🌤️ Un inventario minimo dell’invisibile, per ricordare che a volte la memoria è un atto creativo.


📚 Intro:

Ci sono cose che dimentichiamo senza volerlo, e cose che decidiamo di dimenticare per sopravvivere. Ma poi ci sono quelle che dimentichiamo apposta, con la cura di chi sotterra un seme che non vuole più vedere germogliare.

Questo è un elenco. Non ha un ordine. Non ha una morale. Ma forse ha una compagnia.


📝 Elenco poetico-narrativo: Cose che ho dimenticato apposta

– Il suono della sveglia alle 6:45 quando avevo tredici anni.
Non perché mi ferisse, ma perché interrompeva sempre il sogno migliore.

– Una frase che non mi hai detto.
Ma che ho sentito lo stesso, nell’attimo in cui hai abbassato gli occhi.

– Le risposte esatte di un test a scuola.
Tanto poi la vita non ha mai chiesto il voto.

– Il motivo per cui ho cominciato a scrivere.
Perché ricordarlo vorrebbe dire doverlo spiegare. A chi?

– Il nome di una persona che ho amato senza motivo.
Era più bello così, senza etichetta, solo sensazione.

– Il dolore che ho provato quel giorno.
Quello che sembrava infinito, ma poi ho smesso di raccontarlo anche a me stesso.

– Un’offesa che avevo conservato come una reliquia.
Non si è persa: l’ho lasciata andare. E non è tornata.

– Una password dimenticata.
Che custodiva un vecchio account pieno di immagini troppo piene.

– La sensazione precisa del primo abbraccio dopo il Covid.
Perché è rimasta sotto pelle, e non serve più la memoria.

– Le cose che mi facevano sentire sbagliato.
Quelle le ho dimenticate con intenzione. Una ad una. E non mi mancano.


🌙 Conclusione:

Dimenticare apposta è un’arte. Non è rimozione, né fuga. È scegliere quale parte della valigia lasci a terraper riuscire a camminare.

E a volte, nei giorni strani d’estate, capita che quelle cose bussino di nuovo. Ma tu, finalmente, non rispondi più.


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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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