Foto di RDNE Stock project: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-in-occhiali-incorniciati-neri-che-si-siede-accanto-alla-donna-in-camicia-bianca-del-collo-di-squadra-6149230/Foto di RDNE Stock project: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-in-occhiali-incorniciati-neri-che-si-siede-accanto-alla-donna-in-camicia-bianca-del-collo-di-squadra-6149230/

Uno studio su 117 specie di mammiferi mostra che contraccezione continua e castrazione chirurgica sono associate a una maggiore aspettativa di vita. Ma che cosa significa davvero per noi esseri umani

Quando le nonne avevano (di nuovo) ragione

Nelle case di un tempo si diceva che ogni gravidanza “toglieva forza”, che “i figli ti consumano”. Era una saggezza ruvida, nata dall’esperienza, non certo da grafici di sopravvivenza. Oggi arriva la scienza, con numeri, curve e meta-analisi, e in modo sorprendente racconta qualcosa di molto simile.

Un grande studio internazionale guidato dall’Università di Otago in Nuova Zelanda, insieme al Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, ha analizzato i dati di 117 specie di mammiferi ospitati in zoo e acquari di tutto il mondo. Risultato, bloccare la riproduzione con contraccezione ormonale continuativa o sterilizzazione chirurgica è associato a un aumento dell’aspettativa di vita di circa il 10 per cento, in alcuni casi anche di più. (Nature)

Non si tratta di un caso isolato. Gli autori hanno combinato i dati degli animali in cattività con una meta-analisi di 71 studi su vertebrati, trovando lo stesso segnale, chi smette di investire energie nella riproduzione tende a vivere più a lungo. (Mirage News)

La grande partita tra fare figli e restare vivi

L’idea di fondo è antica quanto l’evoluzione, ogni organismo ha un budget limitato di energia, che deve dividere tra due grandi capitoli, riprodursi e mantenere in ordine il proprio corpo. Gravidezze, allattamento, produzione di spermatozoi, comportamenti sessuali, cicli ormonali, tutto questo costa moltissimo, in termini di calorie, di stress fisiologico, di usura. (Nature)

Gli zoo, paradossalmente, sono un osservatorio perfetto. Gli animali vivono nello stesso ambiente, con alimentazione e cure simili, ma alcuni vengono sterilizzati o messi in contraccezione per motivi gestionali. Il confronto tra chi continua a riprodursi e chi no permette di isolare il “peso” della fertilità sulla durata della vita.

E il verdetto è chiaro, dove la riproduzione viene bloccata in modo stabile la vita tende ad allungarsi. Ma maschi e femmine arrivano allo stesso risultato per strade diverse.

Maschi, il prezzo nascosto del testosterone

Nel mondo maschile lo studio è molto netto. Solo la castrazione, non la vasectomia, è associata a una maggiore sopravvivenza. La vasectomia blocca il passaggio degli spermatozoi, ma lascia intatti i testicoli e quindi la produzione di ormoni sessuali. La castrazione invece rimuove proprio la fonte di testosterone. (Nature)

Il messaggio è quasi brutale, meno testosterone significa vita più lunga. Il beneficio è massimo quando la castrazione avviene presto, in età giovanile, come se gli ormoni sessuali durante lo sviluppo iniziale “impostassero” alcune vie dell’invecchiamento. Gli autori ricordano che qualcosa di simile si è visto anche negli uomini, per esempio nei famosi dati sugli eunuchi coreani, che sembravano vivere in media circa il 18 per cento in più rispetto agli uomini non castrati. (Nature)

C’è poi un altro aspetto, molto concreto. Gli animali maschi castrati muoiono meno per cause legate a comportamenti aggressivi o a ricerca del rischio. Meno risse, meno inseguimenti spericolati, meno “machismo” animale, più anni di vita. Diciamolo con un pizzico di ironia, abbassare il volume del testosterone sembra togliere qualche scena d’azione, ma aggiunge diversi capitoli alla storia. (Mirage News)

Femmine, il costo invisibile della maternità

Per le femmine la storia è diversa e, in un certo senso, ancora più interessante. Qui non è solo la castrazione radicale a contare. Diverse forme di sterilizzazione, che riducono o interrompono la capacità di riprodursi, sono associate a un aumento della durata della vita. (Nature)

Il motivo principale non sembra essere un singolo ormone, ma la somma di tutti i costi della maternità, gravidanza, parto, allattamento, cura intensa della prole. Tutte fasi che drenano energia, pesano sul sistema immunitario e aumentano la vulnerabilità a infezioni e altre malattie. Non sorprende che nello studio le femmine con riproduzione bloccata muoiano meno per infezioni rispetto alle loro conspecifiche fertili. (Mirage News)

C’è però un dettaglio da non trascurare. Anche la rimozione delle ovaie può allungare la vita in alcune specie, ma nelle meta-analisi sui roditori emergono segnali di una possibile peggior qualità di salute nella tarda età. È lo stesso paradosso che vediamo nelle donne dopo la menopausa, vivono mediamente più a lungo degli uomini, ma accumulano più fragilità e malattie croniche. (Nature)

In altre parole, vivere di più non significa automaticamente vivere meglio.

