La forza dei sogniLa forza dei sogni

Uno studio della Scuola IMT Alti Studi Lucca mostra che i sogni non sono immagini casuali: nascono dall’incontro tra personalità, memoria, qualità del sonno ed esperienze collettive.

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#Sogni #Neuroscienze #Psicologia #Sonno

Abstract

Perché sogniamo certi luoghi, certe persone, certe scene assurde che al mattino sembrano uscite da un teatro interiore? Una nuova ricerca della Scuola IMT Alti Studi Lucca suggerisce che i sogni non siano un semplice “riassunto notturno” della giornata, ma una rielaborazione complessa di chi siamo, di ciò che viviamo e perfino del clima storico che attraversiamo.


Perché sogniamo proprio quelle cose? La scienza entra nella stanza segreta della notte

Ci sono sogni che sembrano romanzi scritti da un poeta insonne. Altri, invece, arrivano a brandelli: una strada sconosciuta, una voce, una porta che non si apre, un esame da rifare anche se la scuola l’abbiamo lasciata da decenni. La domanda è antica quanto il comodino accanto al letto: che cosa influenza il contenuto dei nostri sogni?

Una nuova risposta arriva dalla Scuola IMT Alti Studi Lucca, con uno studio pubblicato il 28 aprile 2026 su Communications Psychology con il titolo Individual traits and experiences predict the content of dreams. La ricerca, sottoposta a revisione paritaria, indica che il contenuto dei sogni nasce dall’intreccio tra caratteristiche individuali ed esperienze di vita condivise, non da un caos mentale privo di logica. (EurekAlert!)

I sogni non sono un replay della giornata

Per molto tempo abbiamo immaginato il sogno come una specie di cinema di seconda serata della mente: durante il giorno viviamo, durante la notte il cervello rimonta le scene, magari con qualche effetto speciale discutibile. Ma la nuova ricerca suggerisce qualcosa di più raffinato.

Gli studiosi hanno analizzato oltre 3.700 resoconti di sogni e di esperienze di veglia, raccolti da 287 partecipanti tra i 18 e i 70 anni. Per due settimane, i volontari hanno registrato quotidianamente le proprie esperienze, mentre i ricercatori raccoglievano dati su sonno, abilità cognitive, tratti di personalità e caratteristiche psicologiche. (EurekAlert!)

Il punto centrale è questo: i sogni non si limitano a copiare la realtà. La trasformano. Un ufficio può diventare un labirinto, un ricordo scolastico può fondersi con una sala d’attesa, una conversazione qualunque può assumere l’intensità di una scena teatrale. La mente dormiente non archivia soltanto: riscrive, combina, sposta, deforma, illumina.

La personalità entra nel sogno

Secondo lo studio, il contenuto onirico riflette anche chi siamo. Tra i fattori considerati emergono la tendenza al mind-wandering, cioè al vagare spontaneo della mente, l’interesse attribuito ai sogni e la qualità del sonno. Chi tende più spesso a lasciar correre i pensieri durante la veglia riferisce sogni più frammentati, rapidi, mutevoli, quasi montati con il telecomando in mano a un regista impaziente. (EurekAlert!)

Al contrario, le persone che attribuiscono valore e significato ai sogni tendono a descrivere contenuti più ricchi dal punto di vista percettivo e più immersivi. Non significa che “credere nei sogni” li renda magicamente più veri, ci mancherebbe, la scienza non vende amuleti sul comodino. Significa però che l’atteggiamento verso l’esperienza onirica può influenzare il modo in cui essa viene ricordata, descritta e forse vissuta.

Questo dato dialoga anche con una precedente ricerca IMT pubblicata nel 2025 su Communications Psychology, che aveva evidenziato come il ricordo mattutino dei sogni fosse associato ad atteggiamento verso i sogni, tendenza al mind-wandering e caratteristiche del sonno. In quello studio, la probabilità di ricordare il contenuto del sogno risultava influenzata anche dall’età e dalla vulnerabilità all’interferenza cognitiva. (Nature)

Anche la storia entra sotto le coperte

Uno degli aspetti più interessanti della nuova indagine riguarda il peso delle esperienze collettive. I ricercatori hanno confrontato dati raccolti durante il lockdown da COVID-19, in collaborazione con la Sapienza Università di Roma, con dati successivi raccolti dal gruppo IMT.

Il risultato è significativo: durante il lockdown i sogni presentavano una maggiore intensità emotiva e riferimenti più frequenti a vincoli, limiti, costrizioni. In altre parole, la storia non resta fuori dalla camera da letto. Entra in punta di piedi, si siede accanto al cuscino e diventa scenario interiore. (EurekAlert!)

Con il passare del tempo, questi effetti si sono attenuati. Questo suggerisce che il contenuto dei sogni può evolvere insieme all’adattamento psicologico agli eventi importanti. Il sogno, dunque, non è soltanto memoria privata. È anche una piccola cronaca emotiva del mondo che attraversiamo.

