Tra verità ripetitiva e consenso simulato, ecco come l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando (in peggio) la disinformazione digitale: il caso AIPasta tra campagne elettorali e teorie del complotto
AIPasta: l’IA che cucina bufale perfette e le serve sui social
La disinformazione ha imparato a programmare. E, come una vecchia cuoca che sa riproporre la stessa minestra in cento modi diversi, ora può contare su uno chef d’eccezione: l’intelligenza artificiale generativa. Il piatto del giorno? Si chiama AIPasta ed è condito con una buona dose di fake news, un pizzico di psicologia sociale e una spruzzata di verosimiglianza ripetitiva.
Non è una battuta da bar, ma un inquietante sviluppo documentato dalla recente ricerca di Saloni Dash e colleghi, che hanno voluto capire come si comporta il pubblico davanti a messaggi falsi creati e diffusi dall’IA. Il risultato? Non proprio confortante.
Cos’è AIPasta?
Il nome, che suona come un piatto servito in una trattoria tech, è l’unione di “AI” (intelligenza artificiale) e “CopyPasta”, un termine nato nei forum online per indicare la pratica di copiare e incollare lo stesso messaggio ovunque, nella speranza che a furia di leggerlo, qualcuno ci creda.
Ma mentre la CopyPasta è ripetitiva in modo sfacciato – lo stesso identico messaggio replicato all’infinito – la AIPasta sfrutta le capacità dell’IA generativa per creare molte versioni diverse dello stesso messaggio. Il trucco è tutto qui: piccoli cambiamenti nel testo danno l’illusione che ci siano molte persone diverse che condividono lo stesso pensiero, e così il messaggio diventa automaticamente più credibile. “Se lo dicono in tanti, dev’essere vero”, pensano gli utenti, senza accorgersi che quelle “voci” sono in realtà fantasmi digitali.

CREDITO
Dash e altri
Il test: tra COVID, elezioni truccate e IA
I ricercatori hanno voluto testare questa nuova minaccia mediatica con due cavalli di battaglia del complottismo: le teorie secondo cui le elezioni presidenziali americane del 2020 sarebbero state truccate (#StopTheSteal) e che la pandemia da COVID-19 sarebbe stata orchestrata ad arte.
Con un campione di 1.200 americani contattati tramite la piattaforma Prolific, gli autori dello studio hanno confrontato gli effetti di tre tipi di esposizione:
- Nessun messaggio (gruppo di controllo),
- Messaggi CopyPasta (identici),
- Messaggi AIPasta (parafrasi IA della stessa bugia).
La scoperta più interessante? Sebbene in media nessuna delle due tecniche abbia convinto il pubblico generale della veridicità delle teorie del complotto, l’AIPasta ha avuto un effetto concreto tra i partecipanti repubblicani, notoriamente più inclini a dare credito a certe narrative. Inoltre, per tutti gli utenti, indipendentemente dall’orientamento politico, l’esposizione a messaggi AIPasta ha aumentato la percezione che tali idee fossero largamente condivise.
In altre parole, l’AIPasta non sempre ti fa credere alla bugia, ma ti convince che in molti ci credano. E questo, nel mondo dei social, è già sufficiente a far partire una valanga.
Il paradosso dell’autenticità artificiale
La genialità dell’AIPasta è tutta nella sua capacità di camuffare la falsità dietro la varietà apparente. Dove la CopyPasta viene intercettata facilmente dai sistemi anti-spam e dai rilevatori di contenuti generati da IA, l’AIPasta riesce a eludere i controlli. È sfuggente, mimetica, fluida. È la bugia in camicia buona, che non alza sospetti perché non si ripete mai nello stesso modo.
E se ti sembra una scena da Black Mirror, sappi che è già realtà. La ricerca ha mostrato che i testi AIPasta generati nello studio non venivano rilevati come IA dai software predisposti a questo scopo. Il che significa che potrebbero tranquillamente circolare su X, Instagram, Facebook o WhatsApp, indisturbati.
Qual è il rischio reale?
Il problema non è solo la diffusione della disinformazione, ma la sua normalizzazione. Quando ci convinciamo che una teoria, per quanto assurda, sia comunque “nell’aria”, che sia “un’idea che gira”, siamo già caduti nella trappola. E se poi pensiamo che ci credano in molti, beh, inizia a sembrarci legittima.
La verità ripetuta si impone, ma anche la menzogna ben parafrasata ci fa più effetto se ci sembra condivisa.
E ora?
Come difendersi? La risposta non è semplice. Servono nuove strategie di rilevamento, più sofisticate, ma anche una rinnovata alfabetizzazione mediatica, che ci insegni a dubitare non solo del contenuto, ma anche del consenso apparente.
In un mondo in cui il pensiero critico rischia di essere spazzato via da una marea di “copioni” digitali ben congegnati, la vera rivoluzione sarà imparare a pensare da sé.
Hashtag per social media:
#AIPasta #Disinformazione #Fakenews #IntelligenzaArtificiale #StopTheSteal #CopyPasta #ManipolazioneDigitale #IAetica #EducazioneDigitale #PensieroCritico
Scopri di più da Lambertini, esperienza vissuta, salute, scrittura e visioni sul presente
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.



