Darsi da fare
Allora per essere chiaro riprendo un argomento affrontato miliardi di volte, e che altri bilioni di miliardi di volte verrà ripreso: cosa fare per ridimensionare, ridurre, contenere, il dilagante fenomeno del diabete (tipo II)? Nella stragrande maggioranza dei casi si parla quasi esclusivamente del cibo, di limitare li consumo eccessivo, di fare la dieta, di ridurre i carboidrati, i grassi in eccesso. Va bene l’ho capito: il sovrappeso, l’obesità sono, assieme al diabete, situazioni che vanno affrontate di petto e non solo di pancia. Ma evidenziare solo l’aspetto alimentare è un modo errato di affrontare il problema dei problemi. Il punto centrale, per essere chiaro, è rappresentato, al primo posto, dal fatto che la stragrande maggioranza di noi fa una vita a consumo zero: la nostra attività, se così la possiamo chiamare, è di stare fermi. A partire dalla mobilità casa-lavoro (in auto, moto e simili), per poi arrivare al lavoro stesso , in massima parte automatizzato. E senza fare grandi ricerche di mercato basta guardarsi attorno, essere un poco osservatori, per avere conferma nei fatti della dimensione volumetrica del problema, e del perché il diabete è e sarà il problema in crescita esponenziale nel futuro.
Riflessioni
Riflessione tra me e me: quando ero piccino nei lunghi periodi di ricovero in ospedale per il diabete, non avendo da fare niente ed aspettando le “cure gioiose” dell’epoca, deliravo sull’aspirazione a diventare medico, per di più con la specializzazione in diabetologia, col desiderio infantile di risolvere in autarchia il problema della malattia. Ripercorro questi ricordi aggiornandoli al presente, con la lucidità dell’esperienza e della maturità: oggi non farei di sicuro il diabetologo. Sia ben chiaro ogni professione ha la sua dignità e ragion d’essere; ma debbo dire che non c’è niente di più frustrante e logorante che esercitare questa professione. Perché? Come tipo di mestiere è una via di mezzo tra il prevosto e il notaio; non lo dico per facile ironia ma alla luce di una semplice constatazione suffragata dai fatti. Nella stragrande maggioranza dei casi, dei diabetici sotto cura, rispetto alle indicazioni mediche vi è un rapporto simile a quello degli studenti col voto in condotta: pessimo; un individuo abituato ad avere una vita liberamente disordinata quando ad un certo punto si deve mettere “in ordine” (in primo luogo col cibo), al medico dice di sì ma poi va dove lo porta il cuore (par don lo stomaco su indicazione del cervello). Alla fine il ruolo del diabetologo, oggi, è quello di un internista – dietista frustrato, e, fatta salva una minoranza di diabetici, deluso dei risultati. Ma per fortuna c’è la ricerca ed altro a risollevare gli animi. E comunque di loro, i diabetologi, non ne possiamo fare a meno.
Una proposta per la tavola
Quest’oggi desidero proporre una ricetta buona e valida per il l’impatto glicemico sul nostro diabete. si tratta de: La zuppa di porcini.
Ingredienti: brodo g 800 – funghi porcini g 200 – pomodoro fresco g 150 – burro – parmigiano – scalogno – prezzemolo – aglio – 6 fette di pane toscano – olio d’oliva – sale – pepe.
Preparazione – Tritate uno scalogno con le foglioline di un mazzetto di prezzemolo. Mondate e tagliate a tocchi i funghi. Fate un soffritto con 3 cucchiaiate d’olio, il trito e uno spicchio d’aglio, sbucciato e leggermente schiacciato, poi unitevi i funghi. Salateli leggermente, lasciateli insaporire, pepateli e unitevi qualche foglia di mentuccia. Tagliate a dadi il pomodoro senza sbucciarlo e unitelo ai funghi. Irrorate con il brodo bollente e completate con prezzemolo tritato. Fate prendere il bollore e cuocete per 10′ a calore moderato e a pentola scoperta. Intanto preparate 6 ciotoline e sul fondo di ognuna mettete una fetta di pane tostato in forno. Versate la zuppa nelle ciotoline (eliminate lo spicchio d’aglio), spolverate con il parmigiano, infiocchettate di burro e passate sotto il grill o nel forno.a 250° per 3′ o comunque quanto basta per ottenere una leggera gratinatura. Servite subito.
