Dalla protezione all’asservimento, e ritorno: un’agenda per l’autonomia strategica europea e italiana
C’è stato un tempo in cui l’Atlantico era un ponte. Oggi pare una cima, tesa e tirata da una parte sola. Per ottant’anni l’Europa ha accettato un’asimmetria con gli Stati Uniti, la chiamava alleanza, la viveva come garanzia di stabilità. Con la stagione trumpiana, questa asimmetria si è irrigidita in qualcosa di più scivoloso e pervasivo, una presa consentita che molti europei faticano perfino a nominare. Nel saggio L’atlantisme est mort? Vive l’Europe! l’idea prende un nome, emprisme, la dipendenza interiorizzata di chi, credendosi partner, finisce “cliente” di un potere più forte. Nominarla è il primo atto di resistenza. (Le Monde.fr)
Turnberry, luglio 2025: il giorno in cui l’Europa ha pagato il conto
La fotografia simbolica è scozzese. Nella cornice privata di Turnberry, la Casa Bianca e la Commissione hanno annunciato una cornice d’intesa che impone agli esportatori europei un dazio di base del 15 per cento verso gli USA, mentre a Washington è richiesto molto meno sul fronte dell’accesso al mercato europeo. Una tregua, dicono i fautori. Una stretta, replicano gli scettici. Il compromesso, presentato come “reciproco, equo, bilanciato”, è stato definito da numerosi osservatori sbilanciato e potenzialmente in tensione con le regole OMC, perché concede preferenze specifiche agli Stati Uniti fuori da un accordo di libero scambio pienamente reciprocato. Il luogo, Turnberry, è diventato così l’icona di una relazione personalizzata e muscolare, dove l’Europa teme l’azzoppamento di catene del valore in auto, farmaceutica e semiconduttori. (AP News)
Per l’Italia, seconda manifattura d’Europa, l’impatto è tangibile. Pensiamo a Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto: componentistica auto, macchinari, dispositivi medicali, moda e agroalimentare, tutti settori sensibili al prezzo in ingresso negli Stati Uniti. Il 15 per cento non è un dettaglio, è margine, competitività, occupazione. In un ciclo già compresso dal costo dell’energia e dal riallineamento delle catene globali, ogni punto di dazio pesa doppio. (European Commission)
Ucraina, la leva perfetta: cooperazione o delega forzata?
La guerra in Ucraina ha reso visibile la natura della presa. A marzo 2025 gli Stati Uniti hanno sospeso parte della condivisione d’intelligence con Kyiv, includendo coordinate e immagini essenziali. L’atto è stato letto come segnale strategico, non come tecnicismo, e ha ridotto il margine operativo non solo per gli ucraini ma anche per gli europei, che di quella filiera informativa sono in larga parte dipendenti. (CBS News)
Nell’estate 2025, inoltre, si è consolidato uno schema in cui gli europei comprano armi USA e le consegnano loro stessi a Kyiv, un modello di “delegazione coatta” che sposta oneri finanziari e politici verso l’UE, mantenendo però il baricentro tecnologico oltre Atlantico. Nei mesi successivi, la discussione si è spinta fino ai Tomahawk: la Casa Bianca ha aperto alla possibilità, con molte cautele, mentre Mosca alzava i toni. L’Europa è rimasta di nuovo nel ruolo di comprimaria, essenziale nel pagare e nel sostenere, meno nel decidere. (The Washington Post)
Dalla protezione all’estrazione: il passaggio concettuale
Nella narrazione MAGA, l’Europa non è più alleato ma spendaccione protetto. Il ragionamento è lineare: siete mercato ricco grazie al vostro comune mercato; vi difendiamo via NATO; quindi ci “dovete” acquisti, riallineamenti regolatori, concessioni commerciali. Non più cooperazione tra pari, ma estrazione di rendite su energia, difesa, dati. Questa lettura è contestata in Europa, dove si sottolinea l’interdipendenza di lungo periodo, ma l’effetto pratico non cambia: il baricentro delle scelte si sposta Oltreoceano. (Le Monde.fr)
Di fronte, la Russia di Putin pratica un imperialismo brutale, la forza come strumento di governo interno ed esterno; gli Stati Uniti versione Trump adottano una coercizione per pressione economica e politica, minacce tariffarie, condizionalità informativa, retorica transazionale. Due logiche diverse, stesso esito: compressione della sovranità strategica europea. Persino la boutade sull’annessione della Groenlandia è tornata sul tavolo mediatico, a ricordare l’uso disinvolto del potere simbolico come strumento di influenza. (Wikipedia)
Perché questa presa è così insidiosa
L’emprisme è più sottile del vassallaggio classico, perché è interiorizzato. Si giustifica in nome del realismo, della sicurezza, della stabilità dei mercati. È “il meno peggio”, dicono. Ma è proprio questa normalizzazione che indebolisce l’Europa. Se la dipendenza resta innominata, diventa strutturale. Da qui la necessità di chiamare le cose per nome, come invita a fare la più recente letteratura sul declino dell’atlantismo e sulla svolta protezionista americana. (Le Monde.fr)
Cosa può fare l’Europa, concretamente, da domani mattina
- Rendere reversibile Turnberry con clausole di sunset europeo
Gli Stati membri e il Parlamento europeo devono legare l’attuazione delle concessioni a condizioni verificabili: tutela OMC, reciprocità su settori sensibili, salvaguardie automatiche se Washington introduce nuove misure unilaterali. In parallelo, spingere su contromisure WTO-consistenti e su un coordinamento con partner come CPTPP, EFTA, Mercosur, per alzare i costi della coercizione selettiva. (Friends of Europe) - Difesa: dal comprare al co-produrre
L’Europa deve trasformare il “comprare americano per l’Ucraina” in coproduzioni in Europa, con trasferimento tecnologico, catene di fornitura europee, standard aperti. Dove si acquistano sistemi USA imprescindibili, inserire clausole di riempimento industriale in Italia, Francia, Germania, Polonia, Spagna. L’obiettivo non è l’autarchia, ma l’interdipendenza negoziata. (The Washington Post) - Intelligence e C2 europei resilienti
La sospensione di marzo ha mostrato il “single point of failure”. Servono fusion center europei e capacità spaziali, ISR e SIGINT complementari, con condivisione a cerchi concentrici e interfacce NATO. Non per sostituire, ma per non restare al buio quando l’interruttore non è nelle nostre mani. (CBS News) - Energia e competitività
La leva energetica resta il primo moltiplicatore di dipendenza. Ridurre il differenziale di costo con USA e Asia non è slogan verde ma politica industriale: reti, accumuli, permitting veloce per rinnovabili, idrogeno dove serve davvero, efficienza. Ogni centesimo risparmiato in bolletta industriale è un punto di potere contrattuale in più al tavolo transatlantico. (European Commission) - Dati, cloud, standard
Non si vince con i dazi se si perde sugli standard digitali. La partita si gioca su cloud sovrano interoperabile, regole di portabilità e sicurezza applicate davvero, procurement pubblico che incentiva soluzioni europee senza chiudere il mercato. È qui che si decide la libertà tecnologica di lungo periodo.
