Una guida clinica congiunta mette ordine nel passaggio di consegne tra endocrinologia pediatrica e dell’adulto, con strumenti pratici, check list e una regola d’oro, la continuità di cura.
C’è un’età in cui ti senti invincibile, e nello stesso momento ti scade l’impegnativa. È l’adolescenza, terra di mezzo dove cambia il corpo, cambia la testa, cambiano anche i reparti. Per chi convive con una condizione endocrina cronica, dal diabete tipo 1 ai disturbi della crescita, quel passaggio non è solo un cambio di medico. È una soglia. E, se la soglia è scivolosa, si cade.
Per evitare il vuoto tra due ambulatori, la European Society of Endocrinology (ESE) e la European Society for Paediatric Endocrinology (ESPE) hanno lanciato, il 19 febbraio 2026, una guida clinica congiunta sulla transizione dall’assistenza endocrina pediatrica a quella dell’adulto. È sostenuta anche dall’Endocrine Society USA e co pubblicata su European Journal of Endocrinology e su Hormone Research in Paediatrics. (ese-hormones.org)
Perché serviva una guida, adesso
La transizione è un punto debole delle cure croniche non perché manchi la competenza, ma perché spesso viene trattata come un singolo evento, il trasferimento. La guida rimette i termini al loro posto: transition è un processo graduale di preparazione, transfer è il momento in cui la responsabilità passa formalmente al team dell’adulto. Quando si confondono le due cose aumentano discontinuità, terapie saltate, visite perse. (OUP Academic)
La novità vera, dal dire al fare
Qui la forza è pragmatica. Non basta dire “seguiamo meglio i ragazzi”, servono componenti minimi, ruoli, strumenti, e un linguaggio comune tra pediatria e adulto. Un po’ come la vecchia consegna in corsia fatta bene: cartella chiara, parole poche, responsabilità nette. Solo che qui la corsia è la vita.
La guida organizza le raccomandazioni in 11 domini, cioè aree operative che includono clinica, organizzazione e salute mentale. (OUP Academic)
Gli 11 domini, tradotti in italiano umano
- Struttura dei servizi, percorso flessibile ma definito, iniziato presto e seguito nel tempo.
- Empowerment, alfabetizzazione sanitaria, comunicazione, decisioni condivise, autogestione.
- Relazione paziente professionista, fiducia e persona al centro.
- Team multidisciplinare, ruoli chiari e dialogo tra servizi.
- Coordinamento, una figura che tenga insieme i fili.
- Formazione degli operatori, competenze su adolescenza e giovane adulto.
- Tempi e pianificazione, niente età fissa, conta la prontezza.
- Gestione delle assenze, strategie per non perdere contatto.
- Valutazione psicologica, strumenti standardizzati come HEADSS o SSHADESS.
- Genitori caregiver, sostegno senza invadenza, concordato col giovane.
- Readiness assessment, misurare competenze e lacune, almeno due anni prima del trasferimento, e ripetere. (OUP Academic)
Check list pratica, per famiglie e ragazzi
La guida insiste su autonomia “terra terra”, non su eroismi. Cinque domande utili:
- So descrivere la mia condizione e la terapia, in modo semplice?
- So cosa fare in emergenza, e chi chiamare?
- So prenotare visite, gestire ricette, ritirare farmaci?
- Ho già incontrato almeno una volta il team dell’adulto, prima del passaggio?
- Ho un riassunto clinico aggiornato, la famosa lettera di consegna? (OUP Academic)
Cosa cambia per i servizi, in concreto
La guida propone un nucleo minimo: documento di sintesi clinica e condivisione dei dati, piani di emergenza, check list pre e post trasferimento, valutazione psicosociale, comunicazione tra team, invio al medico dell’adulto, materiali educativi adatti all’età. E invita a usare canali accessibili, anche digitali, come app di comunicazione e telemedicina, più feedback da pazienti e famiglie. (OUP Academic)
In più segnala fattori che rendono più facile “deragliare”: malattia instabile, scarsa autogestione, bassa alfabetizzazione sanitaria, fragilità socioeconomica, dinamiche familiari difficili, dipendenza eccessiva. Traduzione: il supporto va personalizzato, e intensificato quando serva. (OUP Academic)
Domande e risposte, stile motore di ricerca
Quando iniziare?
In prima adolescenza, e poi con costanza. Non è un compitino dell’ultimo anno. (OUP Academic)
Esiste un’età giusta?
No. La guida suggerisce tempi flessibili, basati sulla readiness del giovane e dei caregiver, e sulle regole locali. (OUP Academic)
Come si misura la readiness?
