Dalle corsie preferenziali del potere alle strisce pedonali, un viaggio tra studi, personalità oscure e benessere per capire se la ricchezza favorisce l’egoismo o se, più semplicemente, lo attira
Ci sono storie che impariamo da bambini. Paperon de’ Paperoni conta monete con zelo, Crudelia covava pellicce e cattiverie, Mr. Burns spegne il sole come se fosse un interruttore. Cresciamo e scopriamo che la realtà è meno teatrale, tuttavia rimane una domanda testarda: la ricchezza rende davvero più egoisti, oppure sono i più spietati a diventare ricchi? La scienza, con l’aria paziente dei buoni maestri, non moralizza, misura. E ci consegna un quadro sfumato, ma con tratti sorprendentemente netti.
Una serie di studi classici ha osservato che, in media, chi appartiene alle classi sociali più alte mostra più comportamenti non etici, dalle scorrettezze al volante fino a piccole trasgressioni in laboratorio, come barare o mentire in una negoziazione. Il lavoro di Paul Piff e colleghi, condotto in strada e in aula, è diventato un punto di riferimento: in incroci reali i guidatori di auto più costose cedevano meno il passo, mentre nei test controllati le persone indotte a “sentirsi ricche” risultavano più propense a prendersi vantaggi indebiti. (PNAS)
Non è solo questione di stile di guida. In Finlandia, un’analisi ampia sui proprietari di auto di lusso ha rilevato una maggiore prevalenza di tratti di personalità poco empatici e sgradevoli tra gli uomini che guidano veicoli di status. L’interpretazione non è che “tutti i ricchi siano antipatici”, piuttosto che alcuni profili psicologici, più testardi e autointeressati, siano attratti da oggetti simbolo di status e tendano a violare più spesso le regole del traffico. (helsinki.fi)
Sul lavoro, il tema si fa delicato. Nelle organizzazioni, tratti della cosiddetta “triade oscura” psicopatia, narcisismo, machiavellismo, possono associarsi a un’apparente brillantezza. Uno studio con valutazioni a 360 gradi su professionisti selezionati per programmi manageriali ha trovato che punteggi più alti di psicopatia si accompagnavano a valutazioni migliori su carisma e presentazione, pur con implicazioni etiche tutt’altro che rassicuranti. In breve, alcuni “predatori sociali” sanno sembrare affascinanti mentre scalano le gerarchie. (Wiley Online Library)
E la carriera? Una ricerca su giovani lavoratori tedeschi ha mostrato che elementi della triade oscura si correlano, in media, con esiti di successo oggettivi e soggettivi. In particolare, il narcisismo si associa a stipendi e soddisfazione più alti, il machiavellismo a ruoli di leadership, mentre la psicopatia tende a penalizzare. Insomma, alcune ombre possono essere “funzionali” alla scalata, almeno nel breve periodo, a costo di effetti corrosivi per team e clima etico. (SAGE Journals)
La morale sembra semplice, ma la scienza chiede prudenza. Parte della letteratura ha faticato a replicare integralmente alcuni risultati di campo sulle cattive maniere dei più abbienti. È un promemoria metodologico importante: l’effetto medio esiste in più dataset, ma non è una legge di natura e può variare per contesto, misura e periodo storico. Tradotto in lingua quotidiana, esistono ricchi generosi e poveri opportunisti, come esistono violinisti stonati. Gli stereotipi rassicurano, i dati complicano. (ResearchGate)
Cosa potrebbe spiegare, allora, il legame tra denaro e minore altruismo? Immaginiamo un confine psicologico che si ispessisce. Se mi sento separato dagli altri, la loro sofferenza scivola via come pioggia su un impermeabile. Nasce una fame di status, di ricchezza, di controllo. E quando l’empatia si assottiglia, la spinta a massimizzare il tornaconto diventa più facile da seguire. La triade oscura, in questa chiave, non crea il successo da sola, ma riduce gli attriti morali lungo il percorso.
