Nel 2024 l’UE e lo Spazio Economico Europeo hanno registrato 106.331 casi di gonorrea e 45.577 di sifilide. La sifilide congenita quasi raddoppia in un anno, segnale che la prevenzione non può più vivere di buone intenzioni e volantini ingialliti.
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Abstract
Le infezioni sessualmente trasmesse tornano a bussare alla porta d’Europa con il passo pesante delle emergenze dimenticate. Secondo i nuovi dati ECDC, gonorrea e sifilide hanno raggiunto nel 2024 i livelli più alti da oltre un decennio. Il dato più inquietante riguarda la sifilide congenita, quasi raddoppiata in un solo anno.
Gonorrea e sifilide, l’Europa riscopre un vecchio nemico
Ci sono malattie che pensavamo relegate ai manuali di medicina, tra le pagine odorose di biblioteca e le fotografie in bianco e nero. E invece no. Gonorrea e sifilide sono tornate al centro della scena sanitaria europea, non come comparse d’archivio, ma come protagoniste scomode di un presente che ha abbassato la guardia.
Il nuovo rapporto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ECDC, pubblicato il 21 maggio 2026 con dati relativi al 2024, fotografa una situazione che merita attenzione pubblica, clinica e politica. Nei Paesi dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo sono stati segnalati 106.331 casi confermati di gonorrea e 45.577 casi confermati di sifilide. Per la gonorrea, il tasso di notifica del 2024 è il più alto da quando la sorveglianza europea sulle infezioni sessualmente trasmesse è iniziata nel 2009. (ECDC)
Tradotto dal burocratese sanitario: il problema non è marginale, non riguarda “gli altri”, non appartiene a qualche categoria da osservare con distanza morale. Riguarda la salute pubblica europea, cioè quel fragile ombrello sotto cui, piaccia o no, stiamo tutti.
I numeri del rapporto ECDC 2024
Il dato sulla gonorrea è particolarmente vistoso. Nel 2024, 28 Paesi UE/SEE hanno riportato 106.331 casi confermati, con un tasso grezzo di notifica pari a 26,9 casi ogni 100.000 abitanti. Tra il 2015 e il 2024, il tasso di notifica è aumentato del 303%. L’ECDC segnala inoltre che oltre la metà dei casi, il 62%, riguarda uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, mentre i tassi più elevati si osservano tra le donne di 20, 24 anni e tra gli uomini di 25, 34 anni. (ECDC)
La sifilide segue una traiettoria altrettanto preoccupante. Nel 2024, 29 Paesi UE/SEE hanno notificato 45.577 casi confermati, con un tasso di 10,8 casi ogni 100.000 abitanti nei Paesi con sorveglianza completa. Dal 2015 al 2024, i tassi di notifica sono più che raddoppiati, raggiungendo i livelli più alti dell’ultimo decennio. Anche qui gli uomini restano più colpiti delle donne, con tassi oltre sei volte superiori, ma l’ECDC segnala un aumento sostenuto dal 2021 anche tra uomini e donne eterosessuali adulti. (ECDC)
La clamidia resta l’infezione sessualmente trasmessa più frequentemente riportata, con 213.443 casi nel 2024, mentre il linfogranuloma venereo continua a circolare con 3.490 casi segnalati. (ECDC)
Sifilide congenita, il dato che fa più male
Il numero più doloroso non è il più grande. È quello che riguarda i neonati.
Nel 2024 sono stati riportati 140 casi confermati di sifilide congenita in 14 Paesi UE/SEE, rispetto ai 78 casi del 2023. L’ECDC sottolinea che si tratta del numero più alto dal 2009, anno in cui l’agenzia ha assunto il coordinamento della sorveglianza europea su questa infezione. Tre Paesi, Bulgaria, Ungheria e Portogallo, hanno concentrato il 62% dei casi del 2024. (ECDC)
La sifilide congenita si verifica quando l’infezione passa dalla madre al feto durante la gravidanza. È una condizione grave, ma in larga parte prevenibile con diagnosi e trattamento tempestivi. Proprio per questo il dato pesa come una sentenza: quando nasce un bambino con sifilide congenita, non è solo il batterio ad aver vinto, è la rete della prevenzione ad aver perso qualche maglia.
L’ECDC raccomanda di rafforzare lo screening in gravidanza, includendo il test nel primo trimestre, la ripetizione nel terzo trimestre per le donne con fattori di rischio e il test al parto se non eseguito prima. Il rapporto richiama anche la necessità di collegare meglio i dati sulle infezioni materne agli esiti della gravidanza, perché senza dati robusti si naviga a vista, e in sanità pubblica la nebbia costa cara. (ECDC)
Perché aumentano le infezioni sessualmente trasmesse?
La risposta semplice sarebbe comoda, ma sbagliata. Non c’è un solo colpevole con il cartello al collo.
L’aumento può riflettere più fattori: maggiore trasmissione reale, cambiamenti nei comportamenti sessuali, minore uso del preservativo, accesso diseguale ai test, ritardi diagnostici, differenze tra Paesi nei sistemi di sorveglianza e nelle strategie di screening. Lo stesso ECDC ricorda che le variazioni nelle politiche di test, nei sistemi di sorveglianza e nelle modalità di ricerca dei casi possono influenzare molto i numeri notificati. (ECDC)
Detto questo, il segnale è troppo ampio e persistente per liquidarlo come semplice effetto di “più test, più diagnosi”. La gonorrea cresce da anni, la sifilide si allarga oltre le popolazioni più colpite storicamente, la sifilide congenita risale. Tre indizi non fanno sempre una prova, ma qui almeno fanno una sirena d’allarme.