Un capitolo speciale: che cosa significa per l’Italia
Per Roma la questione non è ideologica, è economica, sociale, civile. I distretti italiani esportano valore aggiunto e cultura manifatturiera. Se i mercati si fanno ostili, bisogna difendere la domanda estera e, insieme, coltivare filiere corte competitive.
- Manifattura e agroalimentare: utilizzare tutte le fasce di valore non tariffarie, dal marchio d’origine alla certificazione, alla logistica veloce. Strutturare “contratti di filiera export” garantiti da SACE per ammortizzare shock tariffari negli USA.
- Difesa: agganciare ogni grande commessa atlantica a linee di coproduzione in Italia, con focus su avionica, sensori, propulsione, munizionamento guidato.
- Energia: accelerare su rinnovabili e grid, ridurre il costo industriale dell’elettricità, canalizzare PNRR e RepowerEU non in mille rivoli ma in grandi corridoi energetici.
- Ricerca e dual-use: meccatronica, aerospazio, materiali avanzati. Fare dell’Italia uno snodo UE per appalti pre-commerciali su tecnologie critiche.
L’obiettivo è semplice da dire, difficile da fare: passare dal subire al co-determinare.
Le obiezioni, e le risposte
“Meglio il 15 per cento che il 30, abbiamo evitato la guerra commerciale.”
Vero che l’alternativa poteva essere peggiore. Ma un cattivo equilibrio cristallizza la dipendenza e legittima la minaccia come metodo negoziale. La tregua ha senso solo se è ponte verso la reciprocità, non se diventa precedente. (Reuters)
“Senza gli Stati Uniti non reggiamo la Russia.”
Nessuno propone il disaccoppiamento di sicurezza. Si chiede però che l’Europa non sia cieca a interruttore altrui e non deleghi indefinitamente l’industria della difesa. Un’alleanza è più forte se i partner sono capaci. (CBS News)
“Il mercato USA resta essenziale.”
Proprio per questo servono strumenti per negoziare meglio: clausole di revisione, reti di alleanze commerciali extra-USA, politica industriale e valore di riserva su energia e tecnologia. Non si tratta di chiudersi, ma di aprirsi con schiena dritta. (Friends of Europe)
Un lessico nuovo per un equilibrio antico
Il Novecento europeo ha insegnato che sovranità non è solitudine, ma capacità condivisa. L’emprisme ci inchioda perché scambia l’alleanza con la tutela a vita. Ritrovare misura non significa rompere il legame transatlantico, significa riequilibrarlo. E per riuscirci occorre un patto europeo tra capitale e lavoro, Stato e impresa, università e industria, Nord e Sud del continente. Visione tradizionale, direbbe qualcuno: costruire, mattone su mattone, la casa europea.
L’Europa è nata per trasformare la forza in regola e l’interesse in diritto. Quando accetta l’arbitrio del più grande, tradisce la sua missione. Servono voce ferma e passi lunghi: sunset clauses sul commercio, coproduzioni nella difesa, cloud e standard aperti, energia competitiva. E un’Italia che porta sul tavolo, con garbo antico e industry 4.0, la sua arte del fare.
Se l’Atlantico deve tornare ponte, tocca a noi riannodare le funi. Con rispetto per gli alleati, certo, ma senza chinare il capo. Un’alleanza si onora quando si contribuisce davvero, non quando si obbedisce e basta.
Fonti essenziali per approfondire
- Quadro dell’intesa USA-UE con tariffa del 15% e negoziato a Turnberry. (AP News)
- Analisi critica degli effetti OMC-compatibili del “Turnberry deal”. (Friends of Europe)
- Pausa dell’intelligence verso Kyiv, marzo 2025, e implicazioni per l’Europa. (CBS News)
- Schema europeo di acquisti di armi USA per l’Ucraina. (The Washington Post)
- Dibattito europeo su autonomia strategica e fine dell’atlantismo tradizionale. (Le Monde.fr)
- Rinnovata pressione USA sulla Groenlandia e risposta UE. (Le Monde.fr)
Hashtag: #AutonomiaEuropea #Turnberry #RelazioniTransatlantiche #ItaliaIndustria
Scopri di più da Lambertini, esperienza vissuta, salute, scrittura e visioni sul presente
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

