Una ricerca di TU Graz e Complexity Science Hub mostra che, nelle amicizie scolastiche e nei matrimoni, non valutiamo una sola caratteristica dell’altro, ma un intero mosaico di identità. E basta una tessera “stonata” per rendere più improbabile il legame.
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Estratto:
Amici, partner, gruppi, cerchie: pensiamo di scegliere liberamente, e in parte è vero. Ma un nuovo studio suggerisce che dietro le nostre relazioni agisce una regola silenziosa: tendiamo a legarci a chi supera più “filtri” identitari contemporaneamente. Non uno solo, ma tutti insieme.
La geografia nascosta dei legami umani
Scegliere un amico, innamorarsi, entrare in una cerchia: sembrano gesti spontanei, mossi dal carattere, dall’occasione, da quel misterioso “ci siamo capiti al volo” che spesso raccontiamo come fosse destino. Eppure, sotto la superficie delle simpatie e delle attrazioni, la scienza vede qualcosa di meno romantico ma molto rivelatore: schemi, preferenze, regolarità.
Un nuovo studio condotto da ricercatori della Graz University of Technology e del Complexity Science Hub ha analizzato reti di amicizia tra studenti delle scuole superiori e dati sui matrimoni negli Stati Uniti, individuando un principio di selezione sociale sorprendentemente rigido. Lo studio è stato pubblicato su Communications Physics con il titolo “A simple preference aggregation rule explains how multidimensional identities shape social networks”. (EurekAlert!)
La domanda di fondo è semplice solo in apparenza: quando scegliamo con chi stabilire una relazione, quanto contano età, genere, origine etnica, livello socioeconomico, ambiente scolastico o appartenenza sociale? E soprattutto, li valutiamo uno alla volta oppure come un pacchetto unico?
Il modello MAPS: quando l’identità diventa una rete
Per rispondere, il gruppo di ricerca guidato da Fariba Karimi e Samuel Martin-Gutierrez ha sviluppato un modello statistico computazionale chiamato MAPS, acronimo di Multidimensional Aggregation of Preferences in Social Ties. In parole più semplici, è uno strumento per capire come le diverse dimensioni dell’identità influenzano la probabilità che due persone stabiliscano un legame. (EurekAlert!)
La novità non sta solo nel dire che “i simili si attraggono”, concetto noto in sociologia come omofilia. La novità è più sottile: lo studio suggerisce che le persone valutano più caratteristiche dell’altro in modo indipendente e che una relazione tende a formarsi soprattutto quando tutte queste valutazioni risultano favorevoli. In pratica, non basta una somiglianza forte su un singolo aspetto, se altri elementi vengono percepiti come distanti o poco compatibili. (Nature)
È come se, nella stanza interna delle nostre decisioni sociali, ci fosse una piccola dogana. Non controlla un solo documento, ma l’intero fascicolo. Età, gruppo, contesto, identità, somiglianza percepita. Se qualcosa non passa, il confine resta più difficile da attraversare.
Amicizie al liceo: grado scolastico ed etnia pesano molto
Per testare il modello, i ricercatori hanno utilizzato dati sulle reti di amicizia provenienti dallo studio Add Health, che comprendeva complessivamente oltre 41.800 studenti in reti scolastiche statunitensi. In questo contesto, i fattori più rilevanti per prevedere le amicizie durature sono risultati il grado scolastico e l’origine etnica. (EurekAlert!)
Il dato non sorprende del tutto. A scuola, il banco vicino, la classe, il corridoio, la mensa, il gruppo sportivo o il tragitto in autobus sono piccoli laboratori di prossimità. Ma il punto centrale è un altro: le relazioni non nascono soltanto perché ci si incontra. Nascono più facilmente quando l’incontro avviene dentro cornici riconoscibili, rassicuranti, socialmente leggibili.
La vecchia saggezza popolare direbbe: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. La scienza, con meno proverbio e più algoritmo, aggiunge: “Dimmi quali caratteristiche condividi e potrò stimare con chi hai più probabilità di legarti”.
Matrimoni: età, genere ed etnia come filtri decisivi
Il modello è stato applicato anche a dati sui matrimoni nelle 50 città più popolose degli Stati Uniti. In questo caso, le dimensioni decisive per riprodurre matematicamente i matrimoni osservati sono state età, genere ed etnia. (EurekAlert!)
Anche qui, il risultato va letto con cautela e intelligenza. Non significa che l’amore sia una formula meccanica, né che i sentimenti siano riducibili a una tabella. Sarebbe triste, e pure un po’ offensivo per il povero Cupido, già abbastanza stressato dai social network. Significa però che, quando osserviamo migliaia o milioni di scelte, emergono regolarità collettive che il singolo individuo spesso non percepisce.
Noi raccontiamo la biografia, i dati mostrano la struttura. Noi ricordiamo lo sguardo, la serata, la frase giusta al momento giusto. Il modello osserva invece le condizioni che rendono certi incontri più probabili di altri.
