In Italia Futuro Nazionale prova a scavalcare Meloni sulla destra, mentre Francia, Spagna e Polonia si preparano a elezioni decisive. Sullo sfondo Trump, MAGA, la pressione russa e una domanda che riguarda tutti: l’Unione Europea saprà resistere alla nuova stagione del nazionalismo?

Estratto:
Il 2027 non sarà soltanto l’anno delle elezioni politiche italiane. Francia, Spagna e Polonia arriveranno a loro volta a passaggi elettorali cruciali. In Italia Roberto Vannacci tenta di spostare il centrodestra verso posizioni più radicali, mentre il centrosinistra deve ancora trasformare l’alleanza in un vero programma comune. Ma la domanda più grande supera i nostri confini: reggerà l’Unione Europea oppure una somma di nazionalismi finirà per svuotarla dall’interno?

Il vero sorpasso di Vannacci potrebbe non essere elettorale

La domanda iniziale resta provocatoria: Roberto Vannacci riuscirà a bypassare Giorgia Meloni nel 2027?

Se con “bypassare” intendiamo superare Fratelli d’Italia nei voti, oggi la risposta è no.

L’ultima rilevazione Ipsos disponibile colloca FdI al 26,5% e Futuro Nazionale al 7,1%. Vannacci, tuttavia, ha già superato la Lega e continua a pescare proprio nell’elettorato della destra e del centrodestra. citeturn435103search2turn435103search0

Il punto è un altro.

Sette per cento può essere poco per conquistare Palazzo Chigi, ma moltissimo se senza quel sette per cento nessuno riesce più a conquistarlo.

Reuters ha descritto Futuro Nazionale come una formazione capace di mettere Meloni davanti a un dilemma: inglobare Vannacci rischiando di perdere elettori moderati, oppure respingerlo rischiando di non avere più i numeri per governare. citeturn424513news2

Il generale, insomma, non deve necessariamente battere Meloni.

Gli basta costringerla a inseguirlo.

Futuro Nazionale ora ha anche un programma

Non siamo più davanti esclusivamente al personaggio televisivo, al libro provocatorio o alle dichiarazioni destinate a rimbalzare sui social.

Futuro Nazionale ha pubblicato una vera Base Ideologica e Programmatica per l’Italia del futuro 2027-2037, costruita attorno a identità nazionale, famiglia tradizionale, sovranità, sicurezza, merito e tradizione. Il documento rivendica esplicitamente una destra “identitaria, pura e vitale”. citeturn210875search2

Le proposte comprendono remigrazione, stop ai decreti flussi, cittadinanza più difficile, presenza dell’esercito nelle aree considerate ad alta criminalità, opposizione al Green Deal, apertura al gas russo, stretta sui diritti LGBT, revisione delle unioni civili, maggiore tutela giuridica della vita prenatale ed educazione alla difesa e alla sicurezza nazionale nelle scuole. citeturn210875search0turn210875search1

Si può essere favorevoli o contrari, ma una cosa ormai è difficile sostenere: che Vannacci non abbia una visione politica.

Ce l’ha.

Il problema democratico consiste semmai nel capire quanta Italia sia disponibile a riconoscersi in quella visione.

E il centrosinistra? Il programma non c’è ancora, ma sarebbe sbagliato dire che non esiste nulla

Qui occorre correggere una semplificazione troppo comoda.

Il centrosinistra italiano non dispone ancora, al 27 agosto 2026, di un programma elettorale unitario e definitivo per il 2027. Ma il Partito Democratico non è neppure una scatola vuota.

Elly Schlein ha annunciato che da settembre partirà la costruzione del programma comune dell’alternativa, coinvolgendo associazioni, categorie e corpi intermedi. Fra le priorità indicate dal PD figurano sanità pubblica, lavoro, salari, energia, investimenti, istruzione, ambiente e sviluppo economico. Negli ultimi giorni Schlein ha concentrato la proposta economica su tre punti: riduzione dei costi energetici, aumento dei redditi e rilancio degli investimenti. citeturn435103search5turn435103search9

Esiste però un problema politico reale.

PD, Movimento 5 Stelle e AVS non hanno ancora trovato una sintesi su dossier fondamentali. Quello più evidente riguarda l’Ucraina: il PD continua a sostenere anche l’aiuto militare a Kiev, mentre M5S e AVS chiedono una discontinuità nell’invio delle armi. citeturn435103search3

Il rischio del “campo largo” non è dunque l’assenza assoluta di idee.

È qualcosa di più sottile: avere molte idee ma non aver ancora deciso quali debbano diventare vincolanti per tutti.

Un’alleanza può vincere anche mettendo insieme differenze. Governare, però, richiede di decidere cosa fare quando quelle differenze bussano alla porta di Palazzo Chigi alle otto del mattino.

