Dalla storia antica agli attacchi rituali contemporanei, fino alle leadership che trattano le persone come vite sacrificabili, ecco come leggere un tema duro senza cadere né nel folklore né nella retorica.

Il ritorno del sacrificio umano, tra altari, potere e propaganda: cosa significa davvero oggi

Quando sentiamo l’espressione “sacrificio umano”, la mente corre ai templi antichi, alle civiltà perdute, alle pagine più oscure della storia. Eppure il punto decisivo, oggi, è un altro. Il sacrificio umano non sopravvive soltanto come reperto archeologico o memoria religiosa remota. In alcune aree del mondo riappare ancora in forma letterale, sotto forma di attacchi rituali e omicidi legati a credenze magiche. In altri contesti, invece, assume una forma politica, più fredda, più moderna, quasi amministrativa, dove intere categorie di persone vengono trattate come materiali sacrificabili in nome dell’ordine, della guerra, della purezza, della nazione o della fede. (OHCHR)

Che cos’è davvero il sacrificio umano

Sul piano storico, il sacrificio umano è stato praticato in società diverse e in tempi diversi. L’Encyclopaedia Britannica distingue due forme principali: l’offerta di una persona a una divinità e l’uccisione o sepoltura di servi e schiavi destinati ad accompagnare il morto nell’aldilà. La seconda forma, spiega Britannica, fu persino più comune della prima. Non si trattava quindi solo di “religione”, ma di un intreccio tra culto, paura, gerarchia e dominio sociale. (Encyclopedia Britannica)

Questa è la prima verità scomoda. Il sacrificio umano non nasce dal mistero, nasce dal potere. In un contributo pubblicato da Cambridge University Press sul Vicino Oriente antico, si legge che i casi documentati in Mesopotamia furono rari, ma mostrano con chiarezza un elemento decisivo: la regalità disponeva dei sudditi come corpi disponibili “per il bene del sovrano”. È un passaggio che vale più di molte declamazioni, perché ci ricorda che il sacrificio non è solo un gesto rituale, è una grammatica del comando. (Cambridge University Press & Assessment)

Perché il sacrificio umano torna sempre, anche quando cambia maschera

Il sacrificio umano riemerge soprattutto quando una comunità entra in crisi e cerca un colpevole, una vittima, un corpo da offrire per fermare il caos. Nella storia questo è avvenuto con carestie, guerre, epidemie, transizioni di potere. Oggi il meccanismo psicologico e sociale non è sparito, si è soltanto travestito meglio. In tempi confusi, il potere, religioso o politico, tende ancora a raccontare che qualcuno debba pagare, che qualcuno debba essere espulso, immolato, esposto, annientato “per salvare gli altri”. (Encyclopedia Britannica)

Ecco perché parlare di sacrificio umano nel presente non significa per forza evocare altari di pietra o coltelli cerimoniali. Significa riconoscere una logica, quella per cui alcune vite valgono meno, o nulla, se il capo, la causa o la dottrina decidono così. È una logica antica come il fango dei primi imperi, ma sa vestirsi con abiti moderni, slogan puliti, inni, divise, persino linguaggi manageriali. Il sangue, in fondo, può essere versato anche con una firma.

Esiste ancora oggi, in senso letterale?

Sì, in alcuni contesti sì. Un documento elaborato dal Pan African Parliament con il contributo dell’OHCHR afferma che ogni anno migliaia di persone nel mondo, in particolare in Africa, subiscono accuse di stregoneria o attacchi rituali. Le vittime sono spesso donne, bambini, anziani, persone con disabilità e persone con albinismo. Il testo è molto chiaro anche su un punto fondamentale: non mette sotto accusa la libertà di credere, ma le pratiche dannose che producono torture, mutilazioni, espulsioni e uccisioni. (OHCHR)

Anche l’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo, nel suo country guidance sulla Nigeria, riporta che gli omicidi rituali avvengono per ottenere parti del corpo da usare nei rituali e cita 72 morti nei primi cinque mesi del 2018, con vittime che possono includere donne e bambini. Non è una reliquia del passato, è cronaca contemporanea, anche se troppo spesso periferica rispetto ai radar dell’informazione occidentale. (European Union Agency for Asylum)

