Dai viaggi di Darwin alle missioni spaziali, dai fondi pubblici ai capitali privati: chi paga la scienza orienta le scoperte, modella l’innovazione e definisce ciò che diventerà possibile.
La scienza non è gratis: una verità antica come Darwin
Charles Darwin non avrebbe potuto scrivere L’origine delle specie senza una buona dose di fortuna economica. Il suo celebre viaggio a bordo dell’HMS Beagle – quel pellegrinaggio verso la conoscenza che cambiò per sempre il modo in cui pensiamo alla vita – fu pagato, in parte, dal governo britannico e in parte dalla sua famiglia. La scienza, già allora, aveva un costo.
Un costo che, oggi, è diventato astronomico.
Dietro ogni nuova scoperta, ogni vaccino, ogni telescopio spaziale o algoritmo d’intelligenza artificiale, c’è un finanziatore: un governo, una fondazione, un’azienda privata, un miliardario filantropo o una combinazione dei precedenti. E ogni volta, in modo più o meno visibile, chi paga influenza anche che cosa si decide di scoprire.
Chi paga decide (anche) cosa si cerca
Negli Stati Uniti, circa il 40% della ricerca di base è finanziata dallo Stato. È una scelta strategica: il governo federale investe perché sa che la conoscenza pura, anche quando sembra lontana dalla realtà, genera innovazione, benessere e ricchezza nel lungo periodo.
A distribuire i fondi sono agenzie come la National Science Foundation (NSF) o i National Institutes of Health (NIH), che da decenni finanziano università, centri di ricerca e laboratori in tutto il paese.
Esiste poi la DARPA, l’agenzia del Pentagono nata dopo lo Sputnik: un laboratorio di innovazione militare che, per ironia della sorte, ha partorito invenzioni oggi indispensabili nella vita civile, come Internet o il GPS.
Ogni dollaro pubblico speso in ricerca produce ritorni economici notevoli: secondo i dati del NIH, 1 dollaro genera 2,56 dollari di nuova attività economica. Nel 2024, i 36,9 miliardi di dollari distribuiti ai ricercatori americani hanno generato circa 94 miliardi di dollari in occupazione, beni e servizi collegati alla scienza.
Non è solo questione di numeri: è una catena invisibile che collega la curiosità di pochi al benessere di molti.
Ricerca di base: il carburante dell’innovazione
La ricerca di base è quella che non promette profitti immediati. È l’indagine pura, la domanda che nasce da un dubbio, non da una strategia di mercato.
Proprio per questo, è spesso la più rivoluzionaria.
Gli investimenti della NSF hanno aperto la strada a invenzioni oggi d’uso quotidiano: gli smartphone, i motori di ricerca, l’intelligenza artificiale, ma anche scoperte di portata storica come le prime immagini di un buco nero o l’esplorazione degli abissi oceanici.
Persino la lingua dei segni americana o la compatibilità renale per i trapianti hanno radici in progetti di ricerca di base. E programmi educativi come Bill Nye the Science Guy o The Magic School Bus, che hanno ispirato generazioni di studenti, sono stati possibili grazie a fondi pubblici destinati alla divulgazione scientifica.
La curiosità, se nutrita, produce frutti concreti.
Dalla teoria alla pratica: la ricerca applicata
Ma se la ricerca di base è la radice, la ricerca applicata è il frutto.
Qui entrano in gioco gli investimenti privati. Le aziende finanziano laboratori, startup, e interi programmi di sviluppo per trovare soluzioni a problemi reali: un nuovo farmaco, un microchip più veloce, un materiale più leggero.
L’industria investe dove può intravedere un ritorno. Ecco perché la ricerca applicata attira più capitale: perché promette risultati misurabili e profitti potenziali.
Nel settore sanitario, ad esempio, le aziende biotecnologiche e farmaceutiche hanno assorbito oltre il 50% dei fondiinvestiti nella ricerca biomedica negli ultimi anni.
Ma attenzione: la linea che separa pubblico e privato è sottile.
Il NIH, con i suoi fondi pubblici, ha sostenuto la ricerca di base che ha portato allo sviluppo di ogni singolo farmaco approvato dalla FDA tra il 2010 e il 2016. Compresi quelli che hanno reso possibile la rivoluzione dei vaccini anti-COVID.
Secondo le stime, la sola campagna vaccinale ha risparmiato agli Stati Uniti oltre 1.000 miliardi di dollari in costi sanitari e, soprattutto, milioni di vite.
Quando il caso non è mai un caso
Uno degli aspetti più affascinanti (e meno compresi) della ricerca scientifica è la sua imprevedibilità.
Molte scoperte nascono da studi che sembravano, all’inizio, totalmente inutili.
Un esempio celebre lo racconta il programma televisivo Last Week Tonight with John Oliver: una ricerca sul comportamento delle api e sulla loro ricerca del nettare ha portato, anni dopo, allo sviluppo di un algoritmo che oggi gestisce il traffico Internet mondiale.
Una curiosità etologica si è trasformata in un pilastro dell’economia digitale.
Questa è la magia – e la giustificazione – della ricerca di base: non si può sapere a priori quale scoperta cambierà il mondo.
Tagliare la ricerca significa tagliare il futuro
L’economista Pierre Azoulay e i suoi colleghi hanno provato a immaginare un mondo in cui il NIH fosse più piccolo del 40%.
Il risultato? Più della metà dei farmaci approvati dalla FDA dal 2000 in poi non sarebbe mai esistita.
Ogni taglio ai fondi pubblici per la scienza è, di fatto, un taglio al futuro: meno conoscenza, meno salute, meno innovazione, meno libertà.
Quando un finanziamento viene interrotto, non si ferma solo un progetto. Si spezza una catena di scoperte, di talenti, di collaborazioni che possono portare – anche decenni dopo – a risultati che migliorano la vita di tutti.
La scienza è un investimento, non una spesa
Il denaro che entra nella scienza non è mai neutrale. Decide le priorità, orienta le ricerche, stimola o frena l’immaginazione collettiva.
Eppure, se ben gestito, è uno dei più alti atti di fiducia che una società possa compiere: credere che la curiosità umana, nutrita e protetta, sia capace di costruire un futuro migliore.
La scienza, in fondo, è un atto d’amore travestito da bilancio economico.
E ogni volta che finanziamo un laboratorio, un progetto, un telescopio o un vaccino, stiamo scegliendo di credere nella possibilità che domani sia più luminoso di oggi.
Hashtag per engagement:
#ScienzaEFuturo #FinanziamentoRicerca #InnovazioneResponsabile #ConoscenzaPubblica
Scopri di più da Lambertini, esperienza vissuta, salute, scrittura e visioni sul presente
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


