Estratto

Il 15 luglio è uscito su tutte le piattaforme di streaming “Che Due Maroni!”, il nuovo brano pop di Roberto Lambertini. Un titolo che fa sorridere, ma che nasconde una domanda seria: abbiamo davvero ancora il controllo della tecnologia, oppure siamo diventati noi il prodotto?

Che due maroni. Finalmente qualcuno lo dice.

Esistono frasi che valgono più di un saggio universitario.

“Che due maroni!” è una di queste.

Non è soltanto un’esclamazione. È il sospiro collettivo di milioni di persone che ogni mattina si svegliano con il telefono già in mano, attraversano la giornata rincorrendo notifiche, email, messaggi vocali, gruppi WhatsApp, reel, breaking news, chatbot, algoritmi che decidono cosa vedere e influencer che spiegano come vivere.

E la cosa più curiosa è che tutto questo lo chiamiamo progresso.

Il 15 luglio è uscito “Che Due Maroni!”, il nuovo singolo di Roberto Lambertini. Apparentemente è una canzone pop ironica. In realtà è uno specchio. E gli specchi, si sa, non sempre restituiscono un’immagine che ci piace.

L’epoca del “sempre”

Siamo sempre reperibili.

Sempre online.

Sempre aggiornati.

Sempre raggiungibili.

Sempre connessi.

Abbiamo eliminato le attese. Abbiamo eliminato il silenzio. Abbiamo eliminato perfino la noia, quella che una volta costringeva il cervello a inventare qualcosa.

Oggi il primo gesto appena c’è un secondo libero è prendere il telefono.

In ascensore.

Alla fermata dell’autobus.

Durante una cena.

Persino mentre attraversiamo la strada.

Non stiamo più cercando informazioni.

Stiamo cercando stimoli.

E la differenza è enorme.

L’intelligenza artificiale non ci renderà stupidi. Potrebbe renderci pigri.

Ogni nuova tecnologia porta con sé entusiasmi e paure.

È successo con la stampa.

Con la televisione.

Con Internet.

Ora tocca all’intelligenza artificiale.

Molti si chiedono se l’IA sostituirà l’uomo.

La domanda forse è un’altra.

Noi vogliamo ancora usare il cervello quando potremmo chiedere tutto a una macchina?

Pensare richiede fatica.

Ricordare richiede fatica.

Studiare richiede fatica.

Perfino scrivere richiede fatica.

Delegare, invece, è comodissimo.

Il rischio non è che le macchine diventino troppo intelligenti.

È che noi smettiamo di allenare la nostra intelligenza.

La cover del singolo “Che Due Maroni!”

I social ci hanno venduto una bugia

Ci avevano promesso connessione.

Abbiamo ottenuto dipendenza.

Ci avevano promesso libertà.

Abbiamo ottenuto algoritmi che decidono cosa leggere.

Ci avevano promesso amicizie.

Abbiamo ottenuto follower.

Ci avevano promesso comunità.

Abbiamo ottenuto tifoserie.

Il paradosso è evidente.

Più strumenti abbiamo per comunicare, meno tempo dedichiamo ad ascoltare davvero.

La vera rivoluzione? Spegnere tutto.

Oggi l’atto più ribelle non è pubblicare un post provocatorio.

È mettere il telefono in tasca.

Fare una passeggiata senza fotografarla.

Leggere un libro senza controllare le notifiche.

Parlare con qualcuno senza guardare uno schermo.

Annoiarsi.

Pensare.

Respirare.

Sembra poco.

È diventato rivoluzionario.

Una canzone che non odia la tecnologia

“Che Due Maroni!” non è un manifesto luddista.

Sarebbe assurdo.

La stessa canzone nasce grazie agli strumenti digitali e vive sulle piattaforme di streaming.

Il punto non è eliminare la tecnologia.

Il punto è ricordarsi che dovrebbe essere lei al nostro servizio.

Non il contrario.

Perché quando ogni minuto della giornata viene occupato da uno schermo, da una notifica o da un algoritmo che reclama attenzione, allora forse il titolo della canzone smette di essere soltanto divertente.

Diventa una diagnosi.

In conclusione

La tecnologia ci ha regalato possibilità straordinarie. L’intelligenza artificiale promette di rivoluzionare medicina, ricerca, istruzione e lavoro. Sarebbe sciocco negarlo. Ma ogni rivoluzione ha bisogno di un contrappeso: il buon senso. “Che Due Maroni!” usa il linguaggio leggero del pop per ricordarci una verità semplice, quasi dimenticata. Non tutto ciò che possiamo fare siamo obbligati a farlo. Ogni tanto, il gesto più intelligente è chiudere un’app, spegnere uno schermo e tornare a essere semplicemente presenti.

Ascolta “Che Due Maroni!” sulle principali piattaforme di streaming e, se ti scappa un sorriso, forse significa che in quella canzone hai riconosciuto anche un pezzetto della tua giornata.

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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Les troubles du sommeil et la fatigue chronique. Určení podílu ‌v katastru nemovitostí je jako rozdělování jablka mezi více lidí –⁤ nikdo nechce skončit s jádry a ‌oskrabáním.