A volte salvano la giornata, ma se diventano un’abitudine rischiano di trasformare la “soluzione” in un nuovo problema. Ecco cosa sapere, senza terrorismo e senza zucchero.

C’è una scena che si ripete in tante case, con la puntualità di un vecchio orologio a pendolo. Si apre l’anta del mobile, si prende “quella cosa lì”, si fa un patto silenzioso con il proprio intestino: “Dai, muoviti, che oggi ho da vivere”. Il punto è che l’intestino non ama i patti sotto ricatto, e se lo abituiamo a una stampella quotidiana, rischia di chiederne due.

I lassativi non sono il male. Sono farmaci utili, a volte necessari. Il problema nasce quando diventano una routine automatica, senza diagnosi, senza monitoraggio, senza chiedersi il perché della stipsi. E, come spesso accade, l’abitudine è una coperta calda che però può nascondere una finestra aperta.


Che cosa può andare storto con l’uso regolare e prolungato

1) Diarrea e disidratazione, il conto lo paga tutto il corpo

Usare lassativi troppo spesso o troppo a lungo può portare a diarrea e disidratazione. E la disidratazione, soprattutto nelle persone fragili o anziane, non è una seccatura, è un rischio vero. (nhs.uk)

2) Squilibri di sali minerali, quando il corpo perde l’equilibrio

Alcuni lassativi, se usati senza criterio, possono contribuire a squilibri elettrolitici. Tradotto: sodio, potassio, magnesio e compagnia bella vanno fuori spartito, e il corpo non suona più bene. (nhs.uk)

3) Effetto “rimbalzo” e dipendenza comportamentale

Non sempre è una dipendenza “chimica” in senso stretto, ma può diventare una dipendenza pratica, psicologica, rituale. Alcuni servizi sanitari avvertono che l’uso prolungato può favorire effetti rebound e peggiorare la stipsi nel tempo, creando un circolo vizioso. (berkshirehealthcare.nhs.uk)

4) Il rischio più sottovalutato: mascherare la causa vera

Se ti limiti a far uscire il sintomo dalla porta, potresti lasciare la causa seduta sul divano. L’uso cronico, soprattutto quando è “fai da te”, può ritardare controlli necessari e mascherare condizioni che meritano diagnosi e terapia specifica. (GOV.UK)


Non tutti i lassativi sono uguali: la differenza conta

Per parlare seriamente, bisogna distinguere. Non è “lassativo sì, lassativo no”, è “quale, quanto, perché, per quanto”.

  • Osmotici (es. macrogol, PEG): nelle linee guida per la stipsi cronica idiopatica, il PEG è tra le opzioni con raccomandazione forte, con evidenze discrete. (PMC)
  • Stimolanti (es. bisacodile, picosolfato, senna): utili, ma spesso indicati per breve periodo o come “rescue therapy”, cioè al bisogno. (American Gastroenterological Association)
  • Danni al colon da stimolanti? Qui la faccenda è più sfumata di quanto si dica al bar. Esiste una revisione recente che sottolinea la mancanza di prove solide sui danni cronici al colon e invita a riconsiderare l’idea che gli stimolanti “rovinino” sempre l’intestino. (PMC)

Quindi sì, l’uso prolungato può essere una cattiva idea, ma non perché “i lassativi sono cattivi”. Più perché l’uso regolare e non guidato può essere impreciso, e l’intestino, come ogni cosa antica e saggia, non ama l’improvvisazione.


Quando l’uso a lungo termine può avere senso

Ci sono situazioni in cui la terapia con lassativi può dover continuare nel tempo, ad esempio se la stipsi è secondaria a condizioni mediche o farmaci che non si possono sospendere. Anche le indicazioni cliniche britanniche lo ammettono chiaramente. (cks.nice.org.uk)

La regola d’oro è una: cronico non significa “a caso”, significa gestito.


Domande frequenti, risposte rapide

Quanti giorni posso prendere un lassativo senza problemi?
Dipende dal tipo e dalla situazione. Se la stipsi persiste o richiede uso frequente, è un segnale per parlarne con il medico, non per comprare una confezione formato famiglia. (nhs.uk)

Se senza lassativo non vado mai, cosa significa?
Che serve capire la causa: alimentazione, idratazione, farmaci, tiroide, sedentarietà, pavimento pelvico, o altro. Le linee guida sottolineano l’importanza di un percorso strutturato, non solo della “spinta finale”. (cqc.org.uk)

Quali segnali impongono una valutazione medica rapida?
Sangue nelle feci, dimagrimento non voluto, anemia, dolore importante, febbre, cambiamento improvviso e persistente dell’alvo, stipsi nuova dopo i 50 anni. Qui non si fa poesia, si fa medicina.


Alternative sensate, in stile “vecchia scuola”

La tradizione, ogni tanto, ci prende. Il corpo ama la regolarità più della novità.

  1. Routine e tempo: provare a sedersi in bagno dopo colazione, senza fretta, senza telefono, solo tu e la gravità.
  2. Fibre sì, ma con acqua: la fibra funziona meglio se bevi abbastanza, altrimenti può fare l’effetto opposto. (aafp.org)
  3. Movimento quotidiano: anche una camminata, anche lenta, è un messaggio all’intestino: “Siamo vivi, fai la tua parte”.
  4. Revisione dei farmaci e delle abitudini: molti farmaci e stili di vita favoriscono la stipsi, vale la pena mapparli con un professionista.

Il succo, senza moralismi

Il lassativo è un ombrello. Perfetto quando piove. Scomodo se lo usi anche in salotto, e ti convince che fuori diluvia sempre.

Se ti serve spesso, non colpevolizzarti, succede. Però trasformalo in un segnale: è il momento di capire il perché, scegliere il tipo giusto, usare la dose minima efficace, e mettere il corpo nelle condizioni di tornare a fare il suo mestiere, con dignità, e senza contratti capestro.

Hashtag

#Stipsi #SaluteIntestinale #Benessere #EducazioneSanitaria

...

Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

Rispondi