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Milioni di persone spariscono dai censimenti. I tagli agli aiuti internazionali e la sfiducia nei governi alimentano una crisi invisibile che compromette sanità, istruzione e diritti umani.

In un mondo che sembra misurare tutto, c’è qualcosa di vitale che rischia di sfuggirci: le persone stesse. Milioni di esseri umani, oggi, vivono senza essere contati, senza lasciare traccia nei censimenti, nei registri civili, nei grandi calcoli delle statistiche ufficiali. È la crisi silenziosa della demografia globale, una voragine nei dati che sta mettendo in pericolo l’equilibrio delle politiche pubbliche e l’accesso ai diritti fondamentali.

Secondo uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science dai ricercatori delle Università di Southampton e Columbia, la copertura e la qualità dei censimenti stanno peggiorando, soprattutto nei paesi a basso reddito. La pandemia di COVID-19 ha interrotto le operazioni porta a porta, mentre i tagli agli aiuti internazionali e la crescente diffidenza nei confronti dei governi hanno fatto il resto. Il risultato? Intere comunità invisibili, escluse dal dibattito pubblico, escluse dalle risorse.

Censimenti: antichi come Roma, vitali come l’acqua

Il censimento è una delle più antiche funzioni amministrative: risale all’Impero Romano, quando si contavano i cittadini per raccogliere tasse e organizzare le milizie. Oggi, serve a molto di più: è lo strumento che permette ai governi di decidere dove costruire ospedali, quante scuole aprire, come pianificare i trasporti, quali aiuti stanziare in caso di emergenza.

Eppure, tra il 2015 e il 2024, 24 paesi su 204 non hanno pubblicato i risultati dei loro censimenti. Si stima che un africano su tre non sia stato conteggiato nel censimento del 2020. Negli Stati Uniti, nel 2020, quasi 3 milioni di latini non sono stati registrati. In Sudafrica, fino al 31% della popolazione è stata omessa. Dati incompleti = diritti negati.

Fiducia, tecnologia, futuro: le tre vie per salvarci

La dottoressa Jessica Espey, del team WorldPop, mette il dito nella piaga: “Quando i gruppi non vengono conteggiati, vengono dimenticati. E se sono dimenticati, non ricevono nulla: né scuole, né vaccini, né diritti.” I censimenti, dunque, non sono solo numeri, ma strumenti di giustizia sociale e di inclusione.

Ma la sfiducia avanza. Alcune comunità temono che fornire i propri dati porti a conseguenze negative, come essere segnalati per l’immigrazione o vittime di violazioni della privacy. Altri dubitano della reale utilità di queste informazioni, in un mondo dove algoritmi e intelligenze artificiali decidono sempre più.

Eppure, è proprio l’innovazione tecnologica una delle chiavi per uscire da questa crisi. I ricercatori di WorldPop mostrano come l’uso di immagini satellitari e AI per identificare gli insediamenti stia migliorando le stime in paesi come la Repubblica Democratica del Congo. Costi ridotti, copertura ampliata. Ma serve anche un cambio culturale: trasparenza, cooperazione internazionale e coinvolgimento delle comunità.

Sparire dai dati, sparire dal mondo

Se i dati sono il nuovo petrolio, oggi siamo davanti a un disastro ecologico dell’informazione. Come afferma la dottoressa Dana Thomson della Columbia University: “Viviamo in un’epoca di dati infiniti, ma stiamo perdendo le informazioni più essenziali.” Ed è paradossale: in un mondo dove ogni clic viene registrato, ci dimentichiamo delle persone vere.

Il professor Andrew Tatem, coautore dello studio, lancia un monito semplice e potente: “I dati demografici non sono un lusso. Sono un’infrastruttura essenziale, come le strade, l’elettricità o la sanità.” Ma senza fondi, senza fiducia, senza attenzione politica, rischiano di sgretolarsi.

Conclusione: contare per contare

Il titolo del report parla chiaro: Disappearing People. E non è solo una metafora. È una realtà che si fa buco nero, nella quale sprofondano i più vulnerabili, gli ultimi, i dimenticati.

Contare tutti significa dare voce a chi non ce l’ha, significa garantire che ogni essere umano sia visto, ascoltato, riconosciuto. Contare non è mai stato così urgente. E non è mai stato così politico.


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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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