C’è una frase che gira come una monetina in tasca, fa rumore ma non compra niente: “molti questuanti, pochi contanti”. È brutale, sì, però racconta bene l’aria di questi mesi. Il bisogno cresce, la domanda di aiuto si allunga come una fila davanti allo sportello, e chi aiuta deve anche “vendere” la propria causa, spesso con gli stessi strumenti di ieri, quando bastava il passaparola e una stretta di mano.

Eppure il Terzo Settore non è un hobby domenicale. In Italia le istituzioni non profit attive sono 368.367 e impiegano 949.200 dipendenti, secondo l’ultimo profilo Istat sul settore. (Istat) È economia reale, è coesione sociale, è quel tessuto che tiene insieme quartieri, fragilità, scuole, sport, cultura. E vale molto anche in termini economici, una stima recente parla di 84 miliardi di euro, circa il 4,4% del PIL. (csvnet.it)

Perché allora si fa più fatica a trovare risorse?

Le cause, in parole semplici

  1. Il portafoglio delle famiglie è più prudente. Anche quando la generosità non manca, le scelte diventano selettive, si dona meno spesso, o solo a chi è “di casa”.
  2. I costi di gestione aumentano. Bollette, affitti, assicurazioni, burocrazia, formazione, tutto pesa, e l’euro raccolto vale meno.
  3. La concorrenza è diventata affollata. Ci sono più campagne, più emergenze, più cause, e i donatori hanno solo 24 ore, non 24 mesi.
  4. Il bisogno cresce. Caritas, per esempio, nel 2024 ha accolto e sostenuto 277.775 nuclei familiari attraverso Centri di Ascolto e servizi informatizzati. (caritas.it) Se aumenta la domanda, ma le risorse restano stabili, la coperta si fa corta, e tira da tutte le parti.

Il paradosso dei volontari “multitasking”
Un tempo il volontario era soprattutto presenza, tempo, mani. Oggi, spesso, deve essere anche: social media manager, esperto di rendicontazione, grafico, negoziatore con le aziende, lettore di bandi. Non è cattiveria, è necessità. Ma la fatica si vede, e si sente.
E quando la riunione finisce, sul tavolo restano più moduli che biscotti, e il POS sembra un miraggio pure.

E allora, dove si trovano i mezzi?
Le risorse non arrivano da una sola fonte. La sostenibilità nasce dalla somma di piccoli ruscelli, non dall’attesa del grande fiume.

  1. 5 per mille, trattalo come un “abbonamento civico”
    Il 5 per mille è una delle poche leve stabili, se lo rendi semplice. L’Agenzia delle Entrate pubblica gli elenchi dei beneficiari per l’anno finanziario 2024, ed è un promemoria utile: il meccanismo esiste, ma bisogna essere trovabili, riconoscibili, spiegabili. (Agenzia delle Entrate)
    Checklist veloce:
    • Codice fiscale sempre visibile, sito, volantini, firme email.
    • Una pagina “Perché 5 per mille”, con un esempio concreto, 10 euro, 1 pasto, 1 ora di sportello, 1 libro, ciò che fate davvero.
    • Un grazie pubblico, senza trombe, ma con trasparenza.
  2. Donazioni individuali, meno slogan, più relazione
    Nel 2024 gli italiani che hanno donato denaro almeno una volta ad un’associazione sono stati l’11,6%, pari a circa 6 milioni di donatori, secondo dati Istat riportati da Vita. (Vita.it)
    Traduzione: il pubblico c’è, ma va accompagnato. La gente non compra “cause”, sceglie storie, fiducia, continuità.
    Tre mosse classiche, che funzionano ancora:
    Comunità locale, prima del web, eventi piccoli, ricorrenti, riconoscibili.
    • Rendicontazione narrata, non solo numeri, “con 3.000 euro abbiamo fatto questo”.
    • Lasciti e donazioni regolari, anche minime, 5 euro al mese è una colonna, non una monetina.
  3. Aziende, il grande assente, e come invitarlo senza elemosinare
    C’è un dato che fa sorridere amaro, il 63% degli enti dichiara di non avere entrate di raccolta fondi da aziende. (csvnet.it)
    Qui serve un cambio di postura: non “ci aiuti?”, ma “costruiamo insieme”.
    Proposte semplici:
    • Sponsorizzazione di un servizio, con obiettivi e visibilità sobria.
    • Volontariato d’impresa, una giornata, un progetto, competenze.
    • Matching gift, l’azienda raddoppia le donazioni dei dipendenti.
    E sì, serve un dossier di due pagine, non un poema.
  4. Bandi e fondazioni, non farne una caccia al tesoro solitaria
    I bandi sono opportunità, ma divorano tempo. La regola d’oro è fare rete, condividere competenze, chiedere supporto ai CSV. Anche nei loro piani attività si insiste su formazione, collaborazione e reperimento risorse come priorità per il volontariato. (csvlombardia.it)
    Un consiglio “antico” e modernissimo: nominare un responsabile bandi, anche a rotazione, e costruire un archivio di documenti pronti, statuto, bilanci, CV, foto, impatti.

Cinque errori che svuotano le casse più dei ladri

  1. Campagne senza obiettivo misurabile, “aiutateci” non è un progetto.
  2. Dipendere da un solo finanziatore, quando salta, crolla tutto.
  3. Comunicare solo in emergenza, se parli sempre quando sei in affanno, sembri sempre in affanno.
  4. Trascurare chi dona poco, spesso è chi resta.
  5. Non dire mai grazie, o dirlo male, il grazie è la ricevuta emotiva.

Domande frequenti, risposte rapide
Quanta trasparenza serve? Quella che ti farebbe dormire sereno, bilanci accessibili, numeri chiari, storie vere.
Meglio evento o online? Meglio entrambi, l’evento crea fiducia, l’online mantiene il legame.
Come coinvolgere i giovani? Progetti brevi, ruoli chiari, competenze valorizzate, e la libertà di non “firmare per la vita”. (csvnet.it)

Chiusura, con un filo di poesia concreta
Il Terzo Settore è una vecchia bottega di paese, si entra per bisogno, si resta per fiducia. Oggi però la bottega deve anche saper fare il sito, il preventivo, la fattura elettronica, e magari la reel. Ci sta. Ma non dimentichiamo la cosa più antica, la più efficace, la più umana, guardarsi negli occhi, dire “noi ci siamo”, e farlo con costanza. Perché i contanti saranno pure pochi, ma la comunità, quando si riconosce, sa ancora fare miracoli piccoli, e quindi veri.

Hashtag: #TerzoSettore #Volontariato #RaccoltaFondi #Comunità

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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