Perché questo studio parla anche di polarizzazione
Il punto più importante riguarda la società nel suo insieme. Se le persone tendono a formare legami soprattutto quando più dimensioni identitarie risultano favorevoli, allora il rischio è la nascita di gruppi sempre più omogenei. Cerchie che si somigliano, quartieri che si parlano poco, scuole che mescolano meno, reti sociali che confermano invece di aprire.
Fariba Karimi sottolinea che comprendere i principi con cui si formano le relazioni sociali è essenziale per capire le dinamiche collettive e contrastare la polarizzazione. Secondo i ricercatori, aumentare le occasioni di interazione tra gruppi diversi, per esempio nelle città e nelle scuole, può favorire relazioni capaci di attraversare i confini sociali. (EurekAlert!)
Qui lo studio diventa quasi politico, nel senso nobile del termine: riguarda la polis, la città, il vivere insieme. Se lasciamo che le persone si incontrino solo tra simili, la società diventa un arcipelago. Tante isole, poca navigazione.
La regola “AND”: tutti i semafori devono essere verdi
Nel lavoro scientifico, i ricercatori confrontano diversi meccanismi possibili. Uno più permissivo, in cui basta una sola dimensione favorevole per creare un legame. Uno più medio, in cui le caratteristiche vengono compensate tra loro. E uno più selettivo, definito meccanismo AND, nel quale il legame si forma soprattutto quando tutte le dimensioni rilevanti risultano favorevoli. I dati sembrano sostenere proprio quest’ultima ipotesi. (Nature)
Tradotto: non sempre una grande affinità basta a superare altre distanze percepite. Possiamo condividere gusti musicali, idee, passioni o umorismo, ma altri elementi sociali possono pesare nel rendere più o meno probabile una relazione stabile.
È una conclusione scomoda, perché ci ricorda che non siamo creature del tutto trasparenti a noi stesse. Scegliamo, certo. Ma scegliamo dentro strade già tracciate da contesti, abitudini, appartenenze e opportunità.
Domande e risposte per capire meglio
Lo studio dice che scegliamo amici e partner solo in base all’identità sociale?
No. Lo studio non nega emozioni, personalità, attrazione, storia personale o casualità. Mostra però che, su larga scala, alcune dimensioni dell’identità influenzano in modo misurabile la formazione dei legami.
Che cosa significa “identità multidimensionale”?
Significa che ciascuno di noi non è definito da una sola caratteristica, ma da più elementi combinati: età, genere, origine, status socioeconomico, percorso scolastico, ambiente culturale e altri fattori.
Questo meccanismo è consapevole?
Non necessariamente. I ricercatori parlano di principi che possono agire anche in modo implicito, cioè senza una scelta dichiarata o razionale.
Qual è la conseguenza sociale più importante?
La tendenza a formare gruppi omogenei può aumentare segregazione e polarizzazione. Per questo, scuole, città e istituzioni possono avere un ruolo nel creare occasioni reali di incontro tra persone diverse.
Non siamo algoritmi, ma viviamo dentro reti
La lezione più interessante dello studio è che le relazioni umane restano vive, imprevedibili, piene di sfumature, ma non sono caos puro. Sono reti. E le reti hanno geometrie, nodi, distanze, ponti e muri.
La buona notizia è che i muri sociali non sono inevitabili. Se una parte della selezione nasce dalle opportunità di incontro, allora cambiare i contesti può cambiare anche le relazioni. Scuole più miste, quartieri più comunicanti, luoghi pubblici più vivi, attività condivise tra gruppi differenti: tutto questo può aumentare la probabilità che l’altro smetta di essere una categoria e torni a essere una persona.
In fondo, la civiltà comincia proprio lì: quando il vicino non è più solo “uno diverso da me”, ma qualcuno con cui posso condividere un pezzo di strada.
Fonti
Lo studio scientifico è stato pubblicato su Communications Physics, volume 9, articolo 142, nel 2026, con il titolo “A simple preference aggregation rule explains how multidimensional identities shape social networks”. La notizia è stata diffusa da EurekAlert il 13 maggio 2026 sulla base del comunicato della Graz University of Technology. (EurekAlert!)
In sintesi
Che cosa scopre lo studio?
Che amicizie e matrimoni non dipendono da una sola somiglianza, ma da una valutazione combinata di più dimensioni dell’identità.
Qual è il punto chiave?
Le relazioni si formano più facilmente quando tutte le caratteristiche considerate risultano favorevoli. Basta una distanza percepita su una dimensione rilevante per rendere meno probabile il legame.
Perché è importante?
Perché aiuta a capire come nascono gruppi omogenei, segregazione sociale e polarizzazione.
Che cosa possiamo farne?
Creare più occasioni di incontro reale tra persone diverse, soprattutto nelle scuole, nei quartieri e negli spazi pubblici. La società non cambia solo con le idee, ma anche con i luoghi in cui ci facciamo compagnia.

