Da Joaquin Phoenix a Glenn Close, da Hannah Murray al caso NXIVM, storie di fama, controllo psicologico e liberazione personale.
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Estratto iniziale:
Dietro le luci di Hollywood, non sempre c’è stata una cameretta piena di poster, una famiglia ordinaria e il sogno del cinema. Alcune celebrità sono cresciute dentro comunità chiuse, movimenti spirituali estremi o gruppi che promettevano salvezza e consegnavano controllo. E quando ne parlano, lo fanno con parole che pesano come pietre.
Quando la fama non cancella l’infanzia
La parola “setta” va maneggiata con cura. Non tutto ciò che è religioso, spirituale o comunitario è una setta. Ma esistono gruppi, spesso presentati come famiglie, scuole di vita, percorsi di guarigione o comunità illuminate, che finiscono per isolare, controllare, manipolare.
Il punto non è il folklore, tuniche, candele e frasi sibilline da film di serie B. Il punto è il potere. Chi decide cosa puoi leggere, chi puoi vedere, cosa devi credere, cosa devi temere. E, nei casi peggiori, chi arriva a possedere il tuo corpo, il tuo denaro, la tua identità.
Ecco dodici storie note, raccontate pubblicamente da attori, musicisti e personaggi dello spettacolo, o documentate da fonti giornalistiche e giudiziarie.
1. Hannah Murray, dal wellness alla crisi
Hannah Murray, conosciuta per Skins e Game of Thrones, ha raccontato di essere entrata in un gruppo legato al mondo del wellness dopo l’incontro con una “energy healer”. Nel suo memoir The Make-Believe, l’attrice descrive una discesa fatta di promesse spirituali, vulnerabilità personale e progressiva perdita di contatto con la realtà. Il Guardian ha ricostruito la sua esperienza, culminata in un episodio psicotico e in un ricovero psichiatrico. (The Guardian)
La sua frase più utile, per tutti noi comuni mortali che pensiamo “a me non succederebbe mai”, è questa: persone intelligenti possono cadere in sistemi manipolativi. Anzi, a volte proprio chi cerca senso, guarigione e profondità rischia di consegnarsi a chi vende risposte già impacchettate, con tanto di fiocchetto spirituale.
2. Maisie Williams, l’infanzia come “child cult”
Maisie Williams, Arya Stark in Game of Thrones, ha parlato del rapporto traumatico con il padre, dicendo di essersi sentita “indoctrinated”, indottrinata, e di essere stata in una sorta di “child cult” contro sua madre. Ha scelto di non entrare nei dettagli per proteggere la famiglia, ma ha raccontato il peso emotivo di quell’infanzia e il difficile processo di rilettura del passato. (People.com)
È una storia meno “da cronaca giudiziaria” e più intima, familiare, quasi domestica. E proprio per questo fa rumore. Perché il controllo non ha sempre bisogno di un tempio, a volte gli basta una stanza.
3. Bethany Joy Lenz, una setta mentre recitava in una serie cult
Bethany Joy Lenz, volto amatissimo di One Tree Hill, ha raccontato nel memoir Dinner for Vampires di aver trascorso circa dieci anni in un gruppo cristiano ultra-controllante. Secondo il suo racconto, il gruppo arrivò a influenzare carriera, matrimonio e finanze, fino a costarle molto anche economicamente. (People.com)
Il dettaglio più crudele è il paradosso: mentre interpretava una giovane donna in una serie seguita da milioni di persone, nella vita reale stava vivendo una forma di isolamento. La televisione la rendeva visibile, il gruppo la rendeva invisibile a sé stessa. Altro che “dietro le quinte”, qui il retroscena era un labirinto.
4. Michelle Pfeiffer e il breatharianism
Michelle Pfeiffer ha raccontato di essere finita, appena arrivata a Los Angeles, nell’orbita di una coppia che promuoveva il “breatharianism”, l’idea pseudoscientifica secondo cui si potrebbe vivere senza cibo né acqua. Solo più tardi, parlando con un ex membro della Chiesa dell’Unificazione per un progetto cinematografico del suo allora marito Peter Horton, capì di aver vissuto qualcosa di simile a una manipolazione settaria. (People.com)
È la versione glamour del vecchio venditore di elisir, solo con più palestra e meno carretto. Promette luce, energia, purezza. Poi presenta il conto.
5. Glenn Close, quindici anni nel Moral Re-Armament
Glenn Close ha raccontato che da bambina seguì la famiglia nel movimento Moral Re-Armament, dopo l’adesione del padre. Visse per anni in un ambiente che lei stessa ha definito sostanzialmente una setta, fatto di regole, uniformità e controllo. In seguito ha parlato apertamente dell’impatto psicologico di quell’esperienza sulle sue relazioni adulte. (People.com)
La sua testimonianza è importante perché rompe un luogo comune: uscire fisicamente da un gruppo non significa uscirne subito mentalmente. A volte la porta si chiude alle spalle, ma la voce del controllo resta dentro, come un inquilino abusivo.
6. Joaquin Phoenix, i primi anni nei Children of God
Joaquin Phoenix nacque quando i suoi genitori facevano parte dei Children of God, gruppo religioso controverso poi associato a gravi accuse di abusi e pratiche sessuali coercitive. L’attore ha spiegato che, secondo lui, l’ingresso dei genitori fu inizialmente “innocente”, legato al desiderio di comunità e valori condivisi, ma che la famiglia lasciò il gruppo quando comprese la natura più inquietante dell’organizzazione. (People.com)
Qui c’è un punto decisivo: molte persone non entrano in questi gruppi cercando il male. Cercano famiglia, senso, salvezza. Il problema è quando qualcuno prende quella fame di appartenenza e la usa come guinzaglio.
