Uno studio della Johns Hopkins rivela un balzo nell’uso di sensori e microinfusori, con progressi significativi nella gestione della glicemia in bambini e adulti
Negli ultimi quindici anni, la gestione del diabete di tipo 1 ha compiuto un balzo in avanti senza precedenti, grazie all’adozione massiccia di tecnologie di monitoraggio continuo del glucosio (CGM) e di somministrazione automatizzata di insulina. È quanto emerge da un nuovo studio condotto dalla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, pubblicato su JAMA Network Open, che ha analizzato i dati di quasi 200.000 persone con diabete di tipo 1 negli Stati Uniti.
I dati
Dal 2009 al 2023, la percentuale di pazienti pediatrici con un controllo glicemico ottimale (HbA1c < 7%) è passata dal 7% al 19%, segnando un incremento del 171%. Anche negli adulti si registra un miglioramento, dal 21% al 28% (+33%). A trainare questi progressi è stata la diffusione capillare dei CGM, passati dal 4% all’82% di utilizzo nei giovani e dal 5% al 57% negli adulti, e dei microinfusori per insulina, cresciuti rispettivamente dal 16% al 50% e dall’11% al 29%.
Ancora più impressionante è il dato sull’uso combinato dei due dispositivi, praticamente inesistente nel 2009 (1% dei pazienti) e oggi adottato dal 47% dei giovani e dal 22% degli adulti.
“Migliorare il controllo della glicemia nei pazienti con diabete di tipo 1 è stato storicamente una sfida. Questi miglioramenti sono entusiasmanti e legati alla diffusione delle nuove tecnologie”, spiega Michael Fang, epidemiologo e primo autore dello studio.

Il diabete di tipo 1, malattia autoimmune che distrugge le cellule pancreatiche produttrici di insulina, colpisce circa 2 milioni di americani, di cui oltre 300.000 bambini e adolescenti. Fino a pochi decenni fa, la gestione prevedeva iniezioni multiple di insulina e un controllo sporadico della glicemia. Oggi, sensori e microinfusori permettono una regolazione precisa e in tempo reale, riducendo il rischio di ipoglicemia e complicanze a lungo termine.
Conclusioni
Tuttavia, nonostante i progressi, restano disuguaglianze nell’accesso alle tecnologie. Lo studio evidenzia come pazienti bianchi non ispanici e con assicurazione sanitaria privata abbiano tassi di adozione e risultati glicemici migliori rispetto a pazienti ispanici o afroamericani e a chi dispone di coperture pubbliche.
Per Jung-Im Shin, coautrice dello studio, la sfida ora è duplice: “Celebriamo i traguardi raggiunti, ma dobbiamo lavorare per rendere queste tecnologie accessibili a tutti. Solo così potremo ridurre le disparità e migliorare la vita di ogni persona con diabete di tipo 1”.
Il team di ricerca prevede di utilizzare lo stesso database per approfondire le tendenze legate alle complicanze più comuni, come le malattie cardiovascolari e renali, per continuare a tracciare l’impatto delle tecnologie nella gestione della malattia.
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” Tendenze e disparità nell’uso della tecnologia e nel controllo glicemico nel diabete di tipo 1 ” è stato scritto in collaborazione da Michael Fang, Yunwen Xu, Shoshana Ballew, Josef Coresh, Justin Echouffo Tcheugui, Elizabeth Selvin e Jung-Im Shin.
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