Un cucchiaio di gelato, una granita bevuta troppo in fretta e, all’improvviso, una pugnalata gelida alla fronte. Il celebre “brain freeze” ha persino un nome medico. E no, il cervello non si sta congelando.
Estratto: Basta un sorso di bibita ghiacciata o una generosa cucchiaiata di gelato per scatenare un dolore improvviso alla fronte. È il cosiddetto “mal di testa da gelato”, o brain freeze. Dura poco, può fare parecchio male e coinvolge soprattutto i nervi che collegano bocca, viso e testa. Vediamo perché succede, chi ne soffre più facilmente e il piccolo trucco che può farlo passare prima.
Un gelato, una fitta e quella domanda: che cosa mi sta succedendo?
La scena è tipicamente estiva.
Trentacinque gradi all’ombra, una gelateria provvidenziale, il cono finalmente tra le mani. Primo assaggio, secondo assaggio, poi magari quel cucchiaio troppo generoso.
E improvvisamente arriva lui.
Un dolore acuto, spesso al centro della fronte o alle tempie, tanto rapido quanto sorprendente.
Per qualche secondo ci si immobilizza con il cucchiaino a mezz’aria e l’espressione di chi ha appena scoperto che anche il pistacchio può vendicarsi.
È quello che in inglese viene chiamato brain freeze, letteralmente “congelamento del cervello”, oppure ice cream headache, mal di testa da gelato.
Il nome scientifico è decisamente meno poetico: cefalea attribuita all’ingestione o inalazione di uno stimolo freddo.
E non è una trovata giornalistica. Compare ufficialmente nella International Classification of Headache Disorders, la classificazione internazionale delle cefalee. (Ichd-3)
La buona notizia è che il cervello non si sta congelando.
Nemmeno un pochino.
Cos’è davvero il mal di testa da gelato?
La cefalea da freddo può comparire quando qualcosa di molto freddo entra rapidamente in contatto con il palato o la parte posteriore della bocca e della gola.
Può essere provocata da:
- gelato;
- ghiaccioli;
- granite;
- acqua molto fredda;
- bibite con molto ghiaccio;
- frappè e bevande ghiacciate.
La classificazione internazionale descrive un dolore che compare immediatamente dopo lo stimolo freddo e che normalmente scompare rapidamente quando questo viene eliminato. Nei criteri diagnostici della cefalea da freddo il disturbo deve risolversi entro dieci minuti. (Ichd-3)
Nella vita reale, fortunatamente, il supplizio dura spesso molto meno.
La Cleveland Clinic descrive infatti il brain freeze come un dolore intenso ma innocuo, destinato generalmente a scomparire nell’arco di secondi o pochi minuti. (Cleveland Clinic)
Insomma, molto teatro neurologico per una rappresentazione piuttosto breve.
Perché sentiamo dolore alla fronte se il freddo è in bocca?
Qui la faccenda diventa interessante.
Il nostro palato è riccamente innervato. Quando viene raffreddato molto rapidamente, i recettori sensibili alla temperatura inviano un segnale potente attraverso diversi nervi, in particolare attraverso strutture collegate al nervo trigemino.
Il trigemino è uno dei grandi protagonisti della sensibilità del viso e partecipa anche ai meccanismi di numerose forme di cefalea.
Il problema, almeno dal nostro punto di vista, è che il cervello deve interpretare rapidamente quel segnale.
Il risultato può essere un fenomeno chiamato dolore riferito.
Lo stimolo nasce nella bocca, ma viene percepito come proveniente dalla fronte o dalle tempie.
Studi sperimentali suggeriscono inoltre che la rapida esposizione al freddo possa produrre modificazioni della circolazione sanguigna cranica insieme all’attivazione delle vie nervose. In uno studio sull’ingestione di acqua ghiacciata sono state osservate variazioni della velocità del flusso nell’arteria cerebrale media. Gli autori hanno indicato il coinvolgimento delle afferenze trigeminali e di altre vie nervose. (PubMed Central (PMC))
Attenzione però alla semplificazione.
Per anni il brain freeze è stato spiegato quasi esclusivamente come una successione di restringimento e dilatazione dei vasi sanguigni. Oggi il meccanismo viene considerato più complesso e non ancora completamente chiarito.
Il sistema trigeminale sembra avere un ruolo centrale, mentre le variazioni vascolari potrebbero essere una parte della risposta e non necessariamente l’intera spiegazione.
La scienza, ogni tanto, ha l’eleganza di dire: sappiamo parecchio, ma non ancora tutto.
Il cervello quindi non si congela?
Assolutamente no.
Il cervello è protetto all’interno del cranio e la temperatura di qualche cucchiaio di stracciatella non è in grado di trasformarlo in un sorbetto neurologico.
Il termine “brain freeze” descrive semplicemente la sensazione improvvisa e violenta provocata dalla risposta nervosa al freddo.
Il fenomeno è quindi molto più vicino a un piccolo cortocircuito interpretativo del sistema del dolore che a un autentico abbassamento significativo della temperatura cerebrale.
Il gelato resta innocente.
O, quantomeno, può avvalersi della facoltà di non rispondere.
Perché alcune persone ne soffrono e altre no?
Non tutti reagiscono allo stesso modo.
La cefalea da stimolo freddo è comune nella popolazione generale, ma l’International Headache Society segnala che sembra verificarsi con particolare frequenza nelle persone che soffrono di emicrania. (Ichd-3)
Una revisione scientifica dedicata alla cold-stimulus headache sottolinea inoltre come frequenza e intensità possano dipendere da diversi fattori, compresi il tipo di stimolo, l’età e la presenza di altre forme di cefalea. (PubMed)
Anche la velocità conta.