7. Rose McGowan, l’infanzia nei Children of God
Anche Rose McGowan è cresciuta nei Children of God. Ha raccontato di essere stata isolata dal mondo esterno, senza giornali o televisione, e di aver osservato molto presto dinamiche di sottomissione femminile che rifiutava istintivamente. Secondo il suo racconto, il padre la portò via quando iniziò a temere abusi sui minori. (People.com)
La sua storia sembra uscita da una favola nera, solo che qui non c’è il bosco, c’è una comunità chiusa. E non c’è il lupo, c’è l’obbedienza.
8. Christopher Owens, musica dopo i Children of God
Christopher Owens, ex frontman dei Girls, è cresciuto nei Children of God viaggiando tra Asia ed Europa. Ha paragonato quell’educazione a una forma estrema di chiusura ideologica, raccontando il rifiuto del mondo esterno, della tecnologia e della medicina. (The Guardian)
La musica, per lui, è diventata una via d’uscita, ma non nel senso zuccheroso da talent show. Piuttosto, una zattera. Non sempre ti salva con eleganza, ma almeno ti porta lontano dalla riva sbagliata.
9. India Oxenberg, sette anni in NXIVM
India Oxenberg, figlia dell’attrice Catherine Oxenberg, ha raccontato la sua esperienza in NXIVM, gruppo presentato come organizzazione di crescita personale e poi smascherato come sistema coercitivo e abusivo. Secondo People, visse anni di abuso fisico e psicologico, inclusi controllo del peso, restrizioni alimentari e violenze. (People.com)
La sua storia mostra una caratteristica frequente dei gruppi ad alto controllo: non entrano nella vita sfondando la porta. Spesso bussano educatamente, con parole come “miglioramento”, “disciplina”, “potenziale”. Il problema è quando il miglioramento diventa obbedienza.
10. Kristin Kreuk, “turbata e imbarazzata” per NXIVM
Kristin Kreuk, attrice di Smallville, ha dichiarato di aver frequentato NXIVM quando le veniva presentata come organizzazione di auto-aiuto. Nel 2018, dopo le rivelazioni sul gruppo e su DOS, il sottogruppo segreto al centro degli abusi, disse di essere “profondamente turbata e imbarazzata” per essere stata associata a NXIVM e negò di aver partecipato ad attività illegali o coercitive. (ELLE)
Quella frase, “profondamente turbata e imbarazzata”, è il cuore dell’intero tema. Perché molti sopravvissuti non devono solo guarire dal controllo subito, devono anche affrontare la vergogna di esserci cascati. Una doppia pena, spesso immeritata.
11. Allison Mack, dalla fama alla condanna
Allison Mack, anche lei star di Smallville, ebbe un ruolo molto più grave in NXIVM. Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha documentato le accuse contro Keith Raniere e Mack, con Raniere condannato a 120 anni per reati tra cui racketeering e sex trafficking. Mack fu condannata a tre anni di carcere e in seguito rilasciata nel 2023 dopo aver scontato 21 mesi. (Dipartimento di Giustizia)
Nel podcast Allison After NXIVM, Mack ha riconosciuto la propria responsabilità, dicendo di non considerarsi innocente. È una vicenda in cui vittima e carnefice non stanno sempre in caselle pulite, e questo non assolve, ma aiuta a capire quanto siano sofisticati certi meccanismi di potere. (The Guardian)
12. Hoyt Richards, il supermodello e Eternal Values
Hoyt Richards, considerato uno dei primi supermodelli uomini, ha raccontato il suo coinvolgimento nel gruppo Eternal Values, guidato da Frederick von Mierers. Secondo Vanity Fair, Richards entrò nell’orbita del gruppo da adolescente e rimase legato a quel mondo per anni, finanziandolo anche con i guadagni della carriera da modello. La docuserie HBO Bring Me the Beauties ricostruisce proprio questa storia. (Vanity Fair)
Il suo caso è quasi un manuale del fascino pericoloso: bellezza, soldi, New Age, promesse cosmiche. Quando l’ego incontra il guru sbagliato, anche il tappeto rosso può diventare una trappola.
Perché queste storie ci riguardano
Queste vicende non parlano soltanto di Hollywood. Parlano di noi. Della fame di appartenenza, del bisogno di guarire, della paura di essere soli. Parlano di quando la fiducia viene trasformata in catena.
La lezione non è “diffidare di tutto”, sarebbe una vita triste, da porcospino emotivo. La lezione è guardare i segnali: isolamento dagli altri, richieste economiche crescenti, obbedienza assoluta, leader intoccabile, linguaggio interno incomprensibile, colpa usata come strumento, separazione dalla famiglia, controllo del corpo o delle relazioni.
La libertà, quella vera, non chiede di spegnere il pensiero critico. Lo accende.
In sintesi
Le storie di Hannah Murray, Maisie Williams, Bethany Joy Lenz, Michelle Pfeiffer, Glenn Close, Joaquin Phoenix, Rose McGowan, Christopher Owens, India Oxenberg, Kristin Kreuk, Allison Mack e Hoyt Richards mostrano che il controllo psicologico può raggiungere chiunque, anche persone famose, colte, ricche o amate dal pubblico.
Le sette moderne non sempre sembrano sette. A volte sembrano corsi di crescita, gruppi spirituali, comunità terapeutiche, percorsi di empowerment. Ma quando una promessa di salvezza chiede in cambio identità, autonomia e silenzio, non è più una casa. È una gabbia con le tende nuove.
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