Menopausa e tradizione, perché smettere di avere figli può essere un vantaggio

Lo studio viene anche usato per rileggere un vecchio enigma evolutivo, perché in alcune specie, tra cui la nostra, esiste una lunga fase post-riproduttiva, la menopausa. Se l’obiettivo è fare più figli possibile, a che serve vivere decenni dopo l’ultima gravidanza

Una delle ipotesi è che a un certo punto investire energie nel prendersi cura dei nipoti e del gruppo, con esperienza e memoria, possa essere più vantaggioso che rischiare l’ennesima gravidanza. Il nuovo lavoro aggiunge un tassello, mostra che non riprodursi in età avanzata, anche dopo avere già avuto figli, può portare benefici in termini di sopravvivenza in tarda età. (Nature)

In fondo le famiglie di una volta lo sapevano bene, la nonna che smetteva di partorire e diventava pilastro della casa e dei nipoti non era “in pensione”, stava solo spostando le sue energie dal fare figli al farli crescere.

E noi esseri umani, dobbiamo preoccuparci

Arriva la domanda inevitabile, tutto questo che cosa significa per le persone, dobbiamo leggere lo studio come un consiglio estremo alla castrazione o alla sterilizzazione chirurgica

Gli stessi autori invitano alla prudenza. I dati diretti sull’essere umano sono pochi e complessi da interpretare. Alcuni studi storici indicano che uomini castrati potrebbero vivere un po’ più a lungo, ma i registri dell’epoca non sono perfetti e le condizioni sociali erano molto particolari. Nelle donne, la sterilizzazione chirurgica per motivi benigni sembra associata a una lievissima riduzione della sopravvivenza rispetto a coetanee non sterilizzate, circa l’1 per cento. (Nature)

In più, oggi viviamo in un ambiente che attenua molti costi della riproduzione, assistenza sanitaria, antibiotici, cesarei sicuri, contraccezione moderna, alimentazione migliore, sostegno sociale. Tutto questo cambia profondamente il bilancio tra figli e longevità rispetto alle condizioni degli animali in natura e delle società del passato. (Nature)

Tradotto, non esiste alcuna raccomandazione scientificamente seria a sottoporsi a castrazione o rimozione delle ovaie con l’unico scopo di vivere più a lungo. Sono interventi con conseguenze importanti, che riguardano identità, sessualità, metabolismo, salute cardiovascolare e ossea, e possono essere valutati solo con il proprio medico, in casi specifici.

Che cosa ci insegna davvero questo studio

Il cuore del messaggio è un altro e parla meno di bisturi e più di rispetto per il corpo. La riproduzione, anche quando la viviamo come un fatto “naturale”, è un investimento pesante. Il mito romantico della madre instancabile che può reggere infinite gravidanze senza conseguenze non regge di fronte ai dati, né sulle donne né sulle femmine di altre specie.

La nostra tradizione, quella che guarda al passato senza idealizzarlo, lo sa, quante storie di nonne sfinite dalle gravidanze ravvicinate, dalle allattate interminabili, dalla fatica che accorciava vite e lasciava orfani. La medicina moderna e la contraccezione sicura hanno spezzato in gran parte questo destino, permettendo a molte persone di scegliere quando e se avere figli.

Lo studio su Nature aggiunge un tassello teorico, mostra che ridurre il carico riproduttivo, soprattutto quando non è desiderato, è coerente non solo con la libertà personale, ma anche con una migliore sopravvivenza a lungo termine, almeno in molte specie di mammiferi. (Nature)

Non serve radicalizzare il messaggio. Nessuno vuole un mondo di eunuchi e di femmine sterilizzate per decreto. Si tratta piuttosto di capire che il corpo non è una riserva infinita, che il numero e il ritmo delle gravidanze, il modo in cui usiamo e rispettiamo la nostra salute riproduttiva, lascia tracce profonde sull’invecchiamento.

Alla fine, come sempre, è una questione di equilibrio. Tra il desiderio di lasciare una discendenza e quello di restare sulla scena abbastanza a lungo da raccontare la nostra storia. La scienza ci svela i costi nascosti, la tradizione ci ricorda che li abbiamo sempre intuiti. A noi la responsabilità di farne buon uso, con la testa, il cuore e, soprattutto, con un buon consulto medico prima di qualsiasi scelta definitiva.


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Di Roberto Lambertini

Roberto Lambertini è nato a Bologna il 4 settembre 1961. Fin da giovane è stato appassionato di lettura, libri e informazione.

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