Ingerire rapidamente qualcosa di estremamente freddo espone una superficie relativamente ampia del palato a un brusco cambiamento di temperatura.
Non sorprende quindi che una granita inghiottita con entusiasmo olimpico abbia maggiori probabilità di presentare il conto.
Come far passare rapidamente il brain freeze
La prima cura è di una semplicità quasi offensiva:
smettere per qualche istante di mangiare o bere la cosa fredda.
Poi bisogna cercare di riportare il palato verso una temperatura normale.
Un sistema pratico consiste nel premere la lingua contro il palato, possibilmente coprendone una superficie ampia. La lingua trasferisce calore e può favorire un più rapido ritorno alla temperatura normale.
Si può anche bere lentamente qualche sorso di acqua non fredda.
La Cleveland Clinic suggerisce proprio di cercare di riportare rapidamente bocca e gola a una temperatura normale. (Cleveland Clinic)
Non occorrono normalmente analgesici.
Quando la compressa avrebbe avuto il tempo di essere assorbita, probabilmente voi stareste già meditando sulla seconda pallina di gelato.
Si può prevenire?
Sì, e purtroppo la soluzione non richiede alcun dispositivo futuristico.
Mangiare più lentamente.
Piccoli bocconi consentono alla temperatura della bocca di adattarsi gradualmente.
Vale soprattutto per alimenti estremamente freddi, come granite e ghiaccioli, e per le bevande consumate molto rapidamente.
Chi sa di essere particolarmente sensibile può inoltre evitare di premere immediatamente grandi quantità di alimento ghiacciato contro la parte superiore del palato.
In altre parole, il vecchio consiglio della nonna, “mangia piano”, trova ancora una volta una sorprendente alleanza con la fisiologia.
Mal di testa da gelato o qualcosa di diverso?
Il vero brain freeze ha caratteristiche abbastanza riconoscibili.
Compare durante o immediatamente dopo l’esposizione al freddo, è frequentemente frontale o temporale e scompare rapidamente una volta cessato lo stimolo. (Ichd-3)
Un mal di testa che invece continua a lungo, compare senza aver mangiato o bevuto qualcosa di freddo oppure presenta caratteristiche molto diverse dal solito non dovrebbe essere automaticamente attribuito al gelato.
Particolare attenzione richiede un dolore improvviso e violentissimo, il cosiddetto mal di testa “a rombo di tuono”, soprattutto se raggiunge la massima intensità in pochi secondi o è accompagnato da disturbi neurologici, perdita di coscienza, confusione, difficoltà nel parlare, debolezza, febbre importante o rigidità del collo.
In queste situazioni occorre una valutazione medica urgente.
Il brain freeze è breve e benigno. Non deve diventare una comoda etichetta con cui spiegare qualsiasi cefalea improvvisa.
Una piccola meraviglia della fisiologia quotidiana
Il mal di testa da gelato è uno di quei fenomeni curiosi che ricordano quanto sia sofisticato il nostro sistema nervoso.
Un semplice cambiamento di temperatura nel palato viene rilevato in una frazione di secondo, trasmesso attraverso una complessa rete nervosa e trasformato dal cervello nella sensazione di avere una minuscola trivella piantata in mezzo alla fronte.
Poi, quasi altrettanto velocemente, tutto finisce.
La prossima volta che succede non sarà dunque il caso di guardare con sospetto il cono.
Basterà fermarsi, scaldare il palato con la lingua e concedere qualche secondo al trigemino per smettere di comportarsi come un allarme antincendio davanti a una candela.
Poi si può riprendere il gelato.
Con calma.
Che sarebbe davvero imperdonabile lasciarlo sciogliere.
Fonti scientifiche
International Headache Society, ICHD-3, Headache attributed to ingestion or inhalation of a cold stimulus. La classificazione riconosce ufficialmente questa forma di cefalea e ne descrive caratteristiche e associazione con l’emicrania. (Ichd-3)
Chebini A. et al., Cold Stimulus Headache, Current Pain and Headache Reports, 2019. Revisione delle conoscenze epidemiologiche e fisiopatologiche sulla cefalea da freddo. (PubMed)
Hensel O. et al., studio sperimentale sulle modificazioni del flusso dell’arteria cerebrale media indotte dall’ingestione di acqua ghiacciata e sul possibile coinvolgimento delle vie trigeminali. (PubMed Central (PMC))
Cleveland Clinic, Brain Freeze: What It Is, Symptoms, Treatment. Indicazioni cliniche divulgative su caratteristiche, durata e semplici strategie per interrompere il fenomeno. (Cleveland Clinic)
In sintesi
Cos’è? Una breve cefalea provocata dal contatto rapido di qualcosa di molto freddo con palato o gola.
Perché fa male alla fronte? Lo stimolo attiva vie nervose, soprattutto collegate al nervo trigemino, e il dolore può essere percepito in una sede diversa da quella in cui nasce.
Il cervello si raffredda davvero? No. “Brain freeze” è soltanto un nome molto efficace.
Quanto dura? Generalmente pochi secondi o minuti. La classificazione internazionale prevede la risoluzione entro dieci minuti dalla rimozione dello stimolo.
Come farlo passare? Interrompere per qualche istante cibi o bevande fredde e premere la lingua contro il palato per riscaldarlo.
Come prevenirlo? Mangiare e bere lentamente, soprattutto quando qualcosa è molto freddo.
È pericoloso? Il classico mal di testa da gelato no. Una cefalea improvvisa con caratteristiche insolite, persistente o accompagnata da sintomi neurologici richiede invece valutazione medica.
Morale estiva: il gelato non congela il cervello. Al massimo ricorda al trigemino, per qualche secondo, che anche lui vuole partecipare alle vacanze.
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