Come la collaborazione tra cittadini e istituzioni mantiene vivi i servizi pubblici digitali anche sotto le bombe
Mantenere viva una società in guerra è un’impresa titanica. Eppure, l’Ucraina dal febbraio 2022 non solo resiste all’aggressione russa, ma riesce a garantire servizi pubblici e digitali alla popolazione. A rivelarlo è uno studio dell’Università di Linköping, condotto insieme all’Università Tecnologica di Dnipro, che mette in luce il ruolo cruciale della collaborazione tra cittadini, istituzioni e società civile.
Secondo la ricercatrice Mariana Gustafsson, docente di scienze politiche in Svezia, “tutti, dalla famiglia al singolo individuo, prendono decisioni cruciali in tempi di crisi. È importante che ogni attore si mobiliti e cooperi”.
Governance adattiva: quando la società si reinventa
Lo studio, realizzato tra il 2023 e il 2024 nella regione di Dnipropetrovsk, ha raccolto le testimonianze di 239 funzionari pubblici e 882 cittadini ucraini, integrate da interviste con membri della società civile. Ne emerge un quadro sorprendente: la guerra ha accelerato forme di collaborazione che prima erano sporadiche.
Le reti locali hanno permesso di individuare rapidamente i bisogni emergenti, sviluppando insieme alle autorità soluzioni concrete. Così sono nati servizi digitali per veterani, sfollati e famiglie colpite dal conflitto. Non più cittadini passivi, ma co-creatori attivi: questa la vera forza che ha reso gli interventi credibili e radicati nella comunità.
Diia: il cuore digitale della resistenza
Al centro di questa resilienza c’è la piattaforma Diia, già fulcro dei servizi governativi prima della guerra. Oggi oltre metà degli ucraini ha l’app installata sul telefono, e grazie a essa le funzioni ideate dalla società civile sono state integrate rapidamente nelle strutture statali. Un esempio di come il digitale possa essere non solo tecnologia, ma anche collante sociale.
Fiducia: la vera arma della democrazia
La collaborazione, però, non vive solo di strumenti. Alla base c’è la fiducia reciproca: quella tra cittadini e istituzioni, costruita lentamente dalla Rivoluzione Arancione in poi. La guerra ha portato questo capitale sociale a un punto critico, ma ne ha anche mostrato la centralità.
“Non dimentichiamo che la fiducia è una merce rara e fragile”, avverte Gustafsson. “Autorità, società civile e cittadini devono lavorarci costantemente”.
Lo studio sottolinea un monito valido per tutte le democrazie: senza partecipazione attiva dei cittadini e flessibilità delle istituzioni, nessuna società è pronta ad affrontare crisi o conflitti. Le condizioni per resistere vanno create prima che la tempesta arrivi.
Lezioni per l’Europa (e oltre)
Se l’Ucraina, tra bombardamenti e sfollamenti, riesce a garantire continuità ai suoi servizi pubblici, allora esiste una lezione universale: la resilienza non nasce dall’alto, ma dall’alleanza quotidiana tra istituzioni e cittadini. È un messaggio che l’Europa e l’Occidente, dove la partecipazione civica è spesso in declino, non possono permettersi di ignorare.
Lo studio pubblicato su Government Information Quarterly riconosce alcuni limiti, come la difficoltà di ottenere dati rappresentativi e il focus su una sola regione. Tuttavia, il contributo resta prezioso: un’analisi che illumina non solo il presente di un Paese in guerra, ma anche il futuro delle democrazie.
Hashtag per i social
#Ucraina #Resilienza #SocietàCivile #Governance #Democrazia #Digitalizzazione #Fiducia #Europa #Solidarietà
Scopri di più da Lambertini, esperienza vissuta, salute, scrittura e visioni sul presente
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
