Un’illustrazione simbolica con cuori intrecciati di colori diversi, oppure una foto concettuale che suggerisca libertà, dialogo o diversità relazionale. Evita immagini stereotipate o “piccanti”.Un’illustrazione simbolica con cuori intrecciati di colori diversi, oppure una foto concettuale che suggerisca libertà, dialogo o diversità relazionale. Evita immagini stereotipate o “piccanti”.

Una nuova meta-analisi sfata l’idea che solo la monogamia garantisca relazioni durature e appaganti. Anche chi sceglie la non monogamia riporta alti livelli di felicità romantica e sessuale.


Il mito della monogamia è finito: le relazioni non esclusive sono felici (quanto e più)

Per secoli, la monogamia è stata considerata il sacro graal dell’amore: due cuori e una capanna, esclusivi e fedeli, per tutta la vita. Ma un nuovo studio internazionale, pubblicato su The Journal of Sex Research, ha acceso un faro su una realtà diversa: le relazioni non monogame possono essere altrettanto, se non più, felici e appaganti. Altro che triangoli amorosi alla Shakespeare: oggi, la scienza ci dice che l’amore può avere più di due lati — e funzionare benissimo lo stesso.

La meta-analisi ha raccolto i dati di 35 studi condotti su 24.489 persone in Stati Uniti, Europa, Canada, Australia e anche in Italia. Obiettivo: confrontare la soddisfazione relazionale e sessuale tra individui in relazioni monogame e quelli che praticano la non monogamia consensuale — un ventaglio che comprende relazioni aperte, poliamore, e altri accordi alternativi. Il risultato? Nessuna differenza significativa tra i due gruppi.

La scienza dell’amore non è (più) bianca o nera

A guidare lo studio è stato il professor Joel Anderson, psicologo sociale dell’Australian Research Centre in Sexuality, Health, and Society presso la La Trobe University. Secondo Anderson, questa ricerca sfida la convinzione radicata che la monogamia sia intrinsecamente superiore.

«La credenza che la monogamia garantisca maggiore intimità, fiducia e soddisfazione sessuale è profondamente radicata nella nostra cultura e alimentata da narrazioni mediatiche e stereotipi», afferma il ricercatore. «Ma i dati mostrano che le persone in relazioni consensualmente non monogame sperimentano lo stesso livello di benessere romantico e sessuale».

E qui viene il colpo di scena. Uno dei motivi per cui le relazioni non monogame funzionano potrebbe risiedere proprio nell’assenza dell’infedeltà. Sì, hai letto bene: nelle relazioni aperte, dove tutto è concordato e trasparente, il tradimento — quello vero, che lacera e divide — non ha spazio. Mentre nelle relazioni monogame, spesso, l’ideale dell’esclusività si scontra con la realtà dei desideri, generando frustrazioni e rotture.

Relazioni aperte e poliamore: non è solo moda

La non monogamia non è un fenomeno da copertina o una stravaganza modaiola. È una scelta strutturata, consapevole, praticata da migliaia di persone che cercano autenticità, dialogo e libertà emotiva. Secondo lo studio, la soddisfazione resta alta in tutte le configurazioni analizzate: LGBTQ+ e eterosessuali, relazioni aperte o poliamorose, giovani e adulti. L’intimità, la fiducia, l’impegno non sono esclusiva della coppia tradizionale.

Eppure, queste relazioni vengono ancora stigmatizzate, trattate come trasgressive o “fuori norma”. Anderson sottolinea che le persone non monogame affrontano barriere sociali e legali, e spesso non ricevono un adeguato supporto da parte di professionisti della salute mentale. «Questo studio – afferma – dovrebbe spingerci a rivedere il modo in cui pensiamo, parliamo e regoliamo le relazioni umane».

L’amore non si misura a numero chiuso

Il messaggio che emerge da questa imponente ricerca è chiaro: la felicità di coppia non dipende dalla struttura, ma dalla qualità della relazione. Non è il numero di partner a fare la differenza, ma la comunicazione, la fiducia, la condivisione di valori. L’idea che esista un solo modo “giusto” di amare — quello monogamo, esclusivo, lineare — è ormai più un retaggio culturale che una verità scientifica.

Naturalmente, lo studio presenta dei limiti. La raccolta dati è avvenuta prevalentemente online, il che potrebbe ridurre la rappresentatività del campione. Inoltre, l’utilizzo di dati auto-riportati può introdurre distorsioni legate al desiderio di apparire coerenti o “giustificati” nelle proprie scelte, soprattutto in gruppi sociali che subiscono stigma.

Ma resta il dato: la monogamia non ha il monopolio della felicità.

Rivoluzione culturale o ritorno alle origini?

Paradossalmente, la non monogamia potrebbe essere meno una rivoluzione che un ritorno alla varietà originaria delle relazioni umane. In molte culture premoderne, infatti, l’esclusività di coppia non era la regola, bensì una possibilità tra le tante. È stato il pensiero occidentale moderno — influenzato da religione, economia, diritto — a incorniciare la monogamia come ideale assoluto.

Oggi, in un mondo che riscopre la fluidità delle identità e dei legami, c’è spazio per immaginare un amore plurale, consapevole, dialogico. Non è un invito alla promiscuità, ma alla libertà relazionale. E anche a una maggiore tolleranza: ogni relazione autentica, che porti benessere, merita rispetto.

Conclusione: oltre il mito, verso la comprensione

Il “mito della superiorità della monogamia” — come lo chiama Anderson — è stato finalmente scalfito da dati solidi e una lettura inclusiva delle relazioni umane. Non si tratta di sostituire un modello con un altro, ma di ampliare la mappa dell’amore, riconoscendo che c’è felicità anche al di là della coppia tradizionale.

Per chi lavora nel campo della salute, dell’educazione, della politica, questa è una chiamata all’ascolto: le relazioni non sono binarie, e ogni struttura consensuale ha diritto a dignità, sostegno e voce.


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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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