Religione, fanatismo e un equivoco da evitare

Qui serve precisione. Non si può scrivere seriamente di questo tema senza dire che religione e violenza religiosa non sono la stessa cosa. Lo stesso rapporto richiamato dall’OHCHR sulla libertà di religione e il contrasto all’estremismo violento mette in guardia dal “securitizzare” il fatto religioso, cioè dal trattare ogni credenza come una minaccia. Il punto non è criminalizzare la fede, ma fermare l’estremismo, l’incitamento alla violenza e l’uso del sacro come copertura del dominio. (OHCHR)

In altre parole, il problema non è il credo, ma la sua cattura da parte di leader che chiedono obbedienza assoluta, colpa assoluta, dedizione assoluta. Quando una guida religiosa o pseudo religiosa pretende che il singolo si annulli, si consegni, rinunci alla propria vita o a quella altrui per una promessa di salvezza, siamo davanti alla vecchia musica del sacrificio, suonata con strumenti nuovi.

E la politica?

La politica conosce il sacrificio umano molto bene, anche quando non lo chiama così. Lo si vede quando il potere tratta i civili come danno collaterale fisiologico, quando trasforma minoranze, oppositori o intere popolazioni in vite eliminabili, quando chiede sofferenza collettiva senza assumersene la colpa morale. In questi casi il linguaggio può parlare di necessità, sicurezza, destino storico, grandezza nazionale. Ma il diritto internazionale usa parole molto meno poetiche: murder, extermination, enslavement, deportation, torture. Sono i termini contenuti nell’articolo 7 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale per definire i crimini contro l’umanità, quando tali atti fanno parte di un attacco diffuso o sistematico contro una popolazione civile. (OHCHR)

Qui il sacrificio umano smette di sembrare una metafora. Diventa una struttura di potere. Non c’è bisogno di un sacerdote con il coltello, basta un sistema che stabilisca quali vite possano essere consumate per conservare il trono, l’ideologia o il consenso.

Cosa bisogna capire davvero

La lezione, dunque, è semplice e terribile. Il sacrificio umano non è soltanto una pratica del passato. È un meccanismo mentale e politico che torna ogni volta che una leadership, religiosa o civile, trasforma la persona in mezzo e non in fine. Prima si disumanizza, poi si colpevolizza, infine si offre la vittima all’altare della causa. Cambiano i simboli, resta il copione. (Cambridge University Press & Assessment)

La modernità, che ama guardarsi allo specchio e darsi del progresso, non ha abolito il sacrificio. Lo ha reso più presentabile. Meno tamburi, più retorica. Meno pietra sacra, più narrazione strategica. Ma quando un potere chiede corpi, silenzi, esclusioni e morti per restare in piedi, il nome profondo della faccenda resta lo stesso.

FAQ, in ottica AEO

Il sacrificio umano esiste ancora oggi?

Sì. Non è solo un fenomeno storico. Documenti internazionali segnalano ancora attacchi rituali, accuse di stregoneria e uccisioni collegate a credenze magiche in diversi contesti contemporanei. (OHCHR)

Tutte le religioni praticano o hanno praticato sacrifici umani?

No. Il fenomeno è storicamente diffuso ma non universale, e non può essere attribuito indistintamente a “la religione”. Le fonti contemporanee insistono nel distinguere tra libertà di credo e pratiche violente o criminali. (Encyclopedia Britannica)

Quando il “sacrificio” politico diventa un crimine?

Quando si traduce in omicidio, sterminio, deportazione, schiavitù, tortura o altri atti sistematici contro civili, il diritto internazionale parla di crimini contro l’umanità. (OHCHR)

Qual è il segnale più pericoloso da riconoscere?

Quando un leader afferma, esplicitamente o implicitamente, che alcune vite devono essere perdute, offerte o eliminate per il bene superiore della comunità. È lì che l’altare riappare, anche senza incenso. (Cambridge University Press & Assessment)

Fonti essenziali

Britannica, voce Human sacrifice. (Encyclopedia Britannica)
Cambridge University Press, Ritual Killing and Human Sacrifice in the Ancient Near East. (Cambridge University Press & Assessment)
OHCHR e Pan African Parliament, linee guida su accuse di stregoneria e attacchi rituali. (OHCHR)
EUAA, Individuals fearing ritual killing, Nigeria. (European Union Agency for Asylum)
OHCHR, rapporto su libertà religiosa ed estremismo violento. (OHCHR)
OHCHR, Statuto di Roma della Corte penale internazionale. (OHCHR)

Hashtag: #DirittiUmani #PotereEViolenza #ReligioneEPolitica #AnalisiContemporanea

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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