Arriviamo al cuore che più ci tocca: i soldi rendono felici? Il famoso studio di Daniel Kahneman e Angus Deaton ha segnalato nel 2010 un plateau dell’emozione positiva attorno ai 75 mila dollari annui, cifra indicizzata oggi in area 110 mila dollari, mentre la valutazione complessiva della vita cresceva comunque con il reddito. Per anni il mantra è stato: oltre una certa soglia, niente più sorrisi. (PNAS)
Poi è arrivata la sfumatura. Un’“alleanza avversariale” tra Kahneman e Matthew Killingsworth ha mostrato nel 2023 che la felicità continua ad aumentare con il reddito per molte persone, ma non per una minoranza infelice, per la quale si osserva ancora un appiattimento. In sintesi, il denaro aiuta, specie a spegnere l’infelicità, ma non è un talismano universale. Dipende da cosa inseguo e da come sto. (PNAS)
Su scala mondiale, un lavoro su 1,7 milioni di risposte della Gallup World Poll ha indicato “punti di sazietà” diversi per regioni. Globalmente, per il benessere emotivo la soglia si colloca tra 60 e 75 mila dollari, per la valutazione di vita intorno a 95 mila, con plateaux più alti nelle aree più ricche. Anche qui, il messaggio è prudente: la cifra che “basta” non è uguale per tutti, né per tutti i Paesi. (PubMed)
E l’Italia dove si piazza in questo mosaico? Nel 2024 il nostro Paese mostra un indice di Gini sul reddito disponibile attorno al 30 per cento dopo trasferimenti e imposte, più equo del reddito primario ma comunque superiore alla media OCSE. Tradotto, la redistribuzione aiuta, tuttavia la disuguaglianza resta consistente e, secondo stime recenti, non in calo. In un contesto con divari sensibili, l’ostentazione ha più presa e gli incentivi all’io possono sopravanzare noi. Pensare alla cultura civica, alla scuola e alla fiducia istituzionale non è romanticismo, è prevenzione. (Istat)
Un vocabolario minimo per orientarsi
Triade oscura: insieme di tratti di personalità, narcisismo, machiavellismo, psicopatia, accomunati da scarso altruismo ed empatia. Alcuni sotto-profili risultano seduttivi e performanti nel breve periodo, ma deleteri per il capitale sociale delle organizzazioni. (SAGE Journals)
Status e comportamento quotidiano: il senso di privilegio può “isolare” dagli effetti delle nostre azioni sugli altri, spiegando parte delle condotte poco civiche al volante e nelle micro-scelte etiche. Non è destino, è contesto più psicologia. (PNAS)
Reddito e felicità: il denaro riduce l’ansia delle necessità e, in media, aumenta la soddisfazione, con plateaux variabili per Paese e con differenze tra gruppi più felici e gruppi cronicamente infelici. (PNAS)
Cosa farcene, in pratica
Per chi guida e cammina
Ricordiamoci che il valore dell’auto non dà la precedenza. Il buon senso civico è il freno a mano dell’ego. I dati sulle condotte al volante non sono un marchio di Caino per i benestanti, sono un campanello per tutti noi. (PNAS)
Per chi lavora in azienda
Selezionare e promuovere solo chi abbaglia è rischioso. Alcuni profili brillano in vetrina e avvelenano in retrobottega. Servono metriche che premino cooperazione, affidabilità, risultati sostenibili. La leadership non è un trucco di scena, è un patto. (Wiley Online Library)
Per chi fa politiche e per il Paese
Ridurre disuguaglianze e precarietà non è “buonismo”, è manutenzione ordinaria del tessuto sociale. L’evidenza ci dice che dove i divari si allargano, le soglie della “sazietà” di reddito si spostano in alto e la rincorsa allo status diventa più feroce. Meno corsa al simbolo, più investimenti in capitale umano, sanità territoriale, scuola. (PubMed)
Per noi, persone comuni
C’è un modo, antico e sempre nuovo, di sciogliere l’acido dell’ego: la gentilezza concreta. Non è zucchero filato, è igiene mentale. Gli studi concordano che il comportamento altruistico sostiene il benessere più del confronto competitivo infinito. Se il denaro placa l’infelicità, la cura dell’altro la trasforma.
Una conclusione, con i piedi per terra
Stereotipi e realtà non coincidono. Esistono ricchi filantropi, imprenditori giusti, eredi che servono la comunità. Eppure, dati alla mano, status e ricchezza possono essere calamite per tratti poco empatici, e terreno fertile per piccole e grandi scorrettezze. Non dobbiamo demonizzare, dobbiamo vedere. La felicità non abita in un conto corrente, abita nelle relazioni, nel senso, nell’uso che facciamo del nostro tempo e del nostro potere. Se proprio vogliamo essere “ricchi”, facciamolo di reputazione, di affidabilità, di cura degli altri. È un capitale che non svaluta mai.
Riferimenti essenziali
Piff et al., classe sociale e comportamenti non etici, con studi su guida e decisioni in laboratorio. (PNAS)
Lönnqvist et al., proprietari di auto di lusso e tratti di personalità meno empatici. (helsinki.fi)
Babiak, Neumann, Hare, psicopatia in ambito corporate e valutazioni di carisma. (Wiley Online Library)
Spurk, Keller, Hirschi, triade oscura e successo di carriera. (SAGE Journals)
Kahneman e Deaton 2010, soglia del benessere emotivo; Kahneman e Killingsworth 2023, revisione con sottogruppi. (PNAS)
Jebb et al. 2018, soglie di “sazietà” diverse per regione. (PubMed)
ISTAT 2025 e OCSE 2024, quadro disuguaglianze Italia. (Istat)
Hashtag: #PsicologiaDellaRicchezza #Benessere #TriadeOscura #DisuguaglianzeItalia
Scopri di più da Lambertini, esperienza vissuta, salute, scrittura e visioni sul presente
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


