemia, e a chi non viene dotato la fornitura di sensori glicemici da integrare al micro. Non ci vuole molto, ma siccome l’indifferenza e ignoranza verso i problemi reali li fa amplificare e ingigantire anziché ridimensionarli e risolverli, allora occorre lanciare “dei segnali forti” per rompere il muro del silenzio.
Dal piccolo pensando in grande
Ci sono numeri analoghi circa il diabete: il 90% dei diabetici sono tipo 2 e il 10% tipo 1 (circa). All’interno del tipo 1 il 90% si somministra l’insulina con penna o siringa mentre il restante 10% utilizza il microinfusore. Ecco oggi mi soffermo su questo ultimo dato: per quali ragione esiste un differenziale così marcato tra impiego del micro e penna? So che giocano diversi fattori a contribuire nel disincentivare l’impiego del microinfusore: tra questi capeggiano il peso rilevante, in termini di costi per il sistema sanitario pubblico, dello strumento assieme a tutti i ricambi al cospetto della tradizionale siringa, poi l’elevata percentuale di rinunce al suo impiego dopo un certo lasso di tempo. Solo per citare i più frequenti. Resta un dato certo oggi: per un diabetico di tipo 1 con problemi ad ottenere un buon equilibrio e compenso della glicemia il microinfusore rappresenta una soluzione ottimale, la migliore per raggiungere lo scopo. E contestualmente appare chiaro come sono ancora tanti, troppi i diabetici 1 che ancora non riescono a governare in modo adeguato, soddisfacente la dinamica quotidiana della glicemia per tante ragioni: difficoltà a gestire le variabili, demotivazione, noncuranza solo per citarne alcune. Il punto vero della vicenda, al di là delle generalizzazioni, riguarda il percorso personale di ciascuno di noi con il diabete. Io sono molto pragmatico circa il tema pompa o non pompa. Lamia scelta di passare, o meglio ritornare dopo trent’anni al microinfusore è maturata dopo molto tempo, e a seguito del miglioramento tecnologico dello strumento, in quanto ho compreso come un passo del genere rappresentava e costituisce l’unica via possibile per mantenere a livello il diabete e allontanare o rallentare le complicanze patologiche legate alle alterazioni della malattia.
Come ho scritto in passato mettere, passare al micro non deve essere una moda o una curiosità per essere in linea con le nuove tecnologie, ma un passo verso il miglioramento della propria vita con il diabete in tutte le sue sfaccettature e prospettive.
E i nostri diritti?
Allora nei giorni scorsi sono apparse le prime indiscrezioni circa le possibili misure al vaglio del Governo e sede di confronto con le regioni per ridurre la spesa sanitaria. Tra le ipotesi ci sarebbe anche l’introduzione del ticket per i presidi di controllo dei diabetici, pannoloni e altri ausili socio-sanitari. Al momento non possiedo altre notizie ma un fatto è chiaro: già da mesi, a macchia di leopardo, emergono disparità di erogazione in questo genere di servizio da regione a regione, da AUSL a AUSL, e ripercorrendo i mie articoli presenti nel blog si possono leggere vari momenti e testimonianze circa le difformità evidenziate. Comunque nei prossimi giorni ne sapremo di più. A mio avviso occorre fare un ragionamento e delle scelte che da un lato non mettano a repentaglio la salute e qualità di vita dei diabetici, di tutti i malati cronici nel loro insieme e dall’altro campo stabilire dei canoni univoci nel settore. Nell’ormai lontano 1978 venne varata la legge di riforma della sanità pubblica con cui, a partire dal 1980, venivano chiuse le mutue sanitarie e assistenziali suddivise per categorie professionali e delegate alle regioni tutte le competenze in tale materia. Oggi a distanza di tempo si può senza ombra di dubbio affermare come l’assistenza sanitaria ha mantenuto la diseguaglianza di fondo cambiandone la conformazione: da ambito corporativo, lavorativo a quello geografico; a tutto ciò va ad assommarsi un altro aspetto di differenziazione come l’impiego sempre più preponderante di assicurazioni integrative private della Intramoenia o Extramoenia. Piano piano si sta sgretolando il servizio sanitario pubblico, a prescindere da diabete o altre patologie, non basta dire no a tutto questo, occorre fissare dei punti oltre i quali non si deve oltrepassare per un solo semplice motivo: non si può giocare sulla pelle delle persone, dei contribuenti.
Tutto passa
Tutto scorre e il calendario non mente: sta per chiudere i battenti gennaio e battono anche i denti dal freddo, una certezza in questa settimana definita per tradizione popolare: i giorni della merla, ovvero i più gelidi dell’anno. Le previsioni meteo sembrano dare ragioni e nel nord-ovest ha nevicato intensamente a conferma. Il mio mese che si va chiudere non è stato dei migliori per tutto un insieme di ragioni. A parte la convalescenza causa bronchite dei giorni scorsi, resta fuori controllo la pressione arteriosa ed vado, su prescrizione del mio medico, ad effettuare la radiografia al torace per constatare la presenza o meno di edema polmonare, in relazione all’insufficienza ventricolare sinistra, e per giovedì prossimo effettuerò, in presenza del referto radiografico, un consulto cardiologico. Complessivamente non sono affatto preoccupato per queste scadenze. L’elemento critico di questo mese è per me un altro: il peggioramento del compenso glicemico e nei giorni della scorsa settimana il fattore di squilibrio si è riproposto in tutta la sua portata con una media valori di 200 mg/dl, nonostante l’impiego appieno del sensore glicemico. Tra lunedì e mercoledì il diario è stato nella norma ed in equilibrio più che soddisfacente, poi da giovedì il quadro è andato a deteriorarsi in modo progressivo. La ragione ancora una volta è legata a fattori emotivi e di stress: nei giorni scorsi ho fatto fronte alle esigenze assistenziali per mio padre, solo che da cinque anni il genitore è in una profonda crisi depressiva e fobica (paura di cadere e dei grandi spazi), così tutte le volte in cui c’è da effettuare una visita medica o semplicemente uscire da casa fa un dramma. Per me questo stato di cose sta cominciando a diventare insostenibile anche per una ragione semplicemente fisica: mio padre di peso è il doppio di me (120 kg). Tutto ecco che si scatena sulla glicemia ancora una volta a conferma della mia natura estremamente emotiva e sensibile. Come ho scritto ad una mia amica per concludere: passerà, tutto passa.



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