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Uno studio canadese svela come la caffeina influenzi l’attività cerebrale durante la notte, impedendo al cervello di “spegnersi” davvero, soprattutto nei più giovani.

Siamo svegli, o crediamo di dormire?
Il caffè, amato carburante delle mattine affaticate e dei pomeriggi sonnolenti, si insinua nel nostro cervello con la delicatezza di un tamburo in una biblioteca. Non solo ci sveglia: cambia davvero il modo in cui dormiamo. E adesso lo sappiamo con più certezza, grazie a una nuova ricerca pubblicata ad aprile sulla rivista Nature Communications Biology.

A guidare lo studio, un’équipe di neuroscienziati dell’Università di Montréal, tra cui Philipp Thölke e Karim Jerbi, in collaborazione con la professoressa Julie Carrier, esperta in psicologia del sonno. La domanda che si sono posti è semplice quanto rivoluzionaria: cosa accade al cervello durante il sonno quando ha ingerito caffeina?

Il cervello caffeinato: tra ordine e caos

La risposta non è banale. Usando elettroencefalogrammi (EEG) e strumenti di intelligenza artificiale, i ricercatori hanno osservato 40 adulti sani durante il riposo notturno. In due sessioni separate, i partecipanti hanno assunto caffeina (o un placebo) prima di dormire. Il risultato? Un cervello molto più attivo del previsto.

“Abbiamo osservato un aumento della complessità dei segnali cerebrali, indicativa di un’attività più dinamica, meno prevedibile, soprattutto durante il sonno non-REM, fondamentale per consolidare la memoria e ripristinare le funzioni cognitive,” spiega Thölke.

Ma il cuore dello studio è la cosiddetta “criticità cerebrale”. Una parola che sembra uscita da un trattato di filosofia, ma che descrive perfettamente il delicato equilibrio tra caos e ordine nel cervello umano. Il professor Jerbi la spiega con un’immagine poetica: “È come un’orchestra. Se è troppo silenziosa, non succede nulla; se è caotica, è solo rumore. Il cervello funziona al meglio quando si muove in equilibrio tra questi due estremi”.

Il sonno che non riposa

E proprio qui nasce il paradosso: la caffeina, mantenendo il cervello in uno stato di “criticità”, impedisce un sonno pienamente ristoratore. Le onde cerebrali lente – le onde theta e alfa, tipiche del sonno profondo – vengono ridotte, mentre aumentano le onde beta, tipiche della veglia. È come se il cervello restasse vigile sotto le coperte, incapace di abbandonarsi al sonno riparatore.

Questo effetto si amplifica nei giovani adulti. Nella fascia tra i 20 e i 27 anni, l’attività cerebrale sotto caffeina risulta ancor più alterata, in particolare durante la fase REM, quella dei sogni. Il motivo? I giovani hanno una maggiore densità di recettori dell’adenosina, molecola che induce il sonno accumulandosi durante il giorno. La caffeina li blocca, e il cervello – più giovane – ne risente maggiormente.

Caffè e generazioni: un effetto che cambia con l’età

Nelle persone di mezza età, invece, l’effetto è più attenuato. “I recettori dell’adenosina diminuiscono con l’età,” spiega Carrier. “Quindi la caffeina ha meno bersagli da colpire.” Ma ciò non significa che sia innocua. I risultati suggeriscono che il modo in cui la caffeina influenza il cervello varia significativamente con l’età, e con il tempo.

Il dato sorprendente non è solo quanto il caffè ci tenga svegli, ma come continui a tenerci svegli anche mentre dormiamo. Un paradosso che solleva dubbi sulla sua assunzione serale, anche se avviene ore prima di coricarsi.

E ora? Bere o non bere (la tazzina serale)?

Il mondo ama la caffeina. È presente non solo nel caffè, ma anche in tè, cioccolato, bibite e bevande energetiche. È la sostanza psicoattiva più consumata al mondo. Ma gli scienziati invitano alla prudenza: “Serve più consapevolezza sugli effetti che ha sul cervello – non solo durante la veglia, ma anche durante il sonno”, affermano gli autori.

Il messaggio è chiaro: non si tratta di demonizzare la caffeina, ma di conoscerla meglio. In particolare nei giovani, che sono più sensibili ai suoi effetti. E chissà che, prima o poi, i consigli personalizzati sull’assunzione di caffeina entrino a far parte delle raccomandazioni per il benessere mentale e cognitivo.

In sintesi

  • La caffeina aumenta la complessità e la “criticità” dell’attività cerebrale anche durante il sonno.
  • Riduce le onde lente legate al sonno profondo e stimola le onde tipiche della veglia.
  • L’effetto è più marcato nei giovani adulti, per via della maggiore densità di recettori dell’adenosina.
  • Anche se dormiamo, sotto l’effetto della caffeina il cervello non riposa davvero.
  • Serve maggiore consapevolezza sugli effetti della caffeina, soprattutto nelle ore che precedono il sonno.

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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