Estratto
C’è un senso che usiamo ogni secondo della nostra vita, ma che quasi nessuno conosce. Non serve per vedere, ascoltare o toccare il mondo esterno. Serve per ascoltare ciò che accade dentro di noi. Si chiama interocezione e la ricerca scientifica sta dimostrando che potrebbe essere uno dei tasselli più importanti per comprendere ansia, depressione e disturbi del comportamento alimentare.
Quando pensiamo ai sensi ci vengono subito in mente vista, udito, olfatto, gusto e tatto. Eppure il nostro organismo dispone di un’altra straordinaria capacità, molto meno conosciuta, che lavora in silenzio ventiquattro ore su ventiquattro.
Si chiama interocezione ed è la facoltà con cui il cervello interpreta i messaggi provenienti dall’interno del corpo. Il battito del cuore, la fame, la sete, la respirazione, la tensione muscolare, la nausea, la pienezza dello stomaco e persino la variazione della glicemia sono informazioni che il nostro sistema nervoso raccoglie continuamente.
Negli ultimi anni questo “sesto senso nascosto” è diventato uno dei temi più promettenti delle neuroscienze. Sempre più studi suggeriscono infatti che la qualità con cui percepiamo questi segnali possa influenzare profondamente la nostra salute mentale.
Cos’è davvero l’interocezione
L’interocezione rappresenta una sorta di dialogo continuo tra il corpo e il cervello.
Ogni organo invia informazioni attraverso nervi, ormoni e segnali chimici. Il cervello le integra e costruisce quella che potremmo definire una fotografia istantanea dello stato interno dell’organismo.
È proprio grazie a questo sistema che ci accorgiamo di avere fame prima di svenire, di essere disidratati, di avere il cuore accelerato durante una situazione stressante oppure di sentire un nodo allo stomaco quando siamo preoccupati.
Nella maggior parte dei casi tutto questo avviene senza che ce ne rendiamo conto.
Perché interessa così tanto gli psichiatri
Per molti anni ansia e depressione sono state interpretate quasi esclusivamente come problemi dei circuiti cerebrali.
Oggi la prospettiva è diventata più ampia.
Secondo numerosi ricercatori, il cervello non lavora isolato, ma interpreta continuamente i messaggi provenienti dal corpo. Se questa comunicazione diventa imprecisa o alterata, anche la regolazione delle emozioni potrebbe risentirne.
È una visione che avvicina neuroscienze, psicologia e fisiologia in un unico quadro.
Anoressia, quando il corpo smette di “parlare”
Uno degli esempi più interessanti arriva da una ricerca della UCLA pubblicata su JAMA Psychiatry.
Gli studiosi hanno osservato che le persone affette da anoressia nervosa mostrano una ridotta capacità di percepire i segnali provenienti dall’apparato digerente.
L’aspetto più sorprendente è che questa difficoltà persiste anche dopo il recupero del peso corporeo.
Ciò suggerisce che il problema non riguardi soltanto l’alimentazione, ma anche il modo in cui il cervello interpreta le informazioni provenienti dall’intestino. Secondo gli autori, questa alterazione potrebbe persino contribuire al rischio di ricaduta.
Glicemia e stabilità dell’umore
Un altro studio, condotto dall’Università di Tubinga, aggiunge un tassello particolarmente interessante.
I ricercatori hanno osservato che le persone con una maggiore accuratezza interocettiva sembrano mantenere un umore più stabile durante le riduzioni della glicemia.
In altre parole, chi riesce a riconoscere meglio ciò che accade nel proprio organismo potrebbe adattarsi con maggiore efficacia alle variazioni metaboliche.
È un risultato che apre prospettive interessanti anche nello studio del diabete e del rapporto tra metabolismo, emozioni e comportamento.
Naturalmente non significa che una buona interocezione protegga automaticamente dai disturbi dell’umore, ma suggerisce che questa capacità potrebbe rappresentare uno dei numerosi fattori coinvolti nella resilienza psicologica.
Si può allenare?
La domanda nasce spontanea.
La risposta, almeno secondo le conoscenze attuali, è probabilmente sì.
Pratiche come mindfulness, meditazione, respirazione consapevole e alcune tecniche psicoterapeutiche sembrano migliorare la consapevolezza dei segnali corporei.
L’obiettivo non è ascoltare ossessivamente ogni battito del cuore, ma imparare a distinguere meglio ciò che il corpo comunica prima che il disagio diventi evidente.
È un approccio che potrebbe affiancare, senza sostituirle, le terapie farmacologiche e psicologiche tradizionali.
Una nuova idea di salute
Per secoli abbiamo immaginato mente e corpo come due realtà separate.
La ricerca moderna racconta una storia diversa.
Le emozioni non abitano soltanto nel cervello, ma nascono anche dal continuo dialogo con il cuore, l’intestino, i polmoni e tutti gli altri organi.
L’interocezione ci ricorda che il nostro organismo non è una macchina composta da pezzi indipendenti, ma un sistema profondamente integrato.
Forse il vero “sesto senso” non serve a percepire fenomeni misteriosi. Serve semplicemente a riconoscere ciò che il nostro corpo cerca di dirci ogni giorno.
In sintesi
L’interocezione è la capacità di percepire i segnali interni del corpo e sta emergendo come uno dei temi più promettenti nelle neuroscienze. Studi recenti la collegano all’ansia, alla depressione, ai disturbi alimentari e persino alla stabilità dell’umore durante le variazioni della glicemia. Comprendere meglio questo dialogo tra corpo e cervello potrebbe aprire nuove strade per la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento di numerosi disturbi della salute mentale.
Fonti essenziali
- ScienceAlert, Humans Have a ‘Sixth Sense’ You’ve Probably Never Heard Of – And It Appears to Be Key For Mental Health.
- JAMA Psychiatry, studio UCLA sull’interocezione nell’anoressia nervosa.
- Ricerca dell’Università di Tubinga sull’accuratezza interocettiva, glicemia e regolazione dell’umore.
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