Un’inchiesta di Nature documenta organizzazioni accademiche che costruiscono autorevolezza con nomi illustri e rappresentazioni ingannevoli. Il problema riguarda anche chi rilancia quei riconoscimenti senza verificarli.Un’inchiesta di Nature documenta organizzazioni accademiche che costruiscono autorevolezza con nomi illustri e rappresentazioni ingannevoli. Il problema riguarda anche chi rilancia quei riconoscimenti senza verificarli.

Estratto: Un’inchiesta di Nature documenta organizzazioni accademiche che costruiscono autorevolezza con nomi illustri e rappresentazioni ingannevoli. Il problema riguarda anche chi rilancia quei riconoscimenti senza verificarli.


Un nome solenne, un sito elegante, qualche volto importante. Poi la parola magica: accademia. Nel mercato delle apparenze, anche la scienza può ritrovarsi una controfigura con il vestito buono.

La tentazione è liquidare la faccenda con una risata: ci mancavano proprio le società scientifiche finte. Ma dietro il grottesco c’è una questione seria. Un titolo può orientare la fiducia di un lettore, arricchire un curriculum e trasformarsi in argomento promozionale. Se la sua origine è ingannevole, la reputazione diventa un prodotto con un’etichetta contraffatta.

Che cosa ha scoperto l’inchiesta di Nature

Il 25 settembre 2026 Nature ha pubblicato un’inchiesta di Max Kozlov su una rete di organizzazioni accademiche che reclutano attraverso pratiche ingannevoli. Tra i casi figurano la European Academy of Engineering e la National Academy of Artificial Intelligence. Sono denominazioni specifiche: non vanno confuse con istituzioni autorevoli dai nomi simili.

Il giornalista documenta affiliazioni attribuite senza consenso, contenuti copiati e immagini manipolate. Nel caso della European Academy of Engineering, una fotografia presentava come propria sede un edificio dell’Università di Göteborg, modificato digitalmente. Nature riferisce inoltre di decine di altre organizzazioni apparentemente collegate alla rete.

Michael Chu, una figura ricorrente nell’indagine, ha fornito spiegazioni e contestato alcuni elementi, descrivendo anche le immagini alterate come materiali ereditati. È corretto riportare l’esistenza delle repliche insieme ai riscontri giornalistici.

Una precisazione essenziale: questa è un’inchiesta, non uno studio sperimentale né una sentenza. Non misura quante società siano fasulle nel mondo. Inoltre, “finta” non significa necessariamente priva di qualsiasi attività: l’inganno può riguardare il prestigio rivendicato, i membri o le relazioni istituzionali.

Quando l’università presta il proprio timbro

Nell’editoriale del 30 settembre Nature segnala oltre trenta comunicati di istituzioni accademiche che celebravano riconoscimenti conferiti dalle organizzazioni esaminate. Dopo le domande della rivista, alcune hanno corretto o rimosso i testi. L’editoriale descrive anche programmi virtuali pubblicizzati a pagamento, tra cui un dottorato da 10.000 dollari. L’annuncio non dimostra il rilascio di un titolo legalmente riconosciuto.

Qui emerge il punto più interessante: una comunicazione universitaria può diventare un amplificatore involontario. Il lettore vede un’affiliazione su una pagina ufficiale e presume che qualcuno l’abbia controllata. Se quella verifica manca, la rispettabilità dell’università finisce per coprire l’opacità del riconoscimento.

È un passaggio da presidiare. Prima di celebrare una nomina, un ufficio comunicazione dovrebbe chiedere chi conferisce il titolo, con quali criteri e attraverso quale procedura. L’entusiasmo del comunicato viene dopo. Il controllo viene prima.

Il prestigio contraffatto sfrutta bisogni reali

Perché un ricercatore dovrebbe interessarsi a un’accademia sconosciuta? Perché il bisogno di riconoscimento non è un difetto riservato agli ingenui. Appartenere a una comunità, trovare collaboratori, ricevere attenzione per il proprio lavoro sono aspirazioni legittime.

Nature richiama il rischio per chi è all’inizio della carriera e critica il peso eccessivo assegnato alle onorificenze. La mia lettura è che il problema cresca quando si valuta il curriculum contando le decorazioni, senza interrogarsi sul loro valore.