Valori nutrizionali: kcal – 150; carb. 10 g; proteine 8 g; grassi 10 g; fibre 4 g.
Imparare a leggere
A proposito di mangiare: imparare a leggere le etichette degli alimenti venduti al dettaglio ho visto che è d’aiuto nella gestione del mio diabete. La lettura di questa informazione, spesso ignorata o trascurata, è buona cosa non solo per la conta dei carboidrati e calorie, ma anche per quantificare la presenza di grassi, grassi saturi, colesterolo, sodio e porzione di fibra. Dall’analisi delle tabelle di prodotto ho cominciato ad imparare il calcolo dei carboidrati e l’equivalente scambio con altri alimenti, così facendo in questo modo ho potuto ridurre, o quasi annullare, le rinunce a piatti che una volta sarebbero stati “off limits” per me, e quindi vivere il rapporto col cibo con meno stress, problemi e limitazioni. In una parola: alimentarsi in modo informato.
Mantenere la memoria
In diverse occasioni su questo blog ho parlato dell’importanza, per avere un buon diabete, di mantenere un discreto livello di autocontrollo dei valori della glicemia, di riuscire a gestire le dosi di insulina da iniettare e di calibrare nel modo giusto l’apporto di carboidrati nell’alimentazione quotidiana (pasta, pane per esempio).
Quando facciamo la prima visita presso il centro diabetologico, oltre al medico veniamo ricevuti anche dalla dietista, la quale ci rilascia una cartella con la cosiddetta dieta personale: la stessa consiste in una serie di indicazioni sulla distribuzione dei pesi alimentari lungo i pasti principali, che sta in noi riuscire a gestire; ma il dato interessante, e spesso sottovalutato da più, riguarda i massimali di riferimento nei valori nutrizionali. A cosa mi riferisco? Oltre alle calorie ed ai carboidrati, ci sono o dovrebbero essere i valori massimi quotidiani di grassi, proteine e fibre da assumere come alimentazione.
Io spesso mi rifaccio all’importanza delle calorie e dei carboidrati nell’alimentazione del diabetico, ma anche grassi e proteine sono di pari importanza per gli effetti alla lunga sul nostro organismo, e come esempio cito lo stato di salute del nostro apparato cardiovascolare e renale.
Come in tutte le cose è sempre un bene leggere il contenuto della cartella dietetica: c’è sempre da imparare; quindi per aiutarci a gestire al meglio il nostro rapporto col cibo può essere d’aiuto tenere una memoria, un diario di cosa andiamo a mangiare, non sostitutivo ma, bensì integrativo a quello delle glicemie propriamente detto.
A ferragosto
Da un po di tempo in qua non riporto nel blog di diabete e… dei suggerimenti gastronomici, cosa che faccio ora in prossimità della festa di mezza estate.
Fruttone di ferragosto
frutta fresca (mela verde, ananas, mango, kiwi, banana, fragole, more) in tutto, g 300 lamponi g 250 – albume – 30 gocce di Succaryl – limone
Frullate i lamponi con g 200 d’acqua, il succo di mezzo limone e il Succaryl. Trasferite quindi il frullato nella gelatiera e, quando inizierà a rapprendersi, unite una cucchiaiata d’albume, leggermente battuto, che farà restare morbido il sorbetto. Servitelo, metà per porzione, con la frutta fresca mista tagliata a pezzi regolari.
valori nutrizionali: calorie 105; proteine 3,21; carboidrati 22; grassi 1; fibre 13.
Un bel fine pasto ricco di fibre e vitamine col giusto di carboidrati, e buon ferragosto a tutti.
Agosto
Un mese di vacanza, ma io resisto, anche perché vado in ferie nei primi giorni di settembre quindi ancora per un poco ci terremo compagnia sul diabete e dintorni.
