whatsapp application screenshotPhoto by Anton on <a href="https://www.pexels.com/photo/whatsapp-application-screenshot-46924/" rel="nofollow">Pexels.com</a>

Uno studio sulle elezioni brasiliane del 2022 svela l’impatto reale – e parziale – della riduzione dei contenuti multimediali sulle app di messaggistica. Tra false notizie, memoria selettiva e illusioni di polarizzazione.

La disinformazione ha (quasi) le ore contate? Non proprio.

Chi crede che basti disattivare il download automatico di immagini e video su WhatsApp per sfuggire al bombardamento di fake news… be’, si sbaglia a metà. Proprio come le verità che girano sui social.

Durante le infuocate elezioni presidenziali brasiliane del 2022, un team del Center for Social Media and Politics (CSMaP) della New York University ha voluto capire fino a che punto la dieta mediatica a basso contenuto visivo potesse influenzare la percezione della realtà politica. Lo hanno fatto nel cuore del Sud del mondo, dove piattaforme come WhatsApp sono l’equivalente moderno del passaparola da bar — solo più rapido, più virale, più pericoloso.

I risultati dello studio, pubblicati su The Journal of Politics, sono un affascinante mix di speranza e disincanto.


Il test: niente foto, niente video… niente bugie?

Quasi 800 brasiliani sono stati coinvolti in un esperimento sociale travestito da detox digitale. Divisi in due gruppi, a uno è stato chiesto di evitare qualsiasi contenuto multimediale su WhatsApp per tre settimane, all’altro solo per tre giorni. Alla fine del periodo, a entrambi è stato chiesto di ricordare alcune notizie, vere o false, circolate durante la campagna elettorale.

🔍 Risultato n.1: chi ha evitato foto e video ha ricordato meno bufale.
🔍 Risultato n.2: anche le notizie vere sono state ricordate meno, ma in misura minore.
🔍 Risultato n.3 (colpo di scena): nessuna differenza significativa nella credibilità attribuita alle fake news, né nei livelli di polarizzazione politica percepita.


Il paradosso della memoria selettiva

“Ridurre l’esposizione ai contenuti multimediali può arginare la circolazione della disinformazione, ma non basta a renderci più scettici o meno polarizzati”, spiega Tiago Ventura, autore principale dello studio. “Chi riceve abitualmente contenuti politici ha sviluppato una maggiore capacità di identificare il falso. Chi invece non è abituato… casca come una pera cotta.”

La morale? Non è solo questione di quantità, ma di qualità dell’informazione. E di allenamento mentale.


WhatsApp: veicolo di menzogne o strumento di mobilitazione?

Il vero nodo, però, è un altro. Anche se la disattivazione di immagini e video riduce l’impatto della disinformazione, non rende le persone immuni. Anzi, se dopo le elezioni WhatsApp è stato usato per coordinare proteste, raduni e mobilitazioni, vuol dire che la piattaforma resta un gigante silenzioso della politica. Invisibile, ma onnipresente.

E non è una questione solo brasiliana. È globale.

Come ricorda Joshua A. Tucker, co-direttore del CSMaP: “La maggioranza degli utenti social vive fuori dagli Stati Uniti. Studiare i loro comportamenti significa ridimensionare le nostre certezze”.


E quindi? Disattivare o non disattivare?

La risposta breve: dipende.

✔️ Se vuoi limitare la diffusione di notizie false, limitare l’accesso ai contenuti multimediali può aiutare.
❌ Ma se speri di diventare immune alla manipolazione, servono strumenti più affilati: pensiero critico, educazione ai media, e magari un pizzico di diffidenza costruttiva.

In sintesi: il filtro migliore resta il cervello.


Conclusione: la verità non è (solo) un’immagine

Disattivare immagini e video può rallentare le bugie, ma non basta per sconfiggerle. E forse, in fondo, il problema non è WhatsApp. Siamo noi, i nostri occhi troppo veloci e la nostra memoria troppo corta.

Serve più attenzione, meno pancia, e — perché no — anche un po’ di silenzio digitale ogni tanto.


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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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