Una tessera non certifica automaticamente competenza. Un premio richiede di conoscere la giuria. Un incarico acquista significato se esistono responsabilità e attività verificabili. Altrimenti la parete si riempie di targhe, mentre il lavoro scientifico resta fuori dalla fotografia.

Cambiare questo meccanismo significa dare più spazio alla qualità dei contributi, alla trasparenza dei metodi e alla capacità di correggere gli errori. Sono qualità meno scintillanti di una medaglia, ma decisamente più utili.

Che cosa c’entra la sanità

La domanda viene spontanea: possibile che anche la salute debba fare i conti con simili scenografie? Il rischio merita attenzione, ma l’inchiesta attraversa più discipline e non autorizza a descrivere l’intera sanità come un ambiente fraudolento.

Sul piano sanitario, una credenziale ingannevole potrebbe convincere qualcuno a sopravvalutare una persona o un’organizzazione. È una conseguenza plausibile, non un danno clinico misurato dall’indagine.

La distinzione conta soprattutto per chi convive con una malattia cronica. Una proposta terapeutica deve essere valutata attraverso le prove disponibili, i benefici e i rischi, non attraverso la lunghezza della firma di chi la promuove. Anche un’affiliazione autentica non rende vera ogni affermazione del suo titolare.

Per lo stesso motivo, finanziamento commerciale, conflitto d’interesse e falsificazione sono questioni diverse. Uno sponsor richiede trasparenza e verifica dell’indipendenza; la sua presenza, da sola, non dimostra che una società sia fasulla.

Come verificare una società scientifica

Non serve diventare investigatori per introdurre qualche controllo utile. Queste domande aiutano ricercatori, giornalisti e lettori:

  1. Chi la governa? Cerca statuto, responsabili e criteri di nomina. Una galleria di ritratti non sostituisce una struttura verificabile.
  2. Le persone confermano l’affiliazione? Controlla profili istituzionali indipendenti o chiedi conferma diretta, soprattutto per incarichi prestigiosi.
  3. Le collaborazioni sono reciproche? Un logo sul sito dell’organizzazione non basta: cerca il rapporto anche sul sito del presunto partner.
  4. Quale attività documenta? Verifica programmi, relatori e risultati dei congressi. Un evento reale lascia tracce controllabili oltre la propria pubblicità.
  5. Che cosa si paga? Una quota associativa è normale. Una richiesta di denaro legata a un titolo, con criteri opachi o promesse di prestigio, richiede ulteriori domande.

Nessun singolo indizio prova una frode. Un’associazione nuova può avere pochi mezzi e un sito modesto. Il criterio è la coerenza tra ciò che dichiara e ciò che si riesce a verificare, senza penalizzare le realtà piccole soltanto perché poco conosciute.

In Italia esiste un elenco, con una funzione precisa

Per le professioni sanitarie, il Ministero della Salute pubblica l’elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche previsto dall’articolo 5 della legge 24/2017 e disciplinato dal decreto del 2 agosto 2017.

È un riferimento da consultare nel suo ambito, legato al sistema delle linee guida. Non è un catalogo universale di tutte le associazioni scientifiche legittime: l’assenza di un’organizzazione dall’elenco non dimostra, da sola, che sia finta. Né l’iscrizione sostituisce l’esame delle prove alla base di una raccomandazione.

La fiducia si difende facendo domande

La risposta alle società scientifiche finte non dovrebbe essere “allora sono tutti uguali”. Sarebbe il regalo migliore a chi vive di contraffazione: cancellare la differenza tra chi lavora seriamente e chi ne imita i simboli.

Serve una fiducia capace di chiedere documenti, conferme e correzioni. Le università possono verificarne i presupposti prima di diffondere una notizia; i ricercatori possono controllare l’uso del proprio nome; i giornalisti possono spiegare che cosa vale davvero un titolo.

La scienza ha già abbastanza lavoro da fare. Non dovrebbe dover dimostrare anche che il palazzo nella fotografia esiste proprio lì, con quella insegna.

In sintesi
Nature ha documentato pratiche ingannevoli in una rete di organizzazioni accademiche. Il problema riguarda le credenziali e la loro amplificazione istituzionale, senza dimostrare una frode generalizzata nella sanità. Verificare persone, attività e collaborazioni protegge la fiducia e le società autentiche.

Fonti

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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