La “cardioaspirina” non è una caramella, per alcune donne può evitare guai seri, per altre è solo un farmaco in più. La differenza la fa il rischio.
La domanda che gira in ambulatorio, in chat, a cena dalla nonna, è sempre la stessa: “Dottoressa, ma allora prendo l’aspirina e sto tranquilla?”. Bella idea, semplice, lineare. Peccato che la medicina in gravidanza raramente funzioni “a taglia unica”. La risposta corretta è: dipende, dipende dal tuo profilo di rischio.
Che cos’è la preeclampsia, in due immagini
La preeclampsia è una complicanza legata a pressione alta e a un’alterazione del funzionamento della placenta. Quando la placenta lavora male, la mamma può avere problemi anche seri, e il bambino può crescere meno del previsto o richiedere un parto prima del termine. Nei casi gravi, possono essere coinvolti organi come fegato, reni, cervello, fino alle convulsioni, l’eclampsia. (RCOG)
Perché proprio l’aspirina?
A basso dosaggio l’acido acetilsalicilico agisce soprattutto come antiaggregante, cioè rende le piastrine meno “appiccicose”. In alcune gravidanze questo può migliorare la perfusione placentare e ridurre il rischio di preeclampsia e complicanze correlate. L’OMS riassume così: nelle donne ad aumentato rischio l’aspirina quotidiana riduce il rischio di preeclampsia, con stime nell’ordine del 10-20%. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
Quindi è la soluzione per tutti?
No. Le linee guida la raccomandano alle gestanti ad alto rischio, e la considerano quando coesistono più fattori “moderati”. Non si dà perché “fa bene in generale”, si dà perché il bilancio benefici e rischi è favorevole in quel gruppo. (Servizi Preventivi USA)
Chi rientra nei criteri, una checklist
1) Alto rischio, ne basta uno:
- preeclampsia in una gravidanza precedente,
- ipertensione cronica,
- diabete tipo 1 o tipo 2 preesistente,
- malattia renale,
- malattie autoimmuni, lupus o sindrome da anticorpi antifosfolipidi,
- gravidanza multipla. (Servizi Preventivi USA)
2) Rischio moderato, di solito servono due o più fattori:
- prima gravidanza,
- obesità (BMI elevato),
- età materna avanzata,
- familiarità (madre o sorella con preeclampsia),
- intervallo lungo tra le gravidanze,
- concepimento con PMA,
- fattori sociali che aumentano il rischio per disuguaglianze di accesso e tutele. (Servizi Preventivi USA)
Dose e tempistiche, qui la tradizione conta
La prevenzione funziona meglio se si parte presto. Spesso si inizia dopo la 12ª settimana, idealmente prima della 16ª, e si prosegue fino a fine gravidanza o vicino al termine, secondo protocolli. (Servizi Preventivi USA)
In Italia, raccomandazioni cliniche parlano di 100-150 mg al giorno, con avvio prima delle 16 settimane, spesso con assunzione serale. Una linea guida SIGO su “gravidanza ad alto rischio” riporta, nelle donne ad alto rischio di preeclampsia, 150 mg al giorno da iniziare prima di 16 settimane, e suggerisce l’assunzione la sera.
Sicurezza e confusione da evitare
Nelle prove cliniche analizzate dalla USPSTF, i sanguinamenti gravi sono risultati rari e non è emerso un aumento significativo di distacco di placenta o emorragia post-partum con aspirina a basso dosaggio. Non vuol dire “zero rischi”, vuol dire che, nelle persone selezionate, il rischio aggiuntivo è considerato piccolo rispetto al beneficio. (Servizi Preventivi USA)
Occhio però alla differenza tra “basso dosaggio” e aspirina da mal di testa, e alla tentazione di aggiungere FANS a caso: la USPSTF ricorda anche l’allerta FDA sugli antiinfiammatori dopo circa 20 settimane, con un’eccezione per l’aspirina 81 mg quando prescritta per condizioni della gravidanza. (Servizi Preventivi USA)
Perché molti protocolli la vogliono la sera?
La sera, prima di coricarsi, spesso a stomaco pieno, compare in varie raccomandazioni perché potrebbe ottimizzare l’efficacia e ridurre i fastidi gastrici.
Quando NON va presa, o va presa con prudenza
Esistono controindicazioni, tra cui allergia ad aspirina o altri FANS, ulcera peptica attiva, sanguinamento in atto in gravidanza, disturbi emorragici o piastrinopenie importanti. Alcune terapie concomitanti aumentano il rischio di sanguinamento gastrointestinale.
Miti da sfatare, senza moralismi
- “Se la prendo, la preeclampsia non arriva”. L’aspirina riduce il rischio, non lo azzera.
- “È innocua”. In genere è ben tollerata, ma resta un farmaco e va deciso con chi segue la gravidanza.
- “La prendo quando mi ricordo”. Qui vince la costanza, l’assunzione è quotidiana. (Servizi Preventivi USA)
Il piano A, controlli e segnali d’allarme
La vera “vecchia scuola” che salva è una: controlli regolari. Pressione, urine, sintomi. Se compaiono mal di testa forte che non passa, disturbi visivi, dolore importante sotto le costole, gonfiore improvviso, non si aspetta il prossimo appuntamento, si chiama il medico o si va in valutazione. (RCOG)
Domande frequenti
L’aspirina in gravidanza si può prendere da sole?
No. Va prescritta e seguita dal team ostetrico, perché si basa su criteri di rischio e controindicazioni individuali. (Servizi Preventivi USA)
Quando si inizia?
Di solito dopo 12 settimane, con beneficio massimo se iniziata prima della 16ª. (Servizi Preventivi USA)
Qual è la dose?
Dipende dal protocollo. Molte indicazioni stanno tra 75 e 150 mg al giorno, in Italia spesso 100-150 mg, e in alcune linee guida 150 mg. (NICE)
Si prende fino al parto?
Spesso sì, oppure si sospende tra 34 e 36 settimane circa, secondo protocolli e giudizio clinico.
Esistono alternative?
Più che “alternative”, esistono altri pezzi della prevenzione: monitoraggio più stretto, gestione dei fattori di rischio, e in contesti di basso apporto di calcio, la supplementazione può avere un ruolo. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
Chiusura
L’aspirina a basso dosaggio non è la soluzione per tutti, e va benissimo così. Significa che stiamo tornando a fare la cosa più antica e più moderna insieme: scegliere con criterio, persona per persona.
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