Ma per tornare al tema odierno, desidero affrontare un argomento sempre variabile, mutevole nel tempo: la dieta.
Nel corso degli anni sono cambiate diverse cose nell’approccio alimentare sul diabete: quando ero ragazzo, ad esempio, i carciofi erano uno dei cibi sconsigliati, oggi no; i dolci erano esclusivamente proibiti, oggi no.
Insomma la “questione alimentare” nel presente assume connotati diversi: quello che è doveroso, importante, riguarda la conservazione di un quaderno con l’annotazione della nostra alimentazione quotidiana, un computo dei carboidrati assunti, così da valutarli in sincrono con la glicemia e il dosaggio dei medicinali (insulina). Non tutti noi abbiamo ricevuto l’educazione, le informazioni necessarie ad imparare a gestire questo intreccio, quindi all’inizio è basilare avere il supporto del diabetologo e di una dietista, con l’aggiunta di una bilancia da cucina e la tabella degli alimenti dell’INRAN. L’importante è provare a cominciare, e non darsi per vinti al primo tentativo, semmai è dopo molteplici prove, esperimenti, che possiamo trovare la nostra chiave di soluzione; perché spesso è in noi la risposta.
Che combinazione
Già da alcune settimane sto verificando una distribuzione dei cibi, a pranzo, che mi sta dando ottimi risultati sotto il profilo della compensazione diabetica, glicemica. La combinazione l’ho chiamata formula tre.
Ovvero si tratta di questo: un piatto di pasta (circa 120 grammi); uno di verdura (circa 150 grammi) ed uno di frutta (100 grammi) molto idratata, tipo cocomero, ananas o melone.
Questo affresco alimentare ha dato i seguenti risultati nella gestione del mio diabete e della glicemia: prima del pasto 110 mg/dl; dopo pasto 99/100mg/dl.
Ritengo questo un buon risultato da condividere, anche se c’è di mezzo il fattore estate che da un aiutino in più al diabete. Quindi non resta che vedere l’effetto inverno sullo schema.
Valori fondativi
I valori della glicemia: perché insisto tanto nel dire che bisogna tenerli sotto controllo? Semplice, perché il diabete richiede equilibrio per non peggiorare la situazione con altre malattie e complicazioni, e, soprattutto, la compensazione della glicemia porta ad un aggravamento della condizione diabetica, se mantenuta nel medio e lungo periodo.
La situazione è quanto mai presente e diffusa nella stragrande maggioranza dei diabetici, sia per mancanza di controlli nell’approccio allo stile di vita (cibo, attività fisica, ecc.), che nel monitoraggio della glicemia.
Le fasce di d’età maggiormente a rischio, col diabete, ovvero quelle fuori controllo, sono ricomprese tra i 14 e 20 anni e gli over 60. Ma la fascia che più desta attenzione è la prima, perché può portare conseguenze e complicazioni patologiche gravi per tutta la vita del diabetico.
Le mie affermazioni sono di chi ha fatto personalmente questo tipo di esperienza, e proprio per questo invito vivamente a non averle, ovvero a fare uno sforzo di volontà per cercare di affrontare il più possibile in positivo e senza stress il diabete.
Nero
Nei giorni scorsi ho provato a pranzare con il riso “tipo nero”. Il riso come alimento può avere un impatto sensibile sulla glicemia, in un contesto di alimentazione ipocalorica. Nel passato avevo provato il “basmati”, che, secondo la letteratura in materia, pesava meno dell’arborio ed altri tipi di riso “classici”. In effetti il basmati un peso inferiore sul livello di zucchero nel sangue lo da, in particolare, a mio avviso, sul diabete quando viene utilizzato per la classica ed estiva insalata di riso, esempio: una volta ho mangiato tre etti di insalata di riso basmati; prima avevo 110 di glicemia e dopo 137 mg/dl.
Ma per tornare al “riso nero”, l’impatto glicemico è stato altrettanto buono: prima avevo 70 di glicemia e dopo 125 mg/dl. In conclusione questa varietà di alimento costituisce una valida alternativa alla pasta, senza per questo rendere instabile il nostro diabete.













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