green trees beside body of waterPhoto by Nikolay Vorobyev on <a href="https://www.pexels.com/photo/green-trees-beside-body-of-water-9400263/" rel="nofollow">Pexels.com</a>

Estratto:
Gli ultimi giorni d’estate non sono propriamente una fine e non sono ancora un nuovo inizio. Sono una terra di mezzo, fatta di finestre ancora aperte, tramonti che arrivano un po’ prima, città che lentamente si ripopolano e quella strana sensazione che ci suggerisce di non sprecare nemmeno un’ora. Ma forse il modo migliore per salutare l’estate è proprio smettere di inseguirla.

Come state trascorrendo gli ultimi giorni d’estate?

C’è un momento, verso la fine di agosto, in cui l’estate cambia voce.

Non tace ancora, intendiamoci. Il sole sa essere perfino feroce, le persiane restano abbassate nelle ore calde, il ventilatore continua la sua onesta carriera stagionale e il frigorifero conserva ancora bottiglie d’acqua che sembrano provenire direttamente dal Polo Nord.

Eppure qualcosa è cambiato.

La sera arriva un poco prima. Nei negozi compaiono timidamente oggetti che fino a pochi giorni prima sarebbero sembrati offensivi, quaderni, zaini, giacche leggere. Nei supermercati le angurie cominciano lentamente a cedere terreno all’uva.

Settembre si sente nell’aria prima ancora che sul calendario.

Ed eccoci allora davanti alla domanda: come state trascorrendo questi ultimi giorni d’estate?

La fine dell’estate è soprattutto una sensazione

Astronomicamente l’estate continuerà ancora per qualche settimana, ma il nostro calendario emotivo segue regole tutte sue.

Per molti l’estate finisce con il ritorno dalle ferie.

Per altri quando riapre l’ufficio.

Per qualcuno quando i nipoti ricominciano a parlare di scuola.

Per altri ancora quando al bar il vicino di tavolo osa ordinare il primo cappuccino caldo alle quattro del pomeriggio. A quel punto, diciamolo, qualcosa si è definitivamente incrinato.

La fine dell’estate è quindi meno una data e più un’atmosfera.

È quel periodo in cui continuiamo a indossare sandali e magliette leggere, ma mentalmente abbiamo già aperto il cassetto di settembre.

Non bisogna per forza “fare qualcosa”

Viviamo in un’epoca che trasforma qualsiasi momento dell’anno in una lista di cose da fare.

Le dieci esperienze da vivere prima della fine dell’estate.

I cinque tramonti da non perdere.

Le sette spiagge da visitare.

Le dodici cose indispensabili da fare prima di settembre.

Mancano soltanto “le quattro riunioni condominiali da vivere almeno una volta nella vita” e il catalogo delle esperienze umane sarà completo.

Forse, invece, gli ultimi giorni d’estate potrebbero servire proprio a recuperare una dimensione più semplice del tempo.

Una passeggiata dopo cena.

Un gelato mangiato lentamente.

Una sedia sul balcone.

La finestra aperta mentre entra l’aria della sera.

Un giornale sfogliato senza saltare continuamente da una notizia all’altra.

Un pranzo preparato con pomodori ancora saporiti, pane, basilico, qualcosa di fresco.

Nulla di memorabile secondo gli algoritmi. Molto, invece, secondo la vita.

L’estate di una volta finiva lentamente

C’è stato un tempo in cui le stagioni avevano confini più riconoscibili.

Non perché tutto fosse migliore, il passato non merita santificazione automatica, aveva parecchi difetti e spesso anche parecchie zanzare.

Ma esisteva una maggiore capacità di accompagnare il passaggio del tempo.

Alla fine di agosto le famiglie rientravano dalle località di villeggiatura, le città riprendevano lentamente il proprio ritmo, si mettevano via alcune cose e se ne tiravano fuori altre.

Settembre aveva quasi il valore simbolico di un secondo Capodanno.

Si ricominciava.

La scuola.

Il lavoro.

Le attività.

Le abitudini.

Era una ripartenza concreta, quasi domestica.

Ancora oggi questa sensazione sopravvive. Forse perché abbiamo trascorso l’infanzia associando settembre ai quaderni nuovi, alle matite appuntite e all’odore delle cartolerie.

Esistono profumi capaci di attraversare sessant’anni senza chiedere permesso.

Il corpo percepisce il cambiamento prima di noi

Anche il corpo sembra accorgersi della fine dell’estate.

Le giornate si accorciano progressivamente, cambiano gli orari della luce, le temperature iniziano lentamente a modificarsi.

Dopo settimane spesso caratterizzate da caldo intenso, sonno irregolare, pasti improvvisati e orari elastici, molte persone sentono spontaneamente il desiderio di recuperare maggiore regolarità.

Non serve trasformare settembre in un campo di addestramento.

La parola utile potrebbe essere ritmo.

Tornare gradualmente a orari più regolari per il sonno.

Bere a sufficienza anche quando il caldo diminuisce.

Riprendere un’alimentazione semplice e varia.

Camminare quando possibile.

Ridurre poco alla volta gli eccessi delle vacanze.

Nessuna punizione, nessuna fantomatica “detox”. Il nostro organismo possiede già fegato e reni per occuparsi egregiamente del settore depurazione.

Risparmiamogli almeno il succo miracoloso al sedano delle sette del mattino.