Il 2027 non sarà soltanto italiano

Ed eccoci alla questione più rovente.

Nel 2027 andranno alle urne diversi Paesi fondamentali per l’equilibrio dell’Unione.

In Francia il primo turno delle presidenziali è fissato per il 18 aprile e il secondo per il 2 maggio. Marine Le Pen è attualmente indicata dai sondaggi come favorita del primo turno e competitiva anche per il ballottaggio. citeturn620953search0turn424513news0

In Spagna, se Pedro Sánchez porterà a termine la legislatura come continua ad assicurare, le politiche dovranno tenersi entro agosto 2027. Il Partido Popular resta il principale concorrente e un eventuale cambio di maggioranza potrebbe richiedere l’appoggio della destra radicale di Vox. citeturn424513news5turn583354news88

In Polonia sono previste le elezioni parlamentari del 2027, altro appuntamento nel quale si confronteranno la linea europeista dell’area di Donald Tusk e una destra nazional-conservatrice ancora molto forte. citeturn277360search1turn277360search2

Poi naturalmente c’è l’Italia.

Quattro grandi Paesi, quattro elezioni capaci di cambiare il volto del Consiglio europeo.

Perché l’Unione non viene trasformata soltanto attraverso le elezioni europee.

Ogni governo nazionale porta il proprio peso a Bruxelles. Se cambiano contemporaneamente Parigi, Roma, Madrid e Varsavia, cambia anche l’Europa.

Trump e MAGA stanno davvero cercando di cambiare l’Europa?

Qui bisogna abbandonare le semplificazioni.

Non esiste prova di una gigantesca centrale operativa denominata “Trump-Putin” dalla quale qualcuno telefoni ogni mattina ai partiti europei impartendo ordini.

Ma sarebbe altrettanto ingenuo sostenere che ciò che accade negli Stati Uniti non abbia ormai conseguenze dirette sulla politica europea.

La National Security Strategy statunitense del 2025 utilizza parole sorprendentemente esplicite sull’Europa. Parla di rischio di “erosione civilizzazionale”, critica Unione Europea, immigrazione, regolamentazione, politiche identitarie e perdita delle identità nazionali, sostenendo la necessità che l’Europa recuperi una propria “civilizational self-confidence”. citeturn583354search89turn526318view0

Questa non è soltanto politica estera.

È anche battaglia culturale.

Nel luglio 2026 Reuters ha inoltre riportato, citando il Financial Times, che l’amministrazione Trump stava preparando finanziamenti per progetti internazionali allineati ad alcune battaglie MAGA, compreso un programma da due milioni di dollari contro ciò che Washington considera censura derivante dalla regolamentazione digitale europea. Reuters specificava però di non aver verificato indipendentemente quelle informazioni. citeturn620953news86

Parlare quindi di influenza politica e ideologica MAGA sull’Europa è fondato.

Affermare invece che tutti i partiti nazionalisti europei siano “finanziati da Trump” sarebbe, allo stato delle prove disponibili, un salto che i fatti non consentono.

Putin, invece, non è soltanto una suggestione

Sul versante russo il quadro è più documentato.

Il Consiglio dell’Unione Europea afferma esplicitamente che Mosca conduce da anni campagne ibride contro l’UE comprendenti sabotaggi, cyberattacchi, manipolazione dell’informazione e tentativi di compromettere processi elettorali e istituzioni democratiche. citeturn583354search0turn583354search2

Nel caso della rete Voice of Europe, il Parlamento europeo aveva già denunciato nel 2024 accuse secondo cui politici di diversi Paesi europei sarebbero stati pagati per diffondere propaganda favorevole alla Russia e indebolire il sostegno all’Ucraina. citeturn620953search11

Nel 2026 l’UE ha inoltre sanzionato organizzazioni considerate parte dell’architettura propagandistica russa, compresa Pravfond, descritta dal Consiglio come fondata e finanziata dallo Stato russo. citeturn583354search4

Dunque sì, l’interferenza russa nei processi democratici europei è un problema documentato.

Ma anche qui serve precisione.

Un conto è dimostrare attività di disinformazione, finanziamento di reti, propaganda e influenza.

Un altro è concludere che ogni formazione euroscettica o nazionalista europea sia automaticamente telecomandata dal Cremlino.

La democrazia si difende meglio con i fatti che con le caricature.

Videla? Il paragone resta una provocazione, non un’equivalenza storica

Il riferimento a Jorge Rafael Videla conserva forza evocativa, ma necessita di un confine netto.

Videla conquistò il potere attraverso un colpo di Stato militare e guidò una dittatura responsabile di sequestri, torture, omicidi e sparizioni.

Vannacci sta invece costruendo un partito, partecipa alle elezioni e cerca consenso all’interno delle istituzioni democratiche.

