L’entusiasmo è un ottimo coach, ma un pessimo fisioterapista. Ecco perché gli infortuni arrivano quando “si riparte forte”, e come tornare ad allenarsi con buon senso, tecnica e continuità.

C’è un momento, tra il brindisi e la lista dei buoni propositi, in cui il corpo ti guarda e dice, con la calma antica delle ossa, “io ci sono, ma non sono una scusa per fare tutto di colpo”. Eppure ogni anno, puntuale come la calza della Befana, arriva la scena: palestra piena, playlist eroica, panca che scricchiola, e quel pensiero un po’ tragico e un po’ comico, “recupero in una settimana i mesi che ho saltato”.

Il risultato ha un nome semplice, e non è motivazione. È sovraccarico.

Le evidenze sul rischio infortuni sono chiare su un punto: aumenti rapidi ed eccessivi del carico di lavoro rendono più probabili infortuni non da contatto, soprattutto a carico dei tessuti molli. Non è l’allenamento in sé il cattivo, è l’allenamento “improvvisato”. (bjsm.bmj.com)

Perché a inizio anno ci si fa male più spesso

Non serve un complotto dei fisioterapisti. Bastano tre ingredienti, mescolati con energia.

  1. Volumi e intensità che salgono troppo in fretta. Se passi da “zero o quasi” a quattro sedute pesanti, il corpo non ha tempo di adattarsi. (bjsm.bmj.com)
  2. Tecnica approssimativa, perché l’entusiasmo corre più veloce della forma.
  3. Recupero scarso, sonno e alimentazione “ancora in modalità panettone”, quindi tendini e muscoli protestano.

E qui entra un’idea molto tradizionale, quasi da nonni in montagna: la forza vera è la continuità, non il colpo di teatro. Un tempo si faceva così, si costruiva piano, si rispettavano i giorni, si imparava il gesto, e si tornava a casa interi.

Gli infortuni tipici della ripartenza

Ogni palestra ha la sua piccola mitologia, ma i protagonisti sono spesso gli stessi:

  • Spalle e cuffia dei rotatori, tra panca, military press e “faccio anche due serie in più”.
  • Lombalgia e fastidi al rachide, quando si carica lo stacco senza una base.
  • Ginocchia, soprattutto con squat e affondi eseguiti in fretta.
  • Stiramenti ai flessori o ai polpacci, tipici dei ritorni alla corsa “da domani 10 km”.

Non è una sentenza, è un promemoria: i distretti che pagano per primi sono quelli che ti aiutano di più.

La regola d’oro, progressione piccola, vittorie grandi

Se vuoi un numero da ricordare, prendilo dalla prudenza, non dall’orgoglio. L’American College of Sports Medicine, in un position stand sulla progressione nel resistance training, suggerisce aumenti di carico nell’ordine del 2 al 10% quando il lavoro attuale diventa “troppo facile” rispetto al target di ripetizioni. Tradotto, se fai le ripetizioni previste con margine, aggiungi poco, non tanto. (PubMed)

E per la frequenza, i principianti spesso stanno bene con 2 o 3 giorni a settimana, non con l’assalto quotidiano. (PubMed)

Un piano semplice da 4 settimane, per tornare senza farsi male

Non serve l’epica, serve una tabella umile.

Settimana 1: due sedute full body, carichi leggeri, 2 o 3 serie, tecnica pulita, stop prima del cedimento.
Settimana 2: tre sedute, aggiungi una serie agli esercizi principali, mantieni la stessa qualità.
Settimana 3: aumenta un po’ i carichi, sempre a piccoli passi, e introduci un lavoro di mobilità breve.
Settimana 4: scegli un obiettivo, forza o resistenza, e costruisci intorno, senza improvvisare.

In parallelo, rispetta le basi dell’attività fisica per la salute. Le linee guida statunitensi e l’OMS indicano, per gli adulti, almeno 150 minuti settimanali di attività moderata, o 75 di vigorosa, più esercizi di forza almeno due giorni a settimana. È un obiettivo realistico, e soprattutto sostenibile. (CDC Italia)

Riscaldamento, il rito che salva articolazioni

Il riscaldamento non è il pretesto per controllare le notifiche. È un ponte tra “vita normale” e “corpo che spinge”.

  • 5 minuti di attività leggera, camminata veloce, cyclette, vogatore.
  • Mobilità specifica, anche solo 2 minuti per spalle, anche, caviglie.
  • 2 serie di avvicinamento con carichi leggeri sull’esercizio principale.

È noioso, sì. Anche lavarsi i denti lo è, eppure nessuno discute la carie.

Tre segnali che stai esagerando

  • Ogni seduta è “massimale”, e il giorno dopo ti muovi come un mobile dell’Ikea montato male.
  • Le ripetizioni cambiano forma, l’ultima sembra un origami, la prima era elegante.
  • Salti il riposo perché “non ho tempo”, ma poi perdi settimane per un dolore sciocco.

Se ti riconosci, riduci un po’ il carico, ripulisci la tecnica, e torna a respirare. La palestra premia chi torna domani, non chi si brucia oggi.

DOMS o infortunio, come capirlo senza fare il medico di se stessi

Indolenzimento muscolare a 24, 48 ore, il classico DOMS, è comune quando cambi stimolo. Di solito migliora in pochi giorni e cala con movimento leggero. Se invece il dolore è acuto, puntiforme, aumenta con un gesto preciso, si accompagna a gonfiore, perdita di forza, formicolii, o dolore notturno, meglio fermarsi e chiedere un parere sanitario.

Mini FAQ per chi ha fretta, e non dovrebbe

Quanto devo aumentare i pesi quando ricomincio?
Poco, spesso, e solo quando la tecnica è stabile. In pratica, piccoli incrementi, 2 al 10% quando hai margine. (PubMed)

Devo allenarmi tutti i giorni a gennaio per “recuperare”?
No. La costanza batte l’intensità. Per molti principianti, 2 o 3 sedute sono un ottimo inizio. (PubMed)

È meglio cardio o pesi?
Meglio entrambi, dosati. Le linee guida parlano di attività aerobica settimanale e forza almeno due giorni. (CDC Italia)


Alla fine, la palestra di gennaio è un teatro buffo e bellissimo. Persone che provano a tornare a se stesse, con i manubri come penne, e il sudore come inchiostro. Fai in modo che questa storia duri fino a dicembre, non solo fino all’ultima settimana dei saldi. Parti piano, ascolta il corpo, costruisci come si è sempre costruito. Mattone su mattone. E se hai dubbi, chiedi a un professionista.

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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