Uno studio internazionale mostra come i giornalisti non siano solo narratori di fatti, ma veri e propri costruttori di fiducia nel rapporto tra ricerca e cittadini
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Uno studio del Karlsruhe Institute of Technology rivela il ruolo dei giornalisti scientifici come mediatori di fiducia. Italia, Germania e Lituania a confronto: dalla frammentazione del sistema mediatico al bisogno di co-creazione con il pubblico.
Parole chiave: giornalismo scientifico, fiducia nella scienza, JCOM, Karlsruhe Institute of Technology, mediatori di fiducia, Italia Germania Lituania, comunicazione scientifica, ricerca e società,
La fiducia non è in crisi, è in negoziazione
“La fiducia nella scienza sta crollando”. Un allarme che risuona spesso. Ma un nuovo studio pubblicato su Journal of Science Communication (JCOM) ribalta la prospettiva: secondo i giornalisti di Italia, Germania e Lituania, la fiducia non sta precipitando, è piuttosto in continua negoziazione.
La ricerca, firmata da un team dell’Istituto per la Valutazione Tecnologica e l’Analisi dei Sistemi (ITAS) del Karlsruhe Institute of Technology, ha coinvolto 87 professionisti dell’informazione e della comunicazione. Dalla loro voce emerge un quadro sfaccettato, dove il contesto politico, sociale e mediatico pesa più dei numeri assoluti.
Italia, Germania, Lituania: tre mondi a confronto
Il giornalismo scientifico cambia volto a seconda dei confini nazionali. In Germania, solide redazioni dedicate e reti professionali strutturate sostengono il lavoro dei giornalisti. In Italia, invece, la scienza in redazione è spesso considerata un lusso: pochi desk dedicati, tanti freelance sottopagati e attenzione alle tematiche solo in caso di emergenze. La Lituania, con un mercato ridotto e una storia post-comunista, affida spesso la comunicazione scientifica a generalisti o a collaborazioni con università e centri di ricerca.
Un pubblico sempre più polarizzato
I focus group hanno evidenziato una tendenza comune: il pubblico è diviso. Da un lato, chi continua a fidarsi delle istituzioni scientifiche, dall’altro chi interpreta la scienza attraverso lenti politiche ed emotive. “Le persone non valutano più i fatti scientifici in modo indipendente”, ha raccontato un giornalista tedesco, “ma li filtrano secondo la propria identità politica”.
La pressione del mercato e il diktat dei clic
Il giornalismo scientifico è oggi prigioniero delle logiche digitali. Gli articoli vivono o muoiono in base ai clic online: se un tema non funziona sul web, viene progressivamente escluso anche dalla carta stampata. Ne è un esempio il cambiamento climatico, relegato a titoli sensazionalistici per attirare attenzione, rischiando così di alimentare la disinformazione.
Strutture di supporto: una necessità
Secondo i ricercatori, la capacità dei giornalisti di costruire fiducia dipende meno dal talento individuale e più da infrastrutture solide: redazioni dedicate, fondi per il fact-checking, reti collaborative e formazione continua. In Germania queste strutture sono già consolidate, mentre in Italia e Lituania restano fragili.
Giornalisti come “trust broker”
Lo studio sottolinea un cambio di paradigma: i giornalisti scientifici non sono più solo traduttori di linguaggi complessi, ma veri e propri “mediatori di fiducia”. Non si limitano a raccontare i fatti, ma cercano di costruire un rapporto di dialogo con i cittadini, persino spingendo la professione verso forme di co-creazione. Podcast, domande e risposte interattive, partecipazione nelle comunità digitali: sono questi i nuovi strumenti per ridurre la distanza tra ricerca e società.
Dal racconto al dialogo
L’idea di fondo è chiara: la scienza non si racconta più solo dall’alto verso il basso. Occorre aprire spazi di confronto, ammettere limiti e incertezze, costruire fiducia giorno per giorno. Perché, come ricorda il progetto europeo Horizon Europe IANUS, la fiducia non è un dono garantito, ma un processo continuo che richiede inclusione, trasparenza e partecipazione.

Credito
ITAS
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