Un viaggio tra fenomenologia, filosofia e psicologia con il modello geografico del significato della vita proposto da Masahiro Morioka
“Siamo ciechi in cerca di sentieri, eppure il bastone che batte il terreno della vita ci restituisce echi di significato. E in quegli echi, forse, c’è tutta la nostra storia.”
Filosofia e pelle: sentire il mondo, non solo pensarci
C’è un luogo dove filosofia, psicologia e carne viva dell’esistenza si incontrano. Non è un’aula universitaria né una seduta di terapia. È il qui e ora della vita vissuta, quel punto cieco in cui ci si chiede “Perché tutto questo?” e ci si risponde, forse senza parole, col battito del cuore. È questo il luogo esplorato dal professor Masahiro Morioka dell’Università Waseda, nel suo recente studio pubblicato su Philosophia il 4 giugno 2025.
Ma attenzione: qui non si cerca una risposta univoca, un senso scolpito nella pietra o inciso nei cieli. No, il senso della vita, secondo Morioka, non è una vetta da conquistare ma un paesaggio da attraversare. Con tutte le sue valli, i suoi abissi, le sue cime assolate e le sue tempeste.
Dalle emozioni all’enazione: il senso come atto
Già il filosofo Matthew Ratcliffe aveva messo in luce un aspetto tanto sottile quanto potente: l’umore, lo sfondo emozionale con cui viviamo, condiziona profondamente ciò che percepiamo come senso. Se la vita è un quadro, l’umore è la luce che lo illumina. Cambia la luce, cambia tutto.
Allo stesso modo, la fenomenologia – quella corrente filosofica che mette al centro l’esperienza diretta – ci insegna che il nostro corpo non è solo uno strumento, ma un punto di vista, un luogo da cui vediamo il mondo.
Ed è proprio qui che entra in scena il concetto di enactivism: il significato non ci arriva passivamente, lo costruiamo noi, con il nostro agire, esplorare, toccare, scegliere. Ogni nostra azione, ogni nostro atteggiamento verso la vita è una domanda che gettiamo nel vuoto, in attesa di risposta.
Il modello geografico: la vita come territorio da esplorare
Morioka, in questo nuovo studio, propone una rivoluzione concettuale: il “Modello Geografico del Significato della Vita”. Immagina la vita come un territorio, e l’esplorazione che ne facciamo come il modo in cui emerge il significato. Ma non si tratta solo di dove andiamo bensì con quale spirito ci muoviamo: positività, riluttanza, curiosità, paura. Ogni attitudine genera risposte diverse. Ogni passo è un atto conoscitivo.
Scrive Morioka:
“La mia esplorazione della vita è simile a quella di un cieco con un bastone. Il valore della mia vita si manifesta in base agli atteggiamenti che assumo mentre esploro.”
Un’immagine potente e umile. Nessun manuale, nessun GPS dell’anima. Solo esplorazione, ascolto, presenza.
Superare la dicotomia: oggettivo o soggettivo?
Fino a oggi, il dibattito filosofico sul significato della vita ha oscillato come un pendolo: è qualcosa di soggettivo, che dipende da come lo sentiamo? O oggettivo, indipendente da ciò che proviamo? Morioka scarta entrambe le ipotesi come insufficienti. Non è questione di verità assoluta né di capriccio emotivo. È questione di relazione. Tra me e la mia vita. Tra il mio gesto e ciò che ne emerge.
Il significato, dunque, non è un oggetto da trovare ma una configurazione che appare solo quando cammino, solo quando esploro. È nella relazione, nel dialogo tra chi sono e ciò che faccio della mia esistenza.
Implicazioni per la psicologia e oltre
Questo modello non ha valore solo per la filosofia. Anche la psicologia – con le sue scale di valutazione del senso della vita – può trarne linfa. Non si tratta solo di misurare quanto una persona sente la propria vita come significativa, ma di capire come questa percezione nasce, muta, si trasforma nel tempo.
Il “modello geografico” potrebbe infatti fungere da ponte interdisciplinare tra psicologi e filosofi, tra chi misura e chi contempla, tra chi guarisce e chi cerca.
Il futuro: verso una mappa integrata del vivere
Morioka non si ferma qui. Il suo prossimo obiettivo è intrecciare il modello geografico con altri due approcci:
- il solipsistico, che riflette sull’io come centro dell’universo
- quello della liberazione e del ricordo, che guarda alla storia personale come chiave d’interpretazione
Un’ambizione notevole: costruire un nuovo quadro sistematico della filosofia del significato della vita, capace di integrare mente, corpo, emozione e cultura in un unico sguardo.
CONCLUSIONE
Il senso della vita, allora, non è un premio, né un castigo. È un sentiero da sondare, un’eco da ascoltare, una risposta che non esiste senza la domanda. E la domanda siamo noi, nel modo in cui viviamo.
Non cercare il significato della vita come si cerca un tesoro. Vivilo come si attraversa una foresta, con tutti i sensi accesi.
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Informazioni sul professor Masahiro Morioka.
Masahiro Morioka, filosofo giapponese, ha apportato contributi significativi ai campi della filosofia della vita, della bioetica, degli studi di genere, della teoria dei media e degli studi sulla civiltà. Attualmente è professore presso la Facoltà di Scienze Umane dell’Università Waseda, in Giappone. I suoi concetti chiave includono la morte cerebrale come relazione umana, gli studi sulla vita, il senso fondamentale di sicurezza e la comunicazione della coscienza. È autore di “Civiltà indolore”, “Confessioni di un uomo frigido: viaggio di un filosofo negli strati nascosti della sessualità maschile” e del manga “Introduzione alla filosofia”.
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