Foto di Markus Winkler da Pexels: https://www.pexels.com/it-it/foto/tessere-scrabble-con-parole-amore-e-sexy-30917900/Foto di Markus Winkler da Pexels: https://www.pexels.com/it-it/foto/tessere-scrabble-con-parole-amore-e-sexy-30917900/

Ci sono cartoline che non arrivano mai. Non quelle con il tramonto infuocato su Ibiza o il sorriso stanco dopo una notte a Mykonos. Ma quelle in cui il divertimento vacanziero si trasforma in un incubo, e il rumore della musica copre le grida di chi non ha più voce.
È quanto denuncia una nuova ricerca firmata dalle Università di Birmingham e Warwick, pubblicata sulla rivista International Affairs, che squarcia il velo dorato del turismo festaiolo: un’industria scintillante che, tra discoteche e cocktail, crea spazi dove la violenza sessuale trova terreno fertile.

Il business della festa e la cultura dell’abuso

Ayia Napa, Magaluf, Ibiza, Mykonos: nomi che evocano libertà, trasgressione e “vacanze indimenticabili”. Ma dietro la patina del divertimento si nasconde un modello economico che lucra sulla mercificazione del corpo femminile e sulla promozione di mascolinità tossiche.
Le cosiddette “bolle liminali” — spazi sospesi tra la realtà e la vacanza — sono ambienti dove le regole sociali vengono alleggerite, l’alcol scorre e i comportamenti estremi vengono non solo tollerati, ma incentivati. Il tutto confezionato in campagne pubblicitarie che promettono euforia, trasgressione e sesso facile.

Ma c’è un prezzo da pagare. E a pagarlo, troppo spesso, sono le donne.

Numeri che parlano (e vengono zittiti)

Nel 2018, ben 315 turisti britannici hanno denunciato episodi di stupro o violenza sessuale durante le vacanze. In un sondaggio aeroportuale che ha coinvolto oltre 6.500 giovani turisti provenienti da Regno Unito e Germania, l’8,6% ha ammesso di aver subito molestie sessuali.
E questi sono solo i dati ufficiali, quelli raccolti. Quanti altri episodi restano nel silenzio, sommersi dalla paura, dalla vergogna o dal disinteresse delle autorità?

Il marketing della predazione

Le strategie promozionali del “turismo delle feste” sono costruite ad arte per attrarre giovani uomini eterosessuali: corpi seminudi, feste sfrenate, promesse implicite di conquista sessuale. Le donne? Ridotte a comparse di un film pubblicitario dal copione maschilista.
Non è un caso se, per 40 euro a testa, si può accedere a bar crawl guidati da ragazze in bikini che lavorano nei club, o se gli stessi locali incentivano la frequentazione di strip club come parte del “pacchetto vacanze”.

La reputazione prima della giustizia

Quando accade un’aggressione, molte località preferiscono insabbiare l’accaduto piuttosto che affrontarlo. Non per malizia, ma per calcolo: un episodio di violenza sessuale danneggia la reputazione, e la reputazione è l’ossigeno dell’economia turistica.
Così le vittime si trovano isolate, colpevolizzate o scoraggiate a denunciare. A Cipro, il Ministero degli Esteri britannico consiglia alle turiste di non accettare bevande da sconosciuti e di non separarsi dagli amici. Ancora una volta, la responsabilità viene scaricata sulle donne.

Una questione di sistema, non di singoli

La Dott.ssa Columba Achilleos-Sarll, autrice della ricerca, chiarisce: non tutti i turisti maschi diventano predatori, né tutte le donne subiscono violenza. Ma il contesto in cui tutto questo avviene favorisce, normalizza e protegge la cultura dell’abuso.
Un sistema che non nasce dal caso, bensì da una logica economica, dove l’intrattenimento si fonde con l’invisibilizzazione della violenza.

Cambiare rotta: un turismo più etico è possibile?

La denuncia non è fine a sé stessa. La ricerca propone una riflessione più ampia: esiste un altro modo di fare turismo? Un modello che non si basi sulla mercificazione del corpo, sull’alcol come anestetico delle regole, sull’oggettivazione come leva di marketing?
Serve un turismo che metta al centro il rispetto, la sicurezza, la consapevolezza. Dove il divertimento non sia sinonimo di rischio e l’economia non passi sopra ai diritti umani.

Le vacanze dovrebbero essere un’esperienza di libertà, non una roulette russa. Il sole può ancora splendere, il mare può ancora accogliere, ma la festa deve cambiare musica.


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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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