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Estratto
Ogni domenica il mare restituisce qualcosa. Una conchiglia, una bottiglia, una bugia dimenticata. A Teresa, invece, restituì un libro. Il problema è che quel libro era stato scritto da un uomo morto da undici giorni.
Puntata 1, Il libro arrivato con la pioggia
La libreria Il Mare tra le Pagine apriva sempre alle nove, anche d’inverno, anche quando fuori il paese sembrava addormentato sotto una coperta di pioggia e nostalgia.
Teresa arrivava alle otto e quaranta, infilava la chiave nella serratura, sollevava la saracinesca con un gemito metallico e accendeva la piccola lampada sul banco. Era una lampada verde, di quelle che un tempo stavano negli studi notarili, negli uffici comunali, nelle case dove qualcuno leggeva davvero e non teneva i libri solo per fare arredamento intelligente.
Quel mattino di dicembre pioveva.
Non una pioggia drammatica, da film francese con gente triste che fuma alla finestra. Era una pioggia minuta, insistente, quasi educata, ma capace di entrare nelle ossa come certi ricordi.
Teresa appoggiò la borsa dietro il banco, si tolse il cappotto e guardò la vetrina.
Fu allora che lo vide.
Un pacco.
Era sulla soglia interna, proprio davanti allo zerbino. Carta marrone, spago sottile, nessun francobollo. Sopra, una scritta a penna.
Per Teresa. Da aprire quando fuori piove.
Teresa rimase immobile.
La calligrafia era quella di Enrico.
Sottile, inclinata verso destra, elegante senza fare la smorfiosa. Una grafia d’altri tempi, quando anche scrivere la lista della spesa sembrava un piccolo atto di civiltà.
Solo che Enrico era morto da undici giorni.
Teresa lo sapeva bene. Aveva ancora in tasca il santino del funerale, piegato in due, con la foto di lui giovane, non quella recente. Per fortuna. Le foto recenti, ai funerali, hanno spesso l’effetto di una multa arrivata tardi.
Lo aveva salutato in silenzio, nella cappella fredda di Torino, davanti a poche persone. Un editore con il cappotto lungo, una donna anziana che forse era stata sua moglie o forse solo una lettrice molto fedele, due uomini che parlavano sottovoce di diritti d’autore, come se anche la morte dovesse passare dall’amministrazione.
Poi Teresa era tornata al mare.
Alla libreria.
Al loro sogno realizzato fuori tempo massimo.
Perché quella libreria, in via del Porto numero 8, era stata il regalo ultimo di Enrico. O forse la sua scusa finale. Da ragazzi volevano aprirla insieme. Poi la vita aveva fatto la vita, cioè aveva preso la trama, l’aveva agitata bene e l’aveva lanciata contro il muro.
Lui era partito.
Lei era rimasta.
Lui aveva scritto libri.
Lei aveva insegnato a leggere ai bambini.
Lui era diventato un nome sulle copertine.
Lei era diventata una donna che non aspettava più nessuno.
Almeno così credeva.
Il pacco sembrava aspettarla con una pazienza quasi offensiva.
Teresa sfiorò la carta con due dita.
“Enrico,” disse piano, “se questo è uno scherzo, sei morto nel momento giusto, perché ti avrei strozzato.”
La libreria tacque.
Fuori, una macchina passò lenta sulla strada bagnata. Le gomme fecero quel rumore morbido sull’asfalto che pare sempre dire: il mondo continua, arrangiati.
Teresa prese le forbici dal cassetto, tagliò lo spago e aprì il pacco.
Dentro c’era un libro.
Copertina rossa.
Nessuna casa editrice.
Nessun codice a barre.
Solo un titolo, stampato in nero:
Il primo capitolo
Teresa sentì un brivido salirle lungo la schiena.
Lo aprì.
Sulla prima pagina c’era una frase.
Non cercarmi tra i morti. Cerca chi ha imparato a scrivere come me.
Teresa chiuse il libro di scatto.
Il cuore le batteva forte, con quell’arroganza adolescenziale che il corpo conserva anche quando le ginocchia ormai fanno trattative sindacali ogni volta che ti alzi dalla sedia.
“Va bene,” mormorò. “Adesso basta.”
Ma non bastava affatto.
Perché in quel preciso momento il campanello della porta suonò.
Un trillo breve, argentato.
Teresa alzò gli occhi.
Sulla soglia c’era una ragazza.
Avrà avuto trent’anni, forse qualcosa di meno. Capelli scuri, cappotto blu, una valigia piccola accanto ai piedi. Non sembrava una turista, non sembrava una cliente, non sembrava una di quelle persone che entrano in libreria per chiedere dove vendono le calamite con scritto “saluti dal mare”.
Aveva occhi chiarissimi.
Occhi già visti.
E questo fu il dettaglio che fece sedere Teresa senza che nessuno glielo chiedesse.
La ragazza fece un passo avanti.
“Lei è Teresa?”
Teresa strinse il libro rosso tra le mani.
“Sì.”
La ragazza guardò il pacco aperto sul banco, poi il volume.
“È arrivato, allora.”
“Lei sa cos’è?”