L’intelligenza artificiale legge il linguaggio dei sogni

Un altro elemento decisivo dello studio riguarda il metodo. I ricercatori hanno utilizzato tecniche avanzate di Natural Language Processing, cioè analisi automatica del linguaggio naturale, per studiare la struttura semantica dei resoconti onirici.

In pratica, l’intelligenza artificiale è stata usata per analizzare le parole con cui le persone raccontano sogni e vita quotidiana, individuando somiglianze, differenze, trasformazioni e ricorrenze. Secondo lo studio, i modelli NLP possono cogliere significato e struttura dei racconti onirici con un’accuratezza comparabile a quella di valutatori umani indipendenti. (EurekAlert!)

È un passaggio importante. Perché i sogni sono sempre stati materiale difficile da studiare: soggettivi, sfuggenti, spesso dimenticati appena il caffè inizia a fare il suo dovere. L’uso di strumenti computazionali permette invece di analizzare grandi quantità di racconti, rendendo la ricerca più scalabile e riproducibile.

I sogni parlano di noi, ma non in modo banale

Il messaggio più forte della ricerca è che il sogno non è né un oracolo misterioso né un rumore di fondo del cervello. È un processo dinamico. Prende frammenti di vita, emozioni, ricordi, aspettative, paure e contesti sociali, poi li riorganizza in forme nuove.

Questa visione è più moderna, ma curiosamente non cancella del tutto l’antica intuizione secondo cui nei sogni qualcosa di noi continua a parlare. La differenza è che oggi non siamo più costretti a scegliere tra superstizione e riduzionismo. Possiamo osservare il sogno come un fenomeno psicologico e neurocognitivo complesso, dove memoria, identità e ambiente si incontrano.

Il sogno non dice semplicemente “questo ti è accaduto”. Piuttosto sembra dire: “Ecco come la tua mente lo sta lavorando”. Un po’ archivista, un po’ sceneggiatore, un po’ restauratore di affreschi interiori.

Cosa significa per la salute mentale e la ricerca

Gli autori sottolineano che queste nuove metodologie potrebbero aprire prospettive utili nello studio della coscienza, della memoria e della salute mentale. Se il contenuto dei sogni cambia in relazione a tratti individuali ed eventi di vita, allora il sogno può diventare una finestra preziosa, non diagnostica da sola, ma informativa, sui processi psicologici. (EurekAlert!)

Naturalmente, serve prudenza. Non basta sognare un treno perso per concludere che la vita stia deragliando. L’interpretazione facile è una vecchia tentazione, spesso vestita da saggezza popolare, ma con le ciabatte della pseudoscienza. La ricerca, invece, lavora su dati, campioni, modelli e confronti.

Il valore dello studio sta proprio qui: non pretende di consegnarci il dizionario definitivo dei sogni, ma mostra che i sogni hanno una struttura osservabile, influenzata da fattori misurabili.

AEO, risposta breve alla domanda

Che cosa influenza il contenuto dei nostri sogni?
Secondo lo studio della Scuola IMT Alti Studi Lucca pubblicato su Communications Psychology, il contenuto dei sogni è influenzato da tratti individuali, come personalità, tendenza al mind-wandering, interesse verso i sogni e qualità del sonno, ma anche da esperienze di vita condivise, compresi eventi collettivi come la pandemia da COVID-19. I sogni non sembrano quindi essere casuali, ma una rielaborazione dinamica della vita personale e del contesto sociale.

Perché questa ricerca conta

Questa ricerca ci ricorda una cosa semplice e bellissima: anche quando dormiamo, non siamo assenti da noi stessi. La mente continua a tessere. Prende il filo del giorno, quello della memoria, quello della paura, quello del desiderio, e ne fa una trama notturna.

Non sempre la capiamo. A volte ci svegliamo con in mano solo un frammento, come un biglietto stropicciato trovato in tasca. Ma quel frammento può dire qualcosa sul modo in cui il cervello lavora, ricompone, alleggerisce, immagina.

I sogni, insomma, non sono soltanto cinema privato. Sono una forma di laboratorio interiore. E forse, ogni notte, mentre crediamo di spegnere tutto, una parte di noi resta al lavoro. Senza timbrare il cartellino, naturalmente. I sogni hanno sempre avuto un certo disprezzo per la burocrazia.

In sintesi

Lo studio della Scuola IMT Alti Studi Lucca pubblicato su Communications Psychology mostra che il contenuto dei sogni non è casuale. A influenzarlo sono i tratti personali, la qualità del sonno, la tendenza della mente a vagare, il valore attribuito ai sogni e le grandi esperienze collettive. I sogni non riproducono semplicemente la realtà, la rielaborano. Sono memoria, immaginazione e adattamento psicologico che si incontrano nel buio fertile della notte.

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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