Un’infusione endovenosa di lattato stimola l’ormone BDNF, con effetti simili a quelli dell’attività fisica intensa. Ma gli esperti raccomandano: non abbandonate lo sport.
Gli sportivi lo hanno sempre saputo, almeno per esperienza diretta: allenarsi non fa solo bene al corpo, ma rende più lucida anche la mente. Ora la scienza aggiunge un tassello sorprendente: un’infusione endovenosa di lattato è in grado di stimolare la produzione dell’ormone pro-BDNF, considerato un vero e proprio “fertilizzante” per i neuroni.
Lo studio, firmato dal dottor Marcus Moberg della Scuola Svedese di Scienze dello Sport e della Salute di Stoccolma e pubblicato su Frontiers in Cellular Neuroscience, ha dimostrato che il lattato può imitare in parte gli effetti cerebrali dell’esercizio fisico intenso.
Dallo sforzo muscolare alla chimica cerebrale
Durante l’attività fisica, soprattutto se sostenuta, i muscoli producono lattato. È quel sottoprodotto che per anni è stato associato alla fatica e ai crampi, ma che oggi viene rivalutato come messaggero biologico. Il lattato circolante stimola infatti una catena di processi che culminano con la liberazione del BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor), l’ormone che favorisce crescita, protezione e vitalità delle cellule nervose.
Nell’esperimento svedese, 12 volontari tra i 20 e i 40 anni hanno ricevuto un’infusione di lattato sodico per un’ora. I livelli ematici hanno raggiunto picchi simili a quelli di un allenamento ad alta intensità. Poco dopo, la concentrazione di pro-BDNF nel sangue risultava aumentata e rimaneva elevata fino a due ore.
Non basta la flebo per diventare atleti
Il messaggio dei ricercatori è chiaro: nonostante i risultati incoraggianti, l’esercizio fisico non è sostituibile da un’infusione. «L’intensità dell’attività resta fondamentale se l’obiettivo è la salute cerebrale» spiega Moberg. «Allenarsi un paio di volte a settimana ad alta intensità è la strada migliore per un invecchiamento neurologico sano».
La scoperta apre però scenari clinici promettenti. In futuro, infusioni o farmaci basati sul lattato potrebbero essere utili per persone con fragilità cognitive o impossibilitate a svolgere attività fisica. Ma serviranno anni di ricerche per capire in che modo integrare davvero questa via nella pratica medica.
Sport e cervello: un’alleanza da coltivare
Il quadro che emerge è affascinante: non solo il cuore e i muscoli, ma anche il cervello trae beneficio da una corsa o da una sessione di spinning. Il lattato diventa così un ponte biochimico tra il sudore e la lucidità mentale, tra lo sforzo fisico e la vitalità neuronale.
In attesa di futuri sviluppi, il consiglio resta quello di sempre: muoversi, sudare, allenarsi. Perché nessuna flebo, almeno per ora, è in grado di sostituire la gioia di un corpo in movimento e la chiarezza che ne deriva.
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