La ragazza abbassò lo sguardo. Sembrava stanca, ma non fragile. Aveva l’aria di chi ha attraversato una notte intera in treno e dentro di sé ne ha attraversate molte di più.
“So solo che dovevo essere qui quando lei lo apriva.”
“Mandata da chi?”
La ragazza non rispose subito.
Guardò gli scaffali, le cassette di libri usati, il tavolino vicino alla finestra, il grande quaderno bianco dove i clienti lasciavano frasi, pensieri, confessioni, sciocchezze, pezzi di cuore e, una volta, persino una ricetta per le alici marinate.
Poi tornò a fissare Teresa.
“Da Enrico.”
Teresa rise.
Non una risata allegra. Una risata secca, incredula, quasi maleducata.
“Enrico è morto.”
“Lo so.”
“Molto comodo, così non può smentire nessuno.”
“Non avrebbe smentito.”
“E lei chi sarebbe?”
La ragazza infilò una mano nella borsa, tirò fuori una busta e la posò sul banco.
Teresa riconobbe subito la grafia.
Ancora Enrico.
Sulla busta c’era scritto:
A Teresa, solo dopo il libro rosso.
Teresa non la prese.
La fissò come si fissa una cosa viva.
“Mi dica prima il suo nome.”
La ragazza inspirò piano.
“Mi chiamo Elena.”
Teresa si irrigidì.
E.
Come Enrico.
E come quella firma, E. M., che per settimane aveva trovato sulle copertine dei libri lasciati nella sabbia.
“Il cognome?”
La ragazza deglutì.
“Monti.”
Il nome cadde nella stanza come un bicchiere rotto.
Elena Monti.
Teresa sentì il mare, anche se la libreria era chiusa e fuori pioveva. Lo sentì battere contro il molo, contro gli anni, contro tutte le domande che non aveva mai fatto.
“Lei è sua figlia?”
Elena abbassò gli occhi.
“Non lo so.”
Teresa rimase in silenzio.
E in quel silenzio passarono quarantasei anni.
Passò il muretto del porto dove lei ed Enrico si erano promessi una libreria. Passò l’estate del 1978, con il sale sulla pelle e le lettere infilate sotto la porta. Passò Carlo, suo marito, buono e paziente, capace di aggiustare tutto tranne il passato. Passarono i bambini a cui aveva insegnato l’alfabeto, i Natali, le sedie vuote, le estati sotto l’ombrellone rosso, i libri lasciati nella sabbia.
Poi Teresa parlò.
“Come sarebbe a dire che non lo sa?”
Elena aprì la busta che teneva in mano e ne estrasse una fotografia.
La posò accanto al libro rosso.
Era una foto ingiallita.
Una ragazza giovane, seduta sul muretto del porto, con i sandali in mano e i capelli mossi dal vento.
Teresa.
Accanto a lei, Enrico.
Dietro, sulla parete scrostata di un vecchio fondo sfitto, qualcuno aveva scritto con il gesso:
Il Mare tra le Pagine
Teresa prese la fotografia con mani tremanti.
Non l’aveva mai vista.
“Dove l’ha trovata?”
“In una scatola di mio padre.”
“Quindi Enrico era suo padre.”
Elena fece un mezzo sorriso, triste.
“Per l’anagrafe, mio padre era un altro uomo.”
La pioggia aumentò.
Sul vetro della libreria le gocce iniziarono a correre una dietro l’altra, come parole che non vogliono restare ferme.
Teresa aprì lentamente la busta.
Dentro c’erano tre fogli.
Il primo era una lettera di Enrico.
Il secondo era una pagina strappata da un diario.
Il terzo era una copia di un certificato.
Teresa lesse solo la prima riga della lettera.
Poi dovette appoggiarsi al banco.
Teresa cara, se Elena è arrivata fino a te, vuol dire che finalmente qualcuno sta cercando la verità che io non ho avuto il coraggio di raccontare.
Elena la guardò.
“C’è una cosa che deve sapere.”
Teresa sollevò gli occhi.
La ragazza indicò il libro rosso.
“Quel libro non finisce. Ogni capitolo porta a una persona diversa. Enrico lo ha scritto per ricostruire qualcosa, ma non mi ha detto cosa.”
Teresa aprì di nuovo il volume.
La prima pagina era la stessa.
La seconda, però, prima era bianca.
Ora non più.
C’erano parole nuove.
Appena comparse.
Teresa le lesse sottovoce.
Prima domanda: chi era davvero la donna che partì da Marina delle Sirene il 20 agosto 1978 portando con sé una bambina non sua?
Elena impallidì.
Teresa sentì il freddo entrare nella stanza.
Poi, in fondo alla libreria, cadde un libro da uno scaffale.
Nessuna finestra era aperta.
Nessuno lo aveva toccato.
Teresa ed Elena si voltarono insieme.
Il libro era a terra, aperto.
Sul pavimento, tra le pagine, spuntava una vecchia cartolina.
Teresa si avvicinò.
La raccolse.
Sul davanti c’era una spiaggia assolata, piena di ombrelloni rossi.
Sul retro, una sola frase:
Chiedete a Milena. Lei vide tutto.
Fine della prima puntata.
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