Jennifer Hill lavora nel nuovo laboratorio germ-free del BioFrontiers Institute presso l'Università del Colorado Boulder. Hill studia l'influenza che i microrganismi benefici nell'infanzia hanno sulla salute metabolica per tutta la vita. CREDITO Patrick Campbell/Università della California di BoulderJennifer Hill lavora nel nuovo laboratorio germ-free del BioFrontiers Institute presso l'Università del Colorado Boulder. Hill studia l'influenza che i microrganismi benefici nell'infanzia hanno sulla salute metabolica per tutta la vita. CREDITO Patrick Campbell/Università della California di Boulder

Riassunto:
Ecco come l’uso precoce di antibiotici potrebbe aumentare il rischio di diabete di tipo 1, secondo una ricerca che evidenzia il ruolo chiave del microbioma infantile nello sviluppo delle cellule beta pancreatiche.


C’è un tempo per ogni cosa. Anche per i batteri.

E forse, proprio nei primi mesi di vita, quei minuscoli esseri invisibili che popolano il nostro intestino giocano una sinfonia essenziale per il futuro della nostra salute. Lo afferma una recente ricerca pubblicata su Science, che ha dimostrato come l’uso di antibiotici nella prima infanzia possa avere effetti duraturi, fino a compromettere lo sviluppo delle cellule che producono insulina, le cosiddette cellule beta pancreatiche. Con una conseguenza inquietante: un maggiore rischio di sviluppare il diabete di tipo 1.

Siamo nei laboratori dell’Università dello Utah, dove Jennifer Hill e June Round hanno condotto uno studio sorprendente. Somministrando antibiotici ad ampio spettro a topi nei primi stadi della vita – l’equivalente, per l’uomo, dei 7-12 mesi – si è osservato un significativo calo delle cellule beta, un aumento della glicemia e un peggioramento generale della funzione metabolica.

È il microbioma a essere sotto accusa, o meglio, la sua assenza. Quell’universo affascinante e in parte ancora sconosciuto composto da batteri, funghi e altri microbi che abitano il nostro corpo fin dai primi respiri.

Ma cosa c’entra il microbioma con il diabete? Molto più di quanto immaginiamo.

Microbi buoni, vita sana

L’idea che un neonato cresciuto in un ambiente troppo “pulito” possa essere più vulnerabile a malattie autoimmuni non è nuova. Ma ora abbiamo le prove sperimentali di quanto la presenza di alcuni microbi sia cruciale nello sviluppo delle cellule beta del pancreas. E qui entra in scena un fungo sorprendente: la Candida dubliniensis. Contrariamente al suo cugino più noto (e temuto), questo microrganismo sembra favorire la proliferazione delle cellule beta, tanto da ridurre drasticamente – dal 90% al 15% – il rischio di diabete nei topi predisposti.

E non finisce qui. In uno dei passaggi più curiosi dello studio, i ricercatori hanno usato campioni di feci di neonati sani (tra 7 e 12 mesi) per nutrire i topi – quella che la professoressa Hill ha poeticamente chiamato “granita di cacca”. Il risultato? Le cellule beta nei topi sono cresciute a vista d’occhio. Le feci di altre età non hanno prodotto lo stesso effetto.

Un segnale inequivocabile: esiste una finestra temporale – stretta, fragile e irripetibile – in cui il corpo umano ha bisogno dei suoi microbi amici per imparare a produrre insulina. Per sempre.

Antibiotici: troppo amore può fare male

Nessuno, tantomeno le autrici dello studio, vuole demonizzare gli antibiotici. Hanno salvato milioni di vite e continueranno a farlo. Ma come ogni medicina potente, devono essere usati con attenzione, soprattutto nei bambini molto piccoli.

L’idea – ancora lontana ma affascinante – è che un giorno potremo affiancare agli antibiotici degli integratori probiotici mirati, per reintegrare quei microbi che la cura potrebbe aver eliminato. O magari utilizzare farmaci ispirati ai meccanismi con cui funghi come la Candida dubliniensis stimolano la crescita delle cellule beta.

Già oggi, i trapianti di microbiota fecale vengono testati per migliorare il metabolismo nei pazienti con diabete di tipo 2. Ma il futuro, spiegano i ricercatori, è ancora tutto da scrivere.

Una nuova visione della salute

Il lavoro della Hill e del suo team è parte di un movimento più ampio che sta riscrivendo il nostro modo di intendere la salute. Un tempo i germi erano nemici giurati. Ora scopriamo che molti di essi sono alleati insostituibili. Nella nuova struttura sterile dell’università del Colorado – una “bolla” germ-free – gli scienziati stanno crescendo animali senza microbi, per reintrodurli uno a uno e osservarne gli effetti. Come piccoli apprendisti stregoni del XXI secolo.

Il messaggio, per genitori, medici e scienziati, è chiaro: proteggere il microbioma infantile non è una moda, ma una necessità biologica. E forse, un giorno, grazie a questa nuova consapevolezza, il diabete di tipo 1 non sarà più una condanna annunciata, ma una possibilità evitabile.

Perché, come insegnano i vecchi contadini, tutto comincia dalle radici. E noi, nel nostro piccolo, siamo un giardino in fiore che ha bisogno di microbi per sbocciare.


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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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