Gli ultimi giorni d’estate possono diventare giorni di attenzione

Forse potremmo usare questo periodo per osservare ciò che normalmente attraversiamo senza guardare.

La luce del tardo pomeriggio.

Il rumore delle finestre aperte.

Le persone che rientrano con le automobili ancora cariche di valigie.

Le serrande dei negozi che tornano ad alzarsi.

Il bar sotto casa che ritrova i clienti abituali.

I primi autobus nuovamente pieni.

Sono piccoli segnali di una comunità che riprende il proprio posto.

Le città durante agosto sembrano respirare diversamente. Poi, negli ultimi giorni del mese, ricominciano lentamente a battere.

Prima piano.

Poi sempre più forte.

E se non siamo andati in vacanza?

Esiste anche un’altra estate, molto meno fotografata.

È l’estate di chi non è partito.

Di chi ha lavorato.

Di chi non poteva permetterselo.

Di chi ha avuto problemi familiari.

Di chi ha trascorso agosto in ospedale o accanto a qualcuno che stava male.

Di chi semplicemente non ama viaggiare.

La narrazione estiva contemporanea può diventare involontariamente crudele.

Sui social sembra che tra giugno e agosto l’intera popolazione mondiale debba trovarsi contemporaneamente davanti a un mare cristallino, con un aperitivo perfettamente illuminato e due piedi strategicamente collocati nell’inquadratura.

La realtà è molto più varia.

E anche un’estate trascorsa a casa può contenere momenti preziosi.

Una cena con amici.

Un libro letto nel silenzio pomeridiano.

Una passeggiata nella propria città quasi deserta.

Un mercato visitato senza fretta.

Il piacere, sempre più raro, di non dover essere altrove.

Non trasformiamo settembre nella resa dei conti

Tra qualche giorno inizierà il tradizionale bombardamento dei buoni propositi.

Dimagrire.

Correre.

Studiare inglese.

Mettere ordine.

Bere due litri d’acqua.

Leggere cinquanta libri.

Meditare.

Fare ginnastica.

Risparmiare.

Mangiare meglio.

Svegliarsi alle cinque del mattino perché qualche imprenditore miliardario sostiene di farlo.

Possiamo anche risparmiarci questa maratona morale.

Settembre non è un tribunale.

Non dobbiamo presentarci davanti al giudice dell’efficienza per spiegare perché durante agosto abbiamo mangiato una granita anziché completare un corso online di macroeconomia.

Possiamo semplicemente ricominciare dalle cose normali.

Ed è già molto.

Conservare qualcosa dell’estate

C’è però un piccolo esercizio che vale la pena fare.

Domandarsi: che cosa vorrei portare con me di questa estate?

Non necessariamente un luogo.

Potrebbe essere un’abitudine.

Mangiare più lentamente.

Camminare la sera.

Telefonare più spesso a una persona cara.

Leggere.

Stare meno davanti agli schermi.

Preparare una cena semplice.

Fermarsi ogni tanto senza considerarlo tempo perso.

Le vacanze, quando funzionano davvero, non dovrebbero essere soltanto una parentesi dalla quale tornare identici.

Dovrebbero lasciarci almeno una piccola traccia.

Il privilegio dell’ultima sera

Gli ultimi giorni d’estate possiedono una bellezza particolare proprio perché sappiamo che stanno finendo.

È una vecchia regola della vita.

Molte cose diventano più preziose quando comprendiamo che non dureranno.

Un tramonto.

Una vacanza.

Una stagione.

Una conversazione.

Perfino una normale sera d’agosto può assumere un sapore diverso quando sappiamo che presto arriveranno settembre, le giornate più corte, le giacche, le piogge e quel momento inevitabile in cui qualcuno pronuncerà la frase più temuta dell’anno:

“Tra poco è Natale”.

No. Calma.

Prima lasciamo finire agosto.

Come trascorrere allora questi ultimi giorni?

Forse senza programmi straordinari.

Possiamo concederci ancora qualche cena all’aperto, una passeggiata serale, una gita breve, un mercato, una piazza, un libro, un gelato.

Possiamo incontrare qualcuno che durante l’anno vediamo troppo poco.

Possiamo anche semplicemente guardarci intorno.

Perché ogni estate lascia dietro di sé qualcosa che non compare nelle fotografie.

Una frase.

Un incontro.

Un pensiero.

Una paura superata.

Un desiderio rimasto lì.

Una consapevolezza arrivata senza clamore.

Gli ultimi giorni d’estate servono anche a questo, raccogliere ciò che resta.

Ciao

Gli ultimi giorni d’estate sono una piccola stagione dentro la stagione.

Non sono ancora autunno, ma non possiedono più l’incoscienza di giugno.

Hanno qualcosa della domenica sera, un po’ di malinconia, un po’ di preparazione, ma anche la possibilità di assaporare ciò che rimane.

Non occorre riempirli.

Forse occorre semplicemente abitarli.

Mangiare ancora un pomodoro che sappia di pomodoro.

Uscire quando l’aria diventa più gentile.

Guardare il cielo prima che faccia buio.

Restare qualche minuto in più a parlare.

Lasciare il telefono sul tavolo.

E ricordarci che non tutte le cose belle devono durare per essere importanti.

L’estate se ne andrà, come ha sempre fatto.

E forse proprio per questo vale la pena salutarla senza fretta.

E voi, come state trascorrendo questi ultimi giorni d’estate?

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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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