Con strumenti validati che esplorano gestione dei farmaci, appuntamenti, comunicazione, autonomia. La guida cita, tra gli altri, TRAQ e STARx. (OUP Academic)
Tre errori comuni, e come evitarli
- Cambiare tutto in un colpo, medico, regole, linguaggio. Meglio un ponte, almeno un incontro introduttivo con il team dell’adulto, prima del trasferimento. (OUP Academic)
- Confondere l’assenza con menefreghismo. In questa fase le visite saltate sono frequenti, perciò servono procedure di richiamo e contatti semplici, non colpevolizzazioni. (OUP Academic)
- Lasciare i genitori fuori, o dentro troppo. La guida suggerisce di educarli, ascoltarli, e concordare con il giovane quanto spazio debbano avere, anche durante la prima visita nell’ambulatorio dell’adulto. (OUP Academic)
E il medico di famiglia?
Nel mondo reale, soprattutto dove i centri specialistici sono lontani, il medico di medicina generale è spesso il custode della continuità. La guida invita a garantire che le informazioni arrivino anche lì, e che esista un canale chiaro per agganciare lo specialista dell’adulto, anche attraverso reti e percorsi dedicati. (OUP Academic)
Il punto, in una frase
La transizione fatta bene è un rito moderno con un’anima antica: adulti che si parlano, consegne chiare, un giovane che impara a guidare la propria salute senza perdere la strada.
Hashtag: #Endocrinologia #DiabeteTipo1 #TransizioneDiCura #SanitàEuropea
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Ecco una riflessione su questo importante traguardo, scritta con uno sguardo che volge al passato per onorare il futuro.
L’Antica Arte del Prendersi per Mano: Una Bussola per il Domani
Nel tempo antico, quello dei gesti lenti e delle responsabilità tramandate, ogni passaggio d’età era accompagnato da un rito, da una guida che conoscesse il sentiero e ne illuminasse i sassi più insidiosi. Oggi, in un mondo che corre veloce e spesso dimentica il valore della continuità, la medicina riscopre quella stessa saggezza antica attraverso la nuova guida europea per la transizione endocrina. Non è solo un documento tecnico, è un atto di cura profonda, un ponte gettato tra due rive che per troppo tempo sono rimaste distanti.
Il cuore di questa iniziativa risiede nella consapevolezza che un corpo che cresce non è solo una macchina da riparare, ma un’anima che cerca la propria indipendenza pur portando con sé il fardello di una cronicità, che si tratti di diabete, deficit dell’ormone della crescita o altre sfide ormonali, il passaggio non può essere un semplice “trasferimento di cartelle”, ma deve essere un incontro di respiri, una staffetta dove il testimone viene passato con la grazia di chi sa quanto sia prezioso il cammino fatto finora.
Valorizzare il passato significa qui non disperdere l’eredità di cure ricevute durante l’infanzia, i medici dell’adulto sono chiamati a raccogliere quel testimone con la stessa dedizione dei pediatri, in un dialogo che profuma di mutuo rispetto e di attenzione verso la persona, prima che verso la patologia. La “bussola” proposta da ESE ed ESPE ci ricorda che l’eccellenza non risiede solo nel farmaco d’avanguardia, ma nella capacità di non lasciare nessuno indietro, nel tessere una rete che sia al contempo solida e invisibile.
È un ritorno alla medicina del volto, dove l’adolescente non è un numero che cambia reparto, ma un individuo che viene accompagnato verso la propria stagione adulta con la sicurezza di chi sa che, nonostante il mare della vita possa farsi agitato, c’è una rotta tracciata con sapienza e umanità.
La transizione dalle cure pediatriche a quelle dell’adulto è una di quelle cose che, finché non ti riguarda, sembra una pratica amministrativa. Poi scopri che è un passaggio di civiltà. Non cambi solo ambulatorio, cambi linguaggio, ritmi, aspettative, e spesso anche la sensazione, scomoda, di essere improvvisamente “grande” senza che nessuno ti abbia davvero consegnato le chiavi.
La guida congiunta ESE ed ESPE ha un merito semplice e rarissimo, dice ad alta voce che la continuità non nasce dal caso, ma dall’organizzazione. Non basta augurare “in bocca al lupo”, serve un ponte con corrimano, non una passerella sospesa. E quel ponte si fa con check list, coordinamento, incontri anticipati, spazio alla salute mentale, e soprattutto con una parola antica che in sanità dovremmo incidere sul marmo, fiducia.
A me piace anche per un motivo quasi nostalgico, rimette al centro l’arte delle consegne fatte bene, come si faceva quando le cose importanti non si lasciavano all’improvvisazione. Qui non si parla di eroismi individuali, ma di sistemi che proteggono. Perché la realtà è che, in quel tratto di vita, perdere una visita è facile, perdere la rotta lo è ancora di più.
Se vogliamo davvero migliori esiti clinici, dobbiamo smettere di trattare la transizione come una “fine”, e iniziare a considerarla una crescita accompagnata. Un rito moderno, sì, ma con regole chiare. E con un messaggio che dovrebbe arrivare fino all’ultimo corridoio: non ti stiamo salutando, ti stiamo passando il testimone. E lo facciamo senza lasciarti solo, neppure per un metro.