Mettere un segno di uguaglianza fra i due sarebbe storicamente sbagliato.

La domanda interessante è un’altra.

Quanto può diventare normale, dentro una democrazia, un linguaggio politico costruito attorno a disciplina, ordine, nazione, nemici interni, militarizzazione simbolica e primato dell’autorità?

Le democrazie del XXI secolo non hanno necessariamente bisogno dei carri armati davanti al Parlamento per cambiare natura.

Possono svuotarsi lentamente.

Una legge dopo l’altra. Una garanzia dopo l’altra. Una parola dopo l’altra.

Ma l’Europa verrà davvero fagocitata?

Non è affatto inevitabile.

Anzi, alcuni fatti recenti raccontano anche la tendenza opposta.

Nell’aprile 2026 Viktor Orbán ha perso le elezioni ungheresi dopo sedici anni di governo, sconfitto dal centrodestra europeista di Péter Magyar. Reuters ha interpretato la caduta di Orbán anche come un colpo alla rete politica che aveva collegato la destra illiberale europea al mondo MAGA. citeturn750692news34turn435103news30

La composizione attuale del Consiglio europeo è inoltre tutt’altro che dominata dai nazionalisti: secondo il Parlamento europeo, nell’estate 2026 dodici membri appartengono alla famiglia del PPE, quattro all’area liberale, tre ai socialisti, due all’ECR e soltanto uno a Patriots for Europe, oltre agli indipendenti. citeturn750692search5

L’Unione, dunque, non sta per essere occupata domattina.

Il rischio è diverso.

È quello di un’Europa che rimane formalmente in piedi ma diventa progressivamente incapace di decidere.

Basta che un numero sufficiente di governi nazionali blocchi accordi su Ucraina, bilancio, clima, migrazioni, difesa comune, allargamento o politica estera.

Non serve demolire Bruxelles.

Può bastare renderla impotente.

Il paradosso del 2027

Ed eccoci al punto.

Il 2027 potrebbe vedere contemporaneamente una destra radicale fortissima in Francia, una competizione serrata in Italia, Vox determinante in Spagna, una nuova battaglia fra europeisti e nazionalisti in Polonia.

Non sarebbe necessariamente la fine dell’Unione Europea.

Potrebbe però essere la fine dell’Unione come l’abbiamo conosciuta.

La battaglia non sarebbe più soltanto fra destra e sinistra.

Sarebbe fra due concezioni dell’Europa.

Da una parte l’Unione come comunità politica nella quale gli Stati condividono pezzi di sovranità per aumentare il proprio peso.

Dall’altra l’Europa come semplice accordo fra nazioni sovrane, libere di disobbedire a Bruxelles ogni volta che l’interesse nazionale lo richieda.

Vannacci, Le Pen, Vox e le varie destre sovraniste non sono copie della stessa matrice.

Trump non è Putin.

Milei non è Le Pen.

Meloni non è Vannacci.

Ma tutti questi fenomeni prosperano dentro la medesima crisi: la perdita di fiducia nelle istituzioni liberali e nella capacità della politica tradizionale di garantire sicurezza, prosperità e futuro.

Ed è questa crisi, assai più dei finanziamenti stranieri, il combustibile principale.

In urna

Il rischio del 2027 non è necessariamente vedere Roberto Vannacci prendere il posto di Giorgia Meloni.

È vedere Vannacci conquistare abbastanza consenso da obbligare Meloni a spostarsi sul suo terreno.

Il centrosinistra, nel frattempo, non è privo di idee, ma deve ancora trasformare PD, M5S, AVS e possibili alleati centristi in una coalizione capace di presentare agli italiani un programma comune credibile, soprattutto sui temi dove oggi le divisioni sono evidenti.

E sopra la politica italiana incombe la questione europea.

Il 2027 concentrerà elezioni decisive in alcune delle principali democrazie dell’Unione. MAGA esercita ormai apertamente un’influenza culturale sulla destra europea e Washington ha mostrato interesse a sostenere progetti coerenti con la propria battaglia ideologica. La Russia, da parte sua, è accusata dalle stesse istituzioni europee di condurre campagne di interferenza, propaganda e destabilizzazione.

Ma non esiste una prova che consenta di ridurre tutto a una semplice internazionale Trump-Putin che finanzia e dirige le destre europee.

La minaccia più grande potrebbe essere molto più domestica.

Se milioni di europei smetteranno di credere nell’Europa, non servirà nessuno da Washington o da Mosca per smontarla.

Putin e Trump potranno soffiare sul fuoco.

Ma la legna, se ci sarà, l’avremo accatastata noi.

#Elezioni2027 #UnioneEuropea #PoliticaItaliana #Nazionalismo

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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