Non è questione di moralismo, ma di prevenzione
Il punto non è giudicare la vita privata delle persone. Il punto è evitare che una infezione curabile diventi un danno permanente.
La gonorrea, se non trattata, può causare complicanze come dolore pelvico cronico, infertilità e infezioni disseminate. La sifilide, nelle fasi avanzate, può colpire cuore e sistema nervoso. L’ECDC richiama esplicitamente queste conseguenze e invita a usare il preservativo con partner nuovi o multipli e a fare il test in presenza di sintomi come dolore, secrezioni o ulcere genitali. (ECDC)
Il preservativo non è un reperto vintage degli anni Novanta. È ancora uno strumento di prevenzione concreto, economico, accessibile. Un piccolo gesto antico, quasi artigianale, in un’epoca che pretende app per tutto, anche per ricordarci l’ovvio.
Il nodo dei test: accesso, costi e disuguaglianze
Uno dei passaggi più rilevanti del comunicato ECDC riguarda l’accesso ai servizi. L’agenzia segnala che 13 Paesi su 29richiedono ancora costi diretti a carico delle persone per i test di base sulle infezioni sessualmente trasmesse. Questo può ridurre l’accesso, soprattutto tra giovani, persone con reddito basso e gruppi più esposti. (ECDC)
La prevenzione funziona quando è vicina, discreta, rapida e non punitiva. Se per fare un test servono soldi, tempo, coraggio amministrativo e magari pure un pellegrinaggio tra sportelli, molti rinunciano. E i batteri ringraziano, silenziosi come ladri in una casa lasciata aperta.
La resistenza agli antibiotici complica la gonorrea
C’è poi una questione ulteriore: la gonorrea non è solo in aumento, è anche una delle infezioni batteriche più sorvegliate per il rischio di resistenza agli antibiotici. L’ECDC, nelle sue indicazioni sulla profilassi post esposizione con doxiciclina, afferma di non raccomandarne l’uso diffuso per la gonorrea, proprio a causa degli alti livelli di resistenza antimicrobica e del rischio di accelerarne l’evoluzione. (ECDC)
Questo non significa che la gonorrea non si possa curare. Significa che va diagnosticata e trattata correttamente, evitando il fai da te farmacologico. Gli antibiotici non sono caramelle da banco emotivo: funzionano quando servono, nel modo giusto, con la prescrizione giusta.
Cosa dovrebbero fare i governi europei
L’ECDC chiede ai Paesi europei di aggiornare strategie nazionali spesso superate, rafforzare la sorveglianza, migliorare l’accesso ai test, accelerare il trattamento e potenziare la notifica ai partner. Sono parole tecniche, ma dietro c’è una verità semplice: le infezioni sessualmente trasmesse non si fermano con campagne occasionali, serve una struttura continua. (ECDC)
La salute sessuale dovrebbe tornare dentro una visione ordinaria della sanità, non restare confinata tra pudore, stigma e visite rimandate. La vecchia medicina di territorio, quella che conosceva le persone e non solo le prestazioni, aveva un merito: intercettava prima. Oggi bisogna ritrovare quello spirito, usando strumenti moderni, test accessibili, comunicazione chiara e servizi meno intimidatori.
Cosa può fare ogni persona
La prima cosa è non aspettare i sintomi. Molte infezioni sessualmente trasmesse possono essere asintomatiche o avere segni lievi. Fare un test non è una confessione, è manutenzione della salute, come controllare la pressione o fare gli esami del sangue.
Chi ha partner nuovi o multipli dovrebbe usare il preservativo e valutare periodicamente lo screening. Chi nota secrezioni, dolore, bruciore, lesioni o ulcere genitali dovrebbe rivolgersi a un medico o a un centro dedicato. Le donne in gravidanza dovrebbero seguire con attenzione gli screening previsti, perché nel caso della sifilide la tempestività protegge due vite, quella della madre e quella del bambino.
Risposta breve alla domanda principale
Perché gonorrea e sifilide sono in aumento in Europa?
Secondo i dati ECDC 2024, gonorrea e sifilide hanno raggiunto livelli record nell’UE/SEE per una combinazione di trasmissione sostenuta, lacune nei test, strategie nazionali non aggiornate, differenze di sorveglianza e prevenzione insufficiente. La gonorrea è aumentata del 303% dal 2015, mentre la sifilide è più che raddoppiata nello stesso periodo. (ECDC)
In sintesi
Gonorrea e sifilide non sono fantasmi del passato, sono infezioni vive, presenti e in crescita. Nel 2024 l’ECDC ha registrato 106.331 casi di gonorrea, 45.577 di sifilide e 140 casi di sifilide congenita nei Paesi UE/SEE. Il dato sulla sifilide congenita, quasi raddoppiato in un anno, è il più inquietante perché indica fallimenti nella prevenzione durante la gravidanza.
La lezione è chiara: più test, meno stigma, cure tempestive, preservativo con partner nuovi o multipli, screening in gravidanza e strategie pubbliche aggiornate. La salute sessuale non è un tabù da nascondere sotto il tappeto. È salute, punto. E quando la si trascura, il passato torna a bussare, con il cappello in mano e un conto salato da presentare.
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