Il memoir di Maurizio Vaccaro, in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino, intreccia vita personale e trasformazioni sociali in un’Italia in bilico tra luci e ombre, passioni e contraddizioni.

La sera andavamo al Lido: quando la memoria diventa specchio dell’Italia

Ci sono libri che sembrano scritti per sé stessi, per curare ferite, per riannodare fili dispersi nel tempo. E poi ci sono libri che, pur nascendo dalla penna di un uomo solo, si trasformano in uno specchio collettivo, riflettendo le stagioni, i volti e le contraddizioni di un intero Paese.
È questo il caso de La sera andavamo al Lido, memoir di Maurizio Vaccaro, presentato in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino, che promette di scuotere corde intime e civili insieme.

Con una scrittura che ricorda il passo meditato dei grandi della narrativa civile italiana, Vaccaro ci regala un racconto che è tanto personale quanto universale. Un viaggio che inizia tra le strade della Roma degli anni ’60, passa attraverso una Italia che si affanna a inseguire il progresso tra ideologie e boom economici, per approdare negli anni Ottanta e Novanta, stagioni febbrili di conquiste, compromessi e grandi accordi.

Una vita da mediatore nella grande orchestra italiana

Maurizio Vaccaro, uomo di legge e di relazioni industriali, non è stato uno spettatore. Dentro le pieghe della sua carriera in Confindustria, nelle stanze delle trattative tra imprese e istituzioni, tra Toscana e Roma, tra pubblico e privato, ha plasmato pagine della nostra storia meno conosciuta ma decisiva.
Una biografia che sa di inchiostro e di sudore, di contratti firmati e di sogni infranti, come spesso accade a chi si muove nell’ombra della mediazione.

Eppure, tra le pagine di questo libro, Vaccaro non teme di mostrare le sue fragilità: le ferite familiari, i rapporti complessi, le sconfitte personali che si intrecciano con quelle professionali. Un uomo che ammette di non aver raggiunto tutto ciò che si era prefissato, ma che mantiene viva una scintilla di ottimismo verso le sfide future.

Il Lido come metafora del respiro tra le battaglie

Quel Lido evocato nel titolo – luogo di quiete, di tregua, di sospensione – diventa così il rifugio ideale e simbolico dove ripensare una vita fatta di contrasti, di luci e ombre. È lì che la memoria di Vaccaro si fa più dolce, più umana, più vulnerabile. E il lettore, seduto accanto a lui su quella sdraio metaforica, viene invitato a riflettere non solo su una vita, ma su un’epoca intera.

Un memoir politico che parla al presente

Ma La sera andavamo al Lido è molto più di una biografia personale. Come ha raccontato lo stesso autore, il libro si trasforma anche in una sorta di saggio politico travestito da narrativa, un tentativo generoso di offrire uno sguardo più ampio su un’Italia che correva veloce, ma spesso senza sapere esattamente verso dove.

E oggi, davanti a sfide globali inedite e nuovi populismi senza bussola, la voce di Vaccaro ci ricorda che la memoria non è solo nostalgia, ma strumento di resistenza civile, grimaldello per comprendere il presente e non smarrirsi nel frastuono del futuro.

Un libro per chi ama l’Italia imperfetta

Chiunque abbia vissuto, anche solo di riflesso, quegli anni, si ritroverà tra queste pagine. Chi invece appartiene alle nuove generazioni potrà scoprire, forse con stupore, che molti dei nodi irrisolti di oggi hanno radici ben piantate nel terreno fertile – e talvolta insidioso – di quel passato prossimo.

Non resta dunque che immergersi in questo viaggio intimo e politico, lasciarsi condurre da una scrittura elegante e disillusa, e magari domandarsi: cosa resta di quell’Italia? E cosa ci portiamo ancora dentro?

Per chi ama le storie vere, per chi cerca nel passato le chiavi del presente, La sera andavamo al Lido si presenta come un appuntamento da non perdere al Salone Internazionale del Libro di Torino.


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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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